La progenie del diavolo: Intervista ai registi Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga


Cineblog sta cercando di dare spazio al cinema emergente ed indipendente italiano. Oggi vi regaliamo un'intervista a Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga, registi dell'horror La progenie del diavolo (qui trovate la trama e qui dei teaser trailer).

Partiamo dalla parte pratica: da dove si inizia per realizzare un film, dove avete preso i soldi?
G.G. Per iniziare, direi, che questa è proprio una bella domanda poiché trovare i soldi per realizzare “La Progenie del Diavolo” non è stato certo facile.
L.G. Ma infatti non li abbiamo proprio trovati!
G.G. Alla fine siamo stati pertanto costretti ad optare per l’autoproduzione. Non che non abbiamo girato e cercato, anzi! Le prime porte chiuse le abbiamo trovate dagli enti statali e regionali (visto che comunque il film parla di tradizioni marchigiane ed alcune parti sono recitate in dialetto)…
L.G. Enti che dicono di voler finanziare opere prime di giovani registi e incentivare il cinema italiano di qualità quando alla fine i soldi li danno sempre ai soliti “Parenti”, che di certo non necessitano di sovvenzioni statali per passare bene il “Natale”…
G.G. Ma al di là di questo, trovo scandaloso anche il concetto di “finanziamento a giovani filmakers”: infatti per ricevere qualche soldo occorre già avere un cospicuo capitale iniziale oppure appoggiarsi a qualche società. Cosa che di certo non è semplice e che nemmeno incoraggia troppo i giovani cineasti.
L.G. Comunque non ci siamo dati per vinti e abbiamo battuto anche la strada del finanziamento privato, ricevendo all’occorrenza solo risate in faccia da gente che non era nemmeno disposta a sentire di cosa parlasse il film o a guardare i nostri lavori precedenti. Un Paese che si lamenta della crisi del cinema quando non da alcuna chance ai giovani e che (parole testuali) “se non avete partecipato a Cannes o a Venezia non siete nessuno”. Ma allora uno da dove comincia?
G.G. Le critiche da fare sarebbero anche tante altre…noi comunque credevamo nel nostro progetto e nonostante numerosi momenti di sconforto siamo riusciti a iniziare le riprese e a portarle a termine!

La progenie del diavolo: Intervista ai registi Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga



la progenie del diavolo


Da dove proviene la sceneggiatura? Idea originale o la leggenda del Seme di Dio esiste davvero?
L.G. Se esistesse realmente ci dovremmo tutti preoccupare!! Ovviamente proviene dalla mente malata di Giuliano!
G.G. No, no…la leggenda del Seme di Dio è tutta inventata. L’idea per questo film nasce molti anni fa e nel tempo ha subito così tanti cambiamenti fino a diventare un progetto totalmente differente da quella che era stata la mia idea di partenza. Basta pensare che inizialmente il film doveva essere una sorta di slasher movie, idea cestinata celermente per fare spazio ad un film molto più vicino a quella che è stata la tradizione cinematografica italiana. Ho voluto, pertanto, concentrare la mia attenzione sugli aspetti folkloristici di piccole realtà italiane…per me fonte di maggior mistero.
L.G. Poi è successo che ho conosciuto Giuliano all’università e subito (praticamente ancor prima di sapere il suo nome!) mi ha parlato di questo progetto che aveva in mente e così insieme abbiamo iniziato a scrivere una delle prime versioni della travagliata sceneggiatura.
G.G. Comunque è doveroso precisare che se la leggenda del Seme di Dio è totalmente inventata, era nostro interesse al tempo stesso dare spazio a reali, e spesso inquietanti, leggende popolari poco conosciute. Dopo lunghe ricerche, quella che ci ha maggiormente colpito è stata quella dell’Accabadora proveniente dalla Sardegna.

