W. (W., USA, 2008) di Oliver Stone; con Josh Brolin, Elizabeth Banks, Ioan Gruffudd, Thandie Newton, Ellen Burstyn, Jeffrey Wright, Richard Dreyfuss, James Cromwell, Scott Glenn, Jesse Bradford.
Il film che Oliver Stone dedica a George W. Bush arriva giusto subito dopo il film più distrutto del regista, ovvero World Trade Center: quasi Stone volesse prendere due piccioni con una fava. Innanzitutto cogliere la palla al balzo per tracciare la sua terza figura di Presidente americano, approfittando anche della sua inevitabile “partenza” dalla Casa Bianca, e poi rispondere alle accuse di patriottismo ricevute col precedente film.
Sin dall’annuncio della produzione, in molti giustamente abbiamo pensato ad un ritratto al vetriolo, e con pochi sconti, verso Bush jr., e tuttavia forse abbiamo dimenticato che la figura di Nixon nel secondo “capitolo” della presunta trilogia sui presidenti americani era descritto con una (tra l’altro riuscita) inedita umanità, non senza affondare il coltello quando ce n’era bisogno.
Come abbiamo detto all’epoca nelle nostre rassegne giornaliere sui film visti al Torino Film Festival, dove W. è stato il discusso film d’apertura, e comunque un grande colpo per la seconda edizione targata Moretti e Martini, è interessante incominciare a notare i diversi stili utilizzati da Stone per parlarci di tre figure che hanno lasciato il segno nella Storia americana e non solo.
Nel 1991 il regista ha diretto uno dei suoi film più celebri e riusciti, ossia JFK - Un caso ancora aperto. Non un biopic su Kennedy, ma un robusto film d’inchiesta che cerca di scavare sotto il mistero che ha sempre avvolto l’omicidio del presidente. Ritmo serrato, ricostruzione dei fatti, una parte finale da film giudiziario. Nel 1996 invece Stone dedica il suo vero biopic ad un presidente americano. Ne Gli intrighi del potere - Nixon il presidente c’è ed ha il volto e il fisico di Anthony Hopkins.
La storia narrata in quel film è quella soprattutto dell’attività politica, dove il punto focale è ovviamente il caso Watergate. E, come si diceva prima, Nixon è descritto anche con tratti umani, nonostante Stone non lo ammiri di certo. Sicuramente il regista di W. non ammira neanche George W. Bush, ma tuttavia fa un’operazione simile a quella già applicata al suo Nixon: tenta di umanizzare la figura del presidente. Ma questa volta non punta più sulla drammaticità, bensì sull’ironia.
Dalle confraternite alla Casa Bianca, dall’adolescenza fino al presente pre-Obama. W. è concentrato sostanzialmente sul rapporto che lega Bush jr. a Bush senior, e al peso che il primo si è dovuto trascinare a vita come una pesante eredità. Si dice che da adolescente Georgino sognasse di allenare una squadra di baseball: figurarsi che, per non deludere il papi, si è dovuto buttare in politica.
Il ritratto che Stone fa del suo presidente più moron di sempre continua con il vizio dell’alcool, che col tempo Bush ha abbandonato, “maturando”, e con l’incontro con la fede, che è diventata non a caso una delle sue armi politiche. Il fatto è che Stone cerca sicuramente di umanizzare la figura di George W. Bush e allo stesso tempo tenta di graffiare, ma W. non riesce ad essere minimamente potente sotto nessuno dei due aspetti.
C’è chi ha parlato di teatro delle marionette, c’è chi ha parlato di film piatto. Interpretato benissimo da tutti gli attori, con un Josh Brolin azzeccato fisicamente e capace di restituire ciò che Stone gli ha chiesto (notate l’incredibile gamma espressiva dell’attore, tutta confinata comunque sotto l’etichetta “stupido”?), il film non ha quel ritmo e quella genialità che molti avrebbero voluto.
Va bene che, alla fine, il giudizio di Stone è abbastanza chiaro, nonostante tutta la parte sulle armi di distruzione di massa sembri decisamente buttata via. La scena della conferenza stampa, durante la quale il presidente ammette di aver fatto degli errori ma non sa citarne neanche uno, è esplicativa in tal senso ed è uno dei momenti più azzeccati del film. Che non si guarda certo con fatica, ma non offre grandi spunti di riflessione, anzi.
E l’occasione di fare un gran film sfuma lungo tutto l’arco della pellicola. Ribadiamo un concetto già espresso, ma che forse sintetizza abbastanza bene il fatto che la pellicola sia poca cosa. In troppi hanno detto che W. è un film fuori tempo massimo, visto che ormai c’è Obama (ogni frecciata a distributori vari è voluta); qui si pensa esattamente il contrario, ossia che la figura di Bush, soprattutto da registi come Stone, forse dev’essere ancora ben metabolizzata. Paradossalmente, W. è un film fatto con troppo anticipo sui tempi.
