Sedotta dalle trame senza tempo capaci di rinnovarsi, oggi aspetto emozionata le atmosfere sghembe, claustrofobiche e allucinate di un Das Cabinet des Dr. Caligari (Berlino, 1919) di Robert Wiene, presentato dopo quasi un secolo (decennio più, decennio meno) da Artmediamix con un Das Cabinet des Dr.Caligari Live allo Spazionovecento di Roma e una voce nuova.
A rendere l’occasione allettante, oltre all’entrata gratuita (occhio però che la prenotazione è obbligatoria), una quasi inedita director’s cut di 82 minuti, con sottotitoli in italiano e la partitura acustica visionaria, immaginifica e terrificante, del live computer soundtrack di Edison Studio, artefice dell’estetica del suono di una vera e propria trilogia “della paura”, dopo “Inferno” (L’Inferno di Francesco Bertolini, Giuseppe de Liguoro, Adolfo Padovan, 1911) e “Gli ultimi giorni di Pompei” (di Eleuterio Ridolfi, 1913).
Deliziata da tanto spavento mi concedo anche bel viaggio nel tempo e nel film, alla ri-scoperta di quello che ha reso questo capolavoro noir “il manifesto dell’espressionismo, la profezia del nazismo, una notevole fonte di ispirazione per tante pellicole e cinema a seguire”. Un viaggio che condivido volentieri con tutti quelli che non avranno ‘paura’ di seguirmi dopo il salto e sfidare lo slogan voluto dal produttore Erich Pommer “du musst Caligari werden” ..
Continua a leggere: Il gabinetto del dottor Caligari: un incubo con tante voci per la stessa Paura

Se pensate che il 3D sia la rivoluzione tecnologica che ha cambiato il modo di fare cinema nel nuovo millennio, allora dovrete ricredervi. La tecnica stereoscopica applicata al cinema è addirittura precedente alle celebri pellicole di fantascienza degli anni 50. Il regista e filmaker australiano Philippe Mora avrebbe infatti ritrovato le bobine di due film in 35mm della durata di circa 30 minuti, che furono proprio per una proiezione 3D. I titoli dei due film sono So Real You Can Touch It (una sorta di musical) e di Six Girls Roll into Weekend (dedicato alle star femminili degli studi tedeschi della UFA). Il regista Philippe Mora è da anni al lavoro sugli sterminati archivi cinematografici della Germania alla ricerca di materiale perduto risalente al periodo nazista. Tra gli altri ritrovamenti di Mora ci sono alcuni film a colori di Hitler ed Eva Braun in vacanza sulle Alpi bavaresi.
Nella fotografia bisogna ricordare che la stereoscopia era già stata utilizzata alla fine del 1800 e che nel periodo tra le due guerre si erano studiati dei sistemi di ripresa e proiezione 3D anche negli Stati Uniti. Le scoperte in Europa però sembrano essere una vera sorpresa, che conferma quanto la Germania fosse avanti nella ricerca tecnologica applicata al cinema. Purtroppo non solo in quella….
Via| FFF
Nonostante quello che ne dice il rag. Fantozzi, La Corazzata Potemkin è da oltre ottanta anni uno dei film fondamentali per la storia del cinema, sia dal punto di vista tecnico che dal significato storico che pervade le sue scene.
Torna ora nei cinema americani (e si spera arrivi anche da noi, per la gioia dei cinefili “antiquari”) il capolavoro di Sergei M. Eisenstein considerato uno dei più influenti film muti di tutti i tempi. Per la prima volta il film sarà disponibile in una copia a 35mm, restaurato anche nelle dozzine di fotogrammi andati persi nel corso degli anni, con i 146 cartelli e le musiche firmate da Edmund Meisel nel 1926 in occasione del trionfo della prima assoluta di Mosca.
Dopo il continua potete vedere la celeberrima scena della scala di Odessa.
Continua a leggere: La Corazzata Potemkin torna nei cinema Usa in versione restaurata

