Arriva negli Usa, con un trailer “red band”, il nuovo film della star orientale Chow Yun-Fat, parliamo di Let the Bullets Fly una curiosa action comedy, campione assoluto di incassi in cina.
L’ambientazione è nella Cina del 1920, dove un notorio bandito di nome Zhang semina il terrore nei piccoli villaggi di una remota provincia dell’impero. Ma le pallottole voleranno e la tirannia verà combattuta da un nuovo paladino…
Il film è stato diretto da Wen Jiang nel 2010 ed ha avuto distribuzione, oltre che in Cina, ad Hong Kong, Singapore e in Sud Corea. A partire dal 2 di Marzo sarà distribuito anche nel mercato Usa.
In certe occasioni si travalica una linea di confine che delimita il terreno dei film di genere, decisamente per appassionati, e il mondo dei cult movie assoluti. Spesso in queste occasioni, lo spettatore cinematografico tradizionale rischia di non riuscire a cogliere gli elementi del “sublime” che fanno luccicare gli occhi a chi tra un Malick e un Kaurismaki riesce a godere di un trash movie giapponese come Zombie Ass: Toilet of the Dead.
Serve dire altro? Il titolo parla da solo. Come il Mar Rosso diviso da Mosé, il popolo cinematografico si è già diviso tra quelli che non guarderanno mai una simile boiata e quelli che farebbero carte false pur di riuscire a vederlo.
La storia vede protagonista la giovane studentessa Megumi, esperta di karate, e un gruppo di amici con cui decide di fare una vacanza nei boschi. Da gabinetto di una vecchia casa abbandonata però inizia a uscire un’orda di zombi, dove si venivano effettuati strani esperimenti su grossi parassiti simili a vermi…
Era inevitabile. Le Twilighters sono impazzite per l’abito da sposa disegnato da Carolina Herrera per Kristen Stewart (Bella) in Breaking Dawn Parte 1. 67 negozi di Alfred Angelo hanno deciso così di di mettere in vendita la replica a 800 dollari. Ma qui scatta la “truffa”. Molte fan vanno nei negozi e fanno finta di doversi sposare solo per provare il vestito. Non c’è nulla di male ma le commesse sono infastidite perché perdono tempo e non guadagnano. Ecco qualche commento delle Twilighters sul vestito:
Michaela-Ann: Sono andata da Alfred Angelo per vedere l’abito e la parte anteriore non rende giustizia. Vorrei che il davanti avesse una sorta di abbellimento… così è semplice. Ma poi… e forse è parte del fascino del vestito, vedi la schiena ed è impressionante…
lisaelanna: E’ da sogno! Non ho ancora trovato l’abito da sposa ma questo potrebbe essere la mia scelta. E’ meraviglioso!
KnisleyToBee: E’ assolutamente mozzafiato!
josi1013: La parte posteriore è sorprendente… non la parte anteriore anche se la schiena è incredibile, e ha un atmosfera goth che si adatta perfettamente al mood del film e dei libri. La parte davanti è davvero troppo semplice.
E se volete proprio strafare potete anche comperare il letto della luna di miele che costa 4.400 dollari. E’ in legno massello e non dovrebbe rompersi se fate sesso, come succede nel film. Ora, non oso pensare a quante madri l’anno prossimo con la parte 2 del film chiameranno la loro figlia Renesmee (o è già successo con i romanzi?)…
Fonte: Crushable

750 sale per Vacanze di Natale a Cortina; 608 per Finalmente la Felicità; 600 per Il Gatto con gli Stivali; 575 per Sherlock Holmes; 266 per Le Idi di Marzo.
