Chloe (Chloe 2009) Regia di Atom Egoyan, con Julianne Moore, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Nina Dobrev, Max Thieriot, Meghan Heffern, Laura DeCarteret
Catherine è un medico affermato, bella donna e moglie fedele di David, affascinante professore universitario che ama flirtare con donne più giovani. Insieme sembrano il prototipo della coppia perfetta, ma un ritardo, delle scuse poco credibili e un messaggio sul cellulare aprono una serie di interrogativi nell’animo di Catherine sui possibili tradimenti del marito. I sospetti diventano una vera e propria ossessione per la donna che sceglie una via drastica per provare la fiducia del suo uomo. Deciderà così di così di pagare una prostituta di alto bordo (oggi le chiamano escort), la bella e giovane Chloe per provare a sedurre il marito e metterlo così alla prova. Catherine entra così in una spirale di passioni e di dubbi che la trascinano in una voragine che rischierà di mettere in pericolo tutto il suo mondo.
Atom Egoyan sceglie con questo film, una volta per tutte, di allontanarsi da un tipo di narrazione ispirata a fatti legati alla sua autobiografia (come già accadde per il suo False Verità) e sceglie di affrontare il tema della fedeltà coniugale e della crisi di mezza età che sembra essere molto in voga tra i registi che ambiscono a un ruolo di “autore”. Egoyan, amante di atmosfere torbide e climi tesi, sceglie di adattare per il cinema il romanzo Nathalie di Anne Fontaine, che era già stato un film Fanny Ardant, Emmanuelle Béart e Gérard Depardieu.
Sebbene la sceneggiatura sia stata affidata a una donna, Erin Cressida Wilson (già autrice di Secretary), ma nonostante la doppia mano femminile il piccolo mondo di Catherine, immerso nella grande città canadese di Toronto, appare pruriginoso e ammiccante quanto una fantasia masturbatoria tipica del mondo maschile, piuttosto che (come ci si aspetterebbe) un’approfondita analisi dell’emotività di una coppia a cui il tempo ha sottratto la passione e, soprattutto, delle tensioni sessuali femminili descritte nel rapporto tra Catherine (una splendida e matura Julianne Moore) e la giovane Chloe (un giovane e immatura Amanda Seyfried).
Non è un caso che il personaggio di Catherine sia una ginecologa di professione, il film di Egoyan vorrebbe essere una penetrazione viscerale nell’animo femminile, un’esplorazione delle pulsioni più intime che spingono una donna a compiere delle scelte drastiche e istintive (la prostituzione, il sospetto, l’attrazione omosessuale, la ricerca di risposte a ogni costo). Il mistero resta però insoluto, il modello Hitckockiano di coppia in crisi (i grandissimi Cary Grant e Joan Fontaine di Il Sospetto) resta lontanissimo.
Egoyan si dimostra abile a gestire una regia claustrofobica negli interni e agorafobica nei pochi ambienti urbani. Gli interni diventano sempre più stretti e opprimenti man mano che la protagonista perde il controllo della situazione. Il ritmo accelera e il montaggio si frantuma come un vetro che va in pezzi, tra continui intrecci di passato e di presente. Ne risulta un film ibrido, che non nasconde le sue mire autoriali ma che risulta essere un prodotto adatto a un pubblico amante di thriller erotici che solleticano la fantasia ma non concedono molto alla vista. Egoyan non è certo il primo regista a cadere in questa trappola sessuale, e non sarà certo l’ultimo.
Chloe esce nei cinema venerdì 12 marzo
Voto Carlo 5
Voto Gabriele: 6
kelith
12 mar 2010 - 14:41 - #15? Sul serio?
Peccato…
carloprevosti
12 mar 2010 - 15:00 - #2Non fermatevi al solo voto in una recensione. Egoyan è un buon regista e questo film ha delle cose interessanti e sicuramente riesce a tenere alta la tensione, purtroppo però la sceneggiatura resta più sulla superficie erotica della storia e non riesce ad approfondire. Forse un occhio femminile ha una prospettiva diversa.
Resta il fatto che Julianne Moore è splendida e (forse) merita il prezzo del biglietto. Il film in se’ un po’ meno.
drapocalypse
12 mar 2010 - 15:38 - #3Si fermano sempre e solo al voto :D
male, male, male.
l4d
12 mar 2010 - 16:12 - #4@carlo e doc.
avete ragione… ma sapete com’è a volte uno va un pò di fretta…
a1
12 mar 2010 - 16:24 - #5Il voto non lo condivido, il film vado a vederlo sicuramente.
kelith
12 mar 2010 - 17:07 - #6:P l’ho letto l’articolo!
solo non capivo il 5…
cioè, capisco che hai sottolineato grossi (grossi?) limiti nel superamento di certi cliché (scritto giusto?) ma da come la mettevi giù prima non sembrava un film malvagio, insufficiente. È abile nel creare la storia ma la storia diventa purtroppo banale? Un 5 mi fa pensare che dopo 15 minuti mi vien voglia di andarmene.
Boh.
È il brutto dei voti, mi son sempre piaciuti poco. Canalizzano l’attenzione (la mia :D) e fanno perdere il resto. Quello che non si capisce è se tu questo film consigli di vederlo o no.
Scusate il pippone :D
madeleine
13 mar 2010 - 09:59 - #7devo assolutamente andare a recuperare ”il sospetto”..ma è quello con la scena di cary grant che sale le scale con il bicchiere di latte luminoso?
carloprevosti
13 mar 2010 - 11:05 - #8@ madeleine - esattamente quello. assolutamente da recuperare come la maggior parte dei film di Sir Alfred!
madeleine
13 mar 2010 - 21:26 - #9allora seguirò il consiglio!:)mi sono promessa di riuscire a guardarli tutti prima o poi i suoi film,e questo dev’essere molto interessante!