Il mondo dei replicanti (Surrogates) di Jonathan Mostow con Bruce Willis, Jack Noseworthy, James Ginty, Michael Cudlitz, Michael O’Toole, Ned Vaughn, Rachel Sterling, Radha Mitchell, Rosamund Pike, Ving Rhames
In un prossimo futuro, ogni rischio e pericolo per ciascun essere umano viene eliminato grazie all’uso di androidi robotizzati. I “surrogati” sono delle repliche robotiche perfette di ciascun individuo lo desideri e possono essere comandati dalle proprie abitazioni, grazie ad input sensoriali. I replicanti sono l’equivalente di un’idea iperuranica del loro originale. I volti sono levigati come il marmo, i corpi sono agili e performanti e qualunque danno ricevuto può essere riparato.
In un vicolo oscuro però viene assassinato il figlio dell’uomo che quattordici anni prima aveva dato vita al primo esperimento di replica robotica. Si tratta del il primo di una serie di omicidi compiuti grazie a una micidiale arma capace di uccidere non solo il clone robotico, ma anche l’essere umano che lo comanda. Sul caso indaga l’Agente Greer, affiancato dalla bionda collega Peters. Saranno coinvolti un gruppo di individui che rifiutano l’idea di vivere una vita fuori dal proprio corpo e che sognano un mondo di esseri umani in carne e ossa, guidati da un uomo misterioso che si fa chiamare “il profeta” e che inneggia alla rivoluzione.
Una volta ancora la traduzione scelta per il titolo italiano riesce a storpiare il senso del film. Sebbene il termine “replicante” sia frutto della letteratura sci-fi degli ultimi cinquanta anni, l’idea della “persona artificiale” risale addirittura alla mitologia classica. Il “topos narrativo” però rimanda direttamente alla forma dell’androide antropomorfo, esseri dall’aspetto umano ma dal cuore robotico. Il concetto di “surrogato” invece rappresenta un’idea relativamente nuova nel panorama della cinematografia fantascientifica, i robot del film di Mostow sono infatti sono infatti una versione analogica (non virtuale) dei corpi di Matrix, delle banche di organi, dei cloni biogenetici. Differenza sottile, ma non da poco dal punto di vista del messaggio del film.
Proviamo ora a fare un piccolo esercizio di memoria. Quanti sono i film del passato che mostravano tecnologie futuribili e che oggi sono alla portata di tutti. I cellulari, i navigatori satellitari, i computer, internet solo trenta rappresentavano sogni fantascientifici. Quanto Tom Cruise “spazzolava” le immagini in Minority Report non avremmo immaginato che lo stesso sistema sarebbe stato adottato dalle rassegne stampa televisive o da più moderni telefonini con touchscreen. La rappresentazione di un futuro in mano ai cloni e ai robot è quindi un monito che (forse) potrebbe rappresentare uno scenario non troppo incredibile, ma l’immaginario di Mostow proviene non a caso da Terminator 3, dove cloni e androidi sono di casa.
Appare alquanto singolare che Il mondo dei replicanti esca nei cinema più o meno contemporaneamente con Avatar di James Cameron. Sebbene i due film raccontino storie assai differenti, i termini utilizzati per i due titoli potrebbero essere considerati interscambiabili ai limiti del sinonimo. Il militare sulla sedia a rotelle che diventa un umanoide blu di Pandora non è così lontano come si possa credere dal Bruce Willis che entra nel suo stesso corpo robotico.
Surrogates, mascherato da detective story in chiave fantascientifica, lancia invece un messaggio forte e chiaro. La dipendenda dalla tecnologia rischia di diventare una droga peggiore rispetto a quella delle sostanze chimiche che alterano il nostro organismo. Impossibile disintossicarsi da una dipendenza se questa non è percepita in quanto tale, così non resta che una scelta drastica, una rivoluzione che richiede necessariamente delle perdite.
La sceneggiatura scritta da Michael Ferris e John D. Brancato è ispirata alla miniserie a fumetti The Surrogates scritta da Robert Venditti e disegnata da Brett Weldele.
Voto Carlo 6,5
Voto Simona 6,5
paolo-giulio
10 gen 2010 - 09:58 - #1Mah… ho avuto la fortuna di vedere questo e Avatar in lingua originale… questo è un fumetto fatto film… l’altro un tentativo di film fatto fumetto… 6.5? Ci può stare… a me, PERSONALMENTE, è piaciuto un sacco… ma sono un fan di Bruce e il mio giudizio è fortemente intaccato… cmq ho trovato una storia più interessante del militarismo ecologico di Avatar… a cui avete rifilato un 1o……. LOL… visivamente sono su due livelli diversi… anni luce avanti Cameron, indubbiamente… anche se gli effetti dei Replicanti sono ’solo’ di un premio Oscar… e magari parlano, come giustamente rilevato nella recensione, di un mondo a noi più vicino di quanto si possa pensare… Mah… io un 7 pieno glielo avrei tranquillamente dato… se poi si è fans di Bruce, si arriva all’8… :o)
billy-belial
10 gen 2010 - 11:03 - #2Bel film, anche se il finale è sciocco
marco9880
10 gen 2010 - 12:11 - #3Personalmente ho un pò paura di vedere questo film, perchè ho letto il fumetto (che mi è molto piaciuto) e ho trovato molte diversità tra i 2.
Una delle maggiori è che Steelpejack, colui che distruggeva i surrogati, nel trailer pare un tipo con un normalissimo casco… per non parare di certe incomprensioni con la storia originale.
…mah
Il Coso
10 gen 2010 - 12:33 - #4visto con sott. italiano a settembre, tt sommato bello
roberto-d
10 gen 2010 - 12:49 - #5A me è piaciuto. Film molto carino con messaggi importanti, che intrattiene con una storia scontata ma riuscita.
fledermaus
10 gen 2010 - 12:53 - #6L’ho visto all’estero qualche tempo fa e devo dire che è assolutamente patetico.