Quando ho letto la trama mi è venuto in mente La casa dalla finestre che ridono, poi scopro che vi ispirate al Pupi Avati horror. Le affinità finiscono qui o avete "saccheggiato" altro?
G.G. “La Casa dalle finestre che ridono” ha sicuramente influenzato il nostro film per alcuni aspetti, ma d’altra parte la cosa era inevitabile in quanto “La Progenie del Diavolo” si rifà al filone investigativo-rurale italiano. Non mancano altri riferimenti a titoli come “Non si sevizia un paperino” e il recente “Custodes Bestiae” e omaggi al primo Dario Argento e ai primi horror di Bruno Mattei.
L.G. Tuttavia c’è da precisare che il nostro non vuole essere semplicemente un film derivativo che si ferma solo a un superficiale e gratuito citazionismo. Gli omaggi sono ben integrati nella struttura filmica e, soprattutto, la pellicola gode di una sua personalità ben definita anche senza dover per forza richiamare echi e citazioni.

Siete due registi, come vi dividete i compiti?
L.G. C’è da dire innanzi tutto che tra di noi c’è una buona intesa e che non capita praticamente mai di discutere su questioni di carattere tecnico-stilistico. Sul set c’è sempre stata tranquillità e si è sempre riusciti a lavorare al meglio. Sul campo io mi occupo più della parte tecnica e infatti di solito è Giuliano quello più “bacchettone” verso gli attori mentre io mi arrovello tra cavalletti, microfoni, videocamere e steadycam di fortuna.
G.G. Come ha ben detto Lorenzo, lui bada maggiormente a quello che è l’aspetto puramente tecnico del film (sia durante le riprese che dopo con il montaggio) mentre io preferisco (anche un po’ per pigrizia) l’aspetto teorico che va dall’ideazione del soggetto alla stesura della sceneggiatura.
L.G. Insomma se non lo avete capito vuole fare il classico regista che non si muove dalla sedia e che grida “Azione” quando tutto è pronto…[in tono ironico]
G.G. E’ vero, lo ammetto, ma ci vuole maestria anche a far questo! [tono ironico]

Siete soddisfatti del risultato?
G.G. In linea generale direi di si. Ovviamente non tutto alla fine è venuto fuori come lo avevo immaginato, ma è pur sempre vero che con la fantasia si può fare qualunque cosa mentre nella realtà non è proprio lo stesso…soprattutto se alla base c’è un budget pressoché inesistente.
L.G. Bè, devo dire che è stata una bella soddisfazione vedere l’opera, prima solo pensata, prendere piano piano forma in sala di montaggio…Certe volte mi emozionavo a constatare che le scene erano venute proprio come secondo le aspettative, altre volte, invece, mi rendevo conto che si poteva fare un po’ di meglio… Però il risultato mi soddisfa parecchio e poi, come dire, vedere la propria creatura prendere vita e poi crescere è proprio una bella sensazione!

Qual è la scena che vi piace di meno e quale di più?
L.G. Sicuramente le scena che è venuta più vicina a come me la ero immaginata è la sequenza finale… Spero possa appassionarvi! Per quanto riguarda la scena che mi piace di meno non c’è ne una in particolare: forse alcuni dialoghi che, a causa della presa diretta, sono risultati un po’ disturbati.
G.G. Non saprei cosa dire. Forse più che una scena migliore e una peggiore ci sono una serie di pregi e difetti sparsi un po’ per tutto il film. Io il film l’ho pensato, sceneggiato e diretto assieme a Lorenzo…ora spetta agli spettatori decretare la riuscita o meno delle varie scene.

Il film verrà distribuito al cinema? Lo vedremo in Italia?
G.G. Stiamo lottando per una distribuzione al cinema, questo si, ma ancora non c’è niente di sicuro. Già è difficile trovare una distribuzione (estera o semplicemente in dvd), figuriamoci uscire nelle sale.
L.G. Per non parlare di altri cavilli burocratici che sicuramente ci saranno (soprattutto in Italia). Comunque il mercato estero ancora non l’abbiamo sondato ma appena ce ne sarà l’occasione proveremo di sicuro anche questa via.
G.G. Va considerato inoltre che “La Progenie del Diavolo” è un’opera autoprodotta che non ha pertanto alcun aggancio a livello distributivo; a differenza di tanti altri film indipendenti con alle spalle un “vero e proprio” produttore capace di assicurare già una piccola sorte al film. Nel nostro caso, si parte proprio da zero!