Il Noir in Festival, in sinergia con Nexo Digital, ieri sera a mezzanotte ha regalato al pubblico di Courmayeur Psycho, capolavoro del 1960 firmato Alfred Hitchcock e approdato nelle sale italiane cinquant’anni fa. Norman Bates torna quindi sul grande schermo, e lo fa con gran classe, spogliandosi della celluloide per rivestirsi di definizione.
Dopo il successo di oltre 50.000 spettatori per il ritorno sul grande schermo di Ritorno al Futuro, continua l’appuntamento del Legend Film Festival, mostra cinematografica itinerante che, con la direzione artistica di Filippo Mazzarella, (ri)proporrà capolavori senza tempo come quelli di Hitchcock, Billy Wilder, Martin Scortese, Francis Ford Coppola, Frank Capra, Mel Brooks (e non solo), per la prima volta al cinema in digitale 2k. Una manifestazione culturale che riporterà sugli schermi cinematografici i titoli che hanno fatto grande il cinema. Per il primo ciclo Nexo Digital ha selezionato i film più amati dal pubblico (Via col vento, Rocky, Il padrino, Frankenstein Jr., Grease, A qualcuno piace caldo, La vita è meravigliosa), i film più premiati dalla critica (American beauty, Voglia di tenerezza), i film che sono stati in grado di fermare il tempo (La febbre del sabato sera, Wall street) e quelli in grado di segnare un’epoca (Colazione da Tiffany, Psyhco, Ritorno Al Futuro), i film capaci di anticipare un cambiamento (La calda notte dell’ispettore Tibbs, Un uomo da marciapiede). I film che hanno sbancato il botteghino (Cocoon, Jesus Christ Superstar, Gli intoccabili) e quelli la cui poesia è emersa luminosa soltanto anni dopo (Edward mani di forbice), quelli premiati con una pioggia di Oscar (Forrest Gump) e quelli che si sono contraddistinti per la propria originalità (Irma la dolce, Hollywood party). Trentasei titoli fondamentali, trentasei modi di amare il cinema, trentasei motivi per tornare a frequentare il buio di una sala lasciando parlare l’incanto e l’emozione.
Dopo aver visto molte locandine cinematografiche in verisione minimal, ecco che un solo corto riesce a mettere insime 35 celebri film della storia del cinema (scelti esclusivamente dal gusto dei suoi realizzatori) attraverso i quali viene raccontato il cinema in sé, nel modo più semplice possibile, un viaggio di due minuti attraverso la storia del film.
Riuscite a riconoscere tutti i film citati?
Ed eccoci al secondo appuntamento con i film della Hammer. Dopo il deboluccio Il Mistero Della Mummia, oggi vi parlo del bellissimo L’Implacabile Condanna sul tema della Licantropia.
L’implacabile condanna (The Curse of the Werewolf, Regno Unito - 1961) di Terence Fisher con Clifford Evans, Oliver Reed, Yvonne Romain, Catherine Feller.
Trama: 18esimo secolo, Spagna, una ragazza sordomuta viene violentata da un vagabondo, rinchiuso in una prigione. Da quella violenza nasce un bimbo ma lei morirà appena dopo il parto. Il piccolo, di nome Leon, porta con sé una terribile maledizione: con la luna piena si trasforma in un lupo mannaro…
L’implacabile condanna è una delle pellicole meglio riuscite sui licantropi dopo il classico L’uomo lupo del 1941. Oliver Reed interpreta in modo magistrale il ruolo di Leon che si porta dentro di sé una maledizione non voluta, non cercata e che vuole assolutamente eliminare.
Mentre aspettiamo Eclipse, vi consiglio di recuperare questa perla dove i licantropi sono tormentati, non sono mezzi nudi, non sono fighetti e sono assetati di carne come qualsiasi bestia feroce ed affamata. Nella galleria trovate le foto, alcune locandine e dopo il salto potete gustarvi il film per intero, caricato su Youtube, in lingua originale.
Film Hammer: L’Implacabile Condanna




Continua a leggere: Film Hammer: L'Implacabile Condanna - Da vedere gratis online

