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Box Office Story

Box Office Story: ecco i 17 peggiori flop della storia del cinema

pubblicato da dr. apocalypse in: Curiosità Classifiche Box Office Story

Box Office Story: ecco i 17 peggiori flop della storia del cinema

La scorsa settimana abbiamo dedicato la nostra rubrica ‘Box Office Story‘ a due Top20 alquanto curiose, legate ai film che più hanno ‘guadagnato’ nella storia del cinema, in termini % e di incassi ‘reali’. Ribaltando il nostro interesse, oggi vogliamo farvi conoscere i 17 flop più roboanti, ovvero quelli che in base ai costi di produzione hanno guadagnato meno dal botteghino. Perché 17 e non 20 film? Perché in Top20 rientrerebbero anche Milo su Marte, Come lo Sai e Rango, in realtà ancora in sala e per questo motivo assolutamente fuori dai giochi (per ora). Ricordandovi che solo metà degli incassi viene considerato un ‘reale’ rientro economico per i produttori, ecco i 17 flop più cocenti della storia del cinema.

17°) The Mask 2 (2005)
Costo: 100 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 59,918,422 dollari
Perdita lorda: -70,040,789 dollari

16°) Alexander (2004)
Costo: 155 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 167,297,191 dollari
Perdita lorda: -71,351,405 dollari

15°) Mucche alla Riscossa (2004)
Costo: 110 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 76,482,461 dollari
Perdita Lorda: -71,758,770 dollari

14°) Speed Racer (2008)
Costo: 120 milioni di dollari
Incasso Worldwide: 93,394,462 dollari
Perdita lorda: -73,302,769 dollari

13°) Il Giro del Mondo in 80 Giorni (2004)
Costo: 110 milioni di dollari
Incass0 Worldwide: 72,004,159 dollari
Perdita Lorda: -73,997,921 dollari

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Box Office Story: con Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio torna Christian De Sica, Re del botteghino italiano

pubblicato da dr. apocalypse in: Film Italiani Box Office Story

Box Office Story: con Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio torna Christian De Sica, Re del botteghino italiano40 anni sulla cresta dell’onda. Piaccia o non piaccia, Christian De Sica da quasi mezzo secolo ’segna’ il botteghino italiano. Da Una breve vacanza di papà Vittorio, del 1973, all’imminente Amici Miei Come Tutto Ebbe Inizio, Christian ha recitato in oltre 70 film, molti dei quali diventati campioni d’incasso. Istrionico ed innegabilmente dotato di un talento comico innato, De Sica diventa da subito uno dei volti più amati della commedia italiana degli anni 80. Da Borotalco a Sapore di Mare, passando per Vacanze di Natale, Acqua e Sapone, Vacanze in America, I pompieri, Yuppies, Grandi Magazzini, Bellifreschi, Compagni di Scuola e Fratelli d’Italia, Christian prende parte a tutti quei titoli che segnano un’epoca, facendo ridere un’intera generazione. Enrico Oldoini e i Vanzina sono i primi ‘mentori’, fino all’arrivo degli anni 90, che combaciano con le prime regie, inizialmente promosse da critica e pubblico (Faccione, Il Conte Max, Ricky e Barabba), per poi crollare sotto i colpi del box office, maledettamente impietoso.

Con l’arrivo del nuovo millennio la scelta è evidente e purtroppo ancora oggi con fierezza cavalcata. Arrivano i cinepanettoni ‘in serie’. Con l’infinita saga di ‘Natale a…’, De Sica ’sposa’ la regia di Neri Parenti, interpretando sempre più o meno lo stesso personaggio, chiamato a recitare più o meno sempre le solite battute. Cambiano le location, a volte i comprimari, ma non gli ingredienti principali. Se il pubblico applaude, la critica si disaffeziona, per non dire che si infastidisce. Fino all’arrivo di Pupi Avati, che disegna per Christian un ruolo diverso dal solito ne Il figlio più piccolo. E’ il trionfo tanto atteso. Per De Sica arriva il Nastro d’Argento come migliore attore protagonista. Segno che un altro Christina De Sica esiste, sotto quegli ingombranti cinepanettoni e quegli ossessivi spot tv che l’hanno sicuramente reso ricco, celebre ed amatissimo, disossandolo però dal punto di vista attoriale.

