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The Box - La recensione in anteprima

Pubblicato: 21 lug 2010 da carloprevosti

The BoxThe Box (The Box) Regia di Richard Kelly, con Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Holmes Osborne, Sam Oz Stone, Scott Winters, Sam Blumenfeld, Mark S. Cartier, Kevin Robertson, Gillian Jacobs, Michael Zegen, Celia Weston, Deborah Rush, Lisa K. Wyatt, Andrew Levitas, Basil Hoffman, Michele Durrett, Jenna Lamia, Ian Kahn, John Magaro, Frank Ridley, Kevin DeCoste, Ryan Woodle, Allyssa Maurice, Sal Lizard, Evelina Oboza.

Quando Donnie Darko uscì negli Stati Uniti furono in pochi a credere che questo piccolo film dalla trama decisamente poco chiara si sarebbe presto trasformato in un cult grazie alla diffusione in rete (il caso di Richard Kelly dovrebbe far riflettere chi spara a zero sulla condivisione di film in rete, n.d.r.). Ci sono voluti quasi quattro anni perché il film arrivasse anche in Italia, compreso un passaggio (inutile) alla Mostra del Cinema di Venezia e una versione director’s cut (altrettanto inutile). Richard Kelly è stato così proiettato immediatamente tra i registi più in vista della generazione nata negli anni 70.

Il secondo film, Southland Tales, ha diviso critica e pubblico in un pastiche delirante in bilico tra genio e follia. Il terzo film avrebbe dovuto essere quello della consacrazione definitiva, o quello che lo avrebbe inesorabilmente affondato e, visto l’entusiasmo con cui accolsi il suo primo lavoro, spiace ammettere che con The Box ci troviamo di fronte a un film che rischia di affondare definitivamente l’astro nascente di Kelly. Dopo un flop enorme come quello di Southland Tales ci si aspettava un film che potesse garantire almeno il rientro degli oltre 30 milioni di dollari investiti per la produzione, ma siamo ben lontani dal blockbuster.

Siamo negli anni Settanta, una decade (vedremo poi) fortemente simbolica rispetto ai temi che saranno trattati nel film. In un quartiere borghese, davanti alla porta di una villetta simile a tutte le altre, viene lasciato un pacco che contiene una strana scatola con un pulsante rosso. A cosa serve? Le regole sono semplici, si deve scegliere se premere o meno il bottone. Schiacciandolo si ottiene in cambio la cifra di un milione di dollari, ma anche la consapevolezza di aver ucciso una persona nel mondo. Cosa fare? Se lo chiede la giovane coppia di sposi, con figlio, alla quale viene recapitata la misteriosa scatola. La decisione viene presa seguendo l’istinto della moglie (un’autodistruttiva Cameron Diaz), che sceglie di premere il bottone. Le conseguenze però saranno evidenti, ma che cosa significa tutto questo? Chi è che si nasconde dietro questo assurdo esperimento?

Ispirato al racconto Button, Button, firmato da Richard Matheson nel 1970, dal quale è stato tratto anche un episodio della serie Twilight Zone, The Box rielabora il tema centrale del testo ma lo proietta verso riflessioni etiche e filosofiche che trascendono il messaggio che Matheson aveva immaginato. Kelly si lancia in un apologo del libero arbitrio e sull’origine del male (proprio in questo risulta fondamentale l’ambientazione negli anni Settanta, quando il regista sembra collocare la perdita dell’innocenza del popolo americano e l’inizio del declino).

Le atmosfere cupe e fantascientifiche del racconto di Matheson si trasformano in incubi apocalittici dove una razza aliena si sostituisce a Dio nell’attuazione del giudizio universale ma i riferimenti sono anche più alti. Non a caso ogni volta che viene mostrato (o raccontato) l’atto in cui qualcuno sceglie di premere il bottone, questo personaggio è immancabilmente una donna, moderna Eva e portatrice nel suo essere del peccato originale.

Richard Kelly si erge a demiurgo, a giudice supremo in grado di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. Un compito difficile ma che un regista può scegliere di affrontare, l’errore fondamentale però è quello di realizzarlo con la presunzione di chi ha solo certezze assolute e paranoie infinite.

