E’ uscito il 2 maggio in Usa il nuovo film di David Mamet dal titolo RedBelt. La pellicola vede nel cast Chiwetel Ejiofor, Tim Allen, Emily Mortimer, Alice Braga, Rodrigo Santoro, Joe Mantegna e racconta la storia di Mike Terry, un insegnante di Jiu-jitsu.
Terry (Chiwetel Ejiofor) adora il suo lavoro, insegna in una palestra di Los Angeles ed ha sempre cercato di evitare le sfide pubbliche finché accetta di lavorare per Hollywood. Deve infatti diventare il maestro di arti marziali di alcune star.
La sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Mamet, speriamo di vederlo anche in Italia. Dopo il salto trovate il trailer.
Fabio Piace a pochi................
04 mag 2008 - 13:47 - #1Giusto per sapere è un caso che abbiate parlato di questo film o avete letto il mio commento su Never Back Down?
Carla - Cineblog
04 mag 2008 - 15:07 - #2no, puro caso :-), nel senso che era già in programma…
mauro-lanari
19 ott 2011 - 06:48 - #3(In collaborazione con Orietta Anibaldi) “Chi dètta i termini della battaglia detterà i termini della pace”, “un uomo distratto è un uomo sconfitto”, “non esiste una situazione senza via d’uscita”, “domina la tua paura e dominerai il tuo avversario”, “insegno a prevalere, non a combattere”: false perle di saggezza che Mamet dissemina lungo l’intero arco del film per esporre un castello di parole schiantato dai fatti. In “Redbelt” si perde o si vince senza corsi mantrici su autostima, autocontrollo e autodifesa, bensì solo superando un handicap che è di tipo relazionale. Il profluvio di tronfie frasi d’esistenzialismo filosofico possono depistare il pubblico dal di gran lunga più assiduo principio etico ribadito dalla prima all’ultima immagine: l’amore come risonanza superadditiva. Non è in virtù delle proprie lezioni di vita che Mike Terry, cintura nera e istruttore nell’arte marziale brasiliana dello ju jitsu, promuove ad altra cintura nera il poliziotto Joe Collins, guarisce l’avvocato Laura Black vittima di stupro, ottiene l’aurea cintura dell’imperatore giapponese e smaschera le magagne dello show-biz. Il poliziotto e l’avvocato accettano fiduciosi l’aiuto di Terry, Terry è alla bancarotta e, tradito dalla moglie Sonia, viene incastrato da un complotto, il poliziotto si suicida quando perde il sostegno e l’appoggio di colleghi e parenti, lo stesso Terry getta la spugna ma poi rilancia, vittorioso in modo nuovo, grazie al sonoro, benefico e innamorato schiaffo di Laura mentre sono ritratti con un campo lungo, silenzioso e crepuscolare. Per finire, lo sguardo dell’anziano Maestro cintura rossa infonde coraggio a Terry quanto lo sguardo del Presidente del Congresso al Mr. Smith frankcapriano. I frequenti colpi di scena risultano imprevedibili e forse pure incomprensibili finché non s’entra all’interno di questa prospettiva. Sommesso ma potente rovesciamento dell’ideologia statunitense del “selfmade man”, del narcisistico e solipsistico delirio d’onnipotenza yankee o meno. Ottimo, il miglior film di Mamet.
mauro-lanari
21 ott 2011 - 06:06 - #4L’apparente struttura antianarchica, organigrammatica, piramidale, verticistica del rapporto discepolo-insegnante viene controbilanciata da un atteggiamento così maieutico da prevedere e auspicare che tale rapporto sia ribaltato: il bravo Maestro è chi si pone come intenzione didattica il farsi superare. Laura accetta di togliersi i tacchi, abbassandosi e toccando il tatami a piedi nudi, pur di ricevere lezioni da Terry, ma è ben dritta sui propri tacchi e sovrasta Terry quando è lui a cedere alla remissività ed è lui che deve prendere esempio da Laura. Stesso concetto col passaggio della scuola da Terry a Collins e della cintura rossa dall’Anziano a Terry.