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Fortapasc: foto, trailer e locandina del film di Marco Risi su Giancarlo Siani

Pubblicato: 11 mar 2009 da Carla Cigognini

Fortapasc: le foto del film di Marco Risi su Giancarlo Siani

Il regista Marco Risi racconta, con Fortapasc, la storia del giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa a 26 anni nel 1985 da dieci colpi di pistola. Siani lavorava per Il Mattino ed è stato ammazzato dalla camorra. Il film analizza gli ultimi quattro mesi della sua vita.

Nei panni di Siani troviamo Libero De Rienzo, nel cast anche Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Gianfranco Gallo e Antonio Buonomo.

Di seguito trovate le foto, il trailer, la locandina e alcune curiosità raccontate dal regista Marco Risi. Il film sarà nelle sale il 20 marzo.

Fortapasc: le foto del film di Marco Risi su Giancarlo Siani
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Parla il regista Marco Risi:
“Fortapàsc è un termine volutamente storpiato che evoca il Fort Apache della tradizione western rendendo il senso dell’assedio alla città da parte della malavita. Nello stesso tempo descrive la drammatica situazione partenopea nei giorni dall’assassinio di Giancarlo Siani, ucciso a soli 26 anni da un commando camorrista nel 1985. Siani è l’unico giornalista eliminato dalla camorra perché nelle sue coraggiose inchieste per Il Mattino (prima da Torre Annunziata e poi da Napoli) aveva il difetto imperdonabile di informarsi, di verificare le notizie, di indagare sui fatti e di denunciare i misfatti. Ci sono voluti 12 anni e alcuni pentiti per assicurare finalmente alla giustizia i responsabili del delitto attualmente ancora in carcere.

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Rimasi molto colpito dall’uccisione di Siani, mi chiesi subito cosa avesse fatto questo ragazzo che vedevo nelle immagini ferito a morte, come sorpreso, sembrava appoggiato come qualcuno che non avesse nulla da nascondere né alcun motivo per proteggersi. Non era una vittima predestinata, e non si aspettava certo di essere colpito all’improvviso. A un certo punto, cinque anni fa, nacque una prima possibilità di girare un film sulla sua storia. Avevo letto un trattamento cinematografico, scritto da Andrea Purgatori e Jim Carrington, e avevo collaborato alla sceneggiatura per la quale abbiamo ottenuto immediatamente il finanziamento di Rai Cinema. Siamo arrivati ad uno stadio avanzato della preparazione ma strada facendo sono nati problemi di produzione e poco prima delle riprese il film è stato accantonato. Il grande merito di averlo fatto “rinascere” va dato - oltre che a Rai Cinema - ad Angelo Barbagallo, un produttore libero e coraggioso che mi ha messo in condizione di girare il film esattamente come lo volevo.

Sappiamo tutti quanto la Campania sia costantemente sotto osservazione per ciò che vi accade. Ma mentre in Gomorra tutto appare disperato, nel nostro caso e nonostante alla fine è la speranza ad essere uccisa, io mi auguro che lo spettatore possa provare il desiderio di somigliare al nostro protagonista. Fortapàsc è per me un film necessario – soprattutto nella Napoli umiliata e offesa di oggi – perché Giancarlo Siani può diventare un raggio di luce, una nuova speranza.

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Il film non è una biografia, non intende descrivere un’intera esistenza ma solo gli ultimi quattro mesi della vita di Giancarlo e l’atmosfera in cui è maturata la sua condanna a morte. Sono le ultime settimane di questo ragazzo che, partendo dal “quartiere bene” del Vomero, ogni giorno andava a sporcarsi come un giglio nel fango degli intrallazzi tra politica, corruzione e camorra a Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta. In una zona dove in quel periodo tutto ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto, un luogo ancora oggi territorio privilegiato di smistamento della droga. Giancarlo era un ragazzo allegro che amava il suo lavoro e cercava di farlo bene. Mi piaceva descrivere gli aspetti di quella sua vita privata così piena di passione ma anche di leggerezza, ricca di amici, interessi, avventure, donne, fidanzate, ma soprattutto il suo impegno per il lavoro. Non gli interessava fare il giornalista-impiegato, diceva, ma il giornalista-giornalista. Oggi l’Italia, tranne poche eccezioni, è diventata sempre più un Paese di giornalisti-impiegati e Giancarlo Siani si è trasformato in un simbolo per i veri giornalisti che amano il proprio mestiere tanto che a Napoli e dintorni sono state intitolate a suo nome numerose scuole.

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La famiglia Siani ci è stata molto vicina. Dopo la morte dei genitori di Giancarlo, a coltivarne la memoria sono rimasti suo fratello Paolo con la propria moglie e i loro figli, che non hanno mai conosciuto lo zio. Paolo ha letto il copione, si è commosso e si è rivelato per noi molto prezioso. Come lo è stata una ex fidanzata di Giancarlo a cui lui tra l’altro aveva rivelato di essere in possesso di alcuni importanti documenti destinati alla pubblicazione di un libro.

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Il fatto più emozionante è accaduta una settimana prima dell’inizio riprese quando è stata ritrovata in un agriturismo siciliano la vera Citroën Mehari di Giancarlo. Così abbiamo potuto utilizzare in scena la sua macchina guidata dal nostro protagonista Libero De Rienzo. Un giorno mentre eravamo in una strada del Vomero è passato per caso vicino al nostro set un amico di Giancarlo che ha riconosciuto la macchina e, commuovendosi fino alle lacrime, ci ha detto: “Mi raccomando fatelo bene questo film perché Giancarlo aveva un cuore grande così”.

