Logo Blogo

Il bambino con il pigiama a righe: la recensione

Pubblicato: 02 feb 2009 da Fabio della Sala

Commenti dei lettori

Il bambino con il pigiama a righe locandinaIl bambino con il pigiama a righe (The Boy in the Striped Pyjamas, USA, 2008) di Mark Herman. Con David Thewlis, Vera Farmiga, Asa Butterfield, Zac Mattoon O’Brien, Domonkos Németh, Henry Kingsmill.

Germania, 1940. Bruno, un bambino di otto anni, è costretto a trasferirsi con la famiglia da Berlino ad una casa di campagna a causa della promozione del padre, un ufficiale nazista. La casa di “campagna” è in realtà un’abitazione adiacente ad un campo di concentramento. La sua curiosità lo porta ad avvicinarsi a quella che crede una “fattoria” dove conosce un bambino “dal pigiama a righe” di nome Shmuel che sta all’interno della recinzione…

Difficile essere originali parlando dei campi di concentramento e della Shoah. Il film è tratto dal romanzo dello scrittore irlandese John Boyne, e ondeggia tra il racconto favolistico e il crudo realismo. Il bambino con il pigiama a righe è forse il racconto di una favola che non è potuta essere tale, di un’amicizia che non è stata vissuta.

Il bambino con il pigiama a righe

Il produttore del film, David Heyman, ha sostenuto, citando Graham Greene, che “l’odio è il fallimento dell’immaginazione”, dandoci una buona chiave di lettura del film. Sia nella delicatezza della confezione (colonna sonora, fotografia) che nel punto di vista adottato (quello di Bruno, il bambino tedesco ignaro di ciò che gli adulti stanno compiendo), il regista sembra voler immergerci in una favola, ma si tratta di una favola che non riesce ad essere rappresentata

Bruno si trova di fronte a comportamenti e personaggi “strani” (come li definisce lui stesso) che non riesce a comprendere: il realismo delle situazioni e la crudezza delle vicende che gli accadono attorno tendono sempre a rompere l’incanto della favola che era pronto a vivere nella nuova casa di campagna. Suo malgrado si trova a vivere una situazione che va oltre la propria immaginazione, i giochi e le forme di rappresentazione che aveva sotto gli occhi.

Questo ci sembra ciò che lo sceneggiatore regista Mark Herman voglia suggerirci, ma lo fa in modo abbastanza convenzionale nella fase descrittiva di ambienti e personaggi tendendo a semplificare e a stilizzare i comportamenti degli adulti. Quando invece la favola diventa “horror”, la dove il film acquista inevitabilmente un pathos notevole, insiste fin troppo (utilizzando anche primi piani dei bambini) nel mostrarci ciò che non avremmo voluto che accadesse. E non basta chiudere un minuto prima la porta sull’inevitabile e l’irrapresentabile.

Voto Fabio: 6
Voto Gabriele: 7

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (2 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi
9 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • ashd

    02 feb 2009 - 11:44 - #1
    0 punti
    Up Down

    arriva un po’ tardi questa recensione, no?

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    02 feb 2009 - 11:45 - #2
    0 punti
    Up Down

    Però arriva.

  • carrie2

    02 feb 2009 - 12:30 - #3
    0 punti
    Up Down

    Concordo con Ashd sul ritardo della recensione!!! Non concordo invece sul voto, dovuto forse sulla chiave interpretativa.
    A mio avviso, oltre che ad un discorso di favola, si è voluto rappresentare l’assurdita’ del campo di concentramento visto attraverso gli occhi di un bambino, al quale certi disegni di malvagità tracciati dagli adulti, appaiono comunque inspiegabili davanti a qualsiasi chiarimento.
    Per me era almeno un 7 e mezzo.

  • llllllllll

    02 feb 2009 - 12:46 - #4
    0 punti
    Up Down

    tardi o presto cosa cambia? la qualità e il senso di un’interpretazione artistica sono direttamente connesse alla tempestività con cui le si manifestano?

  • Profilo di paolino

    paolino

    02 feb 2009 - 14:09 - #5
    0 punti
    Up Down

    se si tratta di invogliare o meno uno spettatore ad andare a vedere un film al cinema, sì! :)

  • llllllllll

    02 feb 2009 - 14:25 - #6
    0 punti
    Up Down

    @paolino: per quanto mi riguarda non leggo le recensioni di film che voglio andare a vedere, se non dopo la visione. Ma ovviamente è una questione personale. Se una recensione è un dato decisivo per la scelta o meno di un film allora hai ragione tu.

  • Profilo di neodie

    neodie

    02 feb 2009 - 15:11 - #7
    1 punto
    Up Down

    Il fatto è che dalle mie parti questo film lo hanno tolto ovunque…

  • scrooge81

    02 feb 2009 - 15:23 - #8
    -1 punto
    Up Down

    ahahahah grandissimo cineblog…sto film e’ uscito 7 anni fa…la prossima recensione quale sara’?ben hur?il monello?…ahahahah

  • Profilo di Carla - Cineblog

    Carla - Cineblog

    02 feb 2009 - 15:27 - #9
    0 punti
    Up Down

    @scrooge81: beh perché no? il monello e ben hur sono film da vedere e rivedere. i film hanno data di scadenza?!?