Al 41. Festival di Rotterdam ci sarà anche un po’ di Italia. Nella sezione Spectrum, che ospita anteprime mondiali da tutti i paesi, si vedrà La leggenda di Kaspar Hauser, il nuovo film di Davide Manuli, regista di Beket. L’opera parte dalla storia di Kaspar Hauser, che ha affascinato anche Werner Herzog (L’enigma di Kaspar Hauser), per approdare su lidi molto personali e sperimentali.
La storia “originale” è appunto nota: nel 1828 appare a Norimberga un giovane ragazzo che riesce a dire solo poche parole, tra cui il suo nome, Kaspar Hauser. Da questa premessa, Manuli ha girato in Sardegna e in bianco e nero un’opera che si prospetta molto interessante. Il protagonista è interpretato da una donna, Silvia Calderoni, e nel cast sono presenti Vincent Gallo (ha due ruoli: un pusher e uno sceriffo), Claudia Gerini (la Duchessa), Elisa Sednaoui (una medium), e Fabrizio Gifuni (un prete).
Qui sopra potete vedere il primo trailer del film, che verrà distribuito dalla Iris Distribuzione. Aspettiamo ora le prime reazioni di Rotterdam, che avrà luogo dal 25 gennaio al 5 febbraio.
È uno dei progetti sicuramente più originali e curiosi dell’anno. Parliamo di Life in a Day, il primo lungometraggio cinematografico prodotto da YouTube assieme a Ridley e Tony Scott, e diretto da Kevin Macdonald. Vi ricordate di cosa si tratta? Il 24 luglio 2010 decine di migliaia di persone hanno risposto all’appello di caricare su You Tube un video-diario che descrivesse il loro mondo, raccontandone passioni e paure: un totale di oltre 80.000 video provenienti da 196 paesi per 4.500 ore di girato. Da un’accurata selezione, durata ben 7 mesi di lavoro, nasce il film.
Dai primi di ottobre Life in a Day arriva nelle sale italiane per un periodo limitato, forte dei precedenti successi al Sundance, alla Berlinale e al Milano Film Festival, poco prima di tornare sul web, dove è nato, e dove rimarrà visibile sul canale dedicato di Youtube dal 28 ottobre in worldwide releasing. Il film, difficilmente classificabile e soprattutto destinato (prima o poi) alla visione sul web non ha trovato infatti, nei mesi scorsi, un distributore in molti paesi europei compresa l’Italia, dove sarà dunque visibile grazie alla passione di un gruppo di programmatori cinematografici che hanno stipulato un accordo con Festival Agency, Hanway e i produttori di Scott Free Films per l’anteprima festivaliera a Milano e per il successivo tour nelle sale italiane - provocatoriamente poco prima dell’uscita sul web.
Michele Crocchiola, coordinatore della distribuzione italiana, ha dichiarato:
Un film dai forti contenuti emotivi con un’incredibile storia produttiva alle spalle, un esperimento unico che valeva la pena mostrare in Italia sul grande schermo. Abbiamo quindi deciso di proporlo a quei cinema più sensibili alle innovazioni cinematografiche, in accordo con i distributori internazionali, ottenendo un ottimo riscontro da nord a sud. Con questa operazione, il nostro obiettivo è anche quello di far riflettere su quanto il cinema, anche se fruibile sul web, continui a mantenere la propria identità di arte collettiva, la cui carica emotiva si amplifica proprio quando la visione avviene insieme ad altre persone – così come è stato all’arena civica di Milano a settembre, con migliaia di spettatori.
Dopo il salto trovate tutte le date e i cinema dove sarà proiettato il film.
Continua a leggere: Life in a Day in tour nelle sale italiane da oggi
E’ possibile realizzare un film su un pneumatico dai poteri paranormali in grado di uccidere per telecinesi tutti quelli che si oppongono al suo amore per una bella automobilista? La risposta è positiva, solo se si accetta che possa non “esserci una ragione”, basta che almeno uno degli spettatori del film resti in vita!
Rubber, di Quentin Dupieux, è un film tra il non sense, lo splatter e lo sperimentale. Una simpatica mascalzonata ricca di idee deliranti che certamente finirà per divertire il pubblico della Piazza Grande di Locarno, questa sera alle ore 23. Qui sopra potete vedere il trailer del film.
Le quattro volte (Italia /Germania /Svizzera, 2010, Sperimentale) di Michelangelo Frammartino; con Giuseppe Fuda, Bruno Timpano, Nazareno Timpano.
Un anziano pastore che vive in Calabria porta al pascolo ogni giorno le sue capre sui monti. Una terribile tosse sta peggiorando sempre più la sua salute, e per curarla prende dalla sacrestia del paese una strana “pozione” benedetta. Intanto il tempo scorre: per la via principale del paese c’è una rappresentazione della Passione, si issa un albero della cuccagna, nasce una capretta…
Le quattro volte è la storia di un pastore, di una capretta, di un tronco e del carbone. Ci vuole coraggio per riuscire a narrare ciò che Michelangelo Frammartino riesce a raccontare nel suo nuovo lavoro. Ed è da sottolineare una questione semplice a prima vista, ma complessa e fondamentale dall’altra parte: si tratta di un documentario, ma Frammantino narra, racconta.
Una gestazione lunga quella del film, con un budget dichiarato di neanche 1 milione di euro e un risultato che lascia a bocca aperta per la cura che traspare ad ogni sequenza. Documentario antropologico, naturalistico, poetico, addirittura sperimentale: ogni definizione è giusta solo parzialmente e non riesce a racchiudere la minima essenza del film.
Continua a leggere: Le Quattro Volte - di Michelangelo Frammartino: la recensione
Poison (Poison, Usa, 1991) di Todd Haynes; con Edith Meeks, Millie White, Buck Smith, Anne Giotta.
Stanotte 6 novembre ore 01.55, RaiTre
Origine di un autore. Poison è il germe, imperfetto fin che si vuole, ma coraggioso, audace, persino originale, di quella che sarà la poetica di uno dei giovani registi americani più interessanti del momento. Per approcciarsi al cinema di Todd Haynes iniziando dal suo esordio, bisogna tenere ben a mente la tripartizione Hero, Horror, Homo, i titoli dei tre corti che vanno a formare Poison.
Tre storie con tre stili differenti: documentaristico-televisivo il primo, in bianco e nero per omaggiare la sci-fi anni ‘50 il secondo, colorato ma cupo e intervallato da flash-back il terzo. Poison non è un film a tematica omosessuale, e nemmeno per sogno un queer horror; è cinema sperimentale, e per questo anche rischioso, ma di horror ce n’è poco. Inutile, forse, tentare di catalogare il film sotto un’etichetta: vorrebbe dire tentare di catalogare anche Haynes, la cui cultura e amore per il cinema non permettono a nessuno di bollarlo facilmente.
E già con Poison, si diceva, si mettono in tavola le carte che torneranno nella filmografia del regista: l’omosessualità, la società per bene che cade a pezzi, lo spettro delle malattie (AIDS su tutte), un repertorio tutt’altro che banale nelle citazioni, e una cura per la messinscena che, anche se questo è un film indipendente a bassissimo budget, è già evidente. Da Poison parte un percorso che è tutto da seguire, e che approda ad un grande film come Io non sono qui: ormai sicuro delle sue potenzialità, ma sempre convinto che il cinema sia terreno per sperimentare ed esprimere in modo non banale tematiche e personalità importanti, Haynes può permettersi di far diventare Bob Dylan sei diversi attori, e non è un’idea da poco.