
Hsiao-kang è un venditore ambulante di orologi, e un giorno, dopo la morte di suo padre, conosce Shiang-chyi, una ragazza che vorrebbe acquistare il suo personale orologio (era del padre) con il doppio fuso orario, visto che partirà per Parigi. Intanto la madre di Hsiao-kang aspetta il ritorno del marito, magari sotto forma di fantasma o reincarnazione in un semplice animale…
Impossibile non provare, guardando
CHE ORA è LAGGIù?, un senso di solitudine incredibile, dove ognuno vive con se stesso e con i suoi pensieri (leggi: angosce): Hsiao-kang vive nel ricordo di Shiang-chyi e non può far altro che cambiare l’ora sul fuso orario di Parigi di tutti gli orologi che trova, la ragazza a sua volta si trova nella stessa solitudine del ragazzo in un paese straniero e sconosciuto (e qui sta l’omaggio a
I quattrocento colpi di Truffaut), salvo poi consolarsi con una ragazza di Taiwan conosciuta proprio lì, e la madre del ragazzo vive la solitudine della scomparsa del marito in maniera traumatica. E tutti attendono, e il tempo passa, e non conta che sia diverso, segnato sugli orologi di Taiwan o sugli orologi di Parigi: la condanna a restare in noi stessi è uguale per tutti. Non mancano nella sceneggiatura momenti ironici, e la regia di
Tsai Ming-liang è coerente col tema che tratta, tra momenti lunghi e dilatati, inquadrature sempre azzeccate e una fotografia sempre originale.
Da non perdere, a questo punto, dopo esservi visti questo film
stanotte alle 03.55 su RaiTre (sempre per
Fuori Orario, ovviamente), anche
Il gusto dell’anguria, dello stesso grande regista e con gli stessi protagonisti di
Che ora è laggiù?: erotico, grottesco, pieno di musica bellissima e di momenti alti.
cineblog
13 set 2006 - 19:58 - #1[…] […]