Dati Cinetel alla mano (per voi dopo il saltino), ovvero dal 1995 ad oggi, i film di De Sica sono riusciti nell’impresa di staccare oltre 50 milioni di ticket. Come se tutti gli italiani avessero visto almeno un suo film in sala. Cocenti i flop ‘personali’, da regista, con i 2.612.849 euro di Uomini, Uomini, Uomini, gli 809.425 euro di Simpatici & Antipatici, i 626.713 euro di Tre e i quasi umilianti 356.720 euro di The Clan, per un attore che si può tranquillamente definire ’sprecato’, viste le indiscusse qualità, figlie di un sangue che non mente.

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Le porno hostess in super 3d: il trailer del film erotico del 1969

pubblicato da Carla Cigognini in: Film Americani Trailer Erotici Box Office Story

L’altro giorno Cineblog vi ha citato il film Le porno hostess in super 3d nella classifica dei 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto di sempre. Molti lettori sono rimasti colpiti (strano eh?) dal titolo ed ecco che oggi vi mostriamo il trailer e vi parliamo della pellicola.

Le porno hostess (titolo originale The Stewardesses) è un film erotico (vietato ai minori del 18) del 1969, diretto e sceneggiato da Al Silliman Jr. con William Basil, Angelique de Moline, Kathy Ferrick, Paula Erikson, Patricia Fein, Monica Gayle, Michael Garret, Christina Hart, Jerry Litvinoff, Donna Stanley, Janet Wass.

Trama: Alcune hostess di una compagnia aerea americana si divertono sessualmente durante i voli con loro comandante, con colleghi e altri partners. Una di loro, delusa da una promessa non mantenuta, uccide un pubblicitario e poi si getta da un grattacielo.

Qui sopra potete vedere il trailer della versione in 3d per il 40esimo anniversario del film che è uscito in dvd in Deluxe Edition. Le porno hostess è stato realizzato con un budget di 200.000 dollari, ha guadagnato (in tutto il mondo) circa $25.000.000 e solo negli Usa $6.878.000 con i noleggi.

Box Office Story: ecco i 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto % di sempre

pubblicato da dr. apocalypse in: Curiosità Classifiche Box Office Story

Box Office Story: ecco i 20 film che hanno ottenuto il maggior profitto dal box office

Spesso quando si snocciolano gli incassi di un film ci si scorda di sottolinearne il budget. Perché il successo di una pellicola che incassa 100, dopo esser costata 100, non può minimamente esser paragonato ad una pellicola che incassa 100, dopo esser costata 1. Il ‘ritorno’ sull’investimento è innegabilmente ciò che conta e andrebbe sempre sottolineato nell’analizzare il botteghino. Se in Italia si fa purtroppo enorme fatica a conoscere i costi di produzione delle pellicole nostrane, questo ovviamente non avviene con i titoli prodotti ad Hollywood. Incrociando gli incassi worldwide con i costi di produzione, è nata un’interessantissima Top20 dei film che hanno ottenuto il maggior profitto al box office in termini percentuali.

Quali sono i magnifici 20? Andiamoli a scoprire insieme, partendo dalla 20° posizione, per arrivare alla pellicola più redditizia di sempre.

