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A Single Man - di Tom Ford: recensione in anteprima

Pubblicato: 12 gen 2010 da Gabriele C.

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A Single Man - di Tom Ford: recensione in anteprimaA Single Man (A Single Man, USA, 2009) di Tom Ford; con Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode, Ginnifer Goodwin, Nicholas Hoult, Paulette Lamori, Lee Pace, Ridge Canipe, Keri Lynn Pratt, Ryan Simpkins.

George è un professore inglese che lavora in California. Ha da poco perso il suo compagno Jim, e si appresta a vivere una giornata di dolore e incontri: con l’amica del cuore Charlotte, con un ragazzo, e con un allievo che sembra stia scoprendo la sua omosessualità e che sia davvero interessato a lui…

Lo stile e il messaggio, la superficie e l’anima. L’esordio di Tom Ford quasi obbliga a ragionare sulla dicotomia tra i due concetti cinematografici, fra “come” si gira e ciò che si vuole esprimere. Tom Ford, stilista di successo prima per Gucci e poi creatore di un suo marchio personale, esordisce alla regia con l’adattamento per il grande schermo di un pilastro della cultura queer, ovvero Un uomo solo di Christopher Isherwood, e lo fa come tutti avremmo potuto ben immaginarci.

Tom Ford ha vissuto tutta la vita tra le luci delle passerelle, osservando i fotografi al lavoro con modelli e vestiti, cogliendo tutta la tecnica che sta dietro al mondo patinato della moda. Ha imparato bene, e il suo bagaglio personale lo porta di peso nel suo esordio nel mondo del cinema: A Single Man è un’opera raffinatissima, di eleganza formale maniacale, che in molti definirebbero laccata. Gli si può fare un torto per questo?

La risposta è meno scontata di quel che sembra. Qui, spesso e volentieri, si sono recensiti film belli, a volte bellissimi da vedere ma che poco potevano fare sul reparto emozionale o anche solo intellettuale, preferendo spesso film “poveri” ma con uno sguardo interessante. E’ il rischio di ogni film “ben fatto”, non è di certo una grande novità.

A Single Man è sicuramente un film ben fatto, e questo è sotto gli occhi di tutti. Verrebbe da paragonare la regia e l’apparato tecnico di cui Ford si avvale ad un abito firmato dallo stesso regista, o addirittura proprio ad una sfilata. Non c’è nulla che non appaghi l’occhio, saturo di colori, rallenti, idee e suoni per tutta la durata del film. Però qui dovrebbe almeno accendersi un campanellino d’allarme: il fatto che A Single Man è un’opera prima.

Non è forse ovvio che una persona, al suo esordio dietro alla macchina da presa, non porti tutta la sua esperienza, tutto ciò che ha visto, tutto ciò che ha imparato? Evidentemente sì, però è un alibi fino ad un certo punto e che non assolve del tutto Ford, sinceramente. Va bene il discorso dell’opera prima e del portare il proprio vissuto “estetico”, ma non basta.

Però qui entra in gioco il secondo fattore, ciò che sta sotto la superficie. Perché A Single Man è un film meno banale e molto meno freddo di quello che si possa pensare. Sarà l’amore per il testo di partenza di Isherwood e per i suoi personaggi, in primis certamente il quello di George, ma Tom Ford riesce ad essere sincero per tutta la durata dell’opera. E non è un caso che, alla fin fine, il suo film fosse quello più onesto di tutto il concorso a Venezia.

Anche le ingenuità stilistiche alla fine rientrano in questa sincerità. Insomma: per illuminare i momenti più “felici” della giornata di George, quelli in cui il protagonista riesce a provare un’emozione dopo il terribile lutto di Jim, Ford chiede al direttore della fotografia Eduard Grau di illuminare letteralmente (!) la fotografia, passando dal freddo grigiore dell’annoiata vita borghese alla più calorosa illuminazione “in diretta”. E in un flashback in cui George e Jim si trovano sulle scogliere, c’è un patinato bianco e nero da rivista fashion. L’effetto può far storcere il naso: ma che cosa dovremmo pretendere?

Tutto questo, poi, non per narrare la storia di un amore omosessuale finito, ma 24 ore nella vita di un uomo. Un uomo solo, appunto. A Single Man è un decadente e tristissimo mélo che riesce a dirci qualcosa su un periodo, ovvero quello dell’America a cavallo tra i ‘50 e ‘60 (e l’atmosfera e la fotografia riescono a ridarne in qualche modo il senso estetico, anche se forse in modo un po’ derivativo), sull’Amore e sulle relazioni personali.

Gli incontri che George ha nell’arco del film non sono certo casuali: il ragazzo nel parcheggio (il modello Jon Kortajarena), l’allievo Kenny (Nicholas Hoult: bravo e malizioso), interessato a George e verso il quale l’uomo sembra avere forse un cedimento, e poi Charley (Julianne Moore: magnifica), l’amica di sempre, innamorata o forse no del protagonista. E a loro modo questi incontri sono tappe di un percorso intimo che potrebbe portare ad un addio.

