Ho trovato un sito che pubblica foto rare e vecchie dal mondo dello spettacolo. Ho raccolto alcune di cinema e ve le posto qui. Riconoscete tutti?
Foto rare da Hollywood: riconoscete tutti?
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88 scatoloni di documenti e fotografie, conservati ancora oggi nella sua ultima casa - Childwickbury Manor, Londra - contengono il più grande sogno irrealizzato di Stanley Kubrick: il suo film su Napoleone.
Un progetto covato con rigorosissime ricerche (quasi due anni), ma tramontato prima del tempo, perché ritenuto troppo costoso da qualunque produttore. Audrey Hepburn sarebbe stata Giuseppina e David Hemmings Bonaparte. Era il 1968 e Kubrick richiedeva qualcosa come 125 milioni di euro di oggi. Ma mentre, deluso, il Maestro cominciava a porre le basi per “Arancia Meccanica“, il lavoro suo e dello storico oxfordiano Felix Markham non andava perduto.
Taschen (editore tedesco a sua volta monumentale) ha pubblicato quel lavoro sontuoso in un volume perfettamente in linea con lo sforzo kubrickiano: 2874 pagine per 8,6 chilogrammi di peso, vendute a 60 euro al chilo.

Non vi sto prendendo in giro! Esiste un film porno dal titolo Banana Meccanica ed è chiaramente ispirato ad Arancia Meccanica (sic!). Diretto da Marcus Dolby vede nel cast come assoluta protagonista Maurizia Paradiso attorniata da Sonia Eyes, Loira Renti, Anastasia Bisfori, Francy Dark, Ulla Blond, Fausto One.
Ecco la trama: Maurizia Paradiso interpreta il capo di una band di criminali che devastano la città, un giorno viene catturata dalla polizia ed in carcere viene curata con un metodo sperimentale. Quando però viene liberata…
Dopo il salto trovate il trailer; secondo voi Stanley Kubrick come avrà preso questa idea?
Continua a leggere: Banana Meccanica: il film porno ispirato ad Arancia Meccanica - il trailer

All’età di 7 anni Danny Lloyd diventa una star grazie all’interpretazione di Danny Torrance, il bambino prodigio del film Shining capace di leggere nella mente e nel futuro. Oggi, a 36 anni suonati, non è più interessato ai fenomeni paranormali ma insegna scienze all’università di Pekin, nell’Illinois.
La sua carriera cinematografica è rimasta quindi congelata a quell’inverno del 1980. Indagando, scopriamo che dopo l’esperienza con Stanley Kubrick e Jack Nicholson ha recitato soltanto in un piccolo film TV, sempre da ragazzino. Forse l’amico immaginario Tony gli avrà consigliato di non proseguire la carriera d’attore? Per ironia della sorte, alla fine Danny ha scelto lo stesso mestiere che svolgeva”papà” Jack nel film. Professore universitario che poi, una volta perso il lavoro, finiva con l’accettare l’incarico di guardiano in un albergo sui monti del Nevada.
Qui sotto trovate una foto recente di Lloyd. Avrà ancora la “luccicanza”?
Pazzi, isterici, matti, psicopatici, malati di mente, fuori di testa, sopra le righe. Il cinema ha sempre tratto spunto (ed esaltato) queste figure. Ecco i nostri preferiti. I vostri?
- Jeffrey Goines (Brad Pitt) ne L’esercito delle 12 scimmie
- Stansfield (Gary Oldman) in Leon
- Il Joker (Heath Ledger e Jack Nicholson)
- Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) in Il silenzio degli innocenti (e oltre)
- Il protagonista/Tyler Durden (Edward Norton) di Fight Club
- Jack Torrence (Jack Nicholson) in Shining
- Il finto pazzo Randle Patrick McMurphy (Jack Nicholson) in Qualcuno volò sul nido del cuculo
- Norman Bates (Anthony Perkins) in Psycho
- Jane Hudson (Bette Davis) in Che fine ha fatto Baby Jane?
Gli psicopatici al cinema: i preferiti di Cineblog




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Delta Farce è un film che fa il verso ai grandi capolavori di guerra, Full Metal Jacket primo della lista. Un film con nomi del calibro di Larry the Cable Guy, Bill Engvall e DJ Qualls, per una produzione firmata Lionsgate e datata 2007.
Un film che molto stranamente non è ancora arrivato in Italia, visto quello che la distribuzione ci propone, praticamente ogni tipo di parodia è arrivata sui nostri schermi, con titoli imbarazzanti. Potremmo scommettere su un ipotetico War Movie?
La storia inizia inevitabilmente con l’addestramento di tre soldati americani che, al posto dell’Iran, saranno poi inviati per errore in Messico. Un po’ frastornati dall’errore, i soldati dovranno liberare un villaggio da una banda di delinquenti.
Intanto, dopo il continua, gustatevi il trailer e nei commenti sbizzarritevi. Lo volete anche in Italia? Povero Stanley…
Continua a leggere: Delta Farce - Il trailer della parodia di Full Metal Jacket
Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato? Chi è quel lurido stronzo comunista checca pompinaro che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo!