Le società di produzione FilmNation e A Bigger Boat stanno sviluppando il progetto House at the End of the Street, un horror thriller che ha come intenzione quello di aggiornare il capolavoro di Alfred Hitchcock Psycho, come Disturbia ha fatto per La finestra sul cortile.
Il film si concentra su una teenager, Jennifer Lawrence, che si trasferisce con la madre in una nuova città e viene a sapere che la casa è poco distante da una lugubre villa dove è in passato stato compiuto un duplice omicidio. L’unico sopravvissuto a quell’inspiegabile massacro è un ragazzo con cui ha fatto amicizia.
La storia è stata scritta da Jonathan Mostow, regista di Terminator 3 e Il mondi dei replicanti ed è stata adattata allo schermo da David Loucka. La produzione dovrebbe iniziare a metà di luglio in Canada.
America Oggi è un film drammatico del 1993, diretto da Robert Altman con Andie Mc Dowell, Bruce Davison, Lily Tomlin, Tim Robbins, Jack Lemmon, Julianne Moore, Tom Waits, Robert Downey Junior e Matthew Modine.
Era il 1993 quando usciva America Oggi e io personalmente ero troppo piccolo per avvicinarmi a una pellicola del genere (Short Cuts il titolo originale). Fortunatamente ho recuperato non troppi anni dopo e ciclicamente è uno film che torno a “visitare”.
Forse perché, per ragioni personali e accademiche, mi sono spesso interessato alla letteratura, al costume e alla società americana, forse perché tra cast e regia è un filmone, fatto sta che anche se non era passato neanche un anno dall’ultima volta ieri sera l’ho rivisto per l’ennesima occasione e mi è sembrato un buono spunto di cui parlare. Per prima cosa va spiegato quel riferimento che ho fatto alla letteratura: infatti, forse non tutti sanno che il film è tratto da una serie di racconti di Raymond Carver, vate del minimalismo letterario americano.
Altman adatta quindi uno dei più grandi scrittori contemporanei e ne intreccia alcuni racconti singoli in un’unica trama riuscendo a fare combaciare toni, personaggi e situazioni. Più semplice a dirsi che a farsi ma il compianto Altman c’è riuscito anche grazie a un cast assolutamente incredibile in cui spiccano le prove del leggendario Jack Lemmon, di Julianne Moore e di Andy Mac Dowell.
Continua a leggere: Film da (ri)vedere, America Oggi di Robert Altman
Great Directors svela fin dal suo titolo l’intento della regista Angela Ismailos. Un solo documentario infatti cerca di costruire uan celebrazione del mondo del cinema, dei film e (soprattutto) dei registi. La Ismailos ha infatti incontrato dieci registi tra i più acclamati, premiati e amati dal pubblico per conoscere i segreti della loro carriera e della loro vita.
Il documentario, presentato in anteprima al Festival di Venezia del 2009, offre uno sguardo personale e intimo dell’arte cinematografica e degli artisti che la creano, come Bernardo Bertolucci, David Lynch, Stephen Frears, Agnes Varda, Ken Loach, Liliana Cavani, Todd Haynes, Catherine Breillat, Richard Linklater e John Sayles.
Interviste che vanno al di là della semplice cronaca, ma incontri illuminanti ricchi di aneddoti e curiosità più o meno lontane nel tempo. Grandi registi che si presentano come esseri umani speciali che nella loro vita hanno avuto modo di lavorare e conoscere con altri “mostri sacri” (their feelings about the other great directors who inspired them (Bertolucci, per esempio, regala uno splendido omaggi a Pasolini e Bergman, mentre Haynes a Fassbinder.
Dopo il continua potete vedere il trailer del documentario, che presto sarà distribuito negli USA.
Continua a leggere: Great Directors, un documentario per dieci grandi registi

In occasione del centenario della nascita del grande filmmaker, in anteprima mondiale alla 68a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2011, We Can’t Go Home Again, capolavoro postumo rimasto fin’ora invisibile.
Film sperimentale e multi-narrativo al confine tra cinema e arti visive, girato assieme ai giovani cineasti suoi allievi all’Harpur College, We Can’t Go Home Again era stato concepito da Nicholas Ray e sua moglie, Susan, affinché diventasse uno strumento per insegnare a fare cinema attraverso la pratica e non la teoria. Perché “l’unica maniera per imparare a fare un film, è attraverso un altro film“. E proprio Susan Ray si occuperà di completare il montaggio del film secondo le intenzioni del regista e a restaturarlo così che possa essere proiettato alla Mostra 2011.
Considerato “il lavoro di un pazzo” da qualcuno, un’opera d’avanguardia da altri, We Can’t Go Home Again rimane una prova cinematografica straordinariamente forte e innovativa, celebrata dai più grandi cineasti contemporanei, come Wim Wenders. Marco Müller aveva già proiettato le due versioni incomplete del film quando era direttore del Film Festival Rotterdam.
Fonte: La Biennale