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Sulle tracce di John Dillinger: le vere locations - dagli extra del dvd di Nemico Pubblico

Pubblicato: 03 mar 2010 da Carla Cigognini

Commenti dei lettori

Direttamente dagli extra del dvd di Nemico Pubblico vi regaliamo un video che racconta le vere locations che hanno visto vivere il vero John Dillinger, nel film interpretato da Johnny Depp. La regia è curata da Michael Mann. Il dvd è in vendita da oggi, 3 marzo.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di luporosso

    luporosso

    03 mar 2010 - 19:29 - #1
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    Il miglior film dell’anno, a parte AVATAR. Non mi stupisce che i soloni dell’Academy non l’abbiano capito… Del resto come competere con robaccia come AN EDUCATION o THE BLIND SIDE?

  • Profilo di draven

    draven

    04 mar 2010 - 00:25 - #2
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    Mann si sa, è un perfezionista.

  • JohnnyDeppFanatic

    04 mar 2010 - 18:46 - #3
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    bellissimoooooooooooooooooooooooooooooooo…da vedere assolutamente!!!

  • Profilo di mauro-lanari

    mauro-lanari

    05 mar 2010 - 16:22 - #4
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    Troppa grazia, altro recentissimo capolavoro. Se ne “La leggenda di Beowulf” (2007) Zemeckis era ricorso a una “computer graphics” giudicata pessima pur di trascendere la tragedia greca e approdare direttamente all’epopea omerica, ossia alla condizione umana vista da un ateo che s’inventa la proiezione su entità divine di forze destinali maligne tanto occulte quanto cosmiche, invece Mann sforna un risultato analogo senza particolari effetti speciali. Già in “Collateral” (2004) sembrava volersi rifare all’Abel Ferrara di “King of New York” (1990), e stavolta ottiene un esito equivalente: nessun manicheismo bensì tutti contro tutti come delle cavie in una gabbia con la pavimentazione elettrificata, “Carpe diem” (”Il futuro è qui ora”) da disperati, una cappa nefasta che annichila ogni soggetto giungendo all’intercambiabilità totale degl’individui, dunque peggio del Friedkin che nel 1985, in “Vivere e morire a Los Angeles”, uccideva uno dei due protagonisti rimpiazzandolo con l’altro. Decisivo l’apporto (Spinotti) d’una fotografia livida, grigiastra, omologante e deprimente dalla prima all’ultima immagine. Ma impagabile l’idea d’una sceneggiatura che procede solo per cliché e stereotipi, una trama risaputa da sempre, la Storia e le storie come inumano eterno ritorno, e ritorno del negativo. Il film supera le due ore, però, secondo le più aggiornate statistiche di popolazione, vicende del genere si protraggono in media fra i 76 e gli 82 anni. “Niente di memorabile” è stato commentato da tanti, troppi; viceversa è memorabile proprio un simile attestato d’obliabilità. Non c’è spazio o tempo per eroi, romanticismi, perdenti di classe a o b, fascinazioni populiste, riflessioni sociologiche e politologiche; l’intreccio travolge ogni sensato distinguo e approfondimento. Chi prova noia è solo per formazione reattiva allo tsunami di stordenti atrocità e impotenze ad libitum, a un malessere che il vitalismo ottuso sa benissimo come rimuovere e negare. La perfetta ambientazione anni ‘30 si dissolve in tale messaggio perenne.