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Memorie di una Geisha

Pubblicato: 17 dic 2005 da giuliano

Commenti dei lettori

Memorie di una Geisha nelle Sale d' Italia già da oggiImmaginare di scrivere una storia, di narrare di costumi orientali con il piglio del cinema americano, oltre che non facile, rischia di essere anche fuorviante. Eppure, diamo atto a Steven Spielberg, di aver centrato, insieme alla regia affidata a Rob Marshall, la delicatezza di questa figura lontana e, in parte improponibile alla nostra civiltà, come quella della geisha.
Se non fosse una storia ispirata a vicende accadute, la vita di Chiyo ( Siyi Zhang ), bambina di nove anni venduta dalla sua famiglia ad una casa di geisha, sembrerebbe l’ amaro inizio della favola di Cenerentola, con la figura esile e sofferta della protagonista che briga per crearsi una collocazione in una famiglia che gli è ostile fin dall’ inizio. E, proprio come Cenerentola, Chyvo, è una bambina che dovrà crescere in fretta e imparare da subito le prevaricazioni di un ambiente che le mette contro quella sua stessa bellezza, quella asprezza, se vogliamo, in contrapposizione all’ arrivismo di Hatsumomo ( Gong Li ), altra geisha, in perenne conflitto con la ragazza e il suo mondo circostante.

Non si può restare insensibile al fascino di Chyvo, alla forza interiore di uno spirito libero, ribelle, ma apparentemente rassegnato, agli sguardi ora dolci, ora impetuosi, che si mischiano alla speranza di un riscatto interiore che dovrà venire dalla scelta di un uomo. Così come non si può restare indifferenti a quella bellezza pura nei visi bianchi di cipria….

Perché piacerà questo film, tanto distante dalla nostra civiltà, dalla nostra cultura e dai nostri costumi. Forse perché in “ Memorie di una Geisha “ ci si sforza di credere alle fiabe, oppure, più probabilmente, perché sappiamo bene che di fiaba non si parla e, ciò che è confezionato col taglio di una favola, altro non è che una realtà lontana, nel tempo e nello spazio, ma coi sapori profondamente drammatici di quella civiltà.
Bisogna dar atto a produttori e registi di esser riusciti a creare un’ ambientazione artistica di sicuro effetto, non foss’ altro per non essersi distaccati mai dalla vera realtà di questa cultura orientale. Luci soffuse, colori, scenografie impetuose e soavi, commenti musicali in linea con le immagini, avvolgono l’ atmosfera ora dolce, ora amara come il fiele, che si mischia agli sguardi trasognati della donna orientale del tempo. Anche la ritualità, dal trucco, alla scelta del Kimono, è cadenzata da quel ritmo lento e leggiadro in sintonia con le fattezze della geisha. Ma, come un monito foriero di improvvisi cambiamenti, incombe la guerra in questa spiritualità effimera e col secondo conflitto mondiale, quello che pareva un assunto granitico di una cultura impermeabile al resto del mondo, si incrina per poi sgretolarsi sotto l’ impeto di modelli più dinamici rappresentati dai costumi e dalla cultura occidentale, cui alla fine finisce per inchinarsi.

Modelli diversi, contrapposte ideologie e visioni d’ insieme della vita, forse viste da una stessa prospettiva, dall’ autore del romanzo, l’ americano Artur Golden, dal produttore e dal regista, anch’ essi americani. E, per quanti sforzi facciano per non intaccare con la propria visione del mondo tipicamente occidentale, l’ atmosfera quasi idilliaca, di quegli ambienti, finiscono col riflettere, fors’ anche eccessivamente, una scuola di pensiero troppo lontana dagli sguardi incantati delle geisha, creando ( oppure ponendo ), loro malgrado, proprio quell’ interrogativo che incomberà, pesante, sullo spettatore, alla fine della pellicola. Quale dei due mondi è più vero e disincantato dell’ altro?
Il risultato, forse unica pecca di tutto il film, l’ aver voluto ammantare i personaggi centrali della storia, dello stesso filone melodrammatico tanto caro a noi occidentali e, in questo percorso, la purezza delle forme, la grazia delle donne all’ interno delle geisha, finisce per soffrirne palesemente sotto quella larvata arroganza che proviene dalla supremazia di chi alla fine vince, riuscendo a trasmettere, con forza, modelli di cultura tanto distanti dalle soavi donne orientali.