20°) Primer (2004)
Costo: 7000 dollari
Incasso: 565,846 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 3,941.76%

19°) Saw (2004)
Costo: 1,200,000 dollari
Incasso: 103,096,345 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,195.68%

18°) La grande parata (1925)
Costo: 245,000 dollari
Incasso: 22,000,000 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,389.80%

17°) Nascita di una Nazione (1915)
Costo: 110,000 dollari
Incasso: 11,000,000 dollari
Ritorno sugli investimenti: 4,900.00%

16°) Via col Vento (1939)
Costo: 3,900,000 dollari
Incasso: 390,525,192 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 4,906.73%

15°) Venerdì 13 (1980)
Costo: 550,000 dollari
Incasso: 59,754,601 dollari
Ritorno sugli Investimenti: 5,332.24%

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Box Office Story: con The Fighter torna il neo Premio Oscar Christian Bale

pubblicato da dr. apocalypse in: Box Office Story Christian Bale

Box Office Story: con The Fighter torna il neo Premio Oscar Christian BaleUn trasformista, irrequieto, da quasi 30 anni nel mondo del cinema e da 72 ore circa Premio Oscar come Miglior Attore Non protagonista per la splendida prova in The Fighter. Dopo aver incassato quasi 100 milioni di dollari sul suolo americano con la sua ultima fatica, Christian Bale è finalmente pronto ad approdare nei cinema nostrani. Una carriera, quella dell’attore inglese, iniziata nel lontano 1982, alla tenera età di 8 anni, in uno spot tv, fino al 1987, anno dell’esordio in sala. Steven Spielberg lo fa conoscere al mondo intero con L’impero del sole. Il film si rivela uno dei pochi ‘flop’ del leggendario regista, incassando appena 22 milioni di dollari negli Usa, ma la critica osanna il giovanissimo Bale. Per lui arrivano uno Young Artist Awards ed un premio speciale della National Board of Review of Motion Pictures. Peccato che lo stress emotivo sia troppo alto, tanto da portare Christian ad abbandonare il cinema. Fino al 1989, quando Branagh riesce a convincerlo ad accettare una piccola parte nel suo Enrico V, arrivato ai 10 milioni di dollari incassati. Con Gli Strilloni della Disney il flop si bissa, visto che la pellicola incassa appena 2 milioni di dollari al box office americano, ma Christian ottiene un’altra nomination ai Young Artist Awards.

Visto in Piccole donne, 50 milioni di dollari incassati, e Ritratto di Signora, poco meno di 4 milioni di dollari, delude in termini di incassi con L’agente segreto, appena 106,606 dollari. Ma la svolta per l’ex bambino prodigio è dietro l’angolo. Il 1998 è l’anno di Velvet Goldmine, appena 1,053,788 dollari negli Usa, seguito da titoli presto dimenticati come All the Little Animals, 26,558 dollari, e il sottovalutato Sogno di una notte di mezza estate, film che lo vede diretto per la terza volta da Kenneth Branagh. Fino al boom definitivo che consacra Bale in tutto il mondo. E’ il 1999 e al Sundance approda American Psycho, riadattamento del controverso omonimo romanzo di Bret Easton Ellis. Il film incassa 34 milioni di dollari worldwide e Bale risorge dalle ceneri in cui era finito. E’ (ri)nata una star. Ma le scelte fatte tornano nuovamente ad essere incomprensibili. Shaft (107 milioni di dollari), Il mandolino del capitano Corelli (67 milioni di dollari worldwide), Laurel Canyon (4 milioni), Il regno del fuoco (82 milioni di dollari) ed Equilibrium (5 milioni) dimostrano ancora una volta come un attore possa contribuire a non far decollare la propria carriera. Fino al 2004, anno dell’ennesima svolta. Bale perde 30 kg per lo spagnolo L’uomo senza sonno (8 milioni di dollari in tutto il mondo). Uno sforzo fisico e psichico mostruoso per l’attore, che riconquista la critica. Ma non i maggiori premi statunitensi, che continuano vergognosamente a snobbarlo.

