A primavera 2010 partiranno le riprese de L’illusione del bene, nuovo film di Cristina Comencini. Sceneggiato da Stefano Rulli e Sandro Petraglia, il film è tratto dall’omonimo romanzo pubblicato dalla regista nel 2007. “Sarà una storia d’amore che mette faccia a faccia la stessa generazione di qua e di là del Muro di Berlino” afferma il produttore Riccardo Tozzi . “Per il ruolo di Mario, penso a un grande attore italiano, in quella zona d’età ce ne sono tre o quattro“. Tra i possibili candidati Tony Servillo, Silvio Orlando e Sergio Castellitto.
Il protagonista è un uomo svuotato, malinconico, deluso. Ha creduto con passione all’ideale comunista e, dopo quasi dieci anni, non si è ancora del tutto rassegnato al crollo di un mondo e alla resa di quanti, come lui, avevano coltivato quella fede politica. Mario ha creduto con altrettanta passione nella famiglia, e ha cercato di crearsene una: non ci è riuscito, nonostante abbia cresciuto con dedizione e con pazienza prima i figli della moglie e poi quello nato dal suo matrimonio. E nemmeno le dinamiche del fallimento del rapporto coniugale gli sono poi molto chiare: l’amore che lo lega ai tre figli rimane dunque l’unica certezza della sua vita. Anche sul fronte professionale - è giornalista televisivo - sente fatiche e stanchezze: con la vittoria della destra è stato epurato e adesso vivacchia in radio, senza più desideri né ambizioni. L’incontro occasionale con Sonja, una giovane pianista russa che vive con l’altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento.
Fonte: CineCittàNews
ccbaxter
15 giu 2009 - 14:28 - #1Uomini svuotati (svuotati!), malinconici (ovviamente), delusi, falliti… tutto è naufragato, tutto, tutto!: l’ideale comunista (il pubblico) e la famiglia (il privato), resistono solo i figli, va’ a sapere perché, nell’universo affettivo di questo ennesimo, angoscioso ritratto di zombie cinquantenne borghese romanesco del ceto medio-alto evoluto “de sinistra” di cui fa parte l’autrice. Un soggetto che ci è stato ammannito più e più volte fino alla nausea, anzi: al vomito! Roba da uccidersi! Ma è mai possibile, dico io, che in Italia si continuino a produrre ancora film così? Su soggetti così frusti e ipocriti? Come faccia la Comencini a conciliare la pietà per il travolto dal crollo del comunismo (ammesso che questo personaggio, nella realtà, esista! Ma è mai esistito, poi? - comincio a chiedermi), e la sua flagrante dolce vita di bella signora divisa tra l’analista, l’attico con filippina, e la villa all’Argentario, dio solo lo sa! Nostalgica dell’utopia comunista? Persino schernire questa schizofrenica contraddizione è diventato frusto, non si può più sentire! Ma quand’è che questa generazione di maniaco depressivi cronici da attico, villa all’Argentario, e ci leverà il disturbo? Se non altro per ridare una speranza al comunismo!
A N N A
15 giu 2009 - 20:40 - #2solo a leggere il post mi è venuta voglia di suicidarmi
Axel Foley
16 giu 2009 - 08:40 - #3Ridare una speranza al comunismo?Sì,è proprio quello che si augurano i sopravvissuti alle detenzioni in Siberia,in Cina,a Cuba,in Corea…….
Siamo nel XXI secolo,amico,torna fra noi!