Cita (Cheetah) lo scimpanzé diventato famoso per il suo ruolo di spalla di Tarzan è morto il 24 dicembre presso il Suncoast Primate Sanctuary di Palm Harbor ad 80 anni per insufficienza renale.
Il Suncoast è una specie di casa di riposo per gli animali che hanno recitato ad Hollywood e Cita era una delle star più amate. Sono arrivati dei fiori, biglietti di condoglianze e si sta pensando di dedicare una Giornata della Memoria a questo simpatico scimpanzé.
Forse non lo sapevate ma il suo vero nome era Jiggs ed ha recitato nei film di Tarzan (interpretato dal campione di nuoto Johnny Weissmuller) dal 1932 al 1934. Dopo aver lavorato con Johnny era andato a vivere con lui e nel 1960 si era spostato nella casa di Suncoast. Cita è morto ad 80 anni, una notevole età visto che la media di questi animali è tra i 25 e i 45 anni.
Nel video potete vedere i festeggiamenti per il suo 75esimo compleanno. Ciao Cita.
Ci ha lasciato il regista Vittorio De Seta, celebre autore di documentari come Un giorno in Barbagia, Lu tempu di lu pisci spata e Diario di un maestro (che potete vedere qui).
De Seta era nato a Palermo, nell’ottobre del 1923, e da anni viveva in Calabria. I suoi film hanno raccontato, a partire dagli anni cinquanta, la realtà proletaria di Sicilia e Sardegna, tra pescatori, minatori e pastori della Barbagia. Il suo debutto cinematografico risale al 1961, debutta al cinema con Banditi a Orgosolo (qui sopra lo potete vedere in forma integrale), premiato come miglior Opera prima al Festival di Venezia. Dopo questa esperienza De Seta scelse di dedicarsi esclusivamente al cinema di fiction, trasferendosi in Francia per lavorare.
L’esperienza di De Seta resta però come maestra per intere generazioni di documentaristi italiani, che nella sua ricerca etnografica ha realizzato delle vere e proprie opere miliari per il nostro cinema.

Esattamente un anno fa Mario Monicelli si toglieva la vita, aveva 95 anni e un cancro alla prostata cui non voleva dare soddisfazione: si buttò dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni. E quanto ci manca Monicelli. Quanto ci sarebbe bisogno di una lucidità come la sua oggi, l’hanno già detto tutti. Ed è vero, che di un gigante come lui avremmo un gran bisogno: “Solo gli stronzi muoiono”, diceva nel 2006 a Radio Due. Dagli torto.
Estremamente critico sulla situazione del Paese Italia, da morto Monicelli per molti è diventato un maître à penser simile a un precursore degli indignados - movimento germogliato a pochi mesi dalla sua dipartita, a maggio 2011 in Spagna - più che altro per quell’intervista trasmessa a Rai per una Notte, il 25 marzo 2010 (la trovate su Youtube e anche dopo il salto) in cui spiegava quanto poco gli piacesse il Brutto Paese che era diventata l’Italia.
Ma noi vogliamo ricordarlo con dieci film che non potete non aver visto, scelti nella sua sterminata filmografia. È complicato scegliere, ma…
Guardie e ladri (1951)
I soliti ignoti (1958)
La grande guerra (1959)
L’armata Brancaleone (1966)
La ragazza con la pistola (1968)
Amici miei (1975)
Un borghese piccolo piccolo (1977)
Il marchese del Grillo (1981)
Parenti serpenti (1992)
Cari fottutissimi amici (1994)
Continua a leggere: Un anno senza Mario Monicelli: dieci film per ricordarlo

