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Oscar 2010: Kathryn Bigelow non è Leni Riefenstahl

Pubblicato: 10 mar 2010 da Italo Moscati

kathryn-bigelow sul set di the hurt locker

Il post su Kathryn Bigelow e il film vincitore di un bel mazzetto di Oscar 2010, The Hurt Locker, dal titolo La Bigelow gira come un uomo(?), ha spinto molti amici a intervenire nel nostro blog. Tante le osservazioni interessanti, invito a rileggerle o ad andare a leggerle. Tanti anche i giudizi diversi sulla qualità del film e sull’opportunità di assegnargli tante statuette. Non mi sono sognato,e non mi sogno, di trarre conclusioni.

Il bello di CineBlog è la sua densa liquidità, nel senso che l’offerta pluralista dispensa dal fare bilanci che, nel cinema, e nel gioco delle opinioni, rischiano sempre di essere opinabili. Tuttavia, una cosa mi sento di dover dire. Riguarda le accuse ideologiche alla regista, addirittura bollata con la parola “fascista”. Io ho visto alla Mostra di Venezia il film- che mi piace moderatamente- e non ho avuto il bisogno di affibbiare questa etichetta.

Conosco, credo abbastanza bene, il cinema americano che racconta le guerre e penso che ci sia una profonda coerenza in esso che risulta dalle opere dei suoi registi più bravi. Ad esempio, sulla guerra in Vietnam si possono ricordare Francis Ford Coppola (“Apocalipse Now”), Stanley Kubrick (“Full Metal Jacket”), Oliver Stone (“Nato il 4 luglio”), Michael Cimino (“ Il cacciatore”), nomi a cui si possono aggiungerne tanti altri. Voglio anche ricordare, ad un altro livello, “Rambo” con Sylvester Stallone. Anch’esso, con tutto quando si può dire sul suo sfoggio di violenza, rientra in un atteggiamento generale di coerenza del cinema americano sulla guerra.

leni_riefenstahl registaLo riassumerei così per brevità: rappresentazione dura, negativa, della guerra in quanto tale; sguardo impietoso e spesso sconvolgente sui metodi di preparazione al combattimento nelle scuole e caserme militari; denuncia di violenze sui civili (vedi Vietnam) ad opera di soldati americani; insipienza o addirittura follia degli alti comandi.

Questo da una parte. Dall’altra, rispetto del sacrificio dei soldati che muoiono per cause che spesso non condividono o escono mentalmente a pezzi dalle battaglie e dallo stress complessivo; rispetto per la bandiera a stelle e strisce, rispetto per il sentimento patriottico e per i veterani. Potrei citare i film che punto per punto comprovano i temi elencati. Ma voglio fermarmi qui. La Bigelow è, può piacere o no, è in questa corrente. E’ una brava regista, è una donna che “non” fa propaganda. Insomma, non è una Leni Riefenstahl che diventò la complice di Hitler e del nazismo con i suoi film (peraltro molto ben fatti).

La Bigelow non è una fanatica, né una “venduta”, né un’opportunista. Non è insomma né nazista né fascista. E’ una regista americana, che agisce dentro una democrazia, una democrazia con i suoi pregi ma anche con i suoi numerosi difetti. Difetti che per molti aspetti derivano da una corruzione del “sogno americano”: quello di imporsi con la forza e con la potenza. In Iraq, in Afghanistan. Anche l’Urss invase l’Afghanistan e fece molti morti, e pagò un alto prezzo. E’ la logica delle grandi potenze. Vorrei concludere con una battuta di Ennio Flaiano, autore citatissimo in questi giorni. Eccola: “…i fascisti si dividono in due categorie, i fascisti e gli antifascisti”. Ovvero, meglio guardare a fondo le situazioni che sparare conclusioni in invettive non sempre facili da dimostrare.

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33 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di borlup

    borlup

    10 mar 2010 - 16:45 - #1
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    bella la battuta di flaiano. e vera.

  • Profilo di luca79

    luca79

    10 mar 2010 - 18:37 - #2
    1 punto
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    Italo, in realtà la visione della guerra di Kubrick è ben diversa da alcuni degli altri registi citati. Kubrick la mette in discussione in quanto idiozia, in quanto follia, non solo è dipinta negativamente. Per il resto, d’accordo su tutto, The Hurt Locker è un film medio, certamente ben girato, ma secondo me un po’ didascalico, a volte schematico.