Stanley Kubrick moriva dieci anni fa nella sua casa di campagna all’età di 70′anni. La stampa e la rete giustamente lo ricordano: lui, regista per eccellenza, oggetto infinito di studio, di dibattito, di letture, interpretazioni ed opinioni. Un regista freddo, un regista da amare ad ogni costo, un regista senza eredi: le definizioni si sprecano. E in molti ricordano anche il progetto incompiuto del Napoleon, in “risposta” al film-fiume di Gance.
Non c’è corso di cinema, libro sugli audiovisivi, sulla regia, sulla sceneggiatura che non analizzi abbondantemente qualche suo film, qualche sequenza, qualche momento. Kubrick è il modello da studiare, un metro di paragone inarrivabile e alieno. Ma, senza voler essere provocatori, Kubrick è anche regista di emozioni. Un paradosso, un’assurdità: basti pensare alla perfezione maniacale della tecnica dei suoi film e alla (presunta) glacialità che le sue immagini regalano allo spettatore.
Ore ed ore spese a studiare la fotografia di un’inquadratura, ore spese a studiare la prospettiva, le posizioni degli attori. E una documentazione impressionante del campo artistico, come si vede facilmente in Barry Lyndon. Ma sotto l’inattaccabile e affascinante cura tecnica, sotto l’estetica più perfetta del perfetto, si nasconde sempre e comunque un’etica che, colta anche solo per un attimo e in minima parte, distrugge tutto e re-inventa il pensiero. C’è chi la chiama filosofia.
Tempo fa abbiamo scoperto che Rosemary’s Baby poteva essere visto dal punto di vista della tenera commedia romantica. Allo stesso modo Mary Poppins si trasformava in un terrificante film horror.
Oggi mi viene male a pensare a tutti gli incubi che mi hanno suscitato le gemelline di Shining, visto che sembra trattarsi di un’allegra commediola sulla famiglia di uno scrittore un pò squinternato!
Shining (1980) di Stanley Kubrick. Con Jack Nicholson, Shelley Duvall, Scatman Crothers, Danny Lloyd.
Stasera 12 gennaio su Rete 4 alle ore 23:20
Esistono dei film che nascono per essere “cult”. Shining è senza dubbio uno di questi. Gli elementi ci sono tutti: nato da uno dei romanzi (del 1977) più riusciti del signore del terrore Stephen King, trasposto e diretto dal grande genio di Stanley Kubrick e incarnato su schermo dal potente carisma istrionico di Jack Nicholson.
Sebbene sia stato poi disconosciuto dallo scrittore, perché a suo avviso troppo lontano dal romanzo d’origine, e sebbene a volte gli venga clamorosamente preferito l’osceno adattamento Tv di qualche anno successivo, Shining di Kubrick resta nell’empireo dei capolavori del cinema. Per la sua perfezione stilistica, per la capacità di spaventare ancora oggi a distanza di trent’anni, per le innumerevoli evoluzioni di regia capaci di creare un’atmosfera di sospensione carica di terrore (vedere a fine post Danny che gira in triciclo per l’albergo), per i suoi simbolismi che tuttavia non appesantiscono la visione.
Perché il male, è meglio ricordarlo, ha radici interne all’uomo, alla sua natura, alla sua stessa essenza. E la storia finisce dov’era iniziata, lì in quell’isolato Overlook Hotel, alla stanza 237.

Bentornati a Cine Contest!
In questa puntata parliamo di un argomento quanto mai contestuale con la nostra società moderna. La paura atomica. Paura innescata dal timore di nuovi guasti alle centrali nucleari ormai diffusissime sul nostro pianeta, ma soprattutto paura derivata da un futuro politicamente sempre più incerto, dove un’eventuale guerra potrebbe definitivamente portare all’estinzione del genere umano e alla distruzione del nostro amato pianeta.
Le radiazioni sono invisibili, impalpabili, ma letali. Distruggono flora e fauna, uccidono il pianeta. Il mondo del cinema ha cercato di immaginare in molte occasioni uno scenario post-atomico, con mostri, sopravvissuti, paesaggi desolati e nuove sconvolgenti civiltà.
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