Quando si accosta la figura femminile a quella del cinema, è quasi impossibile non evocare certe storiche immagini in cui appare la bellissima Audrey Hepburn, uno dei volti più affascinanti e “acqua e sapone” che Hollywood abbia mai ospitato. Celebri come poche altre le sue interpretazioni in film della portata di Vacanze Romane o Colazione da Tiffany. Un’attrice che, suo malgrado, fece moda, molto più di quanto sia probabilmente lecito pensare.
E’ per questo forse, nonché per tanti altri motivi, che il giornalista franco-irlandese Bertrand Meyer-Stabley ha deciso di dedicare all’intramontabile diva un’intera biografia. D’altro canto, pare essere proprio questa la specialità dell’autore, che ha già redatto altre biografie di donne come Sophia Loren, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Greta Garbo, Lady Diana e Maria Callas. Uno che, insomma, non è per niente estraneo a questo genere di progetti.
Edito da Lindau all’interno della collana “Le Comete“, La Vera Storia di Audrey Hepburn (il cui titolo originale è La véritable Audrey Hepburn) è già disponibile in catalogo. Ben 352 pagine, tradotte da Eleonora Corsi, che ripercorrono la vita, la carriera e gli affetti di una delle maggiori icone cinematografiche di sempre. In omaggio alla stupenda Audrey, dopo il salto vi proponiamo le prime scene di quello storico lungometraggio che risponde al nome di Colazione da Tiffany. Buona visione!
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Una coppia matura; lui è ferito, lei lo aiuta a camminare, portandolo verso una casa. Dalla porta però esce furiosamente un omaccione terribile e cattivissimo: li rincorre e con un’accetta fa a pezzi il braccio dell’uomo. Poi si mette a rincorrere la donna: l’agguanta e le strappa letteralmente la faccia in due con la sola forza delle sue mani.
È Victor Crowley, il serial killer di Hatchet, spassoso omaggio di Adam Green allo slasher anni ‘80 del 2006 ma uscito da noi solo da qualche giorno. Lo interpreta Kane Hodder, un nome che agli appassionati di horror non è certo nuovo. Classe 1955 (ha da poco compiuto 55 anni, lo scorso 8 aprile), nato ad Auburn, California, 1 metro e 92 d’altezza, Hodder è entrato nel mito per essere stato l’unico ad aver interpretato più volte il ruolo di Jason Voorhees nella saga di Venerdì 13, nello specifico dal settimo episodio (Il sangue scorre di nuovo) fino a Jason X, dove la figura del serial killer di Crystal Lake viene modernizzata in un Uber-Jason fantascientifico e cyberspaziale.
Può incutere timore per il suo fisico da stuntman, ma non è pericoloso: è che lo dipingono così. Ha persino avuto da ridire su una scena in cui Jason uccide un cane, perché in fondo Jason non è così cattivo: “Jason wouldn’t do that”, ha sempre detto ai suoi registi fissandoli da dietro la maschera. E ancora oggi ci soffre un po’ per non aver preso parte a Freddy vs. Jason, in cui il regista Ronny Yu gli ha preferito il collega e amico Ken Kirzinger.
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Una delle protagoniste di The O.C. sbarca sul grande schermo recitando nell’horror Venerdì 13, si tratta di Amanda Righetti, la bella attrice americana di origini italiane.
Amanda Righetti è nata a St.George, nello Utah, il 4 aprile 1983. Cresce a Las Vegas e inizia a recitare da giovanissima, soprattutto a teatro. Da Las Vegas si trasferisce a Los Angeles appunto per inseguire il sogno di diventare attrice.
Ottiene i primi ruoli in serie televisive, per esempio quello di Hailey Nichol in The O.C (2003) e quello di Tessa Lewis in North Shore (2004). Nel 2005 la vediamo in Reunion ed in seguito appare anche nella serie C.S.I. Sul set di Reunion qualcuno, molto simpaticamente, le diede il soprannome di Spaghetti Righetti.

E’ stata l’icona di american beauty, ma il sangue di Mena Suvari è tutto europeo: il padre è di origine estone, la madre di origine greca, un mix baltico-mediterraneo, esattamente come Anna Falchi e Ornella Muti. A questo punto proporrei di incentivare i progetti Erasmus…
Mena Adrienne Suvari è nata il 13 febbraio 1979 a Newport. Frequenta scuole tra la North Carolina e Burbank in California e inizia a fare la modella a 12 anni. L’esordio nel cinema avviene nel 1995, con Ecstasy Generation di Gregg Araki.
Quattro anni dopo, nel 1999, diviene popolarissima: partecipa prima ad American pie, poi finisce su migliaia di rotocalchi per il suo ruolo in American Beauty. Per questo film vince il premio come attrice hollywoodiana promettente e molti premi con tutto il cast del film (c’erano Annette Bening, Kevin Spacey e Thora Birch, tra gli altri). Mena Suvari rimane di fatto una delle più conturbanti “Lolite” degli anni 90, specie nella scena in cui è sdraiata su un letto di petali rossi.
Continua a leggere: Buon compleanno Mena Suvari! L'American beauty compie 30 anni

Vedremo Jennifer Aniston sul grande schermo tra poco più di 2 mesi, in Io & Marley, al fianco di Owen Wilson. Con Owen condivide lo strano destino di essere tra i più grandi “mollati” dello star system: lei da Brad Pitt lui da Kate Hudson…
Jennifer Aniston è nata a Sherman Oaks, negli Stati Uniti, l’11 febbraio 1969. Figlia di un attore greco (John Aniston) e di una attrice e modella italo-irlandese Nancy Dow, la Aniston si diploma nel 1987, alla High School for the Performing Arts, a New York.
La prima piccola parte cinematografica la ottiene in Leprechaun, ma già nel 1994 è una delle protagoniste della serie TV Friends. Già in precedenza era apparsa nelle serie TV, Molloy e Ferris Bueller. Diventa popolarissima, grazie a Friends, presso il pubblico più giovane di tutto il mondo con una serie, a suo modo, di culto.
Continua a leggere: Buon compleanno Jennifer Aniston! La protagonista di Friends entra negli anta!

