
Finalmente uscito anche in Italia, Nemico Pubblico può essere ora commentato, giudicato, acclamato o distrutto da voi, fruitori della settima arte. Vi aspettavate qualcosa di più dall’atteso ritorno di Michael Mann in cabina di regia? Il film vi ha deluso, stupito, esaltato, annoiato o lasciato indifferenti? E tra i due attori, Johnny Depp e Christian Bale, chi ha vinto la ’sfida’ del più bravo? A voi la parola, a voi i commenti, c’è Nemico Pubblico da vivisezionare…
MattiaSS
08 nov 2009 - 12:30 - #1No, film noiosissimo e con un cast sprecato.
Il Coso
08 nov 2009 - 12:39 - #2 (nascondi)mi sono visto la seconda parte stamattina e mi è piaciuta molto
Il Coso
08 nov 2009 - 12:40 - #3 (nascondi)ma zombieland quando esce?vabbe sabato mi vedo la versione sott.
bobo_rfl
08 nov 2009 - 12:56 - #4L’ho scritto anche su un altro forum, per me è stato una delusione.
Il film non esplode mai, non riesco a trovare un momento dove mi ha
davvero coinvolto. Le due ore e venti sono state secondo me sfruttate male. Le
storie dei personaggi potevano essere più approfondite. La parte di Bale è
praticamente inesistente, avrà si e no 4 battute. Molto i momenti concitati di
sparatorie a colpi di Thompson, alcuni forse troppo lunghi. In definitiva un
film che avrebbe potuto dare di più. Al momento mi viene in mente un confronto
con American Gangster, anche se la storia è molto diversa, ma il genere è
quello, credo sia stato “raccontato” meglio. Mi aspettavo di
più.
buro83
08 nov 2009 - 13:16 - #5No invece a me il film è piaciuto. Secondo me Mann ha fatto un ottimo lavoro (come sempre) sia dal punto di vista registico che da quello della ricostruzione storica. Forse la prima parte è un po’ molle, ma la seconda a me a catturato tantissimo. Sulla caratterizzazione dei personaggi è molto buona quella di Depp/Dillinger, forse è vero che la parte di Bale/Purvis è meno approfondita, ma questo perchè a Mann non interessava fare il solito confronto tra criminale e agente dell’ordine, cosa che aveva già magistralmente fatto con Heat - la fida, bensì voleva rappresentare la storia di Dillinger e di come la fine di un epoca fosse rappresentata dalla fine di un uomo.
filippo mason
08 nov 2009 - 13:49 - #6lo definisco cool….come tutti i film di mann, subito non mi entusiasmano ma ho capito di avere davanti un grande film che bisogna imparare ad apprezzare. grandi i protagonisti
Seizer
08 nov 2009 - 16:43 - #7Noiosissimo e scontato, non vedevo l’ora che finisse!
Il Coso
08 nov 2009 - 17:11 - #87: te ne andavi prima
Onirepap
08 nov 2009 - 17:48 - #9Il film mi ha piaciucchiato, ma è innegabile che le due ore si sentivano tutte, registicamente impeccabile, ma l’ho trovato freddo, diciamo che non e’ il miglior film di Mann.
filippo mason
08 nov 2009 - 19:04 - #10alla fine mann è un regista freddo….è un cronista, non un romanziere..con il tempo lo si apprezza. ottimi i protagonisti. ripeto, cool!!!! per me merita parecchio:)
lauranewmoon
08 nov 2009 - 20:17 - #11 (nascondi)che pizza questi film! ma ancora a guardarvi i western state?
FRA UN PO’ ESCE IL FILM DELL’ANNO: NEW MOOON! CINEBLOG DOVETE PARLARE SOLO DI QUELLO!
P.S. EDWARD SEI BELLISSIMO!
bad-moon
08 nov 2009 - 21:27 - #12Dai laura metti il pigiamino e vai a nanna che domani devi andare all’asilo.
Cinnnefilo
08 nov 2009 - 23:29 - #13Il film mostra quanto Mann sia rimasto accecato dal progetto di base, tanto da perdere di vista la commistione scenica e sensoriale che un film dovrebbe lasciar emergere. Pur avendo concentrato la pellicola sull’associazione esistenziale tra un progetto di vita e la vita stessa di chi vi dedica il proprio lavoro, Mann finisce per perdere di vista le dinamiche narrative essenziali per scaturire un’immedesimazione costruttiva e coinvolgente con il personaggio. Depp rimane invischiato in un personaggio troppo freddo, tecnico, prevedibile nella sua eccentricità. La macchietta che lo figura estraneo alle disposizioni sociali eppure votato al sentimento più puro non tocca mai un livello di veridicità convincente. Anche il pianto per la cattura della ragazza e la scena finale finiscono per raggiungere un parrosismo stucchevole. In alcuni dialoghi si sfiora perfino l’imbarazzo, la ridicolezza: la sensazione è che il contesto cinematografico abbia cercato di affibbiare personalità agli attori, mentre quest’ultimi sembrano esser rimasti ingabbiati in un recinto formale e rigido, dal quale non si poteva uscire per rappresentare il messaggio di fondo del regista. Nonostante la buona prova attoriale, Bale e Depp non hanno modo di sviluppare una mimica facciale e comportamentale adeguata al contesto. Bella a mio avviso la scelta di evitare un confronto diretto tra i due antagonisti, ma la contrapposizione a distanza finisce per costituire un parallelo languido, precario, a tratti incerto. La pecca più grande però riguarda la mancanza di idee, il rigoroso oscillare tra una narrazione quasi documentaristica e la tendenza a ricercare un pavido conformismo di massa per la delicata categoria storica del film. In sostanza, una discreta delusione, considerando che con più di due ore di pellicola di poteva lavorare maggiormente sulla strutturazione dei personaggi, sull’introspezione psicologica, sul rapporto con l’ambiente. Un film senza passione, ricco di virtuosismi, piatto e linearmente confusionario. Ma se si sfrutta un personaggio come Dillinger bisogna saper e voler osare di più. Soprattutto se parliamo di Mann.
