L’Horror Day, come ogni anno, è giunto a infestare la programmazione del Far East Film Festival; e come ogni anno è interessante notare come improvvisamente gli spettatori paganti sembrino diversi dai giorni precedenti: dove prima c’era un canuto giornalista tedesco ora c’è una banda di agguerrite gothic lolita pronte a godersi l’ultimissima produzione horror indonesiana. Sei pellicole orrorifiche di recente realizzazione sono state proiettate; a queste si aggiunga l’interessante scelta di programmare un horror classico coreano, A Bloodthirsty Killer, datato 1965.
La fanno da padrone, in questa giornata, Indonesia e Thailandia: due i film provenienti del più popoloso paese musulmano al mondo, addirittura tre quelli arrivati da Bangkok. Accerchiato dai rappresentanti dei due paesi è il solitario Rule #1, di Kelvin Tong, proveniente da Singapore, probabilmente il miglior film della giornata. La storia è quella del poliziotto Lee Kwok-keung, che dopo essere uscito dall’ospedale in seguito a uno scontro a fuoco che l’ha visto uccidere un pericoloso serial killer, pedofilo e stupratore, e che l’ha lasciato gravemente ferito viene trasferito in un’altra unità: l’ufficio miscellanea.
Qui si ritrova sotto l’ala protettiva di Wong, detective di mezza età col vizietto dell’alcool, che lo introduce al suo nuovo, assurdo lavoro. I due hanno il compito di rispondere a tutte quelle chiamate apparentemente impossibili e che potrebbero coinvolgere fattori soprannaturali. Nei suoi primi interventi, Lee capirà che i fantasmi esistono eccome e che la regola numero 1 dell’ufficio miscellanea è: tentare a tutti i costi di tenere nascosta questa verità. La situazione si fa vagamente scabrosa quando un pestilenziale spirito si presenta per le strade della città infestando e costringendo al suicidio ragazze giovanissime. Se pensiamo, poi, che è il fantasma del serial killer ucciso da Lee e in cerca di vendetta la situazione non migliora di certo.
Departures è arrivato, ha raso al suolo il teatro e gli occupanti ed è ripartito in tutta tranquillità. Dire che questo film era atteso è un simpatico eufemismo: i biglietti per la proiezione, in programma alle otto, sono stati esauriti sin dal primo pomeriggio e le code riservate agli accreditati hanno raggiunto lunghezze considerevoli. Introdotto dalla ritardataria presenza in sala del produttore della Robot Mase Yasuhiro e da un gradito filmato di saluto spedito dal regista Takita Yojiro, Departures ha spazzato via ogni cosa dando finalmente un senso a quell’abusata frase usata a casaccio da una moltitudine di cartellonisti nella storia del cinema: “una delle esperienze cinematografiche più intense degli ultimi anni”.
La pellicola, che come è noto è risultata vincitrice nella corsa all’Oscar come Miglior Film Straniero battendo il favorito israeliano Valzer con Bashir, narra le amare vicende di Daigo, violoncellista in un’orchestra di Tokyo che fallisce e viene smantellata. Daigo, privato del sogno che inseguiva sin da bambino nella città natale di Yamagata, decide di vendere l’amato (e dannatamente costoso) strumento e di tornare, con la giovane moglie, nella casa lasciatagli dalla madre, scomparsa due anni prima.
Una volta tornato al nord, il nostro cerca un nuovo lavoro. Uno scherzo del destino lo fa assumere nel piccolo ufficio del nokanshi locale, colui che prepara i cadaveri per la sepoltura. Disperato, e allettato dall’ottima paga, Daigo accetta il lavoro ma si troverà a dover fare i conti con un passato ritenuto ormai dimenticato e con i tabù di cui è intrisa la società nipponica e da cui viene influenzata l’altrimenti amorevole e presente moglie.
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Notizie dal Far East Film Festival di Udine sulla Mostra di Venezia 66, che si terrà dal 2 al 12 settembre. Durante il workshop internazionale Ties That Bind, organizzato dal Centro Espressioni Cinematografiche e Friuli Venezia Giulia Film Commission – Fondo Regionale per l’Audiovisivo, il direttore artistico della Mostra Marco Müller ha annunciato che due film presenti al festival udinese verranno proiettati a Venezia.
Si tratterà ovviamente di due Proiezioni di mezzanotte. Non è una novità per il Lido, che già l’anno scorso ha ospitato nelle proiezioni notturne due pellicole viste al Far East, ovvero il giapponese Monster X Strikes Back e il tailandese Queens of Langkasuka.
Qualche previsione? Non lo possiamo dire con certezza per ovvie ragioni, ma conoscendo un po’ i gusti di Müller possiamo pensare che il direttore ad esempio non si lascerà sfuggire Yattaman di Takashi Miike, anche perché due anni fa il suo Sukiyaki Western Django era addirittura in concorso (suscitando l’inutile snobismo di molti).