L’ammucchiata cinematografica natalizia è finalmente pronta a diventare realtà, grazie alla solita invasione che tra 48 ore si abbatterò sui cinema del Bel Paese. Ma chi riuscirà a vincere la sfida del weekend pre-natalizio? 12 mesi fa trionfò Natale in Sudafrica, grazie al ‘peggior’ esordio degli ultimi 5 anni, con 3.250.413,62 euro incassati in 72 ore. Pieraccioni nel 2009 si piegò a Natale a Beverly Hills, incassando 1.645.950,83 euro con il suo Io & Marilyn, contro i 3.476.271,85 euro del cinepanettone. Ma la concorrenza quest’anno si è fatta ancor più agguerrita grazie al cartoon Dreamworks e soprattutto al titolo Warner. Uscito il 25 dicembre del 2009, il primo Holmes riuscì ad incassare 4.540.000 euro in 3 giorni. Che a Robert Downey Jr. riesca nuovamente il miracolo? Aspettando i primi dati in arrivo dal botteghino, a voi i pronostici, con il sottoscritto che ovviamente si sbilancia, prevedendo che… vince il cinepanettone, secondo posto per Holmes 2, medaglia di bronzo per Il Gatto con gli Stivali.

Oggi Cineblog regala un post-sondaggio su Michelangelo Antonioni, nato a Ferrara il 29 settembre del 1912 e morto a Roma il 30 luglio 2007. In occasione del suo compleanno Cineblog vi invita a votare il vostro film preferito.
Regista, sceneggiatore, montatore e scrittore italiano, Antonioni ha girato anche 3 film con la Metro-Goldwyn-Mayer negli Stati Uniti: Blow Up (1966), Zabriskie Point (1970) e Professione: reporter (1975). Dopo il terzo decide di tornare in Italia e farà il suo ritorno al cinema solo 5 anni dopo con Il mistero di Oberwald (1980). Nei film lo stile di Antonioni è severo e si concentra sull’analisi psicologica, usa i ricchi come critica sociale; le loro feste nascondono l’assenza di emozioni. Un altro tema spesso utilizzato dal regista è incomunicabilità e i poveri come personaggi senza meta. Ma ora lascio la parola a voi e al vostro mouse. Votate il suo film che vi piace di più.
Emily Watson ed Hugo Weaving sono i principali protagonisti di Oranges and Sunshine, esordio dietro la macchina da presa del figlio di Ken Loach: Jim Loach. La pellicola è stata presentata in Concorso lo scorso anno al Festival di Roma (e qui c’è la nostra recensione) senza però riuscire ad infiammare gli animi. In vista della release statunitense, prevista per il prossimo 21 ottobre, arriva on-line un nuovo trailer che vi mostriamo qui sopra.
Oranges and Sunshine porta sullo schermo uno dei più discussi scandali inglesi degli ultimi 50 anni. Basato su Empty Cradles, libro di memorie di Margaret Humphreys, la pellicola di Loach racconta di come la Humphreys, assistente sociale di Nottingham, scoprì un segreto nascosto per anni dal governo britannico: 130.000 bambini inglesi indigenti inviati all’estero, soprattutto in Australia, alla fine degli anni ‘50. Bambini di pochi anni, a cui fu raccontato che i loro genitori erano morti, deportati all’altro capo del mondo, rinchiusi in istituti e spesso oggetto di terribili abusi. A questi bambini veniva promessa una vita “piena di arance e sole” ma ad attenderli c’erano solo privazioni, orfanotrofi, preti poco evangelici.
La storia è davvero interessante, il tema attuale e scottante, gli interpreti sono di indubbio talento…credo possa valere la pena di dare un’occhiata all’opera di esordio di Loach, nonostante registicamente al di sotto delle aspettative. Riusciremo a vederlo sugli schermi italiani? Personalmente nutro dei seri dubbi in proposito. Forse si può sperare che approdi sul mercato dell’home-video o venga trasmesso da qualche canale televisivo in pay-per-view. Che ne dite?
Ed ecco arrivare i primi premi dal Festival di Venezia. Il Mouse d’Oro, premio della critica online a cui ha partecipato orgogliosamente anche Cineblog, è andato a Killer Joe di William Friedkin:
“per aver dimostrato a 76 anni che il cinema non ha età, portando sullo schermo una storia attuale e tragica con il cinismo, lo stile e l’intelligenza della grande Hollywood in un prodotto indipendente e iconoclasta”
Mouse d’Argento invece va a Kotoko di Shinya Tsukamoto:
“per aver definito una nuova frontiera dell’estremo”
Ed ora qualche informazione tecnica: Il Mouse D’Oro è nato nel 2009, su idea di Hideout, è formato da 58 webzine italiane per un totale di quasi 100 giurati. La giuria aggiudica due riconoscimenti: il Mouse d’Oro al miglior film del concorso ufficiale e il Mouse d’Argento all’opera presentata al di fuori del concorso ufficiale. I giurati singoli esprimono un voto numerico (da 1 a 10 compresi mezzi punti) per tutti i film presenti alla Mostra. La classifica viene stilata calcolando la media di voto distinta per webzine, dalla quale si ottiene la media totale definitiva. Ringraziando Sara per la coordinazione vi diamo appuntamento al prossimo Mouse D’Oro e ci vediamo dopo per i premi “ufficiali”.
