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Ponyo sulla scogliera - di Hayao Miyazaki: recensione in anteprima

Pubblicato: 04 mar 2009 da Gabriele C.

Commenti dei lettori

Ponyo sulla scogliera: trailer italianoPonyo sulla scogliera (Gake no ue no Ponyo, Giappone, 2008) di Hayao Miyazaki.

Sosuke, un bimbo di cinque anni, vive in cima a una scogliera affacciata su Inland Sea. Una mattina trova Ponyo, una pesciolina rossa con la testa incastrata in un barattolo di marmellata. Sosuke la salva e la mette in un secchio di plastica: ha deciso che se ne prenderà cura, vista la simpatia reciproca che subito scatta tra i due. Ma lo stregone Fujimoto, papà di Ponyo, è deciso a far tornare la figlia in mare…

Quando fu presentato in concorso a Venezia, dove fu snobbato dalla Giuria senza neanche un piccolo premio per il contributo tecnico, abbiamo definito Ponyo on the cliff by the sea, titolo internazionale della pellicola, il più infantile del film di Hayao Miyazaki. Riconfermiamo la nostra posizione, convinti che questa definizione sia solo una carta a favore delle intenzioni del maestro e dello straordinario risultato finale.

Di Miyazaki c’è chi ama un po’ tutto, e c’è invece chi ama di più il filone “maturo” di Mononoke e chi ama quello più “diretto” di Totoro. Pochi dubbi sul fatto che Ponyo sulla scogliera faccia parte del secondo ipotetico filone, e anzi ne radicalizzi tutti gli aspetti. Quindi dopo il già citato Totoro e dopo una perla del calibro di Kiki - Consegne a domicilio, Ponyo rappresenta l’estremizzazione totale della poesia fanciullesca di Miyazaki.

Realizzato per essere capito in modo immediato anche da un bambino di 5 anni, come ha dichiarato lo stesso regista, Ponyo sulla scogliera è un inno alla magia della semplicità raggiunto attraverso un lavoro sudato, studiato e puramente artigianale. In un’epoca di CG, Miyazaki prende carta e matita e realizza un film d’animazione a mano, e con 170000 tavole porta la favola della Sirenetta di Andersen nel suo mondo fatto di tematiche ambientaliste e magia irresistibile.

Chi storcerà il naso, perché ama il Miyazaki un po’ più cattivo di Mononoke, forse non ha mai capito del tutto il regista, o si è fermato solo ad uno dei risultati più estremi della sua filmografia: e forse non sarebbe azzardato definire Ponyo sulla scogliera l’altra faccia della medaglia di Princess Mononoke. Con questa consapevolezza in più ci si rende conto che il nuovo, grandissimo lavoro di Miyazaki funziona alla perfezione sia con i bambini, col suo mondo che bisognerebbe dare loro a colazione ogni mattina, sia con gli adulti.

Non si tratta di un addolcimento involontario, ma di una dichiarazione d’intenti fin dal prologo, praticamente muto, dolcissimo e geniale, con la pesciolina Ponyo e le sue adorabili sorelline. Non contando i titoli di testa, tra l’altro. E sotto la commozione, i momenti in cui anche i più duri si troveranno sciolti sulla poltrona e sotto le sincere risate ci sono ancora i mondi che rischiano di scontrarsi e, ora più che mai, si abbracciano in un fantastico inno alla speranza.

L’Occidente incontra l’Oriente (Andersen riletto da Miyazaki? Fermiamoci un attimo a pensare alla grandezza di questo fatto), il mondo del mare incontra la terra, e dopo lo tsunami -stupefacente la scena in cui il mare prende vita- arriva una riappacificazione solo dopo numerose prove. Prove che Sosuke (tenerissimo col cappellino da marinaio, ispirato alla figura del figlio Goro, e per questo si potrebbe aprire anche una lettura sulla famiglia nella filmografia del regista) dovrà affrontare per riuscire a salvare Ponyo e per salvare forse il destino di un mondo. Giungendo ad una consapevolezza in più, fatta di comprensione e attenzione, anche verso quelli che erano visti subito come i villain della situazione: quei valori che non appartengono agli adulti, in sostanza.

Miyazaki è ancora Miyazaki, con le sue invenzioni e le sue trovate che arricchiscono una base già ben calibrata e tutta da gustare. E ci regala un’altra personale iconcina da portarci dentro per sempre: quando parleremo di lui e dei suoi film, non si potrà non citare Ponyo stessa, in qualunque forma, pesciolina o bambina che ama il prosciutto, comunque personaggio già di culto. E c’è da dire che se effettivamente il personaggio Ponyo resterà nella memoria, è grazie anche alla canzoncina che, prima di vedere il film, aveva scatenato non poche riserve tra i fan.