Diventato scheletrico, Bale in appena due mesi riprende 26 kg e aumenta a dismisura la propria massa per vestire i panni di Bruce Wayne in Batman Begins. Scelta curiosa e coraggiosa quella di Christopher Nolan, premiata dal botteghino. 372 milioni di dollari worldwide, ai quali si aggiunge il miliardo di dollari incassato dal sequel, Il Cavaliere Oscuro. Visto in The New World - Il nuovo mondo di Malick, 30 milioni di dollari worldwide, in The Prestige di Nolan, 110 milioni di dollari, in Quel treno per Yuma di James Mangold, 70 milioni di dollari incassati, e in I’m Not There di Todd Haynes, 11 milioni di dollari, Christian conferma di essere uno degli attori più talentuosi della sua generazione. Anche se i premi americano continuano ad evitarlo. Zero nomination sia agli Oscar che ai Golden Globes. Protagonista di Nemico Pubblico di Michael Mann, 214 milioni di dollari, e di Terminator Salvation, 372 milioni di dollari, l’attore finisce nella bufera mediatica per una clamorosa sfuriata ai danni del direttore della fotografia Shane Hurlbut, reo di aver interrotto una scena che lo vedeva protagonista. L’audio finisce in rete e Bale viene accusato da più parti. Ma il giorno del trionfo attoriale è ormai vicino. Con The Fighter perde nuovamente peso, in maniera drastica. Il suo Dicky Eklund annienta il vero protagonista del film, ovvero Mark Wahlberg, ‘costringendo’ i giornalisti della Hollywood Foreign Press Association e quelli dell’Academy ad accorgersi della sua bravura, finalmente premiata. Aspettando ovviamente The Dark Knight Rises, e la sua ennesima trasformazione…

Box Office Story: con Burlesque torna Cher, dimenticata di Hollywood

pubblicato da dr. apocalypse in: Curiosità Box Office Story -Film 2011

Box Office Story: con Burlesque torna Cher, dimenticata di Hollywood64 anni all’anagrafe, almeno 20 fatti sparire tramite chirurgia, oltre 100 milioni di dischi venduti in 40 anni di carriera, un Oscar come miglior attrice, un Grammy, un Emmy, tre Golden Globe e un People’s Choice Award per i suoi contributi nel cinema, nella musica e nella televisione. Cher, piaccia o meno, è una leggenda dei nostri tempi. Assente dal grande schermo da Un te con Mussolini del lontano 1999, se si esclude una comparsata in Fratelli per la Pelle dei Farrelly in cui interpretava se stessa, Cherylin Sarkisian LaPierre torna ora nei cinema italiani con il discusso Burlesque. Troppo velocemente stroncato dalla critica americana, il film, visto al Festival di Torino e già recensito dal nostro Gabriele, ha ad oggi incassato 81 milioni di dollari worldwide, dopo esserne costati poco più di 50, conquistando un Golden Globe per la miglior canzone originale, You Haven’t Seen the Last of Me, cantata proprio da Cher, e ottenendo una nomination ai Razzies Awards, piovuta proprio sulle larghe spalle della cantante, ingiustamente nominata. Perché tra i tanti difetti del film, comunque più che godibile, Cher sicuramente se ne tira fuori con forza.

Recitato in Jimmy Dean, Jimmy Dean di Robert Altman, Cher nel 1983 fa sua immediatamente una nomination all’Oscar per Silkwood di Mike Nichols. Al fianco di Meryl Streep e Kurt Russell non sfigura, conquistando la critica e vincendo un Golden Globe come miglior attrice non protagonista. Quasi 36 i milioni di dollari incassati dal film della Fox, che sembra lanciare in orbita la carriera cinematografica della cantante. Ne 1985 è addirittura il Festival di Cannes a piegarsi dinanzi alla bravura dell’attrice, premiata per la straordinaria prova in Dietro la maschera di Peter Bogdanovich. Addirittura 48 i milioni di dollari incassati dal dramma della Universal sul suolo americano, ai quali seguiranno i 67 de Le streghe di Eastwick, cult movie di George Miller dell’87 che vede al fianco di Cher Jack Nicholson, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer. Il 1987 è un anno fruttuoso per la cantante, in sala con altre due pellicole, ovvero Suspect - Presunto colpevole, thriller della TriStar che incassa solo 18 milioni di dollari negli States, e soprattutto Stregata dalla luna, film che incorona l’ex moglie di Sonny Bono. Diretto da Norman Jewison, il film diventa il più visto dell’intero anno sul suolo americano, incassando oltre 80 milioni di dollari, vincendo ben 3 Oscar, per la sceneggiatura, la migliore attrice non protagonista, ovvero Olympia Dukakis, e incoronando lei, Cher, eletta Miglior Attrice dell’anno. Non contenta la cantante vince anche un Golden Globe e un David di Donatello.