Una favola, avevamo detto all’ inizio e come una favola triste, il film si conclude, non con Cenerentola che sposa il Principe Azzurro, ma con una geisha triste che finisce per non poterci insegnare più niente del suo mondo, internamente snaturato e troppo occidentalizzato, come quello che han finito per trasmetterle profondamente dentro l’ anima.

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • monica

    19 dic 2005 - 04:07 - #1
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    salve, inizio nello specificare che la prima parte di questo articolo non la condivido a pieno, specificando le mie ragioni. innanzitutto chiyo non può essere paragonata a cenerentola. entrambe con pensieri diveri, usare una frase del genere : E CHIYO PROPRIO COME CENERENTOLA… penso che sia eccessivo. la ragazza della favola intende trovare il suo principe azzurro e vivere felici e contenti in un castello; l’altra intende diventare una geisha conosciuta, capace di AVERE ciò che l’ha portata a diventare una geisha:il PRESIDENTE. avendo letto il libro, ne deduco che certo il paragone fatto con la fiaba può solo riferirsi all’ambiente di povertà, di sfruttamento a cui le 2 giovani sono costrettehatsumomo è solo um mezzo per spingere la giovane a credere ancor più ad un futuro tanto sognato: diventare una delle geishe più affermate di kyoto. mentre le sorrellastre di cenerentola hanno solo un ruolo secondario nella favola.cmq finisco col dire che non ho ancora avuto modo di vedere il film, cosa che farò molto presto. vi ringrazio per l’attenzione. Monica

  • Profilo di carla

    carla

    19 dic 2005 - 10:45 - #2
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    siamo noi che ringraziamo te, monica! avercene di lettori così attenti! torna a parlarcene quando lo hai visto!

  • claudia

    19 dic 2005 - 14:27 - #3
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    Salve Monika, io ho visto il film, te lo consiglio è molto bello io invece ho rivisto un accostamento con la Cenerentola di cui si parla nell’ articolo, prorpio per lo stesso motivo che hai ravvisato alla fine tu, nel tentativo di riscatto della Geisha, più che nella povertà pero’.
    Cmq penso che lo rivedrò, By, By,
    Claudia

  • azzurra

    19 dic 2005 - 16:08 - #4
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    Trovo la geisha, una figura di notevole interesse, non solo per la vicenda umana che l’accompagna ma per il fascino tutto orientale che la contraddistingue, per i “modi perfetti” che sa elargire, per il suo velato candore che traspare dal volto incipriato, simbolo di un rituale che solo le geisha sanno porre in atto.
    Nella recensione si mette in risalto, anche, il contesto storico del film e la vicenda umana della protagonista che finiscono col risentire dell’occidentalismo imperante dell’epoca e che sembra quasi intaccare quell’aurea surreale che la figura della geisha porta con sé.
    Credo, infine di dover sottolineare che questa favola ha, sicuramente, toni drammatici che sono frutto del dramma interiore della protagonista che cerca di adoprarsi in tutti i modi per entrare a far parte di quel mondo esclusivo che pone queste “bambine” di fronte ad un pubblico pagante e pretenzioso, verso il quale non possono permettersi di commettere alcun errore.
    Mi auguro di ritrovare nella visione del film lo stesso scenario prospettato nell’articolo e di vivere questa “favola drammatica” con lo stesso animo con cui ho letto la recensione.

  • Nicola

    20 dic 2005 - 16:04 - #5
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    Nella mia opinione avevo trovato il libro abbastanza noiosetto, tale da farmelo abbandonare (caso rarissimo) a metà. Però, leggendo la vostra recensione in effetti mi è tornata un poco di quella voglia di avventurarmi in un modo cosi diverso. La stessa voglia che avevo quando comprai il libro. Beh, vi farò sapere se ne è valsa la pena!

