In attesa che il discusso reboot diretto da Samuel Bayer arrivi (in ritardo) il 25 agosto nelle nostre sale, facciamo un passo indietro e torniamo al 1984, data epocale per il cinema horror. Nasceva infatti una delle icone più longeve ed amate del genere (e non solo), che sarebbe vissuta in altri film e serie televisive. Cineblog oggi vi riporta al primo, mitico film…
Nightmare - Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street, USA, 1984) di Wes Craven; con Robert Englund, Heather Langenkamp, Johnny Depp, Ronee Blakley, John Saxon.
Marge ha appena barricato le finestre della sua ridente villetta a schiera al 1428 di Elm Street e, accendendosi una sigaretta, invita la figlia Nancy a scendere in cantina. Le racconta la storia di Fred Krueger, un maniaco omicida che anni prima aveva assassinato una ventina di bambini: per colpa di alcuni problemi burocratici, l’assassino era però stato lasciato in libertà. Così alcuni genitori, compresa Marge, si erano fatti giustizia da soli, bruciando vivo Krueger…
Ma l’Uomo Nero non è morto: il boogeyman per eccellenza degli anni ‘80 e di un’intera generazione vive nel mondo degli incubi e tormenta i teenager di Springwood. E la scena la dice assai lunga sulla stratificazione politica di Nightmare - Dal profondo della notte, film culto del New Horror e titolo importantissimo per capire le vere potenzialità del genere e per amare Wes Craven, nonostante si sia ultimamente perso e abbia smarrito in qualche modo l’originalità di un tempo.
Nightmare - Dal profondo della notte: uno sguardo all’originale in attesa del reboot




Aspettando l’uscita nelle sale di Fame, di cui abbiamo da poco letto la recensione, eccovi una splendida clip da Saranno Famosi, il film del 1980 diretto da Alan Parker con Irene Cara, Eddie Barth, Laura Dean, Gene Anthony Ray, Lee Curreri, Albert Hague.
Gli appassionati di film dedicati alla danza troveranno di che compiacersi, ma i fan del film di Alan Parker credo che faranno meglio a rivedere questo cult piuttosto che a fiondarsi al cinema per la sua rilettura firmata da Kevin Tancharoen. Intanto godetevi il finale del film, tranquillo del fatto che non sarà uno spoiler per nessuno (altrimenti non guardatelo!)
E così venerdì esce Che la fine abbia inizio, remake di Non entrate in quella casa. Capisco la perplessità di chi non sa nulla di questi due film. E capisco che la perplessità può crescere di più dopo aver saputo il titolo originale (che ovviamente è uguale per entrambi i film), ovvero Prom Night, letteralmente “la notte del ballo di fine anno scolastico”.
Dopo aver visto il trailer del rifacimento (che promette poco di buono, ma staremo a vedere), diretto da Nelson McCormick, un uomo che ha diretto almeno una puntata di ogni serie tv presente in Terra, torniamo un attimo sull’originale diretto da Paul Lynch, che sta per tornare all’horror con Nightmare Carnival (ci dev’essere sempre una ricorrenza: quanto aveva ragione Roth in Thanksgiving!).
Quattro cose da tenere a mente quando si pensa a Non entrate in quella casa: andiamo con ordine. Nel 1974 esce Non aprite quella porta: il titolo d’effetto, che già tradiva l’originale The Texas Chainsaw Massacre, viene praticamente riproposto nel caso di Prom Night dai distributori italiani (e non sarà un altro caso isolato). Nel 1976 esce Carrie di De Palma: la scopiazzatura nel film di Lynch è evidente. Nel 1978 esce l’Halloween carpenteriano, che è più importante di Black Christmas (vero padre dello slasher) perché ogni horror body count degli anni ‘80 si sarebbe rifatto direttamente a lui. Nel 1980 esce poi Venerdì 13: il miglior epigono di Halloween, con buona pace di Prom Night, nonostante i suoi tre sequel.