  • Profilo di luca79

    luca79

    10 mar 2010 - 18:39 - #3
    0 punti
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    E sicuramente, aggiungo, non c’è rispetto per il sentimento patriottico (che non c’è, meno male, non hanno una scusante ancora più folle per le loro azioni) dei soldati che cantano Topolin Topolin.

  • yuri!!

    10 mar 2010 - 19:05 - #4
    -1 punto
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    lode all’autore dell’articolo. la bigelow è tutto tranne che guerrafondaia e promotrice degli ideali guerraioli dell’america. certi commenti di cineblog su di lei e sul suo film sono furtto di ignoranza e poca predisposizione a vedere le cose in profondità guardando solo alla superficie.
    poi magari privilegiando film finti come avatar tutto impregnati di orribile americanismo

  • Profilo di luporosso

    luporosso

    10 mar 2010 - 19:09 - #5
    -3 punti
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    Leggo con piacere che l’autore ha ripreso il mio parallelismo con la Riefenstahl, forse un po’ forte dal punto di vista storiografico, ma in linea (temo) con la torsione megalomane che la Bigelow ha impresso alla rappresentazione di sé stessa. Dice Moscati che la differenza è nella cornice: totalitaria nel caso della Riefenstahl, democratica nel caso della Bigelow. Ma può bastare l’identificazione, e la corretta tipizzazione del contesto per inquadrare un soggetto e giudicarlo per le sue azioni? Io non credo che le volontà, i comportamenti, le inclinazioni personali possano ridursi a un tale disegno deterministico, a una tale diretta consequenzialità generata dalla Storia. Ho seri dubbi, tanto per intenderci, che una democrazia produca automaticamente autori democratici e una dittatura autori di regime. Insomma, a mio avviso discutere al buio delle motivazioni che spingono o non spingono un autore lascia il tempo che trova. Proprio perché non si tratta di politici ma di artisti, la loro collocazione nel mondo la stabiliscono non le chiacchiere ma le opere di cui sono artefici, una volta concluse, e il segno indelebile che portano impresso. THE HURT LOCKER (ammesso e non concesso che la Bigelow diversamente da come appare a me sia nel suo intimo una barricadera no-global) porta il segno di una fascinazione potentissima per l’estetica della violenza e per la “giustizia” della guerra. La guerra “buona”, come quella in cui crede Spielberg, che finge di criticarla con il soldatino Ryan e poi piazza il bandierone finale che sventola a dire “abbiamo fatto bene” (l’esatto opposto de LA SOTTILE LINEA ROSSA di Terence Malick, ad esempio, a conferma che non tutto il cinema di guerra americano è “coerente” come pensa Moscati). THE HURT LOCKER parte con una citazione che dice: “la guerra è come la droga”, e poi quella droga se la inietta in vena, godendosi allegramente il trip. Forse il film alla Bigelow è sfuggito di mano? Forse i presunti intenti “critici” sono andati a farsi benedire una volta calata nella realtà del racconto e innamoratasi dei suoi “uomini”? Conoscendo la statura dell’autrice io non lo credo, ma è il massimo attestato di fiducia che sono disposto a concederle…

  • Profilo di lukin

    lukin

    10 mar 2010 - 19:12 - #6
    0 punti
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    Tanto sono ridicole queste accuse che non avrebbe nemmeno senso parlarne. Il film può piacere o no ma che discorsi sono questi? Come al solito, si attacca, si offende, quello che non si capisce. Come già detto il film non prende posizione e lascia allo spettatore le proprie conclusioni e la Bigelow dirige con grande maestria. Chi parla di oscar politico, o film di propaganda mi deve spiegare perchè il film, uscito ai tempi di Bush, negli States non ha trovato una distribuzione degna di questo nome. Quando fu presentato a Venezia il film era ancora in cerca di qualcuno che lo distribuisse. La guerra in iraq è una guerra che agli americani NON piace, lo stesso Penn disse pubblicamente, proprio ad una cerimonia degli oscar mi pare, che tutti sapevano che le armi di distruzione di massa non c’erano! E lo stesso Obama in campagna elettorale disse che lui voleva portare via i soldati dall’iraq. Quindi far vedere dei soldati che si comportano da eroi in Iraq NON è un messaggio politically correct, chiaro? inoltre il film della bigelow mostra chiaramente che quegli stessi eroi alla fin fine sono dei disadattati, persone che dipendono dall’adrenalina della missione e sono incapaci di vivere una vita quotidiana normale. Persone alienate. Qui si parla di soldati in una guerra che gli americani NON vogliono e che perdono la loro identità di persone. Questa non è propaganda.