La sceneggiatura sembra scritta da un bambino di dieci anni; la schema narrativo è il più spu**anato della storia del cinema (prologo con riassunto di quel che è successo negli ultimi 14 anni, svolgimento della trama a velocità a dir poco sconcertante, et cetera); la minoranza organizzata che si ribella contra la “tirannia” dei surrogati viene dipinta - come sempre - come un ammasso di fattoni e alcolizzati; e infine la solita, noiosa storiella del padre di famiglia che perde il figlio vedendo di conseguenza il proprio rapporto coniugale deteriorarsi col tempo…
Ma PER FAVORE. Per me non si meriterebbe neanche un 4/10.
Up
10 gen 2010 - 14:44 - #7La dipendenda dalla tecnologia rischia di diventare una droga peggiore rispetto a quella delle sostanze chimiche che alterano il nostro organismo. Impossibile disintossicarsi da una dipendenza se questa non è percepita in quanto tale, così non resta che una scelta drastica, una rivoluzione che richiede necessariamente delle perdite.
E quello che mi dice spesso mio papà,il mondo d’oggi e troppo in mano ai computer e il lavoro umano e manuale è sparito.Si sapeva che Surrogates lanciava un messaggio come nella tradizione Disney,insomma da questa recenzione è un film da vedere e incredibile la durata di questo film meno di Up!!!!Pensavo di trovarmi un film di 2 ore circa e invece non arriva ai 90 minuti compresi i titoli di coda incredibile!!!!!
dvd74
10 gen 2010 - 20:20 - #8Non ho ancora vsto il film, secondo me gli androidi li hanno chiamati surrogati per non creare confusione con Avatar. Il fatto che in Italia abbiano scelto ”replicanti” è solo l’ennesima dimostrazione di come gli adetti ai lavori non capiscono un cappio di fantascenza.
tyreal
10 gen 2010 - 20:57 - #9Interessante la disamina filosofica su futuro tecnologia e società… ma il film COM’E?
Totentanz
11 gen 2010 - 11:28 - #10non mi è piaciuto per nulla. storia poco avvincente, effetti speciali quasi inesistenti (non che siano gli effetti speciali a fare un buon film, ma visto il genere mi aspetttavo qualcosa di più). si salva solo il buon vecchio Bruce. voto: 5.
danif12
11 gen 2010 - 22:20 - #11vi prego…cambiate recensore!!!!! ma questa sarebbe una recensione??? dire che fa schifo è poco…anzi..non si puo nemmeno dire che è una recensione! dovevi “semplicemente” dire come era il film non divagare sul tuo personalissimo pensiero sui robot! ma chissenefrega! meno male che ho visto il film se no non avrei capito nulla dalla tua recensione!!! bleah belah bleah!!!
carloprevosti
12 gen 2010 - 02:09 - #12@ danif12 - non hai capito proprio nulla di quello a cui “serve” la critica cinematografica. Non siamo qui sola a dare stelline, dire se un attore è bravo e sparare giudizi. Una recensione serve anche ad avere una chiave di lettura di un film, un punto di vista.
danif12
12 gen 2010 - 11:18 - #13indubbiamente…ma credo anche che leggendo una recensione dovrei più o meno orientarmi sulla qualità del film per poter decidere se spendere 8 euro per guardarlo oppure no..e dalla tua recensione non ho capito se il film ti è piaciuto o meno!!! e comunque la recensione è una cosa…un saggio è un altra!! tu hai fatto un saggio..allora nel titolo cambia e scrivi..trattato su il mondo dei replicanti! almeno non mi aspetto di capire com’è il film!!
mauro-lanari
19 feb 2010 - 03:45 - #14Il capolavoro che non t’aspetti. Fantascienza zero, solo estrapolazione sociologica della tendenza in atto fin dai tempi di David Riesman (”The Lonely Crowd”, “La folla solitaria”, 1950). Zero citazioni filmiche: i cloni non c’entrano una cippa, quindi niente Moon, The Island, L’invasione degli ultracorpi, Io, robot, Blade Runner, The Prestige; non c’entra una cippa manco la filosofia dei BIV (”Brains In Vats” o “Brain In A Vat”, dal velo di maya a Cartesio e Putnam), quindi niente Matrix, Vanilla Sky, Abre Los Ojos, eXistenZ, Nirvana, Ghost In The Shell; c’entra invece quanto stiamo delegando alla realtà virtuale, e su questo esiste solo un accenno cinematografico malsviluppato in “Strange Days”. Clamoroso che chi cita msn, chat, secondlife, Facebook e qualsiasi altro social network, psicoticamente non osi citare proprio cineblog e ogni ulteriore forma d’attività mediata da nick e avatar su internet. Ma il nucleo fenomenale del film di Mostow sta nel countdown conclusivo, durante cui ciascuno è costretto a chiedersi quale sarebbe la scelta giusta da prendere. E’ così malvagia l’idea del surrogato che rimpiazza la nostra cadaverica realtà di “sacchi di carne” con l’ottimizzazione delle esperienze psichiche fittizie, simulate, “transizionali”, alterate e drogate finzionalmente? La vita vera affrontata priva di filtri, l’esistenza vissuta senza una “coscienza felice alienata” e col massimo grado d’autoconsapevolezza vigile sono mai riuscite a risolvere alcunché o si sono dimostrate unicamente una maledizione che esacerba il male cosmico? Da buoni postmoderni, a ognuno la propria risposta secondo la sua indole, essenza caratteriale, dèmone. E non nel senso neoplatonico d’Hillman, bensì in quello cromosomico della psicosociobiologia.