Dopo molti provini e vari tentativi con diversi attori, è stato Libero ad ottenere il ruolo di Siani. Non è stata una scelta scontata, mi ha convinto la sua partecipazione emotiva e le cose che mi ha detto dopo aver letto il copione, che rivelavano quanto avesse capito il personaggio nella sua profondità e complessità. Quando poi l’ho visto per la prima volta truccato e vestito con gli abiti di scena, ho ritrovato in lui Giancarlo: ne aveva catturato l’anima.Non c’è bisogno forse di elencare gli altri attori, ma certamente a film ultimato, sia a me che ai miei collaboratori, gli interpreti ci appaiono più che mai credibili e convincenti, vorrei proprio dire “la faccia giusta” nel ruolo giusto”.

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • scrooge81

    11 mar 2009 - 12:04 - #1
    0 punti
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    e’ incredibile come in italia si girino (pure male) solo film sulla camorra o cinepanettoni…IL CINEMA ITALIANO FA SCHIFO!

  • Coxinator

    11 mar 2009 - 18:36 - #2
    0 punti
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    Camorristi schifosi, dovreste solo vergognarvi di aver distrutto una terra dove ci vivete pure voi (da topi nascosti, bella vita complimenti!), diamo pene esemplari anche ai politici corrotti, ci deve essere terra bruciata intorno a loro, non devono più ricoprire alcun incarico pubblico, basta non se ne può più di questa feccia.
    Il film sembra davvero interessante e incentrato su una figura davvero coraggiosa e dall’animo puro ed onesto, speriamo faccia riflettere tutti.

  • nGel

    12 mar 2009 - 10:35 - #3
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    sbaglio o c’è pure Renato Carpentieri?

  • "achille della Ragione

    23 mar 2009 - 17:03 - #4
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    Fortapasc: storia di un eroe per caso

    Con ventiquattro anni di ritardo la storia di Giancarlo Siani approda sugli schermi italiani in un film di Marco Risi, che si ispira alla lezione di impegno civile di Rosi, Petri, Damiani, Squitieri, grandi registi che hanno fatto grande il cinema italiano.
    Fortapasc racconta gli ultimi quattro mesi di vita del giovane cronista napoletano, ucciso con dieci colpi di pistola perché con le sue inchieste aveva infastidito alcuni boss di Torre Annunziata. Sarà l’unico giornalista a cadere vittima della camorra.
    Una anteprima in pompa magna al teatro San Carlo alla presenza del presidente Napolitano ha sancito il ritorno a Napoli del cinema di impegno, dopo il trionfo internazionale di Gomorra, dal quale Fortapasc si differenzia per il diverso ritmo narrativo: non un reportage di guerra duro e spietato che intreccia racconti diversi, bensì la vita di un giovane amante del suo lavoro e soprattutto della verità.
    Il messaggio esorta alla speranza affinché il sacrificio di Giancarlo non sia stato vano, ma concorra a svegliare le coscienze ora che la camorra è divenuta più minacciosa e come una piovra dai mille tentacoli si avvia ad avvolgere tutta l’Italia. Un ricordo esteso alle tante vittime della criminalità organizzate, i cui parenti compaiono numerosi come comparse nella pellicola.
    Purtroppo nulla è cambiato, se non in peggio, in questi lunghi anni: il fortino del clan Gionta è sempre lì, nel quadrilatero delle carceri nel centro antico di Torre Annunziata, mentre la malavita continua a dilagare indisturbata grazie all’inefficienza dello Stato.
    Vi è pure una sottile denunzia della precarietà della professione giornalistica, Giancarlo era un apprendista che sognava di essere assunto dal Mattino, oggi un esercito di quarantamila precari si confronta con pochi redattori super pagati e colmi di privilegi. Persiste ancora la differenza citata nel film tra giornalisti- giornalisti e giornalisti – impiegati: Giancarlo faceva parte della prima categoria, agiva con coerenza ed ha pagato il suo coraggio con la vita.
    Il film è scandito da personaggi vivi, solo alcuni immaginari, disegnati con grande abilità ed interpretati da attori molto bravi: il capitano della locale stazione dei carabinieri, tristemente disilluso, ha la grinta di un Giuliano Gemma d’annata, Massimiliano Gallo si estolle vigoroso in una squallida marea di anime malvagie, mentre Ennio Fantastichini è un sindaco colluso, che ci rammenta le kafkiane riunioni del consiglio comunale rese celebri dalle Mani sulla città.
    La tensione aumenta quando si entra nei vicoli puteolenti e diroccati del centro storico e respirando un’atmosfera di morte, si percepisce chiaramente la prepotente legge dei più forti: degli Alfieri, dei Nuvoletta, dei Gionta e di tutti i clan che comandavano ieri come comandano oggi.
    Un contrasto lampante con lo sguardo dolce e tenace di Giancarlo, che sorride ingenuamente mentre i killer lo uccidono senza pietà, consapevole che il suo sacrificio servirà a mutare qualcosa se tutti noi sapremo conservarlo nella nostra memoria civile, soltanto così il suo martirio civile non sarà stato vano.
    Achille della Ragione

  • Profilo di cinestoico

    cinestoico

    03 apr 2009 - 00:31 - #5
    0 punti
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    Il film è onesto e narra bene la vicenda, la Camorra è ben interpretata dai fratelli Gallo a tutti gli altri, molto bravo Pecci, meno convincente a mio parere De Rienzo.

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