Al sesto film Cher realizza così il suo sogno, entrando nella storia di Hollywood. Se gli anni 80 la videro protagonista indiscussa, con gli anni 90 inizia il clamoroso crollo. Il decennio inizia con Sirene di Richard Benjamin, capace di incassare poco più di 35 milioni di dollari al botteghino americano, per poi arenarsi. Ci vogliono ben sei anni per rivedere Cher in sala, con il flop Infedeli per sempre, poco più di 2 milioni di dollari incassati, seguito nel 1999 da Un te con Mussolini del nostro Franco Zeffirelli, riuscito ad incassare 14 milioni di dollari sul suolo americano. Da allora, il buio più totale. Hollywood si dimentica di Cher, rinchiudendola a Las Vegas a confezionare concerti serali 300 giorni l’anno dietro lautissima ricompensa, fino all’arrivo di Burlesque, musical che la vede fare da ‘mentore’ alla giovane ed inesperta Christina Aguilera. La recente nomination ai Razzies è sembrata a molti più una candidatura ‘obbligata’ che meritata, visto quanto negli ultimi 15 anni il ‘personaggio Cher’ abbia fatto più rumore “dell’attrice Cher”. Ed è forse per questo motivo che ad Hollywood, incredibilmente, si sono sentiti scandalosamente autorizzati a dimenticarla.

Box Office Story: con L'ultimo dominatore dell'Aria torna M. Night Shyamalan, ovvero l'ex "Nuovo Spielberg"

pubblicato da dr. apocalypse in: Film Americani Universal M. Night Shyamalan -Film in 3d Box Office Story

Box Office Story: con L'ultimo dominatore dell'Aria torna M. Night Shyamalan, ovvero l'ex "Nuovo Spielberg"

Alla fine degli anni 90 Hollwyood venne conquistata da un indiano dal nome intrigante e complesso, capace di affascinare pubblico e critica. M. Night Shyamalan viene immediatamente etichettato come ‘il nuovo Steven Spielberg’. Oggi, dopo 11 anni, quell’altisonante soprannome stride dinanzi ai lavori partoriti dallo stesso regista negli ultimi anni. Tutto ha inizio nel 1992, con il quasi sconosciuto Praying with Anger, a cui seguirà nel 1998, in pochissimi cinema statunitensi, Wide Awake, film targato Miramax, costato 6 milioni di dollari e riuscito ad incassarne appena 282,175. Un flop che avrebbe potuto scoraggiare chiunque, ma non Shyamalan, pronto a conquistare il mondo dopo appena 12 mesi con Il Sesto Senso. Costato 40 milioni di dollari, il film ne incassa addirittura 672,806,292, facendo sue 6 nomination all’Oscar, tra le quali quelle per Miglior Film, Regia e Sceneggiatura.

