
Uscirà il 13 febbraio 2009 l’atteso nuovo film di Ron Howard, che si posiziona a metà della “saga” dedicata a Il Codice Da Vinci e Angeli e Demoni. Parliamo ovviamente di Frost/Nixon (sottotitolo italiano: Il duello), tratto dall’omonimo lavoro teatrale di Peter Morgan, sceneggiatore di The Queen e L’ultimo Re di Scozia.
Frost/Nixon - Il duello racconta dello storico incontro avvenuto tra Nixon e il giornalista televisivo Frost nel 1977, dopo che il primo, passato lo scandalo Watergate, era rimasto in silenzio per tre anni. Nixon scelse Frost pensando di uscirne facilmente vincitore, magari senza parlare proprio dello scandalo che lo vide invischiato, ma non sapeva che l’intervista sarebbe stato un vero scontro di abilità…
Frank Langella, che ha vinto un Tony per il suo ritratto di Nixon nella pièce, e Michael Sheen, interprete di Frost e di Tony Blair proprio in The Queen, rivestono i panni che hanno indossato a teatro. Accanto a loro Kevin Bacon, Sam Rockwell, Oliver Platt, Matthew Macfadyen, Toby Jones, Rebecca Hall e Max Elliott Slade.
Subito dopo il salto trovate il trailer in italiano.
paolino
11 nov 2008 - 15:04 - #1Ottimo! Lo vedrò a inizio dicembre a Sorrento… Speriamo mantenga le promesse!
Gio91
11 nov 2008 - 20:09 - #2ottimo trailer, entusiasmante
Kiaps
12 nov 2008 - 00:00 - #3Intrippantissimo!! Non vedo l’ora di vederlo!!
mauro-lanari
23 gen 2010 - 14:15 - #4La missione Apollo 13 fu “un fallimento di successo” e la NASA si trovò coi fondi tagliati. Dal 1995 Ron Howard approfondisce l’esame di quale sia il prezzo dell’ammettere una sconfitta. Chi s’azzarda nell’autocritica, cioè in quel che dovrebbe costituire l’esempio più elevato della cultura ominide, finisce come il Nixon mostratoci da questo capolavoro dell’ex “Happy Days”: viene ridicolizzato pubblicamente, secondo una modalità paleoantropologica che premia solo il più forte in machismo, appeal e celodurismo, tipo il suo rivale Kennedy playboy e fotogenico, modello d’invidia per i maschi, oggetto del desiderio per le donne. Il Nixon finzionale della pellicola avrebbe meritato una presidenza a vita, invece è passato alla storia col suffisso “-gate” applicato a ogni nuovo scandalo statunitense. Il “family boy” Cunningham si sta prendendo una solenne rivincita personale grazie a una filmografia tutta focalizzata verso i giochi omicidi alla Nash, il matriarcato alla Dan Brown e adesso il governo democratico imperniato ancora su princìpi etologici o entomologici. La severa autoanalisi e la denuncia della propria fragilità restano sempre e comunque roba da perdenti, fallaci e falliti, “loser” vergognosi e irrecuperabili al confronto di santi ed eroi senza macchia, invitti e invincibili. Il darwinismo sociale, o forse meglio dire sociobiologico su base genetica, persiste nell’annientare una selezione del migliore fondata sulla saggezza consapevole ed esplicita della nostra fin qui irrimediabile incapacità di non sbagliare.