Voto Gabriele: 5
Dal 9 gennaio al cinema nelle sale digitali.
Il 19 gennaio gennaio in prima serata su La7.
francesco8787878787
05 gen 2009 - 03:09 - #1qui si pensa esattamente il contrario, ossia che la figura di Bush, soprattutto da registi come Stone, forse dev’essere ancora ben metabolizzata. Paradossalmente, W. è un film fatto con troppo anticipo sui tempi.
Non ho visto il film, ma condivido che non Stone abbia sbagliato nel ritrarre troppo tempestivamente Bush…il vino bisogna farlo decantare, lo stesso vale per una biografia…Bush non è nelle mie simpatie ma non lo considero un personaggio da trattare solo con l’ironia…è un grave errore far passare un uomo solo come poco intelligente…si tende a “giustificarlo” anche se si esprime un’ottica opposta(perchè il pubblico piuttosto che con lui se la prende con chi gli ha permesso di giungere ad una carica presidenziale) ed a svilire la sua responsabilità. Io non credo che Bush sia stato poco intelligente…la strategia della tensione era un’arma che, innescata, poteva portarlo molto in alto, così come è stato nel suo paese, perchè non credo che in Europa abbia riscosso tante simpatie. Il problema è che non si è posto la possibilità di una situazione militare statica, che, tra l’altro è una prerogativa dell’esercito americano, a quanto pare. E non sarebbe stato più accattivante definire la dimensione umana non nella fase presidenziale o della sua vita precedente, ma quando ormai è decaduto e non ha più seguito…Dalle stelle alle stalle, del genere. O non sarebbe stato meglio aspettare l’operato di Obama? Perchè io tante differenze non ne vedo. Anzi la situazione non la vedo meglio, del tipo tante parole dolci, tanti entusiasmi, tanti slogan, ma, per quello che ho letto dall’autobiografia, atteggiamenti profondamente contraddittori. Brolin per me è bravissimo, il film lo vedo su la7.
JackBurton
05 gen 2009 - 09:51 - #2Su la7??! GRATIS??!
ALLA FACCIA DELLA CENSURA!
cinefil
05 gen 2009 - 12:11 - #3… un’intervista a Stone che chiarisce molto del perchè e del per come ha girato W: http://www.cinema.it/post/6649/intervista-a-oliver-stone
maxsydow88
05 gen 2009 - 17:11 - #4lunedì 19 gennaio su La7 danno “W” in prima serata.
lucio.21966
05 gen 2009 - 18:39 - #5Le difficoltà nella distribuzione italiana… possiamo immaginare perchè… hanno suggerito il colpo imprevisto (e basso) di una prima tv estemporanea…
E a questo punto imperdibile.
… la settimana scorsa è stato detto che il tempo dimostrerà che W è stato uno dei migliori presidenti della storia Usa…
… ieri sera è sull’ammiraglia del biscione in un approfondimento è stato detto che Craxi è stato uno dei più grandi statisti italiani…
elric79
05 gen 2009 - 19:49 - #6Grande La7 che da il film lunedi 19 gennaio….ancora non e’ uscito al cinema….alla facciaccia di questo governo ladro che questo film neanche lo ha fatto passare al festival del cinema di roma…….berlusca e’ amico intimo di bush e soci che tristezza….complimenti ancora a la7 che ha il corraggio di osare l’unica tv libera di questo paese che e’ in dittatura da 50 anni altro che rai e mediaset televisioni ipnotiche commerciali e strumentalizzate dal potere……..
francesco8787878787
05 gen 2009 - 23:59 - #7… ieri sera è sull’ammiraglia del biscione in un approfondimento è stato detto che Craxi è stato uno dei più grandi statisti italiani…
beh, berlusca prima lo ha usato con la legge sulle comunicazioni, poi c’ha remato contro dopo tangentopoli ed è asceso al cielo di presidente, infine, quando è stato accusato lui, l’ha trasformato in un martire della giustizia…
detto questo Craxi, per quello che dice mio padre, non è mai stato un grande statista ma nemmeno un farlocco alla berlusca…a me la prima repubblica non è mai piaciuta, d’altronde…ma tra Veltronix lo spazzolone e Berlusca ilò cesso, non so chi è messo meglio…sempre a contatto stanno.
JackBurton
07 gen 2009 - 00:21 - #8AHAHAHAHAH
Siete patetici, dietrologi poppanti! La verità è che per far vivere le idee di cui vi nutrite, avete BISOGNO di pensare che ci sia la censura.
Altrimenti la rivoluzione come la facciamo??!
Notte, compagni.