Fragilità e dolori. Tom Ford riesce benissimo a raccontarci questo percorso di George, un percorso di presa di coscienza della sua situazione, aiutato poi da una colonna sonora che, se vi volete bene, dovreste regalarvi subito, firmata da Abel Korzeniowski, ma con brani anche di Shigeru Umebayashi (non un caso!) e altri non originali.

E Colin Firth, meritata Coppa Volpi a Venezia (meno male), regala al personaggio una prova misurata e commovente. E’ grazie a lui se noi spettatori riusciamo ad immedesimarci nel suo percorso tra grigio e colore, tra lacrime e sorrisi, tra fantasmi e persone reali, per riscoprire che vita si sta vivendo e in che mo(n)do. Un percorso difficile e toccante, che mette alla prova l’amore, quello puro e senza sesso. Fino al momento in cui Lei arriva.

Voto Gabriele: 8
Voto Simona: 8.5

Dal 15 gennaio al cinema.

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di factorygirl82

    factorygirl82

    12 gen 2010 - 13:58 - #1
    1 punto
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    bella recensione, lo andrò a vedere sicuramente, ma spero per voi che nell’ultima frase non vi sia nascosto(neanche troppo bene)uno spoiler sul finale del film.

  • Profilo di orpheus

    orpheus

    12 gen 2010 - 15:21 - #2
    1 punto
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    Questa recensione mi rassicura un po’ temevo appunto fosse un film estremamente ricercato dal punto di vista visivo (un tentativo di emulare un po’ lo stile di Wong Kar-Wai lo vedo solo io?) e scarso dal punto di vista narrativo ed emotivo.

    La colonna sonora di Abel Korzeniowski e Shigeru Umebayashi è molto bella, mi auguro la considerino per gli Oscar.

  • Profilo di gabriele-c

    gabriele-c

    12 gen 2010 - 16:28 - #3
    1 punto
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    @factorygirl82: guarda il film prima, davvero. La frase è interpretabile in più modi.

    @orpheus: Tom Ford ha dichiarato di amare Wong Kar-Wai, e non a caso ha voluto far comporre a Umebayashi qualche brano. Tuttavia, un lavoro molto personale.

  • Profilo di white

    white

    12 gen 2010 - 16:29 - #4
    1 punto
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    *.*

  • Anonimo codardo

    12 gen 2010 - 19:44 - #5
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    Questa sì che è una recensione (ed un film). Non come quella eiuaculazione precoce di (e su) Avatar.

  • Profilo di sara010

    sara010

    13 gen 2010 - 00:16 - #6
    0 punti
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    Concordo con la recensione, anche perchè ho visto il film un mese fa e ho avuto il tempo di metabolizzarlo….Colin Firth è pazzesco, J. Moore è straordinaria, la fotografia è sublime e la colonna sonora è da urlo. Fin qui tutti d’accordo. Per me, comunque, al di là dell’esordio di tutto rispetto di Tom Ford, il valore aggiunto del film è un altro: dopo 5 minuti ti dimentichi che il protagonista è un omosessuale e ti trovi davanti soltanto il dolore straziante di un uomo. Chissenefrega se è gay o no, A Single man dimostra soltanto che davanti all’amore non ci sono differenze. Etero, gay, trans……quello che volete voi, l’importante è amare. Film raffinatissimo e toccante come pochi, eppure si arriva ai titoli di coda dribblando con eleganza qualsiasi tentazione strappalacrime. Chapeau.

  • Vituzzo

    18 gen 2010 - 19:25 - #7
    0 punti
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    Forse perchè ho amato molto il libro il film mi ha irritato e anche annoiato. L’eccessiva raffinatezza delle immagini non mi avrebbe disturbato se non fosse, secondo me, così poco adatta allo spirito del testo di Isherwood, ed anche al testo vero e proprio. E la sceneggiatura mi è sembrata così banale e, a tratti, quando più si discosta d Isherwood, quasi degna di una soap anni 80. Mi piacquero molto le atmosfere e la fotografia smaccatamente anni 50 di ‘Lontano dal Paradiso’, ma perchè mi sembrano giuste per la storia, non la snaturavano come mi pare succeda invece qui.

  • Profilo di friduchita

    friduchita

    24 gen 2010 - 10:48 - #8
    0 punti
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    PER FAVORE, NON CHIAMATELO UN FILM GAY!
    Perchè ridurre il significato di un film come “A single man”catalogandolo come icona della cultura gay? La pellicola di esordio di Tom Ford è una bellissima parabola sull’amore e sul dolore umano, sulla ricerca del senso della vita e sul valore dei rapporti umani. Che il protagonista sia omosessuale è solo un dettaglio, che non aggiunge e non toglie nulla alla storia.
    Il film è di una bellezza formale assoluta, ma non per questo il suo valore rimane solo in superficie, anzi la sua densità sorprende. Pur essendo ambientato negli anni ‘60 nella sceneggiatura spuntano richiami e interrogativi assolutamente contemporanei: la minaccia alla sicurezza del paese fatta strumento, la paura del diverso, di qualcosa che viene da un’altra cultura…
    L’interpretazione di tutti gli attori è eccellente, nel caso di Colin Firth raggiunge poi le corde del sublime senza mai indulgere nell’autocompiacimento.