
Sì è concluso il Riff - Roma International Film Festival con la vittoria del sorprendente e imperdibile Hunger di Steve McQueen, già Camera d’Or a Cannes come miglior opera prima e presentato fuori concorso a Torino.
Il Palmarès di Hunger non conosce fine, quindi, e speriamo che questa vittoria italiana faccia sì che qualcosa si smuova nella nostra distribuzione. Il film di McQueen, un vero pugno allo stomaco, vede alcuni carcerati, attivisti dell’IRA, protestare nella prigione di Maze per ottenere lo status di prigionieri politici.
Tra scioperi dell’igiene e violenza spicca la storia di Bobby Sands, che intraprese per 66 giorni lo sciopero della fame: l’ultima parte del film vede il suo calvario e la sua lotta. Una vittoria ancora una volta, a detta dei presenti, più che meritata. Qui trovate tutto l’elenco dei vincitori.
the doctror
31 mar 2009 - 19:44 - #1se non ci sara un uscita nelle sale, speriamo per lo meno in quella home video.
mauro-lanari
09 feb 2011 - 23:39 - #2Due sottolineature registiche fulminee e fulminanti: “Suicidio? No, omicidio” e l’aut-aut morale, tertium non datur, che rende sordi psicosomaticamente o somatopsichicamente a qualsiasi tentatorio tentativo di compromesso. In entrambi i casi, rimarcando l’aspetto esistenzialista di decisione e scelta etiche, ne viene fuori un concetto generalissimo: no assoluto a ogni forma d’arrendevole e accondiscendente atteggiamento para-agostiniano (399: “flectamur facile, ne frangamur”, “De Catechizandis Rudibus” 14, 20; “pieghiamoci docilmente, per non essere spezzati”). Il film di McQueen intende far riflettere chiunque, ben oltre il semplice contesto da biopic su BS, Belfast e IRA. La cesura nello script circa gli ultimi 20 minuti e l’one (dead) man show è nettissima, devastante. Non c’è più religione o famiglia che tenga, ma solo la coerenza col proprio ideale di Vita Migliore.
mauro-lanari
10 feb 2011 - 16:15 - #3La locandina originale, un fotogramma del film, è un mandala escrementizio ed evacuatorio. Ma il curriculum dell’autore aggiunge ulteriori dirompenti connotazioni. Subito dopo “Hunger”, infatti, McQueen “espone nuovamente alla Biennale d’Arti Visive di Venezia, all’interno del padiglione britannico, proponendo un film che vede protagonisti proprio i Giardini di Venezia (dove si tiene appunto parte dell’esposto della Biennale), visti nel periodo meno chiassoso, evidenziando perciò la discrepanza tra i sei mesi che ogni due anni vedono quella zona protagonista, e i rimanenti diciotto, dove rimane la desolazione” (Wp). Quel che gl’interessa è dunque mostrare la mostruosa realtà una volta smantellati gl’addobbi luccicanti e lontano dal frastornante clamore del dì di festa. Disadorno e dimesso, ci svela alla lettera l’uomo nudo e crudo dall’incipit del film sino all’epilogo. C’elenca la lista completa dei liquami organici: bolo alimentare, urofecalità, sperma (sotto la coperta), sputo di saliva, rigagnolo di lacrima, vomito, sangue da tingere una vasca colma o un water, siero da decubito. Più che un jail movie assurto a livello di metafisica, è l’”H-Block” preso a emblema della cattività dell’intero cosmo d’enti ed eventi. Lo sguardo registico sceglie il taglio chirurgicamente asettico, gelido, un ghiaccio che provoca ustioni di 3º grado.