
Al Festival Internazionale del Film di Roma è il gran giorno di High School Musical 3: Senior Year. La proiezione per il pubblico è andata esauruita nel giro di pochissime ore, con un red carpet che, alle 16:30, ballerà sulle note del film con decine di ballerini pronti a travolgere i giovanissimi fan, dalle prime ore del mattino assiepati lungo la celebre passerella.
Nell’attesa che l’Auditorium venga travolto dalla passione giovanile, il Festival va avanti con le sue proiezioni, che stamattina sono sfociate nel contestatissimo Il Sangue dei Vinti di Michele Soavi. Tratto dal romanzo di Giampaolo Pansa, il film è finito nel mare delle polemiche, una volta annunciato al Festival, visto il ‘particolare tema trattato, con la storia di una famiglia lacerata dalle divisioni politiche sul finire della Seconda Guerra Mondiale.
Peccato che la qualità dell’opera abbia definitivamente messo la parola fine alle polemiche. Il film è un osceno pastrocchio che nulla ha a che vedere con il cinema. Più che un film da ‘evento speciale fuori concorso’, una fiction tv venuta male e capace di far parlare di sè solo ed esclusivamente per le polemiche politiche.

Un figlio partigiano e una figlia appartenente alla Milizia della Repubblica di Salò nell’Italia della Seconda Guerra Mondiale, con virate verso il thriller, portato sullo schermo come peggio si potesse fare. Si resta allibiti di fronte all’etichetta appioppata al film, a quell’ “evento speciale”, semplicemente sconfortante dopo aver avuto la certezza che di speciale la pellicola non ha proprio nulla.
Bravini Barbora Bobulova ed Alessandro Preziosi, non troppo convinto Michele Placido, con gioia rivisto in sala il desaparecidos Stefano Dionisi, per un film difficilmente salvabile.
Voto Federico: 4
La mattinata romana è proseguita con la sua ormai consueta ‘virata storica e politica’ con Good. Dopo averlo visto ieri, con l’ottimo Appaloosa, torna Viggo Mortensen al Festival Internazionale del Film di Roma, centrando nuovamente una performance da applausi, in un film che, di applausi, se ne è meritati giustamente pochi.
Semplicemente ‘idiota’, infatti, il personaggio interpretato da Mortensen, John Halder. Professore universitario durante l’ascesa di Hitler al potere, Halder pubblica un romanzo con l’eutanasia al centro della trama, rifacendosi all’esperienza personale vissuta con la madre, gravemente malata di demenza senile.
Il romanzo fa scalpore, appoggiando ‘indirettamente’ l’eutanasia, con Hitler stesso interessato ad esso, vista la possibilità di utilizzarlo come strumento di propaganda al regime. Chiamato dalla cancelleria del Fuhrer, ad Halder, fino ad allora non iscritto al partito e contrario ad esso, viene proposto di scrivere un saggio propagandistico sull’eutanasia stessa.
Il saggio sarà solo il primo passo che porterà il professore verso una carriera fulminante e alla deriva del nazismo, da lui preso sempre alla leggera, fino alla scoperta finale della dura ‘realtà’…
Poteva essere decisamente interessante questo Good, portato invece superficialmente sullo schermo da Vicente Amorim. Il personaggio dipinto dalla regista più che un uomo ‘tranquillo e pacifico’ risulta essere un totale idiota, servo affascinato dal potere, dal successo, codardo e pronto a tradire l’amico di sempre, ebreo, facendolo morire in un campo di concentramento.
Un uomo utilizzato come una marionetta dalla cancelleria del Fuhrer, incapace di vedere per anni la ‘vera faccia’ del nazismo, fino ad una dura, agghiacciante e particolarmente fastidiosa ‘realtà’ finale. Il mondo ovattato ed immaginifico di Halder il regista lo porta in sala con delle ‘visioni musicali’ che ogni tanto assalgono il professore. Una canzone che lo ossessiona e lo perseguita, comparendo improvvisamente e inspiegabilmente senza preavviso.
Proprio questa visione, diventata ormai ‘abituale’, porterà Halder alla consapevolezza che ciò che sta vedendo in un campo di concentramento non è solo nella sua testa ma la dura e folle realtà. Un appartenente alle SS che cade dalle nuvole sconvolto nel vedere gli ebrei trucidati in un campo di concentramento? Ebbene si, questo è Good…
Voto Federico: 4
ggrisoo
26 ott 2008 - 14:52 - #1forse troppo duro il commento su Good, che invece ho trovato un buon lavoro, con un pianosequenza finale decisamente riuscito. Mortensen in grande spolvero anche qui, è decisamente un attore con la A maiuscola
Figurati...
26 ott 2008 - 20:30 - #2Il film tratto da pansa è una cavolata ovviamente… ma se un Moretti mi fa un caimano qualsiasi o la Guzzanti tira fuori qualche aragosta, tutti gridano al capolavoro prima di vederlo…
danege
27 ott 2008 - 15:59 - #3Credo che chi ha scritto questa recensione, non abbia pienamente compreso il significato del film. Il protagonista non è un idiota, ma semplicemente un uomo come tutti, con famiglia e lavoro. Il suo pensiero è vivere la vita nel miglior modo possibile. Farà degli errori, come tutti. E credo che nella realtà ci siano state moltissime persone ignare di ciò che i nazisti facevano agli ebrei. Come anche all’interno delle SS parecchi siano stati costretti a piegarsi al volere di altri per sopravvivere. Che siano stati comportamenti giusti o sbagliati non sta a me deciderlo. Nelle cose occorre esserci in mezzo per poter valutare qualunque tipo di scelta.
E per la precisione, il protagonista non tradisce il suo amico ebreo, ma è sua moglie che lo denuncia proprio nel momento in cui lui era riuscito a trovargli il biglietto per farlo uscire dalla Germania.
fea
16 gen 2009 - 15:57 - #4non sono d’accordo con quanto detto su good. il personaggio di mortensen (interpretazione riuscitissima) non è un ‘idiota’: è una persona che sceglie di NON OPPORSI, di non reagire, di tacere. questo è un film che tratta esattamente della COLPA rappresentata dall’inerzia, dalla collaborazione concessa solo per mantenere il proprio quieto vivere. per questo l’ho trovato un bel lavoro, perchè parla anche di oggi: di quanto l’omertà sia ormai una colpa inaccettabile. il male è subdolo, signori. e non è che il professore non fosse in grado di vedere la vera faccia del nazismo: anzi è chiaro dal film che la conosceva perfettamente; ma preferiva dimenticare, passarci sopra, fingendo con se stesso che il suo avvicinarsi progressivo a quell’aberrante potere non volesse dire granchè: si trattava semplicemente di non buttar via la carriera et cetera. senza rendersi conto che i passi per quanto piccoli lo conducevano diritto alla perdizione. quella che acquista perciò nel lager, quanto sente la melodia, non è la conoscenza: ma la consapevolezza dell’enormità della sua colpa.