Passato in giudicato il weekend, foriero di una vera e propria marea di gente, l’11° Far East Film Festival di Udine affronta lo spauracchio di qualsiasi manifestazione cinematografica non estiva: il lunedì. Sostanzialmente decimato il pubblico, durante le proiezioni del mattino ci si può dare un’occhiata intorno e rendersi conto del numero elevato di accreditati che anche quest’anno si sono presentati a Udine.
Si può dire che la giornata di ieri abbia rappresentato un momento interlocutorio in vista dell’attesa presentazione di Departures. Lo slot della prima serata è stato assegnato al simpatico blockbuster K-20: Legend of the Mask della regista Sato Shimako: l’opera, a metà fra il film d’azione e il fantasy, è ispirata ai personaggi creati da Edogawa Rampo (scrittore saccheggiato in grandi quantità dal cinema giapponese) e rivisitati da Kitamura So. In un 1949 alternativo la II° Guerra Mondiale è stata evitata e il Giappone vive ancora secondo modelli medioevali, con una forte separazione fra caste. A rovinare l’idillio ci pensa il bandito K-20 (Kaijin 20, il demone dalle venti facce) che ruba preziosissimi manufatti appartenenti all’alta società. Heikichi (Takeshi Kaneshiro) è un acrobata e illusionista; il suo spirito da sempliciotto lo porta a essere facilmente manipolato da K-20, che lo incastra e lo fa arrestare dal barone Akechi Kogoro, un pomposo nobile considerato il miglior detective del mondo.
La signora Sato, classe 1964, qui alla regia del suo quarto film, riesce nell’intento di strappare un budget favoloso alla Robot, una delle più grandi case di produzione giapponese. Veramente difficile trovare una situazione paragonabile in occidente. Senza contare che K-20 alla fin della fiera è un buon film, un prodotto per famiglie che non ottunde con la sua stupidità ma che, anzi, intrattiene con gusto e intelligenza.
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In archivio anche la seconda giornata del Far East numero 11 e la sensazione è sempre di più la seguente: il Teatro Nuovo Giovanni da Udine sta per esplodere. Letteralmente, il teatro che ospita da tempo il FEFF quest’anno straripa di persone, che continuano a defluire vocianti ed eccitate con pervicace costanza da ogni possibile uscita.
La giornata di ieri ha riportato a Udine tre nomi di grande importanza, tutti più o meno legati a doppio filo al FEFF: il coreano Yoo Ha, il cinese Feng Xiaogang e il folle giapponese Miki Satoshi. Il primo ha occupato la prima serata con A Frozen Flower, un dramma queer in costume ambientato a corte: il re della dinastia di Koryo non può avere un erede dalla sua regina, non essendo in grado di giacere con un donna; per evitare dispute diplomatiche, ordina al capo della sua guardia personale, nonché suo amante da tempo, di accoppiarsi (sembra proprio il termine adatto) con la regina e metterla incinta. Il ragazzo, dapprima riluttante, pian piano scopre la passione e sente nascere un ricambiato sentimento per la regina. Guai in vista.
Il regista, poeta, scultore, pittore e probabilmente molto altro ancora Yoo Ha ritorna in quel di Udine dopo aver regalato lo scorso anno uno dei gangster movie più belli degli ultimi tempi, A Dirty Carnival. Questa volta si presenta con un potente melodramma in costume, a livello narrativo solido ed efficace e con un impianto visivo decisamente magniloquente. Messi da parte i difetti innati del genere (pomposità, enfasi, pleonasmi vari) difficilmente aggirabili, il film appassiona e coinvolge, mantenendo un costante livello di tensione,
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La prima vera e propria giornata del Far East di Udine versione 2009 è in archivio e sembra già possibile intravedere le prime tendenze che caratterizzeranno quest’undicesima edizione. Due cose soprattutto: la quantità impressionante di gente che ha letteralmente intasato i locali del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e l’alta qualità, con le immancabili e inevitabili eccezioni, dei film proiettati.
La prima mattinata, però, ha assunto sin da subito un aspetto poco invitante anche agli occhi degli stoici più fondamentalisti. Prima Chants of Lotus, film indonesiano a episodi incentrati sul tema della deflorazione e dell’aborto e che alle nove del mattino potrebbe risultare vagamente indigesto, quindi il taiwanese Cape No. 7, classico ibrido orientale di comedy e romance che con i facili toni televisivi ha distrutto ogni record storico ai botteghini di Taipei.