Voto Gabriele: 9
Voto Simona: 9
Voto Carla: 9

Dal 20 marzo al cinema.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (5 Voti | Media: 4.2 su 5)
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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • m.a.r.s.

    04 mar 2009 - 03:44 - #1
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    visto in lingua originale con i sottotitoli in italiano, mesi fa…VOTO 10!
    UN 10 PIENO.
    come si fa a darre meno di 10 ai capolavori di miyazaki?
    ;)

  • Profilo di Carter

    Carter

    04 mar 2009 - 04:39 - #2
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    Un film assolutamente delizioso, che spero non venga rovinato da un doppiaggio magari troppo infantile!
    Detto ciò, l’unica cosa che mi ha lasciato interdetto è stato il finale, un po’ tirato via, per il resto assolutamente spettacolare e Ponyo è giù entrato di diritto nella storia dei personaggi di Miyazaki dritta accanto a Totoro!

  • Profilo di il Maltese

    il Maltese

    04 mar 2009 - 10:40 - #3
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    Davvero una bella recensione. Concordo quasi su tutto. Non mi piace la linea così marcata che vuole dividere Ponyo da Mononoke, il bello di Miyazaki è che fa contenti tutti, fornendo più chiavi di lettura. Secondo me non c’è un Miyazaki che fa film + adulti e film per bambini. Caro Gabriele, ti bacchetto sulla canzoncina: solo a voi di cineblog desto perpressità, gli utenti ne furono entusiasti ascoltando il trailer, ed a Venezia la cantavano tutti all’uscita dalla sala.

  • rraph

    04 mar 2009 - 11:52 - #4
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    sto resistendo da mesi alla tentazione di vederlo via fonti “alternative”… penso sia uno di quei film che va assolutamente visto al cinema prima di tutto…
    speriamo bene per il doppiaggio…
    non vedo l’ora che sia il 20 marzo.
    E comunque concordo sulla canzoncina… non riesco a smettere di cantarla… :)

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    04 mar 2009 - 15:38 - #5
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    @il Maltese: in realtà io me ne sono stato zitto zitto perché fu altamente criticata, ma non volevo per forza essere fuori dal coro sin da subito… Io coi miei amici la canticchiavo già prima di aver visto il film :)
    E a Venezia ero uno di quelli che, in fila sotto il sole rovente, la cantava ogni due minuti. E lo faccio ancora oggi!

  • Profilo di Simona M

    Simona M

    04 mar 2009 - 16:48 - #6
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    *lacrimuccia* io sono una di quelli che davanti alla fantasia mestosa del mondo di un Maestro come Miyazaki, non resiste e si commuove immancabilmente. E siccome, nell’animo, di anni ne ho soltanto tre, sono anche fra quelli che canticchiavano a Venezia (anche prima di Venezia) e canticchiano tutt’ora la canzoncina-tormentone. Così come la canzone di Totoro. Non c’è nulla da fare, ti entrano in testa e non le riesci più a scacciare! ;o)

  • koroz

    30 mar 2009 - 11:02 - #7
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    So che non mi farò dei nuovi amici.
    Ho visto tutti i film di Miyazaki, non tutti mi hanno convinto (Laputa sinceramente mi ha detto poco). Ho visto Ponyo una sola volta, ieri, e non mi ha convinto affatto. Il film apre una marea di interrogativi e non ne chiude uno. Perchè Sosuke chiama sua madre per nome? A che serve la figura del padre? Perchè il padre di Ponyo vuole distruggere il mondo e poi in un attimo cambia idea? La prova sostenuta da Sosuke non mi pare poi molto plausibile, chi ha figli come me conosce la volubilità e l’egoismo dei bambini nei confronti delle amicizie. Trovo che sia un film che, contrariamente a molti altri film di miyazaki, non apre interrogativi originali che lascino qualcosa su cui riflettere per giorni interi. Ci sono, come sempre, trovate carine, ma il film non mi ha “toccato” non è andato a “raschiare” dentro il mio inconscio. Se qualcuno mi sa dare qualche spiegazione in più mi farebbe piacere, però non mi dite che il film va “sentito” perchè questo lo so già e il problema per me è proprio lì. Tengo a dire che come per tutti gli ultimi film di Miyazaki (quelli distribuiti nei nostri cinema) lo andrò a vedere di nuovo, sia per il piacere della visione sia per una comprensione più approfondita. I film del “Maestro” sono sempre stati pieni di “fantasie” ma densi di contenuti profondamente drammatici e realistici che qui mancano del tutto. Non vorrei che come altri grandi maestri (Olmi e Coppola su tutti) in età avanzata si sia fatto prendere da un senile romanticismo, tipo… sono vecchio, stanco e stufo, lasciatemi vivere la mia vecchiaia in pace, i casini sbrigateveli da soli, io ora racconto una favoletta al nipotino… a che ora è pronta la minestrina? ho già un certo languorino…