  • Fra X

    10 mar 2010 - 20:15 - #7
    0 punti
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    Ma che paragoni. °_O Mah!

  • Fra X

    10 mar 2010 - 20:17 - #8
    0 punti
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    Guardiamo in casa nostra piuttosto con “Barbarossa” prima dell’ uscita che se ne parlava fin troppo! Sic!

  • Profilo di rocknrolla

    rocknrolla

    10 mar 2010 - 20:18 - #9
    0 punti
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    complimenti per la qualità del post.

  • hopfrog

    10 mar 2010 - 20:49 - #10
    0 punti
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    Quello della Bigelow non è un film sulla guerra, ma sull’adrenalina e sull’hybris. Non l’avete ancora capito?

  • yuri!!

    10 mar 2010 - 21:03 - #11
    0 punti
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    luporosso…tu di questo film NON CI HAI CAPITO NULLA. stop.

  • Profilo di l4d

    l4d

    10 mar 2010 - 21:19 - #12
    0 punti
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    si può essere coerenti solo con le proprie idee… che siano giuste o sbagliate è solo un parere personale… questo film rappresenta la guerra da un tipo di punto di vista… altri lo hanno fatto in altro modo, ma sempre tramite una personale interpretazione… punto.

  • Profilo di augustus

    augustus

    10 mar 2010 - 21:28 - #13
    2 punti
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    yuri

    Il tuo commento e’ un esempio reale della citazione di Ennio Flaiano, complimenti.

    luporosso

    Potrai aver visto tanti film di guerra del cinema americano, ma sembra che tu riesca ad interpretarli tutti con la mentalita’ italiana, che non e’ ovviamente una chiave di lettura corretta, visto che sono film fatti da americani, non da italiani.

    In quanto al post di Italo Moscati, complimenti. Hai colto esattamente il punto di vista americano (medio, non sto parlando dell’intellettuale della east coast ne del redneck del sud), che e’ il modo corretto per “leggere” i film di produzione americana.
    Come persona che ha vissuto negli USA da 3 anni, e come americano di nascita, ti faccio i miei complimenti. Non e’ facile capire una cultura e relativa mentalita’ diversa in cosi’ poche parole.

  • doccy

    10 mar 2010 - 22:37 - #14
    -2 punti
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    @luporosso:

    sinceri complimenti.

    la penso come te per tente cose.

    mi dispiace ma de HURT LOCKER raffigura due schieramenti:

    americani: bravi, con sentimenti, e soprattutto EROI

    iraqueni: ladri, disonesti , poco affidabili e soprattutto TERRORISTI

    questi due schieramenti vengono marcati grazie a riprese e scene ben mirate.
    questa è l’ideologia americana e nn cè niente da fare.

    concludo con il dire che HURT LOCKER nn è un brutto film, è ben fatto si lascia guardare e soprattutto nn è IL film di propaganda in assoluto, (cè ben di peggio)…

    cioè tira un pò l’acqua al suo mulino(i soldati)… ma niente di scandaloso, solo che se gli hanno dato 6 oscar, a IL NEMICO ALLE PORTE quanti gliene dovevano dare? 122 + una scatola di cioccolatini??

  • Spoerri

    11 mar 2010 - 02:37 - #15
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    penso che l’interpretazione che luporosso da al film sia tristemente rozza malgrado il suo falso intelettualismo.
    Rozza e priva di veri contenuti in quanto prodotto di una robustissima ideologia che ne ha bloccato il senso critico e sopratutto l’onestà intelettuale.
    Sarebbe inutile ogni tentativo da parte mia o di altri fargli mettere in dubbio la sua idea che difende con una spocchia decisamente disarmante.

    Ogni tentativo di dialogo che non combaci con la sua idea è secondo me inutile.