Ci sembra doveroso sottolineare che oggi è l’anniversario della nascita di Joseph L. Mankiewicz, regista, sceneggiatore e anche produttore che ha contribuito a fare la storia di Hollywood.
Joseph L. Mankiewicz (Wilkes-Barre, 11 febbraio 1909 – New York, 5 febbraio 1993) nasce da una famiglia di origini ebreo-polacche che risiedeva in Pennsylvania. Ben presto si trasferiscono a New York. inizia a lavorare come giornalista: per qualche tempo lavora a Berlino come inviato del Chicago Tribune. Torna negli States nel 1928.
Nel mondo del cinema ci arriva come sceneggiatore: lo mette sotto contratto la Paramount, qui ha l’opportunità di scrivere la sceneggiatura di Se avessi un milione (1932) film ad episodi con vari registi, tra cui c’è Ernest Lubitsch, il suo idolo cinematografico. Dopo una decina d’anni passa alla MGM, qui in veste di produttore: tra i film prodotti due perle come Furia (1936) di Fritz Lang e Scandalo a Filadelfia (1940) di George Cukor.
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Dopo Gong Li, Zhang Ziyi è l’attrice cinese più importante che il cinema di quel paese abbia espresso. Ma rispetto Gong Li, avrà sicuramente più chance di fare breccia sul mercato occidentale. Dal 6 febbraio possiamo apprezzarla nelle nostre sale per The horseman.
Ziyi Zhang è nata a Pechino il 9 febbraio 1979. Studia inizialmente danza, poi passa alla Chinese Central Drama school, la scuola che insegna oltre alla recitazione anche, danza e arti marziali. Nel 1994 Zhang Ziyi diventa campionessa nazionale di danza vincendo il Performance Prize.
I suoi esordi avvengono in TV, nel 1996, grazie al regista Sun Wenxue, e sul finire degli anni 90 la maggior parte dei film ai quali prende parte saranno sempre Kung-fu oriented. Sarà Zhang Yimou a scommettere sulle sue capacità drammatiche nell’intenso La strada verso casa (1999). Un film con una storia molto semplice al limite del minimalismo, in cui Ziyi riesce a toccare corde molto sensibili del pubblico.
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Difficile trattare in poche righe una personalità così ricca, istrionica e inafferrabile come Alejandro Jodorowski. In questo ambito ci limiteremo a sottolineare la sua carriera cinematografica rispetto a quella letteraria, teatrale e fumettistica.
Alejandro Jodorowsky è nato a Tocopilla, Cile, il 7 febbraio 1929. Dopo esser vissuto a Santiago e aver fatto il clown, si trasferisce nel 1953 in Francia a Parigi. Studia da mimo con Marcel Marceau, in seguito fonda, con Fernando Arrabal e Roland Topor, nel 1955, il movimento teatrale Panico.
Dopo alcuni lavori teatrali (alcuni con Maurice Chevalier), avviene il suo esordio cinematografico: è del 1957 La cravate, adattamento di un opera di Thomas Mann che ubbidiva a dettami surrealisti. Negli anni 60 dirige altri lavori teatrali d’avanguardia tra Parigi e Città del Messico Ed è proprio in Messico che gira il suo secondo film, Fando y lis (basato su un lavoro di Arrabal).

Difficile trovare nel mondo del cinema una figura tanto rigorosa quanto Carl Theodor Dreyer. Ma i suoi modi di lavoro quasi marziali ci hanno lasciato in dono almeno 5 capolavori assoluti del secolo scorso. Sono passati ben 120 anni dalla sua nascita e ci sembra doveroso un ricordo che ne omaggi la sua grandezza.
La parola di Dio, le leggi umane, le convenzioni sociali e i limiti del libero arbitrio sono le tematiche che meglio ha affrontato il più grande regista danese di tutti i tempi e sicuramente uno dei maggiori europei.
Carl Theodor Dreyer è nato a Copenaghen il 3 febbraio 1889 ed è deceduto il 20 marzo 1968. Rimasto ben presto orfano, riceve dai genitori adottivi una rigida educazione luterana. Inizia a suonare il piano, poi diviene giornalista, infine inizia a scrivere sceneggiature e sottotitoli per film muti.
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Non c’è che dire, il ruolo della donna intrigante e doppiogiochista non dispiace all’olandese Carice Van Houten: dopo il ruolo di Black book di Paul Verhoven, in Operazione Valchiria, da stasera nelle sale, recita il ruolo della moglie del generale Von Stauffenberg. Buon sangue non mente, non dimentichiamoci che la leggendaria Mata Hari era anche lei nativa dei Paesi Bassi…
Carice Anouk van Houten è nata a Leiderdorp (vicino Leida), il 5 settembre 1976. Entrambi i genitori hanno lavorato nel mondo dello spettacolo: la madre per la educational TV olandese, mentre il padre come scrittore e produttore. La voglia di fare cinema si accende da giovanissima, quando il padre la porta al cinema a vedere Il Napoleon di Abel Gance (film del 1927, ma non alla sua prima, si intende…).
Studia recitazione nelle scuole drammatiche di Maastricht e Amsterdam. Carice inizia dunque a lavorare in TV (nel 1997) e a teatro. Ottiene immediatamente alcuni riconoscimenti a livello nazionale per i suoi lavori.