Visto ai Festival di Torino (dove ha conquistato il Premio del Pubblico) e Toronto, approdrà sugli schermi italiani il prossimo 2 marzo 50 e 50 (qui la nostra recensione in anteprima). Diretto da Jonathan Levine, il film si basa sulla reale esperienza di vita dello sceneggiatore Will Reiser e sulla sua battaglia contro il cancro. Nel cast Joseph Gordon-Levitt (che ha sostituito James McAvoy), Seth Rogen, Anna Kendrick, Bryce Dallas Howard ed Anjelica Huston.
Adam Lerner ha una vita grandiosa, ha una ragazza sexy nonchè artista di talento e ha un ottimo lavoro. Ad appena 27 anni sembra avere tutto. Ma quando Adam comincia a sentire un forte dolore alla schiena, scopre che ha una forma rara e potenzialmente mortale di cancro. Con un grosso tumore maligno che cresce lungo la sua colonna vertebrale, la sua vita cambia in un baleno. I locali cedono il passo alle cliniche chemioterapiche, i vernissage alle sessioni di consulenza e i piani per il futuro alle strategie per la sopravvivenza. Qui il trailer italiano.
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50 e 50 - il poster italiano e le foto ufficiali del film
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È stata annunciata la prima retrospettiva ufficiale del 30. Torino Film Festival, che si terrà nella seconda metà di novembre. Protagonista sarà Joseph Losey, di cui verrà presentata l’intera filmografia (i 37 lungometraggi e i cortometraggi compresi). Americano del Wisconsin, ha esordito nel 1948 con un cult assoluto, Il ragazzo dai capelli verdi, per la Rko. Dopo altri tre film negli States si trova nel 1951 in Italia, e viene convocato per testimoniare davanti alla Commissione per le Attività Antiamericane: non a caso era finito nelle “liste nere” di McCarthy.
Da quel momento non girerà più un film negli Stati Uniti. Vola in Inghilterra, dove lavora fino al 1957 sotto pseudonimo, prima di ricominciare a girare con il suo nome con il thriller contro la pena di morte L’alibi dell’ultima ora. In questo periodo gira tra gli altri l’inquietante Eve, con Jeanne Moreau, e Il servo, forse il suo capolavoro, scritto da Harold Pinter, con il quale collaborerà altre due volte.
“Figlio” di Eisenstein e Brecht, considerato uno dei maggiori autori cinematografici “europei” degli anni 60 e 70 e un maestro dello scavo psicologico, Losey sarà protagonista di questa retrospettiva imperdibile a Torino, corredata come sempre da un volume di saggi e testimonianze edito dal Castoro: un’occasione per tutti per ripassare o scoprire i suoi lavori.

Paradiso amaro è il titolo italiano di The Descendants, lo sappiamo da un po’: ancora stentiamo a crederci, ma va così. Il nuovo film di Alexander Payne, autore di film tranquilli e onesti, è l’ennesima variazione sull’on the road del regista americano, dopo A proposito di Schmidt e Sideways - In viaggio con Jack. Distribuito dalla 20th Century Fox, Paradiso amaro arriverà con una settimana di anticipo rispetto alla data prevista, esattamente il 17 febbraio.
La vicenda è incentrata sulla figura di Matt King, marito e padre assente costretto a riesaminare il proprio passato e abbracciare il futuro, quando la moglie subisce un incidente in barca al largo di Waikiki alle Hawaii, e lui scopre di non essere stato l’unico uomo nella vita della donna. L’evento porta Matt a riavvicinarsi alle figlie, mentre lotta con la difficile decisione di mettere in vendita il terreno di famiglia e si mette alla ricerca dell’amante delle moglie.
Interpretato da un inedito George Clooney e da Shailene Woodley e Amara Miller (le figlie, bravissime), Paradiso amaro è uno dei film più acclamati dell’anno. Sarà sicuramente tra i candidati agli Oscar come miglior film, dopo aver ottenuto la nomination ai Producers Guild Awards, 5 nomination ai Golden Globe, 4 agli Independent Spirit Award e tante altre segnalazioni della critica. Da noi è stato presentato in anteprima al Torino Film Festival: qui trovate la nostra recensione.
Albert Nobbs verrà distribuito in Italia da Videa. Non è ancora stata fissata una data ufficiale di release, ma è stato diffuso il primo trailer in italiano: lo vedete qui sopra. Il film ha già fatto guadagnare alla camaleontica Glenn Close la doppia candidatura ai prossimi Golden Globes ed ai SAG2012, speriamo che arrivi anche la nomination all’Oscar. Qui c’è la nostra recensione in anteprima del film.