Se ne è andato ad 84 anni il regista e sceneggiatore Ken Russell, morto nel sonno ieri 27 novembre. La carriera di Ken passa da essere pilota della RAF a coreografo a fotografo fino a scoprire il cinema dove comincia a lavorare dirigendo alcuni cortometraggi.
Nel 1971 vince l’Oscar come miglior regista per Donne in amore (1969) anche se altri suoi film sono indimenticabili: Il cervello da un miliardo di dollari (Billion Dollar Brain, 1967), L’altra faccia dell’amore (The Music Lovers, 1970), I diavoli (The Devils, 1971), il musical Tommy (1975), Stati di allucinazione (Altered States, 1980), China Blue (Crimes of Passion, 1984), Gothic (1986), L’ultima Salomè (Salome’s Last Dance, 1988), La tana del serpente bianco (The Lair of the White Worm, 1989), The Rainbow (1989), Prigionieri dell’onore (Prisoner of Honor, 1991), Whore Puttana (Whore, 1991) e Oltre la mente (Mindbender, 1995).
Il regista si è sposato 4 volte: nel 1956 con Shirley Kingdom ed hanno avuto cinque figli. Hanno divorziato nel 1978. Nel 1983 ha sposato Vivian Jolly (divorzio nel 1991). L’anno dopo ha sposato Hetty Baynes, ma hanno divorziato nel 1999. Nel 2001 si era sposato con Lisi Tribble.
Ciao Ken, ci mancherai.
Indimenticabile: ma andato via troppo presto. Giuseppe Anatrelli moriva a Napoli il 29 novembre 1981, trent’anni fa. Nato il 3 gennaio 1925, il suo nome forse vi dirà poco: ma di sicuro se pensate al geometra Luciano Calboni, uno dei grandi caratteristi che hanno costruito le solide fondamenta della saga di Fantozzi, un baffo apparirà. Il suo.
Navigatissimo attore di teatro, formatosi nella rivista e nella sceneggiata napoletana - interpretava o’ malamente - Anatrelli ha recitato negli anni cinquanta anche con la compagnia di Eduardo de Filippo, e insieme a Titina e Peppino. Il cinema arriva negli anni seguenti: al successo qualche tempo dopo, ovvero con il primo Fantozzi, nel 1975.
Anatrelli prenderà parte poi anche a Il secondo tragico Fantozzi nel 1976 e a Fantozzi contro tutti nel 1980. Straordinario tipo umano il geometra Luciano Calboni: sbruffone, bugiardo patologico, amante dello sfarzo purché non sia lui a pagare il conto, insopportabile con i colleghi e zerbino con i superiori. Alla morte di Anatrelli nel 1981 si pensò di sostituirlo nell’episodio successivo con Riccardo Garrone.
Ma non funzionò: Garrone recitò solo in due film, anzi, in un solo episodio (e mezzo) della saga: apparve in Fantozzi subisce ancora del 1983 e anche in Superfantozzi del 1991, ma non accreditato. Anatrelli aveva impresso il suo marchio: non era possibile cancellarlo. Qui sopra l’arrivo a Courmayeur, mentre dopo il salto tre perle poco noto del nostro, e anche un paio di spezzoni celeberrimi…

Natalie Wood (all’anagrafe Natal’ja Nikolaevna Zakharenko) è morta il 29 novembre 1981 al largo delle acque dell’isola di Santa Catalina, vicino a Los Angeles. L’attrice si trovava sul suo yacht Splendour con il marito Robert Wagner e l’amico Christopher Walken per qualche giorno di relax. All’improvviso scomparve in acqua e fu ritrovata, morta annegata il giorno dopo accanto ad un canotto di salvataggio. Il caso fu chiuso come “morte accidentale” ma oggi la polizia di Los Angeles ha deciso di riaprirlo. Ecco il comunicato ufficiale:
“I detective della omicidi sono stati contattati da persone che affermano di avere ulteriori informazioni sulle circostanze dell’annegamento dell’attrice che portano l’ufficio dello sceriffo a riaprire il caso”.
A spingere l’apertura del caso sembra sia stato anche il libro Goodbye Natalie, Goodbye Splendour scritto da Marti Rulli insieme al capitano della barca (Splendour appunto) Dennis Davern.
Nel libro si legge di una sfuriata di Wagner contro Christopher Walken, il marito di Natalie ruppe una bottiglia di vino e urlò: “Cosa vuoi fare, fottere mia moglie? E’ questo che vuoi?”. A quel punto, Walken è tornato nella sua cabina. Secondo il capitano si è sentita una litigata tra la coppia e poi il silenzio. Il libro sostiene che Wagner, dopo la scomparsa della moglie, decise di non far chiamare la Guardia Costiera.
La polizia ora ritorna ad indagare. Solo avendo prove sicure si potrà finalmente far riposare in pace Natalie.
Fonte: TMZ
L’8 ottobre 2011 è morto l’attore e il cantautore David Hess (David Alexander Hess) nato il 19 settembre 1942 a New York City. L’ultima volta che ho visto Hess in un film è stato nella commedia horror Smash cut (2009) ma se date un’occhiata alla sua filmografia vi renderete conto che tutta la sua vita è costellata per la maggiorparte da pellicole del terrore:
- L’ultima casa a sinistra (1972)
- Autostop rosso sangue (1977)
- La casa sperduta nel parco (1980)
- Il mostro della palude (1982)
- Camping del terrore (1987)
- Buck ai confini del cielo (1991)
- Omicidio a luci blu (1991)
- Jonathan degli Orsi (1995)
- Noi siamo angeli (6 episodi) (1997)
- Zodiac killer (2005)
- Smash cut (2009)
Lo salutiamo con una piccola galleria di foto. Ciao David.
Molti lettori stanotte ci hanno segnalato la triste dipartita di Gianni Musy, splendida voce italiana che ha doppiato tantissimi personaggi cinematografici.
Gianni Musy, conosciuto anche con lo pseudonimo di Gianni Glori e padre della doppiatrice Stella Musy, è morto ieri, 7 ottobre, a Roma all’età di 80 anni e oltre a doppiatore è stato attore, direttore del doppiaggio e paroliere italiano.
Se non avete presente la sua voce vi posso fare un breve elenco e comincerete sicuramente a commuovervi:
- Albus Silente di Harry Potter
- L’imperatore Marco Aurelio ne Il gladiatore
- Gandalf nella trilogia de Il Signore degli Anelli
- Il Colonnello John “Hannibal” Smith nella seria televisiva A-Team
- Zeus in Hercules
- Il Maestro Jedi Ki Adi Mundi nella nuova trilogia di Star Wars
- Il Grande Puffo in I Puffi
- Il sindaco John in Rango
Se volete vedere Musy in sala di doppiaggio vi rimando a questa bellissima foto. C’è tutta la maestosità dei suo personaggi. E qui sopra lo potete sentire mentre scherza con un gruppo di ragazzi appassionati di Lord of The Ring. Naturalmente gli chiedono la famosa frase Tu Non Puoi Passare! di Gandalf… da brividi. Ciao Gianni e Grazie.