In linea di massima nel primo pomeriggio si dovrebbe migliorare, e non di poco, con la proiezione dell’ultimo film di uno dei nomi storicamente più importanti del cinema di Hong Kong e dell’Asia in generale. Si tratta della commedia All About Women di Tsui Hark, prodotta con soldi cinesi e scritta dal maestro della commediola al femminile sudcoreana Kwak Jae-yong (My Sassy Girl, WindStruck). Il risultato è un film che, come dice il titolo, compie la sua rivoluzione attorno a un cast di personaggi principali totalmente femminili sfruttando i toni della classica commedia honkonghese, ritmata e incalzante, brillante e innocua. Nonostante l’ottima accoglienza del pubblica, rimane il dubbio che il lavoro di Tsui Hark sia fuori tempo massimo: la sensazione è quella di un distinto signore che a ghette, redingote e tuba abbia voluto associare un paio di colorate scarpe da ginnastica.
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Dove eravamo rimasti? Si era rimasti, all’incirca un anno solare orsono, nel bel mezzo dei festeggiamenti per la fine della decima edizione del Far East Film Festival di Udine, l’edizione della stella, della cifra tonda, che ha fatto incetta di una serie di numeri veramente impressionanti: 100.000 spettatori, in compagnia di più di mille accreditati. Non male, tenendo conto che la prima edizione del Festival si è svolta nella sala del dopolavoro ferroviario locale.
Come umanamente sperare di potersi superare ancora una volta? In fondo le infrastrutture sono quelle che sono, i finanziamenti per la cultura sono in costante e inesorabile discesa e una buona parte della critica parruccona continua a snobbare altezzosamente il FEFF, privando la manifestazione della meritata visibilità nazionale (di questo passo gli accreditati stranieri in qualche anno supereranno numericamente quelli italiani).
Eppure eccoli, ed eccoci, qui ancora una volta, rinfrancati dalla certa quanto infondata sensazione che anche quest’anno il FEFF sarà in grado di superare sé stesso. Tanti i motivi per sperare nell’ennesimo miracolo. Tra questi scegliamo un poker esplicativo costituito da Takashi Miike con il suo attesissimo Yattaman, campioni di incassi in patria che qui sarà il film di chiusura del Festival; Tony Jaa con Ong Bak 2, punta di diamante dell’agile focus dedicato al cinema d’azione muay thai; Kim Jee-woon, già regista di A Tale of Two Sisters e A Bittersweet Life, che accompagna il suo The Good, The Bad, The Weird, western ambientato in Manciura, omaggio dichiarato a Sergio Leone e strepitoso successo in patria; per finire, quindi, con l’anteprima italiana del film Premio Oscar come miglior film straniero, ovvero il giapponese Departures di Takita Yojiro.
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Dopo aver sbancato i botteghini giapponesi, con 30 milioni di dollari incassati, Yattaman arriva clamorosamente e a sorpresa anche in Italia! Dove? Al Far East Film Festival di Udine! Una preview europea, resa possibile dalla stretta collaborazione tra il C.E.C. di Udine e la Nikkatsu Corporation di Tokyo (storica casa di produzione e distribuzione), per quello che si preannuncia già da ora come un vero e proprio evento cinematografico.
Vi ricordiamo ovviamente che il FEFF si terrà dal 24 aprile al 2 maggio tra il Teatro Nuovo e il Visionario di Udine, con l’intero programma che verrà annunciato martedì 14 aprile. Per tutti gli aggiornamenti del caso, seguite pure il sito ufficiale della manifestazione, che speriamo porti un distributore italiano al folle e già cult film di Takashi Miike.
La giovane regista slovena Špela Čadež firma il trailer dell’undicesima edizione del Far East Film Festival che si terrà ad Udine dal 24 aprile al 2 maggio 2009. Come unire Oriente ed Occidente? Con uno spaghetto!

Il titolo originale è Girara no gyakushû: Tôya-ko Samitto kikiippatsu, ed è il kaiju eiga (film con mostri giganti) che verrà proiettato tra i film di mezzanotte a Venezia 65. Per gli appassionati si tratta di un’occasione da non perdere, anche perché il film (The Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit il titolo internazionale) ha un precedente che è un vero cult.
Parliamo dell’orribile Odissea sulla Terra, considerato da molti il peggior kaiju di sempre, e per questo da adorare. Quarant’anni dopo, il folle Minoru Kawasaki, conosciuto per film come The Calamari Wrestler o The World Sinks Except Japan, porta quello che su Imdb è segnalato come il sequel di Odissea sulla Terra, ma sembra più che altro una rivisitazione che gli rende omaggio. E che omaggia soprattutto la creatura di quel film, ovvero l’imbarazzante Girara (o Gilala o Guilala).
Ambientato durante il summit del G8 a Lake Toya, zona vulcanica vicino ad Hokkaido, il film vedrà lo scontro tra l’”apocalittico” Girara e l’unico in grado di sconfiggerlo, il Take Monster. Il nome di quest’ultimo dice tutto: l’avversario del mostrone sarà “interpretato” dal mitico Beat Takeshi. Aspettiamo quindi questa folle visione di mezzanotte, forse la più attesa di questa edizione veneziana. E dopo il salto vi regaliamo immagini e trailer vari.
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