Continua a leggere: Non entrate in quella casa (Prom Night): uno sguardo all'originale
“Io sono leggenda“, il recente film di successo, diretto da Francis Lawrence, rappresenta un’ottima occasione per riflettere il rapporto fecondo, ma al tempo spesso controverso, fra cinema e letteratura. Il romanzo omonimo da cui il film è tratto (uscito in una prima edizione italiana con il titolo molto meno seducente de “I Vampiri”), è stato scritto nel 1954 da quello che Ray Bradbury, l’autore di “Cronache Marziane” ha definito, a ragione, uno dei migliori scrittori del nostro secolo: Richard Matheson.
Matheson non è certo nuovo a frequentazioni cinematografiche. Oltre ad aver scritto episodi per serie come “Star Trek” e “Alfred Hitchcock Presenta”, è stato uno dei maggiori autori della serie “Ai confini della realtà”, che rivoluzionò l’immaginario di più di una generazione. Per il cinema scrisse due sceneggiature tratte da suoi romanzi (”Radiazioni BX distruzione uomo” da “Tre millimetri al giorno” e da “Io sono leggenda”, per “L’ultimo uomo della terra”), oltre a vari lavori per Roger Corman. Fra le sue innumerevoli produzioni i più lo ricorderanno soprattutto per aver fornito a Spielberg il soggetto per il film televisivo “Duel”.
Io sono leggenda si basa su uno dei meccanismi classici della letteratura di genere: quello del ribaltamento. Se il vampiro è una figura terribile e romantica, predatore solitario in un mondo di uomini, e da questi perseguitato, perché non invertire i termini di questa formula e trasformare la terra in un mondo luogo ormai ostile dove la quasi totalità della popolazione è stata trasformata in mostri dediti al cannibalismo e dove, solitario, sopravvive un ultimo uomo (Robert Neville), dedito alla ricerca di un vaccino che possa sconfiggere questo terribile virus? In realtà, questo semplice ragionamento, che avrebbe potuto dar frutto a niente più che a un innocuo divertissmant, viene ulteriormente approfondito da Matheson nella seconda parte del romanzo dove i vampiri, superata l’iniziale fase di abbrutimento, si riorganizzano in una società la quale, inevitabilmente, Neville è visto come il nuovo orrore: la leggenda del titolo appunto.
Se c’è un caso clamoroso, nella filmografia horror, di furto da un altro horror e che spicca fra tutti gli altri, questo è sicuramente Sleepaway Camp, che deve la vita a Venerdì 13. Che a sua volta doveva più di qualcosina ad Halloween. Sì, ma Sleepaway Camp è proprio clamoroso. Siamo nel genere slasher più puro, ovvero quello bodycount. L’ambientazione è un campeggio: vi ricorda qualcosa? Se ci mettiamo la componente sessuofobica eighties, il gioco è fatto.
Uscito nel 1983 (quando i Venerdì 13 erano ormai già tre), il primo Sleepaway Camp riesce comunque a fare contenti i fan: sarà per la sua assoluta semplicità, sarà per un paio di omicidi gustosissimi (il cuoco ustionato con l’acqua bollente, il ragazzo bloccato in bagno con un alveare), sarà per il finale davvero a sorpresa e, a suo modo, agghiacciante, ma un appassionato questo film se lo tiene stretto comunque. Poi ovvio, è la solita solfa riscaldata, ma divertente e con qualche carta da giocarsi.
Poi sono arrivati i doverosi sequel. Il sottoscritto si è fermato solo al terzo, ma giusto per far comprendere quanto questa serie sia debitrice nei confronti dell’horror precedente ecco qualche altro esempio: nel secondo episodio (Sleepaway Camp II: Unhappy Campers) due ragazzi decidono di notte di spaventare le ragazze vestiti da Freddy Krueger e Jason Voorhees, ma vengono uccisi dall’assassino vestito da Leatherface! Nel terzo (Sleepaway Camp III: Teenage Wasteland) si butta la faccenda ancora più in burlesque (”che giorno è oggi?”, “sabato 14!”).