Scritto un centinaio di anni fa dall’eccentrico letterato irlandese George Moore, il racconto breve The Singular Life of Albert Nobbs è stato adattato da Simone Bemussa e rappresentato off-Broadway nel 1982 (sempre con Glenn Close nei panni di Nobbs - ruolo che le valse un Obie Award come miglior attrice). Nei crediti del film, la Signora Close figura anche come produttrice e co-sceneggiatrice. Diretto da Rodrigo Garcia, Albert Nobbs vede nel cast anche Mia Wasikowska, Aaron Johnson, Pauline Collins e Janet McTeer. Glenn Close, che da 30 anni sta cercando di portare sullo schermo una riduzione dello spettacolo, ha definito il ruolo come ‘la sfida’ della sua carriera.
Questa la sinossi ufficiale. Un arguto film in costume racconta le vite dello staff dell’hotel più lussuoso di Dublino: il figlio illegittimo di una cameriera, l’amore impossibile di una bella coppia, e Albert … una donna che finge di essere un uomo per sopravvivere. XIX secolo, Irlanda: una donna deve ingannare tutti - fingendo di essere un uomo - per poter essere indipendente e single. Quando l’affascinante pittore Hubert Page arriva all’albergo, Albert trova la giusta ispirazione per cercare di sfuggire alla vita di menzogne che ha creato per se stessa. Inizia a corteggiare la bella, impertinente, giovane cameriera Elena, nel quale pensa di poter trovare una compagna, ma gli occhi di Helen sono puntati sul nuovo arrivo: il bello e dannato Joe, il nuovo tuttofare. Mentre Albert spera di riuscire un giorno a vivere una vita normale, si intravede lo spirito libero di una donna intrappolata nell’epoca sbagliata.
Albert Nobbs -il trailer italiano e due locandine del film con Glenn Close
La sezione Rapporto Confidenziale del Torino Film Festival, che lo scorso anno era dedicata all’horror contemporaneo e due anni fa ha portato all’attenzione del pubblico le opere di Nicolas Winding Refn (poi vincitore della Palma d’Oro per la regia a Cannes 2011 con Drive), quest’anno è dedicata al regista giapponese Sion Sono, le cui opere sono per lo più inedite in Italia, se escludiamo il passaggio in concorso a Venezia di Himizu.
Ed è proprio Sion Sono, per quanto mi riguarda, la vera sorpresa di un festival che si è chiuso ieri (ecco i premi assegnati) e che come ogni anno ha regalato agli spettatori film stupendi, film orribili e film interessanti, ma (quasi) sempre dotati comunque di quello spirito libero e indipendente che rende quello di Torino, secondo me, il miglior festival d’Italia (ammetto che c’è una grossa componente emotiva in questo giudizio).
Ma veniamo all’autore giapponese. Nato a Toyokawa nel 1961, Sion Sono si muove all’inizio nel campo della poesia, scrivendo le sue opere anche in forma di graffiti sui muri della città. Mentre fotografava questi graffiti, racconta il regista stesso nell’intervista raccolta all’interno del catalogo del festival, si chiese cosa sarebbe successo se ci avesse aggiunto il movimento. Approda così al cinema con una serie di film sperimentali e d’avanguardia, il primo dei quali, intitolato significativamente I am Sion Sono! (Ore wa Sono Sion da!, 1985, 37′) lo fa notare al PIA Film Festival.
Se il concorso di un festival è debole, anche il festival stesso lo è? È una domanda che la critica si fa ogni volta che i telegiornali e i quotidiani, quelle poche volte che parlano dei festival, dicono che la competizione è deludente, e che quindi il festival è deludente. Ricordate Venezia 2008? Il concorso era per metà da cestinare.
Eppure in quell’edizione ci furono, in concorso, gli ottimi Demme, Miyazaki, Naderi, Aronofsky. E fuori concorso i Coen, la Denis, Bahrani. Per dire. Il concorso del Torino Film Festival 2011 ha qualcosa che non ha convinto la critica, soprattutto on line (ovvero quella che, tra siti, blog e social network ha più seguito attivamente la manifestazione). Cosa? Probabilmente il fatto che non ci sono state vere punte.
Vero è che si tratta di un concorso di opere prime, seconde e al massimo terze, e quindi vai te a scovare in giro per il mondo il meglio degli esordienti dell’anno (ce ne sono tanti, eh!, e qualcosa c’era anche in questo concorso). Eppure Torino in questi anni ha “scoperto” la Sciamma di Naissance des pieuvres (poi regista di Tomboy), il Larraín di Tony Manero, La Nana (Affetti e dispetti…), Un gelido inverno, per dirne alcuni.