E se ve li siete persi:
- Editoriale di Italo Moscati su Killer Joe
- Recensione da Venezia di Killer Joe
- Recensione da Venezia di Kotoko
Tomas Alfredson è un noiosone ma con Tinker, Tailor, Soldier, Spy muove le acque profonde del cinema e della storia. Il titolo significa “Stagnaio, Sarto, Soldato, Spia” e in italiano sarà La talpa, come il libro di John Le Carrè, specialista di spie che vengono dal freddo e da sotto i tombini, da Londra, Mosca, Budapest, Parigi e anche se non si vede, in questo film, Washington.
E’ bello risciacquare i panni delle torpide acque del Tamigi e delle menti nei servizi segreti. Peccato che il noiosone Alfredson sia freddo di suo e solo a tratti e nel finale riesca a sollecitare l’attenzione in un ginepraio di nomi, risvolti, piccoli o piccolissimi colpi di scena, amori pochi e tante morti.
Il film è in concorso, e si vedrà cosa desidererà giuria, con i membri italiani sotto ricatto: devono fare vincere ad ogni un nostro film, dopo molti anni (“Così ridevano” di Amelio). Lo ha detto il ministro.
William è un ragazzo che ama fare conoscenze virtuali nelle chatroom che trova in rete. Aperta una stanza personale dal nome accattivante di Chelsea Teen inizia una frequentazione assidua con cinque coetanei che diventano presto amici e confidenti. Presto però sarà chiaro a tutti che si tratta di un ragazzo disturbato sempre più attratto dal lato oscuro del mondo virtuale. La sua sarà una trappola letale, scelto il membro più fragile del gruppo inizierà a manipolarlo e guidarlo fino a un punto di non ritorno, spingendolo al suicidio.
Il cyberspazio è un luogo non fisico che spesso sembra impossibile da descrivere in ambito cinematografico. Dopo l’esperimento videoludico di Tron (1982) gli ambienti virtuali si sono visti solo in forma sperimentale in film curiosi come Thomas in Love di Pierre Paul Renders e l’animazione giapponese di Summer Wars è forse l’unica che ha indagato dall’interno il mondo dei social network. Il passaggio dal videoregistratore di Ringu (del 1998) al computer che connette la stanza di ogni adolescente con il resto del mondo, il passo non è poi tanto lungo. Hideo Nakata sceglie proprio internet come mezzo capace a condensare e amplificare le emozioni degli adolescenti che si intensificano negli negli scambi online.
Sconvolto dai fatti di cronaca giapponesi che hanno riportato come la manipolazione on line abbia provocato vere e proprie tragedie, Nakata trasferisce le sue ansie sui due protagonisti, William e Jim, due ragazzi traumatizzati dalla presenza della morte nella loro vita. Appare quindi evidente che il rapporto del regista nipponico con le tecnologie della comunicazione non sia propriamente idilliaco.
Continua a leggere: I segreti della mente (Chatroom): la recensione in anteprima
Charm City Cakes ha realizzato una speciale torta per la premiere di Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2. Lo Chef Duff Goldman e il suo staff hanno pensato di dedicare il dolce ad una Hogwarts semi-distrutta con tanto di luci e fumo. E’ un vero peccato mangiarla.
E se ve li siete persi:
- La recensione del film Harry Potter e i doni della morte Parte 2.
- La torta di Kill Bill
- La torta di Bumblebee dei Transformers 3
- 10 torte di matrimonio cinematografiche
Fonte: newyork.grubstreet