Fin qui ho evitato gli spoiler: chi è interessato a recuperare la prima trilogia può farlo cliccando su uno dei due link (1 e 2) e troverà due cofanetti interessanti, ovviamente in inglese visto che la serie è inedita in Italia. Chi vuole sapere qualcosa di più degli episodi successivi e che stanno per uscire prosegua la lettura, cliccando su continua.
Dopo l’”originale” Venerdì 13, è il momento di dare uno sguardo al mitico Halloween, e anche in questo caso parleremo dei suoi numerosi sequel. Aspettando il remake di Rob Zombie.

Haddonfield, Illinois, 31 ottobre 1963: il piccolo Michael Myers (6 anni) uccide a coltellate la sorella Judith Margaret Myers, che avrebbe dovuto badare a lui ed invece ha passato la serata col ragazzo. Quindici anni dopo, Michael riesce a fuggire dal Smith’s Grove Warren County Sanitarium, dove era in terapia con il Dr. Loomis.
Inizia così Halloween - La notte delle streghe, terzo film dell’indipendente John Carpenter dopo una serie di corti. Pensato probabilmente all’inizio come un seguito di Black Christmas, il cui titolo doveva essere The Babysitter Murders, di solito si usa far iniziare con questa pellicola il filone dello slasher movie. Uscito nelle sale americane il 25 ottobre 1978, è uno dei capolavori di Carpenter e del genere, che ha influenzato decide e decine di film usciti anche subito dopo (in primis Venerdì 13).
Dopo il bellissimo prologo (tutto dal punto di vista del piccolo Michael, che spia la sorella, prende un coltello, indossa una maschera da pagliaccio e la va ad assassinare) e dopo la fuga dal manicomio, inizia la storia, che vede come protagonista la giovane Laurie Strode, interpretata da Jamie Lee Curtis, figlia d’arte (la madre è Janet Leigh, con cui lavorerà assieme per Carpenter in The Fog) che da quel momento in poi avrà grande successo. Carpenter e Debra Hill (da poco deceduta, ahinoi, prima della distribuzione della ciofeca-remake Fog) scrivono una storia in bilico tra claustrofobia e mistero, inondata nel buio che più buio non si può, descrivono una notte (e che notte!) in cui l’Ombra della strega si aggira indisturbata per un quartiere, fra le villette a schiera che dovrebbero essere sicure e tranquille e invece sono lo scenario di un massacro, dove però non si vede il sangue. Perchè in Halloween contano la tensione, la paura e la regia. E, ovviamente, non si scorda il mitico Halloween theme composto dallo stesso Carpenter, che ha ammesso di essersi ispirato al tema di Profondo Rosso dei Goblin (ma provate a sentire tutta la bellissima soundtrack, e soprattutto il tema di Laurie). La maschera di Michael diventò presto un’icona: bianca, semplicissima, con due aperture per gli occhi e due fori per le narici, ed è la seconda del New Horror (dopo Leatherface) ad essere entrata nell’immaginario collettivo.
Cliccando su continua, come per la scorsa saga da noi “esaminata”, ripercorreremo assieme tutti gli episodi della serie e vedremo molti video, tra trailer, tributi e alcune chicche.