    Accusare secondo me The Hurt Locker di fascismo o di apologia della violenza comunque è da pazzi e non vedo nessun tentativo di giustificare l’interventismo americano; sembra che la colpa del film sia di non essere pacifista e di parte.
    The Hurt Locker non si schiera, non vuole fare moralismi, elevarsi a riflessioni di sorta, essere un capolavoro o comunque lanciare un determinato messaggio. Questo è chiaro già in partenza.
    E’ un film di guerra abbastanza fine a se stesso, una buonissima regia e una forte dimensione dell’azione ma nulla più. Paragonarlo a “la sottile linea rossa” mi pare eccessivo… non ne condivide lo scopo. Se luporosso vuole fare di questo un difetto fatti suoi ma secondo me sbaglia.
    Comunque il protagonista torna devastato… è innegabile….
    O la sindrome del golfo è solo un’influenza stagionale??

  • Profilo di kenji_fujima

    kenji_fujima

    11 mar 2010 - 03:08 - #16
    1 punto
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    io l’ho visto,non mi va di etichettarlo come un film “fascista”,ma rimango ancora allibito dal fatto che abbia vinto 6 Oscar,questo si che è uno scandalo!

  • Profilo di holmes

    holmes

    11 mar 2010 - 08:53 - #17
    0 punti
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    Sul fatto che i 6 oscar siano esagerati posso essere d’accordo, è un ottimo film ma BSG era nettamente superiore. Tuttavia, non vedo un’apologia della guerra nel descrivere l’alienazione di un soggetto che si sente più vivo tra le bombe che in famiglia…il protagonista è palesemente un morto che cammina, altro che eroe.

  • Profilo di skin89

    skin89

    11 mar 2010 - 10:38 - #18
    0 punti
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    Bah, secondo me voi andate po’ troppo oltre cercando di fare i filosofi e carpire il vero messaggio della pellicola. Io non ho avvertito alcun sentimento fascista nei confronti degli Iracheni o quant’altro. Concordo con chi dice che il film non vuole prendere posizioni, ma mostrarci semplicemente le avventure di militari (artificieri) nel modo più obiettivo possibile. Anzi, io avverto più che gli Americani si trovino in difficoltà, in una terra che non è loro, dove vivere (in mezzo al deserto) non è certo uno spasso. Detto ciò, il film inizia promettente, si perde per una buona oretta per poi riprendersi nel finale (emblematica ma semplice la scena del protagonista al supermarket).

  • ma và

    11 mar 2010 - 11:57 - #19
    0 punti
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    NON CI AVETE CAPITO NULLA…come al solito…ITALIA=PAESE DI SFIGATI CRITICONI di tutto e di tutti!!!

    ma possibile che TUTTO debba diventare politica???? ma andiamo!!! è un film godibilissimo, ben fatto, ben ben ben scritto..che analizza argomenti che noi non possiamo neanche lontanamente comprendere.
    se siete addetti ai lavori siete la rovina del cinema italiano, se siete spettatori presuntuosi di comprendere roba fuori dalla loro portata, allora sparlate pure, in fondo il biglietto (quando non scaricate dal web) lo pagate

  • ma và

    11 mar 2010 - 11:58 - #20
    0 punti
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    quoto SPOERRI al massimo…finalmente qualcuno che capisce qualcosa

  • Rossano Moroder

    11 mar 2010 - 14:43 - #21
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    Meno male che ci sono i registi italiani per i quali nella storia ci sono solo (e ancora) i sessantottini!

  • Profilo di luporosso

    luporosso

    11 mar 2010 - 16:32 - #22
    0 punti
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    Oggi (11 marzo 2010) il quotidiano “La Repubblica” pubblica con un richiamo in prima un testo autografo di Kathryn Bigelow, tratto dal press-book ufficiale del film, che dimostra ancora una volta, inequivocabilmente, come non solo io avessi visto giusto sul “senso” acquisito dal film montato e finito, ma anche sulle motivazioni che ne sono alla base. Nessun fraintendimento, dunque, nessuna operazione “sfuggita di mano” come mi ero (senza troppa convinzione) benevolmente spinto a ipotizzare nel mio post precedente, nel vano tentativo di venire incontro agli esegeti del presunto (ma nascosto molto bene) illuminismo liberal di miss Bigelow. La regista (nel testo su cui ho richiamato l’attenzione e che invito tutti, per chiarezza, a leggere) esplicita chiaramente la sua fascinazione per i soldati americani al fronte, per la loro audacia e il loro sprezzo del pericolo, nonché per l’aitante giornalista embedded Mark Boal (lo stesso che dopo finirà con lei sotto le lenzuola) reale e quasi principale artefice di tutto il progetto. Prima cronista prezzolato al seguito di una squadra di artificieri dell’esercito americano (impresa sottolineata dalla Bigelow con chiaro trasporto da innamorata), poi sceneggiatore e infine produttore dell’operina, sempre nel solco della medesima celebrazione del brivido bellico che tanto eccita anche la regista. THE HURT LOCKER nasce dunque (e muore) come film compiutamente e orgogliosamente embedded, schierato, entusiasta nel porsi risolutamente a ruota dei reparti battaglieri americani in Iraq. L’intento “critico” nei confronti dell’ideologia di guerra non c’è mai stato, e chi continua a vedercelo si presta o ad operazioni disoneste e dissimulatorie. A darmi fastidio in effetti non sono tanto la Bigelow e il suo fido cronista con l’elmetto, che sono liberi di credere e di celebrare ciò che vogliono, ma l’inedita claque che si è radunata loro intorno dopo l’Oscar. Disposta a truccare le carte per farci credere che la guerra è tanto buona e giusta da essere abbracciata con trasporto non solo dai soliti, noti neo-con alla Mel Gibson ma anche da una “donna”, per giunta universalmente conosciuta come “liberal”. E’ questa la propaganda. Reazionaria, fascista e antifemminista.