L’atmosfera con cui il pubblico viene proiettato negli anni Settanta è realizzata con cura, l’incipit sembra ingranare bene tra dubbi, perplessità, minacce, illusioni e allusioni, ma mentre emerge il sentore di una cospirazione globale la sensazione di ridicolo involontario diventa sempre più palpabile, per raggiungere il climax nell’imbarazzante finale. Un vero peccato.

The Box esce nei cinema mercoledì 21 luglio 2010. Ecco il trailer italiano.

Voto Carlo: 3
Voto Gabriele: 7
Voto Carla: 4,5

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14 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di holmes

    holmes

    21 lug 2010 - 08:34 - #1
    1 punto
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    Personalmente questa recensione mi lascia perplesso. Hai relegato alle ultime quattro righe le motivazioni del bassissimo voto finale, dopo che per più di metà articolo sembri descrivere una messa in scena promettente. Io sinceramente non ho capito perchè non ti è piaciuto il film (premettendo che non l’ho visto); dovrei non vederlo sulla fiducia? O__O

  • Profilo di vincenzo

    vincenzo

    21 lug 2010 - 09:28 - #2
    0 punti
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    ma voi massacrate i film…

    mi avete fatto passare la voglia di vederlo :(

  • tetsuo

    21 lug 2010 - 09:51 - #3
    0 punti
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    qualcuno che lo ha visto mi può spiegare la scena delle porte da scegliere?
    che senso ha?

  • Carlo111

    21 lug 2010 - 10:20 - #4
    0 punti
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    sempre meglio dei film italiani…

  • Profilo di carloprevosti

    carloprevosti

    21 lug 2010 - 10:34 - #5
    0 punti
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    La cura della confezione (costumi e scenografia) è ben realizzata, ma questo non salva un film nel suo complesso. Ci sono anche elementi interessanti, come quasi in ogni film, ma non bastano.

    @ holmes - Altri elementi si rivelerebbero spoiler che potrebbero infastidire chi ha comunque voglia di vedere il film. Sicuramente il film non mi ha soddisfatto, ma con questo io non dico mai di NON andare a vedere un film, piuttosto di farlo con uno spirito critico.

    @ tetsuo - la scena delle porte d’acqua sembra più un marchio di fabbrica del regista (portali dimensionali, viaggi spazio temporali…) che un vero elemento narrativo. In effetti è proprio uno dei punti di comicità involontaria a cui facevo riferimento nella recensione.

  • Vogelfrei

    21 lug 2010 - 10:44 - #6
    0 punti
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    bè, se ci stanno gli alieni (come avete spoilerato) io non lo guardo.

  • tetsuo

    21 lug 2010 - 10:48 - #7
    0 punti
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    si, Carlo, la cosa che non riesco a capire è

    SPOILER

    il fatto che il marito abbia scelto la porta “giusta” non ha poi nessuna influenza sul sacrificio necessario della moglie..
    avesse scelto la porta sbagliata, cosa sarebbe successo?
    e comunque di fondo come si fa a partire dal racconto di Matheson e tirare fuori questo delirio?
    perchè di questo si tratta, un delirio che parte da un racconto lineare e “circolare” di 10 pagine, buttando dentro Lynch e le teorie sulla Vita e sulla Morte & il Libero Arbitrio.

  • Profilo di carioca

    carioca

    21 lug 2010 - 11:29 - #8
    0 punti
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    Questo film è bellissimo, andatelo a vedere!!!

  • BloodyEyes87

    21 lug 2010 - 16:01 - #9
    0 punti
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    Molto probabilmente il recensore vuol far capire che il regista avrebbe dovuto lasciare un finale più aperto invece che imboccare una direzione precisa basata su una sua visione personale delle cose…..no?