Quali sono stati i problemi maggiori sul set?
G.G. Tutti! [tono ironico]
L.G. Veramente non saprei proprio da dove incominciare! I problemi li abbiamo riscontrati già in fase di sceneggiatura che ha subito numerosi e continui cambiamenti causati soprattutto da ripensamenti da parte di alcuni attori. Pensate che la stesura definitiva è stata terminata a 1 settimana dalla partenza per le Marche con un drastico cambio di sesso da parte del personaggio principale (tutto però di guadagnato in quanto Emiliano De Magistris si è rivelato un ottimo attore)! A parte questo sul set abbiamo soprattutto avuto problemi di ordine organizzativo per trovare attori, luoghi e comparse… E’ tuttavia simpatica l’accoglienza che ci ha preservato il piccolo paesino di Sorbolongo (Marche), luogo d’infanzia di Giuliano, dove abbiamo girato buona parte delle riprese. Infatti prima ancora del nostro arrivo si era sparsa la voce che si sarebbe girato un lungometraggio e non sono state poche le persone interessate che ci fermavano per strada per chiederci se noi eravamo “quelli del film”. Insomma ci siamo sentiti già piccole star! [ridendo]
G.G. Ci si potrebbe scrivere un intero libro per elencare tutti i “problemi” che si sono presentati durante la realizzazione de “La Progenie del Diavolo”. Ma come ha già anticipato Lorenzo, gran parte di questi problemi sono stati causati dagli attori…sia prima che durante le riprese. Alcuni dei principali si sono ritirati all’ultimo minuto (stronza!), altri invece di cinema non sapevano proprio nulla, reclutati sulla strada pochi giorni prima e ai quali è stato difficilissimo spiegare che non dovevano guardare in camera. Pur tuttavia alcuni si sono rivelati migliori delle aspettative! Altri problemi? Ce ne sono stati molti per quanto riguarda i set. Girare in chiesa è stato un inferno e trovare interni appropriati ad un monastero è stato difficilissimo.

Come mai avete deciso per un horror? Nel 2009 gli horror italiani non sono stati granché. Ci credete ancora nel genere?
G.G. La scelta di un horror come opera prima è stata immediata e dettata da una passione per il genere che ho da sempre. Sono cresciuto con i vecchi cult di genere americani, con gli spaghetti thriller e gli horror nostrani. Non potevo cimentarmi con un genere differente dall’horror, non all’inizio almeno. Effettivamente gli horror italiani del 2009 non sono stati proprio il massimo, ma questo non significa che non bisogna più credere in questo genere. Gettando uno sguardo al recente panorama horror italiano non posso fare almeno di notare come ultimamente siano stati prodotti più film horror in confronto ai passati anni…e sto parlando di produzioni di un certo rilievo (“Imago Mortis”, “Visions”, “Smile”), film produttivamente dignitosi ma poveri nelle idee.
L.G. Sinceramente questi ultimi horror italiani del 2009 li ho solo visti di sfuggita. La fiducia nel genere non l’ho mai persa , anche in questi anni di moria del cinema di genere, ma forse ho perso la fiducia nel sistema cinematografico italiano dove spesso si prediligono non belle storie o belle idee ma solo “americanate” o film di registro commerciale. Io amo il cinema in generale, lo amo per le sue illimitate possibilità di espressione e credo che l’horror può dire ancora tanto. Ecco anche perché ci siamo cimentati in un genere da molti snobbato ma, a mio avviso, ancora pieno di potenzialità se sfruttato bene.

Dateci almeno tre motivi per cui dovremmo andare a vedere il vostro film.
G.G. e L.G.
1- Per sostenere il cinema indipendente italiano e i giovani filmakers;
2- Perché una volta tanto non si cerca di richiamare precostituiti schemi americani, ma si è orgogliosi delle proprie radici italiane;
3- Perché è un prodotto nato dalla passione, dall’impegno e anche dal divertimento;
…4- Ovviamente perché siamo simpatici!! [ridendo]

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