  • Profilo di italo-moscati

    italo-moscati

    11 mar 2010 - 21:26 - #23
    0 punti
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    La guerra non è bella nè giusta, la Bigelow lo ha detto e le si può credere. Lei, Luporosso, non le crede. Non le pare di essere eccessivo sparando le tre parole “reazionaria, fascista, antifemminista”? Non vorrei, mi scusi, che lei sia a suo modo”embedded” secondo la famosa battuta di Flaiano che mi sono permesso di citare, ricordiamola: “i fascisti sono si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”. Non penso che lei appartenga o all’una o all’altra categoria. La prego mi dica che in questo ho ragione. M’affatica pensare che lei sia “embedded”, arruolato nei fascisti per assurdo antifascismo. Mi rassicuri, ci rassicuri.

  • merino16

    12 mar 2010 - 03:18 - #24
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    Sono quasi d’accordo con luporosso, eccetto per il fatto che si dimentica che c’è il grigio tra il nero e il bianco e di diverse intensità. Se un film non è pacifista non vuol dire che debba per forza essere fascista, ma questo sicuramente è un film di destra. Per tutti quelli che non hanno capito il finale e pensano che la bigelow abbia voluto mostrare un uomo distrutto che trova piacere solo nell’adrenalina della guerra. Quello che vuole mostrare la regista è come sia banale e noiosa una vita “normale” per il protagonista una volta che è stato ragggiunto dall’effetto della guerra. Magari è per questo che le ultime inquadrature sono accompagnate da musiche e inquadrature che celebrano la scelta del protagonista, non vi pare?
    Questo non è un film che critica una guerra che i soldati americani non vogliono e non capiscono, questo è un film che cellebra una scelta di vita, quella del soldato che per il suo paese lotta in una guerra che non vuole e che non capisce, e alla fine ci prende gusto.
    Comunque il paragone con la Riefenstahl è gratuito e fuori luogo.

  • Profilo di il-maltese

    il-maltese

    12 mar 2010 - 09:39 - #25
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    La Riefenstahl complice di Hitler e del nazismo? Ma chi te lo ha detto? Come mai a Norimberga venne giudicata innocente? Ma prima di scomodare gli Dei che ne dite di studiare? Leni Riefenstahl non ha mai abbracciato le idee naziste, non gliene poteva fregare un fico secco. Voleva solo girare documentari, sperimentando ed innovando il suo stile. Anzi, probabilmente aveva anche un debole per gli uomini di colore. Come se essere come Leni Riefenstahl sia un insulto!!!!!!!!
    La Bigelow per quanto brava regista non si può neanche minimamente accostare alla documentarista tedesca. Sarebbe come fare un paragone tra Chaplin a Johnny Deep.

  • Profilo di il-maltese

    il-maltese

    12 mar 2010 - 09:42 - #26
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    Ma lo avete mai visto ALMENO un documentario della Riefenstahl?!?!?!!?

