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The Hurt Locker: il trailer italiano

Pubblicato: 07 ott 2008 da Carla Cigognini

Commenti dei lettori

Sarà nei cinema il 10 di ottobre il film di guerra The Hurt Locker diretto da Kathryn Bigelow. Qui trovate la nostra recensione e qui sopra godetevi il trailer italiano. Che ne pensate? Andrete a vederlo?

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Takeshi

    Takeshi

    07 ott 2008 - 12:40 - #1
    0 punti
    Up Down

    Questo film continua a ispirarmi moltissimo, lo vedrò.

  • Profilo di mauro-lanari

    mauro-lanari

    05 mag 2010 - 09:46 - #2
    0 punti
    Up Down

    La Bigelow riprende il tema a lei più caro dai tempi di “Point Break” (1991): la droga del vivere al massimo, uno o diecimila giorni che siano, piuttosto che trascinarsi nell’anonimato del sopravvivere spersi fra i cereali d’un supermarket con moglie e pargoletto estranei, stranieri, ostili e letali peggio di qualsiasi nemico sul campo di battaglia. La quieta esistenza civile non è meno belligerante d’uno scontro a fuoco, è solo più camuffata, falsa e ridicola. Se dunque “war addiction” ha da essere, conviene sapersi scegliere la guerra migliore. Insomma la didascalia dell’incipit, qualora interpretata in modo per l’appunto convenzionale, può travisare l’intera comprensione di “The Hurt Locker” riducendolo a ciò che non è: un’opera antimilitarista. Il personaggio recitato da Jeremy Renner è al di là del militarismo o meno, e come artificiere in perenne caccia di guai la sua presunta follia ha un metodo e soprattutto un senso. La sua prova d’attore annulla chiunque altro (Guy Pearce, David Morse e Ralph Fiennes): un “one man show” nella vita così come davvero dinanzi a ogni esplosivo da disinnescare, il quale non consente alcun effettivo gioco di squadra. In “Point Break” il rigetto della lenta agonia da ménage familiare veniva espresso in modo troppo ricercato, alla moda, con protagonisti di grido e sceneggiatura da cartoline esotiche, qui invece il messaggio viene contestualizzato in un ambiente e tramite un ritmo pressoché documentaristici, apparentemente banali e insignificanti nel loro svolgersi con un taglio minimalista, ordinario, mai sopra le righe per quanto teso, intenso e adrenalinico. Tuttavia la Bigelow incasina completamente il finale: Renner perde la capacità di stabilire relazioni umane pure coi bimbi “adottati” in Iraq e coi suoi commilitoni, giunti a disprezzarlo o a volerlo morto. Il rilancio per una missione d’un anno intero è dunque solo motivato da puro nichilismo. Al che, allora, si dissolve ogni differenza col nulla borghese che aveva già a disposizione restando a casa.