jj-drugo
09 nov 2009 - 00:10 - #14Qualche annotazione
-è che uno di quei rari film in cui il pubblico non parteggia per il personaggio principale negativo
-l’alta definizione (splendida in collateral) a volte mi ha dato l’effetto di telenovelas brasiliana anni ‘90
-molto bella la musica (come sempre)
-perchè tutte queste inquadrature strette sui volti ?
In conclusione direi che mi è piaciuto NI, mi aspettavo meglio
Ha ragione chi dice che gli attori non sono stati sfruttati
Seizer
09 nov 2009 - 00:29 - #15@Il Coso
Se ci fosse il soddisfatti o rimborsati anche al cinema, me ne sarei andato a fine primo tempo!
Pipischella
09 nov 2009 - 11:41 - #16Mann per me si è confermato uno dei più grandi registi in attività. E non sto a fare classifiche perché per prima non le sopporto, ma il suo tocco è innegabile. Il film è complesso, capisco che possa non piacere, ma per me si inscrive appieno nella poetica di Mann, è un western-gangster, il digitale è favoloso, Depp è come sempre perfetto. Non vedo l’ora di rivederlo. E poi rivederlo ancora e ancora.
Raffa!
09 nov 2009 - 13:56 - #17Ma ke dite?è stato strepitoso!! la sala nn ha fatto ke applaudire alla fine!! johnny depp impeccabile,Bale nn da meno scelte musicali ottime ,costumi e scene d’azione spettacolari…non so ke film abbiate visto voi ma x me è stato bellissimo!!
Breeezer
10 nov 2009 - 19:38 - #18Oddio allora io che film ho visto????????????????? lauranewmoon parla di western e io non ne ho visto nemmeno una traccia…mi sa che me lo dovrò riguardare…..mah…
Al Capone
23 nov 2009 - 14:53 - #19Ricostruzione storica abbondantemente rimaneggiata e reinventata.
Personaggi superficilalmente descritti.
Il film si regge solo su Depp e su i suoi continui primi piani.
mauro-lanari
05 mar 2010 - 16:15 - #20Troppa grazia, altro recentissimo capolavoro. Se ne “La leggenda di Beowulf” (2007) Zemeckis era ricorso a una “computer graphics” giudicata pessima pur di trascendere la tragedia greca e approdare direttamente all’epopea omerica, ossia alla condizione umana vista da un ateo che s’inventa la proiezione su entità divine di forze destinali maligne tanto occulte quanto cosmiche, invece Mann sforna un risultato analogo senza particolari effetti speciali. Già in “Collateral” (2004) sembrava volersi rifare all’Abel Ferrara di “King of New York” (1990), e stavolta ottiene un esito equivalente: nessun manicheismo bensì tutti contro tutti come delle cavie in una gabbia con la pavimentazione elettrificata, “Carpe diem” (”Il futuro è qui ora”) da disperati, una cappa nefasta che annichila ogni soggetto giungendo all’intercambiabilità totale degl’individui, dunque peggio del Friedkin che nel 1985, in “Vivere e morire a Los Angeles”, uccideva uno dei due protagonisti rimpiazzandolo con l’altro. Decisivo l’apporto (Spinotti) d’una fotografia livida, grigiastra, omologante e deprimente dalla prima all’ultima immagine. Ma impagabile l’idea d’una sceneggiatura che procede solo per cliché e stereotipi, una trama risaputa da sempre, la Storia e le storie come inumano eterno ritorno, e ritorno del negativo. Il film supera le due ore, però, secondo le più aggiornate statistiche di popolazione, vicende del genere si protraggono in media fra i 76 e gli 82 anni. “Niente di memorabile” è stato commentato da tanti, troppi; viceversa è memorabile proprio un simile attestato d’obliabilità. Non c’è spazio o tempo per eroi, romanticismi, perdenti di classe a o b, fascinazioni populiste, riflessioni sociologiche e politologiche; l’intreccio travolge ogni sensato distinguo e approfondimento. Chi prova noia è solo per formazione reattiva allo tsunami di stordenti atrocità e impotenze ad libitum, a un malessere che il vitalismo ottuso sa benissimo come rimuovere e negare. La perfetta ambientazione anni ‘30 si dissolve in tale messaggio perenne.