  • laura

    23 dic 2005 - 17:19 - #6
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    bello il libro … spero lo sia altrettanto il film

  • valerio

    23 dic 2005 - 20:41 - #7
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    Dedvo confessare che ho visto il film sollecitato dalla recensione….. che dire ne valeva davvero la pena, il film è bello e scorre liscio.
    Valerio

  • paolo apa

    25 dic 2005 - 22:21 - #8
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    Dove arrivano i barbari, la tradizione scompare. La geisha in 150 minuti passa da: “…arte in movimento” a “… diventiamo geishe perché non abbiamo altra scelta!”. I Romani hanno lasciato segni tangibili di cultura in ogni parte dell’impero. L’impero americano bordelli.

  • maria

    28 dic 2005 - 20:59 - #9
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    L’ambientazione così lontana da noi, nei tempi e nei luoghi, possono farci pensare a questa storia come ad una favola.Le stesse vicende, estrapolate da quel contesto e calate nel ns, perderebbero di certo l’alone di magia che i ritmi e la cultura dell’oriente gli conferiscono suscitando in noi sentimenti ed emozioni tutt’altro che positivi.
    Andrò a vedere il film con la speranza di ritrovarvi il fascino e l’incantesimo delle fiabe palesati nell’articolo.

  • Tra Virgolette

    29 dic 2005 - 22:47 - #10
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    Memorie di una geisha La piccola Chiyo ha solo 9 anni quando i genitori la vendono. Il suo destino non è quello di lavorare in un villaggio di pescatori come la sua famiglia, ma di diventare una geisha.
    Il suo ingresso nell’okiya (la casa di geishe a lei assegnat…

  • Francesca

    29 dic 2005 - 22:52 - #11
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    La piccola Chiyo ha solo 9 anni quando i genitori la vendono. Il suo destino non è quello di lavorare in un villaggio di pescatori come la sua famiglia, ma di diventare una geisha.
    Il suo ingresso nell’okiya (la casa di geishe a lei assegnata) è traumatico.
    Non solo è costretta a lavorare duramente tutti i giorni, ma deve subire le angherie della perfida Hatsumoto.
    Chiyo non comprende quel mondo, si ribella, cerca la fuga in diverse
    occasioni. Solo l’incontro fortuito con un uomo affascinante e generoso, il “direttore commerciale”, riesce a farle cambiare idea e atteggiamento. Da quell’istante in poi, il suo unico obiettivo sarà quello di studiare con dedizione e passione per trasformarsi in una splendida geisha. In cuor suo spera un giorno di conquistare il cuore di quell’uomo elegante e misterioso, che senza nemmeno rendersene conto l’ha presa per mano indicandole la via della felicità.

    Con il passare degli anni Chiyo diventa Sayuri, la geisha più desiderata
    dell’hanamachi, quella con più grazia e talento. La sua formidabile ascesa è però irrimediabilmente frenata dallo scoppio della guerra. Tutto muta irreversibilmente: il paesaggio e le persone. Le case delle geishe vengono distrutte, le ragazze e le loro protettrici sono costrette a fuggire e a cambiare radicalmente vita. Così fa anche Chiyo.

    La pellicola di Rob Marshall, tratta dal romanzo best seller di Arthur
    Golden “Memoirs of a Geisha” ha tanti pregi, ma anche qualche pecca.
    Tra le qualità c’è sicuramente quella di aver raggruppato un cast di ottimo
    livello, di aver fatto rivivere le affascinanti atmosfere e le magiche
    suggestioni che circondano le geishe. La fotografia, i paesaggi
    naturalistici e la scenografia tolgono il fiato, così come i costumi,
    preziosi e seducenti.
    I punti deboli del film sono dovuti alla mancanza di approfondimento e alla superficialità di alcuni momenti cruciali: la gavetta da schiava di Chiyo, la sua “prima volta” da geisha, lo scoppio della guerra, il suo bruciante conflitto interiore. La trama sembra eccessivamente banalizzata, soprattutto nel finale.