Continua a leggere: Halloween: uno sguardo all'originale (e alla saga)

L’occasione è buona per poter regalare tutto un post alla saga di Venerdì 13, una delle più lunghe del genere horror (e non solo). Uno: Jonathan Liebesman sta lavorando al remake della pellicola, che è una specie di “frullato” della vecchia saga, tra un nuovo inizio, nuove idee e ovviamente molte cose già viste nella saga originale e qui rivisitate. Due: oggi è venerdì 13! Come fare a non scriverci almeno qualcosina…
Era il 9 maggio 1980 quando, con la scritta “Spererete fosse solo un incubo…”, usciva nelle sale americane Friday the 13th (doveva intitolarsi A Long Night at Camp Blood), ovvero Venerdì 13, scritto da Victor Miller e diretto da Sean S. Cunningham. Fu un successo inaspettato anche in Italia, e il film divenne subito un cult. Considerato da alcuni come un emule di Halloween di John Carpenter, uscito solo due anni prima, si può dire che la definizione non sia sbagliata: oggettivamente, il film di Cunningham sfruttava il successo di quel film e sulla sua scia costruiva uno slasher con giovanissimi ragazzi e un serial killer misterioso. Poche idee, pochi soldi (nonostante l’etichetta Paramount), qualche carta da giocare per accontentare anche i critici pià dubbiosi. Se in Halloween la claustrofobia e l’angoscia la facevano da padrone, in Venerdì 13 viene spinto il pedale sul gore e sulla violenza (gli effetti speciali sono del bravissimo Tom Savini). Chi fa sesso o chi cerca divertimento subisce pena capitale, e alla fine si salva solo la “vergine”: è una delle regole degli horror di quel periodo, rivisitate da Craven in Scream, che non a caso nel prologo della pellicola farà chiedere al killer “Chi è l’assassino di Venerdì 13?”, e Drew Barrymore, sbagliando, risponderà Jason.
La saga inizia soltanto ora; cliccate su continua, non solo per ripercorrere velocemente i vari capitoli (che sono tanti tanti), ma anche per vedere alcuni interessanti trailer e video.
Continua a leggere: Venerdì 13: uno sguardo all'originale (e alla saga)
Qui c’è il rischio di far rimanere male qualche fan accanito di Halloween di John Carpenter. Ma mettiamo subito in chiaro le cose: il sottoscritto è convinto che Halloween sia un capolavoro. Ma forse qualcosina che in molti pensano sia stata usata per la prima volta dal maestro, bisogna dire che non lo è, e lo vediamo già in questo bellissimo e sottovalutato Black Christmas di Bob Clark. Mi riferisco alla soggettiva del serial killer: il prologo di Halloween, con la soggettiva del piccolo Michael Myers, è un omaggio a questo film. Dove il punto di vista dell’assassino viene assunto molto spesso dalla macchina da presa.
Black Christmas è un film del 1974, e gira voce che Halloween dovesse essere in realtà un seguito di questa pellicola, fino al “divorzio” tra Clark e Carpenter (chiedo conferma perchè in realtà non so se la voce sia fondata o meno). L’anno scorso, il 25 dicembre (non a caso, ovvio!) è uscito negli USA il remake firmato Glen Morgan (lo sceneggiatore di X-Files, oltre che del primo e terzo Final Destination), che ha scritto la sceneggiatura assieme a Roy Moore, lo sceneggiatore della pellicola originale. La pellicola non è stata accolta molto bene, anzi, e vista la bellezza (e a questo punto anche l’importanza, checchè se ne dica in giro) del primo film sarà molto dura che ne esca fuori un film comunque, se non all’altezza, almeno bello.
In Italia fu intitolato Un natale rosso sangue, da non confondere tra l’altro col titolo attribuito anche ad un horror dell’84, in originale Silent Night, Deadly Night di Charles E. Sellier Jr., anche lui probabilmente con un remake entro il 2008. E pensare che Black Christmas in qualche stato viene chiamato in modo molto simile al film di Sellier Jr.: Silent Night, Evil Night. Solito casino dei distributori. Il remake negli USA è chiamato semplicemente come l’originale, Black Christmas (con il lancio pubblicitario: Black X-Mas).