Se ne è andato all’età di 56 anni, per un cancro al pancreas. Se c’è un nome che ha segnato l’evoluzione dell’ultimo ventennio quel nome è Steve Jobs. L’uomo che visse tre volte, resuscitando dalle ceneri per diventare leggenda, mito, ha incrociato anche la strada del cinema nella sua lunga carriera. Nel 1984 Jobs affida ad un regista come Ridley Scott un spot che ha fatto epoca, per pubblicizzare il suo rivoluzionario Machintosh. Quelli sono gli anni in cui Jobs naviga a vista, tanto da abbandonare la Apple per trasformare il reparto di animazione computerizzata della LucasFilm di George Lucas. Qui nasce la Pixar. Una sua intuizione, una sua ‘creatura’, tanto da rimanere amministratore delegato fino all’acquisizione da parte di Disney, avvenuta pochi anni fa.
E’ il 1986 quando Jobs acquista la Pixar per 5 milioni di dollari. Una miseria. Parallelamente all’acquisto della Pixar Jobs fonda la NeXT, azienda che avrebbe dovuto competere con Apple e IBM. Peccato che la Pixar, così come la NeXT, nei primi anni di vita si trasformi in un investimento sbagliato, in un flop di dimensioni bibliche, fino al ‘matrimonio’ con la Disney. E’ il 1991 quando la casa di Topolino diventa patner principale della Pixar, con un accordo da 26 milioni di dollari per la realizzazione di lungometraggi e cortometraggi animati. Nasce Toy Story, inizia una nuova leggenda, che ha segnato il cinema degli ultimi 20 anni. Il 26 Gennaio del 2006 la Disney annuncia l’acquisizione di Pixar per 7,4 miliardi di dollari, mentre Steve Jobs diventa socio individuale di maggioranza. Oggi, all’età di 56 anni, 25 anni dopo l’intuito Pixar, Steve Jobs se n’è andato. Lasciandoci con un’altra sua creatura, praticamente perfetta, per volare verso l’infinito, e oltre.

Se ne è andato il 10 settembre ad 86 anni l’attore americano Cliff Robertson (all’anagrafe Clifford Parker Robertson II, nato il 9 settembre del 1925. Cliff era ricoverato allo Stony Brook University Medical Center di Long Island ed è morto per cause naturali.
Lo ricordiamo nei film Foglie d’autunno (1956), Il nudo e il morto (1958), Pt 109 - Posto di combattimento (1963), I due mondi di Charly (1968) (per cui ha preso l’Oscar come miglior attore protagonista per l’interpretazione di un uomo mentalmente ritardato), I tre giorni del Condor (1975), La battaglia di Midway (1976), e nella serie televisiva Batman dove aveva il ruolo del Bandito Shame. Forse ve lo ricorderete anche nella trilogia di SpiderMan nel ruolo di Ben Parker. Stephanie Saunders, la figlia, ha dichiarato:
“Mio padre è stato un genitore amorevole, un amico devoto, un uomo dedito al proprio lavoro e una persona d’onore. E’ stato accanto alla famiglia, agli amici e ai colleghi nei momenti felici e nelle avversità. Ha cambiato le nostre vite e ha reso il mondo un posto migliore. Ci mancherà terribilmente”.
Nella foto: Cliff Robertson nel 1966, con l’Emmy vinto per serie tv Bob Hope Presents the Chrysler Theatre (AP Photo)