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La classe - Entre les murs: recensione

Pubblicato: 11 ott 2008 da Gabriele C.

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La classe - Entre les mursLa classe - Entre les murs (Entre les murs, Francia, 2008) di Laurent Cantet; con François Bégaudeau, Nassim Amrabat, Franck Keïta, Rachel Régulier, Laura Baquela, Esmeralda Ouertani, Cherif Bounaïdja Rachedi, Juliette Demaille, Dalla Doucoure.

Entre les murs, dentro le mura. Laurent Cantet non esce dalla scuola, imprigiona la sua telecamera tra le pareti di una scuola del ventesimo arrondissement e gira il suo quarto film. Il suo film più bello, il suo capolavoro, grande Palma d’Oro a Cannes 2008 (che ha avuto concorrenti agguerritissimi).

Dopo le 35 ore di Risorse umane, la mancanza lasciata dalla perdita del lavoro di A tempo pieno e il turismo sessuale di Verso il Sud, il grande regista francese radicalizza il realismo dei suoi precedenti lavori e si avvicina allo stile di un notevole collega quale Abdellatif Kechiche, non a caso autore del bellissimo La schivata, anch’esso in parte un film “scolastico”.

Qualcuno parlerebbe, anche a ragione, di stile decisamente documentaristico. Ovviamente non commentato da alcuna musica. Cantet ha lavorato un giorno alla settimana, per tre ore, per un anno, con cinquanta alunni che si sono offerti volontari per fare un film. Ne sono rimasti esattamente la metà. Una preparazione lunghissima ma intrigante, quasi impossibile, che si è rivelata una delle scommesse più belle e riuscite di quest’annata cinematografica.

Ne La classe i venticinque ragazzini, tra i 13 e 15 anni, danno prova di grande capacità di improvvisazione, come ammette lo stesso regista. Ma è anche vero che ci sono state molte prove, il gruppo ha lavorato tanto, e indizi che aiutassero i ragazzi ci sono sempre stati. E dopo aver finito di vedere il film, in cui si ha la sensazione di assistere, come in La schivata o Cous Cous del prima citato Kechiche, alla piena rappresentazione della realtà, non si può non pensare che dietro ci sia una sceneggiatura che abbia dei dialoghi di ferro.

Vera improvvisazione o grande preparazione nella stesura delle battute, poco importa: il risultato è eccellente. E mette in scena una piccola res publica (verso la fine viene citato il testo di Platone, non a caso) dove ci si interroga soprattutto sul concetto di democrazia. Sotto l’apparente “maschera” del non giudizio, Cantet ammette di avere una propria idea riguardo tutto ciò che accade nel film.

Un film che mette in scena la realtà del melting pot francese: facile allargare il discorso all’intera società occidentale. Tra le mura della scuola si arriva con la propria rabbia, le proprie frustazioni, la propria storia. Ma di nessuno dei ragazzi -quasi- si sa nulla. E nemmeno dei professori. Soprattutto del protagonista, interpretato dallo stesso François Bégaudeau che ha scritto il libro da cui il film è tratto e ne ha anche scritto la sceneggiatura.

Da una parte c’è la nuova generazione degli adolescenti (ancora) eterni ribelli, ma cresciuti in una società che sembra impossibilitata a dar loro una reale linea guida. Nonostante gli sforzi continui, il loro professore di lettere rischia seriamente di perdere la pazienza e di non capire più quale sia il suo ruolo. E soprattutto di capire se il suo ruolo ha un senso profondo che lo convinca ad andare avanti.

E non a caso una delle battute più forti, incredibili e terribili de La classe è rivolta a Bégaudeau da una silenziosissima alunna che, alla fine dell’anno, si chiede a cosa serva studiare quello che si studia a scuola, visto che non è riuscita a imparare nulla. Il senso di amarezza (forse di sconfitta) aumenta se si pensa alla fine che fa l’alunno Souleymane. Il rapporto umano tra professore e alunno è mancato del tutto in favore di un’applicazione di regole standard, che odorano di ipocrisia, e che a tratti sfiorano il ridicolo (si veda la proposta della “patente a punti” per la condotta).

Lungo tutto La classe è fondamentale l’uso della parola, dell’espressione da usare nel momento più corretto e della capacità di esprimersi in “bella lingua”. Da una parte ancora una lotta, oltre a quelle prima citate che si avvicinano spesso anche al razzismo tra alunni stessi: si tratta dell’uso della parola da parte del professore e dell’uso della parola “giovanilizzata” dagli alunni. Dall’altra parte la parola è vista anche come strumento d’integrazione, questa difficile sconosciuta. C’è l’alunno cinese che deve iniziare dal nulla, attirando inquietanti battute di scherno da altri ragazzi, che comunque non conoscono ancora la loro stessa lingua. E c’è poi la figura della madre di Souleymane, che capisce il francese ma non lo parla: nel momento dell’avviso che il figlio è stato cacciato, i suoi occhi esprimono una frustrazione infinita.