    Ma nel complesso il film mi è piaciuto. In modo diverso dal libro, che ho letto tutto d’un fiato un anno fa a Canterbury.
    La meravigliosa immagine di Sayuri in bilico su sandali spaventosamente alti, mentre volteggia a ritmo di musica durante il suo debutto da geisha, è una di quelle che trafiggono il cuore e regalano emozioni difficili da dimenticare.

  • lucy

    01 gen 2006 - 23:46 - #12
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    Mi spiace, la recensione prometteva bene, ma il film e lungo e prolisso e anche noioso, almeno secondo me,eppure Spielberg mi aveva convinto, vabbe, varrà per la prossima volta.
    Lucy

  • Annamiky

    16 apr 2008 - 15:00 - #13
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    Io sinceramente non mi trovo molto d’accordo con questa recensione. non penso che il film o il libro piacerà (o è piaciuto, per chi l’avesse già visto o letto) perchè riporta a credere nelle fiabe. io amo moltissimo il libro e accostare i desideri della piccola Chiyo a quelli di cenerentola… non mi sembra molto appropriato. è vero che vive anche lei in un luogo dove conosce solo maltrattamenti, ma Chiyo non ha come desiderio il diventare una geisha, anzi. diventa Sayuri Nitta solo per poter incontrare ancora il Presidente e se non sbaglio lo dice anche nel film: ogni cosa che lei ha fatto, è stata solo per lui. infatti, appena il presidente decide di divenire il suo danna, lei decide di lasciare l’okiya e la professione di geisha. io credo (ma quest’ultima parte del commento è giustamente opinabile) che il film o il libro piaccia perchè mostra prima di tutto una cultura lontanissima da noi come è quella giapponese, poi perchè racconta una vita piena di insicurezze, di sofferenze ma con infine un buon finale. a me è piaciuto per questo, per l’affascinante mondo dove Chiyo finisce e dove Sayuri inizia e per la delicatezza che questa ragazza ha. Sayuri era tra le geisha più rinomate del giappone, ma quando il presidente le si propone come danna, lei capisce realmente che nulla in confronto vale, e così lascia la vita da geisha.

  • Profilo di ceo_85

    ceo_85

    07 giu 2009 - 23:05 - #14
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    Una trasposizione cinematografica più che soddisfacente dell’omonimo romanzo capolavoro di Arthur Golden, Memorie di una Geisha è indubbiamente inferiore al libro ma ugualmente appassionante ed emozionante.
    La storia della piccola Chiyo strappata dalla sua povera famiglia e costretta suo malgrado a diventare Sayuri, la più grande geisha mai esistita in Giappone. La storia procede con un ritmo accelerato e in poco più di due ore ricopre oltre 15 anni della vita della protagonista, non sempre in modo chiaro, inoltre molti personaggi che ne libro ricoprono una certa importanza nel film sono appena accennati o non compaiono proprio, ma dopotutto si sa, è difficile fare un film da un romanzo e farsì che il primo sia all’altezza del secondo.
    Gli interpreti funzionano alla perfezione, con una graziosa, dolce, intelligentissima Zhang Ziyi, e con le bellissime, eleganti, sensuali Gong Li (talmente intensa nella sua bellezza, da provocare intorpidimento) e Michelle Yeoh, senza dimenticare l’ottimo Watanabe. Bellissime le musiche di John Williams, ottima l’ambientazione sempre suggestiva nonchè ricostruita notevolmente anche da un punto di vista storico, meravigliosi i costumi e il trucco, emozionante la scenografia, avvolgente la fotografia.
    La regia di Marshall è più che funzionale, e nel taglio che il regista intende dare al film risulta esser ineccepibile (l’estetica prende il sopravvento rispetto alla sceneggiatura, e nella sua maestosità visiva non fa rimpiangere la mancanza di profondità di alcuni personaggi o la sbrigatività del finale).
    Un film tecnicamente perfetto, ma che manca della completezza che alberga nel romanzo, ma che grazie alla portentosa presenza di un cast di primordine e di una buona regia risulta ugualmente riuscito.

  • cinzietta97

    27 nov 2010 - 21:01 - #15
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    scusate come faccio a vedere il film???