Continua a leggere: Black Christmas - Un Natale rosso sangue: uno sguardo all'originale
Come abbiamo fatto prima dell’uscita de Il prescelto, parliamo del film originale che sta alla base di un remake che presto vedremo al cinema. In quel caso parlammo ovviamente di The Wicker Man, oggi vogliamo dedicare questo post al film che sta (anzi, dovrebbe, e capiremo perchè il condizionale) alla base del prossimo Le colline hanno gli occhi 2 diretto da Martin Weisz.
Le colline hanno gli occhi 2, per molti anni inedito in Italia ed ora reperibile in dvd, fu diretto proprio da Wes Craven, regista della prima mitica pellicola (e assai sottovalutata) del 1977. Poco conosciuto, soprattutto per ovvi motivi in Italia, è nel resto del mondo una delle pellicole della filmografia del regista più odiate dal pubblico. Vediamo il perchè.
Nel 1984 Craven firmò il suo più grande successo commerciale, e fece di conseguenza la fortuna della piccola New Line Cinema (che oggi produce colossi come la saga de Il signore degli anelli), con Nightmare - Dal profondo della notte. Un capolavoro rimasto nell’immaginario e che colpì subito il pubblico e la critica alla sua uscita. Non voglio soffermarmi (anche perchè qui al CineBlog lo abbiamo fatto più volte) sui meriti di un film come Nightmare e della sua importanza, ma voglio sottolineare il fatto che fu l’anno dopo, nell’85, che Craven diresse Le colline hanno gli occhi 2: le aspettative erano ovviamente altissime.
Continua a leggere: Le colline hanno gli occhi 2: uno sguardo all'originale
Il prescelto è il titolo italiano di The Wicker Man, l’horror diretto da Neil LaBute presentato fuori concorso a Venezia. Il film, interpretato da Nicolas Cage ed Ellen Burstyn (dopo L’esorcista, anche neo-attrice-feticcio di Darren Aronofsky), è stato stroncato senza pietà non solo dalla critica, ma anche dal pubblico (vedi ad esempio il voto medio che la pellicola ha su Imdb -un bel 3.2-, o l’opinione di Michele).
Sinceramente, anche se lo vedrò, non mi aspettavo nulla di diverso, anche perchè la pellicola è il remake di un cultissimo, inedito in Italia, quale Anthony Shaffer’s The Wicker Man di Robin Hardy (che, purtroppo, non ha mai più diretto film per il cinema, ma che dovrebbe tornare sul grande schermo con il suo nuovo Cowboys for Christ).
“L’uomo di vimini”. Tutto un altro effetto rispetto ad un titolo come Il prescelto, noioso, che segue un po’ il filone de Il predestinato e (sotto)titoli vari. Chi ha visto l’originale non sapendo nulla del film, quando si vede finalmente “chi è” l’uomo di vimini avrà perlomeno avuto qualche brivido lungo la schiena. E’ l’effetto-sorpresa dei veri horror, dei film che sanno ancora regalare sorprese. Cosa che un remake difficilmente può fare (non è escluso che possa accadere, ma è difficile). Il film di Hardy è un eccellente esempio di ottimo horror inglese (riportato alla ribalta di recente da The Descent), psicologicamente fortissimo, che gioca tutto sulla componente emotiva e non si concede a facili sorprese che non siano quelle della trama.
La trama (che il remake dovrebbe rispettare, da quello che si legge in giro) è questa: uno sceriffo, ricevuta una lettera anonima riguardo la sparizione di una ragazzina, si reca sull’isola scozzese di Summerisle. Qui non solo l’uomo non troverà all’inizio notizie sulla ragazzina (tutti dicono di non averla mai vista), ma pian piano scoprirà segreti inquietanti sugli abitanti dell’isola e sulla loro religione, un culto pagano basato prevalentemente su dogmi sessuali e sul credo della reincarnazione in altre forme non-umane, quali piante, animali, vento…
Continua a leggere: The Wicker Man (Il prescelto): uno sguardo all'originale