E’ nato un’artista, è nato il ‘nuovo Steven Spielberg’. Con l’arrivo del nuovo millennio il regista indiano continua a stupire, realizzando Unbreakable. Atipico cinecomics, il film della Buena Vista, costato 75 milioni di dollari, ne incassa in tutto il mondo 248. Un primo campanello di allarme comincia però a suonare, visti i 95 milioni di dollari arrivati dal box office statunitense, ovvero oltre 200 in meno rispetto a quelli raccolti da Il Sesto Senso. Passati due anni, Shyamalan guarda agli alieni con Signs. Mentre la critica comincia a storcere la bocca, il film conquista il botteghino, incassando 408 milioni di dollari in tutto il mondo, dopo esserne costati 72. La parentesi ‘Unbreakable’ sembra essere stata per l’appunto solo una parentesi. Il ‘nuovo Steven Spielberg’ è ancora tra noi. Fino al 2004, quando i primi scricchiolii iniziano a sentirsi con forza, finendo addirittura per sancire la fine della storica collaborazione tra Shyamalan e la Disney. Tutto avviene dopo The Village, anche dinanzi ad un incasso di 256 milioni di dollari worldwide, dopo esserne costati 60. Profonde divergenze sul progetto successivo del regista lo portano infatti all’addio definitivo.

Da questo momento Shyamalan vaga, da major a major, passando per titolo in titolo, iniziando a scendere prepotentemente nel bollettino della critica con Lady in the Water, ovvero l’anello dello scandalo disneyano. Costato 70 milioni di dollari, il film si tramuta nel primo vero flop del regista, a causa dei 72 milioni di dollari raccolti in tutto il mondo. C’è chi parla di fine, di regista perso per sempre, di meteora, di ‘ritorno alla realtà’. L’ex ‘nuovo Steven Spielberg’ di un tempo inizia ad essere sbeffeggiato, soprattutto dalla stampa. Passato alla Fox nel 2008 ecco arrivare The Happening - E Venne il Giorno. Costato 48 milioni di dollari, il film ne raccoglie 163 worldwide, facendolo così tornare a respirare. Ora, ad un decennio da quel quasi esordio che stupì tutti, Shyamalan è pronto a tornare con il suo film più stroncato e a lui inadatto, ovvero L’ultimo Dominatore dell’Aria, qui da noi recensito in anteprima. Costato 150 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti i 100 di marketing a quanto pare spesi dalla Universal, il film ne ha incassati ad oggi ’solo’ 290, tanto da mettere in dubbio il proseguo della trilogia. Nuovo Steven Spielberg o sopravvalutazione allo stato puro? Meteora o realtà? M. Night Shyamalan (che piaccia o meno riuscito comunque ad incassare con solo 7 film alle spalle qualcosa come 2 miliardi e 109 milioni di dollari in tutto il mondo ), ancora una volta, è pronto a dividere.

Box Office Story: con Resident Evil: Afterlife il cinema torna ad essere videogioco

pubblicato da dr. apocalypse in: Cinema Box Office Story

Box Office Story: con Resident Evil: Afterlife il cinema torna ad essere videogioco

Da decenni il mondo del cinema prova a trasportare con successo l’universo dei videogiochi in sala. Fallendo. Tranne rari casi, il videogioco al cinema ha quasi sempre fatto flop, tramutandosi tra l’altro 8 volte su 10 in porcate indecenti, capaci di scontentare tanto gli appassionati del videogame in questione quanto i critici. Tanti, troppi sono i casi eclatanti. Come dimenticare Double Dragon, uscito nel 1995 e capace d’incassare poco più di 2 milioni di dollari negli Usa, Super Mario Bros., costato 50 milioni di dollari nel lontanissimo 1993 e riuscito ad incassarne solo la metà, lo stracult Street Fighter, uscito nel 94 e riuscito ad incassare ben 100 milioni di dollari in tutto il mondo, a dispetto dell’atroce qualità, così come accaduto un anno dopo con Mortal Kombat, capace d’incassare 122 milioni di dollari worldwide, e dal sequel, Mortal Kombat: Annihilation, che dimezzò gli incassi, portandosi a casa 51 milioni di dollari.