Continua a leggere: Torino Film Festival 2011: voti e considerazioni finali
Hall Baltimore è uno scrittore di romanzi horror che ha perso l’ispirazione. Durante un tour promozionale finisce in una piccola città, sconvolta dalla morte di una ragazzina, uccisa con un paletto di legno conficcato nel cuore. Quella stessa notte, in sogno, riceve la visita della giovane e misteriosa V. Sempre più immerso in una realtà in cui il soprannaturale e l’onirico sembrano prendere il sopravvento, Baltimore si troverà quindi ad affrontare i fantasmi del proprio passato, prima di riuscire a giungere alla verità.
Un lungo periodo di pausa, e poi tornare, più “giovane” di prima. La svolta nella carriera di Francis Ford Coppola, da Un’altra giovinezza, è indicativa delle scelte di un uomo che ha prima riformato Hollywood e poi ne ha preso le distanze, volontariamente. Che Coppola sia più libero che mai, con i suoi ultimi film, è sotto gli occhi di tutti, e assieme alla sua American Zoetrope può girare (e produrre) le cose che gli piacciono davvero.
La filosofia di Un’altra giovinezza, l’autobiografia e l’amore per il cinema e il teatro di Segreti di famiglia, il ritorno al gotico quasi vent’anni dopo Dracula (e a quaranta dai film girati nella factory di Corman) con Twixt. Il “nuovo” cinema di Coppola è diverso e allo stesso tempo sempre quello per il suo autore, perché tematiche e ossessioni ritornano sempre, magari con uno stile differente rispetto al passato (qualcuno potrebbe definirlo più europeo e sperimentale…).
Continua a leggere: Torino 2011: recensione in anteprima di Twixt di Francis Ford Coppola
Matt King, discendente dei reali hawaiani e indeciso sulla vendita di una spiaggia tropicale di inestimabile valore, è sempre attorniato da parenti e amici interessati alle sorti del suo patrimonio. Quando la moglie entra in coma a causa di un incidente in barca, si trova solo con le due figlie adolescenti, Alexandra e Scottie, a confrontarsi col suo passato di padre assente. A questa situazione difficile si aggiunge anche la scoperta del tradimento della moglie, che lo porterà a compiere un viaggio insieme alle figlie alla ricerca dell’amante della donna.
Se è vero che nel cinema americano più recente c’è stato un nutrito gruppo di registi che si sono fatti sentire per bene - lavorando ad Hollywood, in zona Indiewood o in modo assolutamente indipendente -, è anche vero che non tutti sono tenuti in considerazione allo stesso modo. P.T. Anderson è il “gigante”, l’altro Anderson (Wes) quello più riconoscibile e stralunato, Haynes l’esteta postmoderno, Solondz il cinico cantore degli orrori della contemporaneità, e via dicendo. Ognuno è popolare o ha una sua nicchia di fan.
Ma in questo calderone, che considerazione si ha di Alexander Payne? A guardare il suo palmares, si direbbe molta, moltissima: nomination agli Oscar per Election e A proposito di Schmidt, e una vittoria per Sideways (sceneggiatura non originale). Eppure abbiamo la vaga impressione che, rispetto agli autori prima citati, Payne sia paradossalmente meno seguito, addirittura meno “atteso”. Dopotutto Sideways è del 2004. Eppure il suo cinema sarebbe da seguire sempre e comunque.
Continua a leggere: Torino 2011: la recensione in anteprima di The Descendants (Paradiso Amaro)

E il Festival di Torino 2011 chiude le porte anche con il Mouse d’Oro, il premio della critica online. Ecco i vincitori secondo i siti cinematografici che fanno parte della giuria.
Cineblog ha già recensito i due film: ecco recensione e trailer di Attack the Block; e recensione e trailer italiano di Midnight in Paris.
Albert Nobbs è un efficiente cameriere al Morrison’s Hotel, nella Dublino dell’Ottocento. Le sue giornate sono fatte di gesti formali e compostezza, clienti ricchi e chiassosi, emozioni trattenute e apparenze. Soprattutto apparenze, visto che in realtà, Albert Nobbs è una donna (Glenn Close). Il suo progetto è mettere da parte abbastanza soldi per avviare un’attività tutta sua, una tabaccheria.
Un giorno, il “signor Nobbs” è costretto a ospitare nella sua stanza il signor Page, decoratore impiegato a ridipingere alcune pareti dell’albergo, che viene a conocenza del suo segreto. I due si avvicinano, fino a scoprire che anche il signor Page, in realtà è una donna. E che è addirittura sposato/a con un’altra donna, quindi è riuscito a superare quella solitudine che attanaglia il protagonista.
Per il signor Nobbs è l’inizio di una nuova speranza, una nuova prospettiva di vita, che si manifesta nel corteggiamento della bella collega Helen, la quale però è già amante dell’aitante Joe, tuttofare dell’albergo.