  • Profilo di italo-moscati

    italo-moscati

    12 mar 2010 - 12:13 - #27
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    Calma Maltese.Innanzitutto la Reifensthal era una grande regista. Ha filmato alcuni doc straordinari pagati da Hitler e Goebbels per la gloria del nazismo. Lo ha fatto solo per girare della pellicola, non gliene importava un fico secco? Anche certi registi russi che hanno esaltato la rivoluzione sovietica lo hanno fatto solo per il gusto di girare della pellicola e del comunismo non gliene importava un fico secco. Stop. I film come i gesti, le parole, gli scritti, le pellicole parlano da soli, anche se non è giusto etichettare. Si può essere complici di Hitler e del nazismo cercando di esaltarne con bellissime immagini le idee, e poi negare anni dopo di essere stati nazisti (niente di male ma i film sono documenti “anche” ideologici e storici). In quanto agli “uomini blu” di un altro straordinario doc della regista erano bellissimi ma non è bello curiosare nella camera da letto di una signora anche se sta sotto una tenda…

  • Spoerri

    12 mar 2010 - 13:26 - #28
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    nel bellissimo, monumentale (3 ore) e purtroppo dimenticato “la forza delle immagini”, fillm - documentario - intervista dove Leni Reifensthal ripercorreva tutta la sua carriera, ricordo che lei sottolineava che non era affatto nazista ma filmava ciò che le veniva chiesto, quello era il modo che le permetteva di lavorare liberamente e lei lo faceva senza pur (diceva lei) essere d’accordo (facile col senno di poi) con l’ideologia di regime.
    Alla domanda dell’intervistatore se comunqe questo non fosse immorale, che anche se lo faceva in modo disinteressato non fosse stato sbagliato propagandare il regime, che comunque la forza in sè per sè l’opera l’ha sempre e comunque, la Reifensthal (una vecchietta arzilla e terribile…. esilarante quando per sottolineare la sua idea si è aggrappata all’intervstatore scuotendolo letteralmente facendo ridere anche lui) si è ostinata a sottolineare il suo non coinvolgimento morale.

    Secondo me non è vero, ogni regista, artista e produttore di qualunque cosa in generale è responsabile della moralità e del messaggio della suà opera.
    La Reifensthal nazista? Forse no, collaborazionista? sicuramente.

    è da tenere presente comunque che ha innovato il modo di riprendere le forme, i corpi, il dinamismo in maniera fondamentale ed Olimpia ne è una prova inconfutabile.
    La forza delle sue immagini ancora oggi è manifesta e per il cinema la Reifensthal è sicuramente fondamentale, una pietra miliare e necessaria come lo fu Ejzenstejn del resto.

  • Profilo di italo-moscati

    italo-moscati

    12 mar 2010 - 16:05 - #29
    0 punti
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    Spoerri, bravo: faccio un pò il paternalista,mi perdoni. Ho usato alcuni bravi della “Forza delle immagini”, ovvero alcune interviste alla Reifensthal stessa, che ho inserito in una puntata di “Donne & donne”. Ill cinema fa storia proprio perchè racconta come grandi registi si sono piegati , hanno “dovuto” piegarsi nolenti o volenti alle dittature del Novecento. Mussolini: “Il cinema è l’arma più forte”.Lenin: “Il cinema è l’arte più forte”. Hitler: il cinema sono io (ma sono parole mie).

  • Profilo di luporosso

    luporosso

    12 mar 2010 - 18:13 - #30
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    Risponderei volentieri a Moscati, ma la censura di cineblog me lo ha ripetutamente impedito, sia ieri notte che oggi. Rinuncio. Il modello minzoliniano di gestione della comunicazione fa proseliti… Tacitare le idee sgradite con ostinazione militare. Complimenti. Voi sì che potete dare lezioni su cos’è la democrazia.

  • CIRINA

    13 mar 2010 - 12:13 - #31
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    troppi commenti e sopratutto personali che denotano le ideologie politiche! E’ un bel film attuale e diretto da una donna e non accettabile in un contesto maschilista !Forse non sapete che la Bigelow ha diretto altri film molto interessanti e che dovreste vedere tutti Voi| E’ brava THAT’S ALL

  • Profilo di carla---cineblog

    carla---cineblog

    15 mar 2010 - 08:58 - #32
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    luporosso vorrei ricordarti che se si scrivono parolacce c’è il filtro antispam che blocca i commenti. prova a scrivere quello che vuoi dire senza accusarci di censura e paragonandoci a minzolini. non è davvero il caso.

  • CIRINA

    15 mar 2010 - 12:55 - #33
    0 punti
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    prendetevi quasi tutti delle compresse di magaldrato (antiacido) cosiì diventerete

    tutti più amabili gli uni con gli altri ciao ( CIRINA)

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