Purtroppo scrivere qualcosa di più a proposito sembra una missione impossibile, visto il costume barbaro e ignobile del doppiaggio, che uccide letteralmente metà di una pellicola diretta in questo modo. E quindi non vediamo l’ora di recuperare la versione originale, convinti che stupirà forse il doppio di quanto non abbia già fatto. Perché offre infiniti spunti, dà la possibilità di essere letto da decine di prospettive, si presta ad essere analizzato sotto molti tagli. Proprio quello che deve fare un grande film.

Voto Gabriele: 9

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di giovanny

    giovanny

    11 ott 2008 - 02:26 - #1
    -1 punto
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    Appena tornato dalla visione di questa sottospecie di capolavoro!
    come si dice? piace o non piace…ok a chi scrive non piace per niente, anzi ANNOIA da morire..come Gabriele ha detto ” e non solo lui” il film ha un’aspetto documentaristico anche se non lo è davvero. una sceneggiatura c’è..e ANNOIA DA MORIRE! sono d’accordo sull’assurdità della “patente a punti” e delle varie discussioni che ne possono scaturire, ma levando questo mi sono trovato una pellicola di DUE ore, e dico DUE ore che non da nessun tipo di emozione, se non al massimo ricordare i tempi in cui sedevo nei banchi di scuola..ora non è passato molto tempo e nella mia scuola non eravamo dei veri “signori” ma un modo di comportarsi ce lo avevamo, e quello che ho visto stasera secondo me era un attimino forzato..che la classe sia un pretesto? ci posso anche stare, ma allora tagliamo almeno un’ora di film dove sembra solo ed esclusivamente di assistere ad una improbabile lezione a dei ragazzini di 15 anni.
    Poi se pensiamo che la palma d’oro anni fa è stata vinta da un film come Pulp Fiction e adesso ha vinto questo mi vengono da pensare 3 cose….
    1^ Quest’anno a Cannes non è arrivato proprio NIENTE!
    2^ Ma che razza di allucinoggeno girava nella giuria in quei giorni?
    3^ Ok hanno confuso i titoli dei film
    Si forse sono un pò troppo categorico ma ripeto NOIA MORTALE!!!!
    non sò magari per me semplicemente il CINEMA è un’altra cosa! e non mi piace quando spunta fuori qualcosa che semplicemente perchè esce fuori dagli schemi viene osannato a capolavoro, con questo non voglio attaccare la critica di Gabriele che come ho letto ha le sue motivazioni per amare questo film, io semplicemente non le condivido…tutto qua!

  • eggenbergurbock 23

    11 ott 2008 - 11:21 - #2
    -1 punto
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    @giovanny: non entro nel merito del film che non ho ancora visto, solo non capisco davvero quelli che dicono “il cinema è/deve essere un’altra cosa” ecc… boh chi ha il diritto di dire cosa dovrebbe essere il cinema? il cinema è quello che è e quello che ne fanno i registi, basta, il resto sono gusti personali e desideri, ma nessuno ha il diritto, nemmeno il maggiore esperto di cinema sulla terra, di dire cosa dovrebbe essere il cinema …
    poi ovviamente son gusti, anch a me non piacciono certi tipi di film ma se qualcuno li fa e li guarda hanno motivo d’esistere e contribuire a definire il cinema …

    detto questo il film non mi ispira tantissimo, comunque andrò a vederlo speranzoso, di solito a cannes hanno dei bei gusti …

  • Profilo di giovanny

    giovanny

    11 ott 2008 - 13:50 - #3
    0 punti
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    Ovviamente ognuno ha i suoi gusti…e come ho già setto “PER ME” il cinema è un’altra cosa..e direi meno male che non tutti la pensiamo nello stesso modo..non si possono e non si vogliono avere tutti SPIELBERG o CRONENBERG o TARANTINO

  • Cine-ignorante

    15 ott 2008 - 09:25 - #4
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    A mio avviso il film non dovrebbe essere giudicato per la lunghezza associata alla mancanza di ritmo (credo che si intenda questo per “annoia da morire”). Il film è un riuscito laboratorio di realismo che probabilmente il doppiaggio italiano annacqua. Il professore di lettere comunque rimane un personaggio perfetto: quanti professori sono stati tratteggiati al cinema come emblemi di perfetta abnegazione e capacità di condurre i ragazzi per la buona strada? Françoise invece ci mette impegno ma è umano, i suoi errori si ripercuotono (in alcuni casi in forma amplificata) sui suoi studenti, e in questo è “vero” molto più che gli altri prof visti in azione nei film sulla scuola. Per quanto riguarda il fatto che qualche anno fa la scuola non fosse un rumoroso mercato, beh… purtroppo posso affermare che la classe di Bégaudeau è nella media MOLTO più multietnica di una qualsiasi italiana, ma in quanto a “difficoltà” mi sa proprio che li battiamo!

  • laLalla

    24 apr 2009 - 19:55 - #5
    0 punti
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    A me non è piaciuto per niente….nn credo che dei ragazzi di 15 anni siano così maleducati e ne so qualkosa visto che anke io sono una teen-agers. Anke i prof. di quel film sentivano delle parolacce e si giravano dall’altra parte! Questo film da proprio il buon esempio!!