Se con la metà degli anni 90 si pensava che i titoli videoludici potessero essere il futuro di Hollywood, l’autentica gallina dalle uova d’oro da spolpare, con il passare degli anni, porcata dopo porcata, i flop sono diventati un’autentica costante, tranne rari casi. Uno di questi è indubbiamente Resident Evil. L’anno dopo il boom di Tomb Raider, 274 milioni di dollari raccolti in tutto il mondo, diventati 156 con il sequel, il celebre videogioco Survival Horror della Capcom arriva in sala grazie a Paul W.S. Anderson. Il boom è immediato. Costato 33 milioni di dollari, ne incassa 102 in tutto il mondo, tanto da replicare il tutto con l’ovvio sequel, capace d’incassare 130 milioni di dollari, dopo esserne costati 45, e l’ancor più scontato 3° capitolo, capace d’incassare 147 milioni di dollari worldwide, dopo esserne costati 50.

Peccato che nell’ultimo decennio Resident Evil sia stato uno dei pochi film tratti da un videogioco a macinare guadagni cospicui, tanto da dar vita ad un vero e proprio franchise. A cadere sono stati in tanti. Dal sottovalutato Silent Hill, 100 milioni di dollari dopo esserne costati 50, agli ultimi Doom, 56 milioni dopo esserne costati 60, Hitman, 99 milioni di dollari dopo esserne costati 30, In the Name of the King, 13 milioni di dollari dopo esserne costati 60, Max Payne, 85 milioni dopo esserne costati 35, Street Fighter: The Legend of Chun-Li, 12 milioni dopo esserne costati 50, Tekken, riuscito a raccogliere appena 137,043 dollari, Alone in the Dark, 10 milioni dopo esserne costati 20, Postal, 146,741 dollari incassati dopo esser costato 15 milioni, Wing Commander, 11 milioni dopo esserne costati 30, DOA: Dead or Alive, 7 milioni dopo esserne costati 21, Final Fantasy, costato la folle cifra di 137 milioni di dollari e riuscito ad incassarne 87 in tutto il mondo, e l’ultimo arrivato in ordine di tempo, ovvero Prince of Persia, diventato in assoluto il più visto di tutti, grazie ai 330 milioni di dollari incassati worldwide, che sembrano però bruscolini dinanzi ai 200 milioni di dollari di budget e ai 100 di marketing, tanto da far tremare l’annunciata trilogia. A Resident Evil: Afterlife, in sostanza, l’arduo compito di difendere la categoria, da decenni promessa mai mantenuta di Hollywood.

Box Office Story: con The Karate Kid - La Leggenda Continua risorge un mito

pubblicato da dr. apocalypse in: Film Americani Will Smith Box Office Story

Box Office Story: con The Karate Kid - La Leggenda Continua risorge un mito

7 anni dopo il boom di Rocky John G. Avildsen viene chiamato dalla Columbia con un obiettivo preciso. Rifare qualcosa del genere! Nasce così un film diventato immediatamente leggenda, capace di ‘crescere’ intere generazioni, facendo risorgere l’amore per le arti marziali in sala. Karate Kid. Costato pochi milioni di dollari, il film lancia il giovane Ralph Macchio e soprattutto Noryuki “Pat” Morita, che fa sua una nomination come miglior attore non protagonista agli Oscar del 1985. Il successo è immediato. Al primo weekend di programmazione la pellicola incassa 5 milioni di dollari al box office americano, diventati addirittura poco più di 90 a fine corsa.

Passati due anni, lo scontato sequel riesce a fare addirittura meglio del predecessore. Con Avildsen confermato in cabina di regia, Karate Kid II sbanca il box office americano del 1986, incassando ben 115 milioni di dollari (4° incasso dell’anno, davanti addirittura ad Aliens). Qualcosa però si è rotto. Mentre impazzano un po’ in tutto il mondo film più o meno simili, con Il Ragazzo dal Kimono d’Oro di Fabrizio De Angelis come esempio più lampante per il mercato nostrano (avremo addirittura 6 capitoli), i fan non restano del tutto soddisfatti dal capitolo due del film, disertando in massa, o quasi, il terzo, uscito nel 1989. Avildsen conclude così la propria personale trilogia del karate, incassando al box office statunitense solo 39 milioni di dollari. Il franchise è morto e sepolto, sentenziano tutti, fino al 1994, quando Christopher Cain porta in sala l’inguardabile Karate Kid IV. Noriyuki “Pat” Morita viene riconfermato nei panni del Maestro Kesuke Miyagi, mentre al posto di Ralph Macchio, finito poi più o meno nel dimenticatoio, ecco arrivare la vera novità di questa ipotetica nuova trilogia, ovvero una giovanissima Hilary Swank, nei panni di Julie Pierce, già maschiaccio 5 anni prima di Boys Don’t Cry, film che la porterà al primo Oscar della propria carriera. Il film si rivela un disastro al botteghino, incassando meno di 9 milioni di dollari negli Usa, diventati 15 in tutto il mondo. Karate Kid va così in pensione, fino ad oggi.