  • Profilo di xibalba

    xibalba

    23 lug 2010 - 09:45 - #10
    0 punti
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    l’ho visto ieri e l’ho trovato uno dei mistery-movie più affascinanti degli ultimi anni…
    A parte lo stile di Kelly (che ha eleganza e finezza da vendere), zero ammiccamenti al pubblico dei blockbuster (vivaddio!) e una stratificazione di temi, suggestioni visive (anche molto personali) e significati che induce a riflessioni e a nuove visioni.
    Il senso morale del film è palpabile e chiaro anche se non vedo la donna come una novella Eva, quanto più come a chi si assume la responsabilità di un gesto condiviso da entrambi.
    Una storia di destini già scritti che disegna una sorta di geometria delle colpe da cui nessuno può sfuggire.
    Dio, gli alieni (forse) e le Parche sono accenni (e accenti) voluti dal lisergico regista che potrebbe benissimo candidarsi ad essere lo Jodorowsky della sci-fi.
    Avesse fatto i suoi film veramente negli anni ‘70 lo avrebbero idolatrato anche per questo, oggi si preferisce stroncare un talento fuori dai codici preferendo esaltare un Cameron (che resta bravissimo per carità) solo per il suo mestiere e gigantismo.

    In attesa di una rivalutazione (che verrà puntualmente fuori tempo massimo) godiamoci un lisergico B-movie (come è stato definito) che di serie B ha solo l’accoglienza riservata.
    Per me è da promuovere a pieni voti.
    8

  • Profilo di liam

    liam

    24 lug 2010 - 11:54 - #11
    0 punti
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    E’ una delle poche pellicole che riesce a ricreare quelle atmosfere di mistero e di assurdo tipiche di quel genere di film degli anni ‘70. Probabilmente 35 anni fa avrebbe avuto più visibilità. Resta un film per pochi che comunque andava tagliato in almeno 30 minuti. Il pubblico in sala alternava momenti di noia a risa, perchè effettivamente il film sfocia nel ridicolo. A tratti si ha la sensazione che il regista abbia voluto realizzare un gore fantascientifico.
    Voto: 4

  • Profilo di toni_acca

    toni_acca

    25 lug 2010 - 12:04 - #12
    0 punti
    Up Down

    Non mi è piaciuto. Si salva solo Cameron Diaz, ottima interprete.

  • sara881

    25 lug 2010 - 14:45 - #13
    0 punti
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    la scena del 3 porte temporali non è insensata, chi è che indica al protagonista quale porta scegliere? il ragazzo pazzo che è quello che gli faceva il segno 2
    con la mano che era controllato dal signore della scatola, lo capiamo dal fatto che a lui il naso non sanguinava, l’uomo della scatola sapeva come sarebbe finito il tutto overo con la morte della diaz perchè la cosa era già successa altre volte, ed la punizione era sempre la stessa basta vedere la prima bambina trovata nel bagno al primo omicidio, quindi lui manda il ragazzino a consigliare il protagonista per fargli scegliere le porte che gli fanno vedere il chiamiamolo “paradiso”, questo perchè così lui potra uccidere la moglie + facilemente, infatti nel dialogo finale con la moglie lui descrive ciò che ha visto come qualcosa di meraviglioso e l’uomo della scatola dice che c’è la possibilità della redenzione al personaggio della diaz anche se è ha sbagliato

  • gabrilae

    12 ago 2010 - 23:07 - #14
    0 punti
    Up Down

    Sinceramente non capisco come si possa smontare un film così, non c’è assolutamente nulla di strano/caotico e senza senso! è abbastanza lineare, riprende il tema della ciclicità che c’è anche in donnie darko, in questo caso l’evento che spezzerebbe la catena sarebbe “non premere il pulsante”, peccato che non è nella natura umana, per quanto uno abbia sensi di colpa alla fine sceglierà ciò che è meglio per se stesso. Su questo vuol far riflettere il film. E a dirla tutta il finale è un finale giusto per questo film, cosa vi aspettavate che la famiglia del protagonista riuscisse eroicamente a spezzare la catena e a raggiungere la salvezza come nel 99% dei film americani?? e che palle!! il finale va benissimo così! Appena arriva un film che riflette un po’ sulla natura umana invece di soffermarsi su aspetti futili o inutilmente riempito di effetti speciali si storce sempre il naso?? E cmq i pochi effetti speciali che ci sono (la faccia del tizio e i portali d’acqua) sono fatti molto bene, e per nulla da film di serie B. Per non parlare dell’atmosfera da film anni 70, veramente ben riuscita anche con le musiche e le inquadrature. Questo film è da promuovere assolutamente almeno con un 7, io gli do anche 8.

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