Will Smith e signora fiutano l’odore di remake di successo, producendo The Karate Kid - La Leggenda Continua. I fan insorgono, dinanzi anche al ruolo del protagonista, finito in mano al figlio della coppia, ma prima la critica e dopo il botteghino premiano la scelta. Costato 40 milioni di dollari, il film ne incassa 55 al primo weekend di programmazione, stupendo tutti, analisti compresi. La sua marcia è trionfale, arrivando ai 175,908,763 dollari incassati solo negli Usa, ai quali dobbiamo aggiungere i 142,452,589 dollari raccolti nel resto del mondo, per un totale di 318,361,352 dollari. Un’enormità, tanto da far partire immediatamente la pre-produzione del sequel, che vedrà sempre Jaden Smith protagonista assoluto, perché, citando il Maestro Miyagi:

« Che io vinca o perda non ha importanza. Box Office è salvo, per sempre »

Box Office Story: torna Freddy Krueger con Nightmare

pubblicato da dr. apocalypse in: Cinema Horror/Terrore Remake Warner Brothers Box Office Story

Box Office Story: torna Freddy Krueger con Nightmare

Il 30 aprile scorso negli States è uscito Nightmare, atteso e temuto remake del capolavoro horror di Wes Craven. Costato 35 milioni di dollari, il film ne ha incassati 33 nel primo weekend di programmazione, per poi chiudere a 63 milioni di dollari in patria, ai quali dobbiamo aggiungere i 48 raccolti nel resto del mondo, per un totale di 111 milioni. Da questo totale manca ovviamente l’Italia, che ha visto arrivare il film in sala solo adesso, a quasi 4 mesi di distanza, per la gioia della pirateria, la rabbia degli appassionati e la felicità dei critici di tutto il mondo, che nel frattempo, con 120 giorni a disposizione, l’hanno demolito a più riprese.

Tutto ciò quali conseguenze avrà partorito? Un botteghino imbarazzante, con 48 ore di programmazione pessime, dal punto di vista degli euro incassati, figlio anche di una concorrenza agguerritissima, con ben 13 titoli usciti tutti nello stesso fine settimana, dopo un’estate praticamente segnata dal nulla cosmico. Misteri della distribuzione, per l’appunto, che ti portano a non fare uscire un remake tanto atteso a fine aprile, per lanciarlo dopo oltre 100 giorni contro… Shrek 4.

Tutto ha inizio, come chiunque sa, nel 1984, quando Wes Craven partorisce il suo figlio prediletto, Freddy Krueger. Costato poco meno di due milioni di dollari, Nightmare rientra immediatamente dei costi con il primo weekend, incassando ben 1,271,000 dollari con appena 165 copie a disposizione, per poi chiudere negli Usa a quota 25,504,513 dollari. E’ nata una stella, è nata un’icona, è nato un mito, è nata la gallina dalle uova d’oro per la poco conosciuta New Line. 8 i sequel che arriveranno al cinema nel giro di 20 anni, con il primo, del 1985, che vede Craven abbandonare immediatamente la regia, lasciata a Jack Sholder. Nightmare II: La rivincita, costato poco più di 2 milioni di dollari, solo negli States ne incassa 30, confermandosi così come un clamoroso successo di pubblico.

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