I gatti persiani (Kasi Az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh) Regia di Bahman Ghobadi, con Negar Shaghaghi, Ashkan Koohzad, Hamed Behdad, Ashkan Koshanejad, Hichkas, Hamed Seyyed Javadi
Nonostante i loro guai con la giustizia iraniana, un ragazzo e una ragazza danno vita a un gruppo che aderisce al panorama indie rock che si muove clandestino nella città di Teheran. Il regime proibisce questo genere di attività, ma la forza della loro passione per la musica è un’urgenza troppo grande. Il problema più grande è quello di non farsi scoprire dalla polizia, il secondo è quello di riuscire a organizzare tutto il necessario per la fuga verso l’Europa e l’agognata libertà. Trovare chi è in grado di fornire dei documenti non è facile e questi costano cari.
Fino al 1978 l’Iran era una delle nazioni mediorientali più avanzate sia dal punto di vista economico che da quello sociale. L’avvento al potere dell’ayatollah Khomeyni, riportò al governo del paese il movimento religioso islamico sciita, che impose leggi su base di un rigido moralismo fondamentalista. Sebbene la sua guida durò solo per dieci anni, fino alla sua morte, il regime teocratico è ancora in atto limitando fortemente la libertà della popolazione. Il processo di involuzione subito in questo periodo dalla società iraniana è ben descritto nello splendido film di animazione Persepolis, firmato da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud. In maniera analoga, ma ribaltata verso una prospettiva attuale, il film di Bahman Ghobadi illustra la realtà musicale di Teheran ma, in realtà racconta molto di più.
Esistono film che non solo hanno un grande valore artistico, ma che associano a esso un profondo significato politico per il coraggio della denuncia che lanciano. Questo è uno fra i più potenti. Ghobadi, regista di origine curda già autore di splendidi film come Il tempo dei cavalli ubriachi e Turtles Can Fly (mai arrivato in Italia), con il suo ultimo film ha infatti che ha saputo mette in luce le contraddizioni esistenti nella Teheran odierna, dove le imposizioni teocratiche si scontrano violentemente con le esigenze profonde dei giovani iraniani e il loro sogno di una vita normale.
I sogni e i desideri di una generazione si infrangono sulle rigide interpretazioni religiose che vengono imposte come legge. In una nazione dove un regista celebre come Jafar Panahi, voce storica dei dissidenti iraniani, è stato arrestato perché accusato di girare un film contro il regime di Teheran appare estremamente difficile riuscire a manifestare liberamente il proprio pensiero, a meno che questo non sia allineato con il potere. Ghobadi ha realizzato l’irrealizzabile, un film di fiction che racconta come un documentario la storia di due ragazzi immaginari ma che potrebbero essere mille giovani iraniani: Una generazione che vorrebbe urlare la propria rabbia ma che è soffocata dal moralismo imposto con la forza.
I Gatti persiani non è solo un film che offre uno spaccato della realtà musicale underground di Teheran ma è, come detto, un film che ha un profondo e violentissimo significato politico che lo rende un testo fondamentale per la filmografia del suo paese. Girato totalmente in modo clandestino, il film è un durissimo atto di accusa nei confronti al regime, raccontato con una tecnica che si distacca dai canoni del cinema iraniano fatto di luoghi desolati, personaggi solitari, silenzi esasperanti. Ghobadi racconta in modo moderno la generazione di MTV, degli mp3, di Internet a cui però viene negato tutto quello che il nostro tempo può offrire. La musica però è rivoluzione, lo è sempre stata e a Teheran, anche se vietato, esiste il rock, l’hip hop fino al heavy metal. Non dimentichiamo che per l’Islam la musica è impura, in quanto fonte di allegria e di gioia, proviamo quindi a immaginare se fosse una donna a cantare…
Ghobadi dimostra grandissimo coraggio, quasi al pari dei musicisti ribelli che descrive, dai pirati che smercano cd e dvd proibiti, da chiunque si oppone a un potere anacronistico che si mantiene grazie alla forza.
Strepitosa la colonna sonora, potente come il messaggio che il film vuole veicolare. Encomiabile il lavoro di tutto il cast, che ha rischiato tanto quanto il regista nella realizzazione del film. Il racconto di Ghobadi però ha un finale tragico, un messaggio inquietante che sottolinea quanto sia forte il pessimismo per il futuro. Ma la musica sopravvive. Sempre.
Curiosità: in Iran è proibito portare in giro cani e gatti, ma in casa sono molti che tengono dei costissimi gatti persiani. Questi sono come i musicisti del film, secondo Ghobadi, senza libertà e costretti a vivere nascosti per suonare la loro musica.
I gatti persiani esce nei cinema venerdì 16 aprile
Voto Carlo 8,5
Voto Gabriele: 8
la_protesta
16 apr 2010 - 15:09 - #1e io lo sapevo….appena esce un filmetto indipendente, girato da pseudo registi totalmente sconosciuti, tutti a mettere 8, 9 o 10….vi date arie da critici esperti e navigati quali non siete affatto!!
la_protesta
16 apr 2010 - 15:10 - #2PS
ovviamente ho visto anche io questo film……
chojin999b@yahoo.com
16 apr 2010 - 16:45 - #3@”la_protesta 16 apr 2010 - 15:09 - #1″–Era scontato. Tutti i film di qualità li stroncano, i filmetti da quattro soldi pretenziosi tanto quanto vuoti ed i prodotti mediocri pompati dal marketing invece gli danno voti altissimi come il 10 ad Avatar o i voti da 5 a 8.5 dati a quella cosa insulsa che è Paranormal Activity fatto solo per spillare i soldi peggio di Avatar.
fabio-piace-a-pochi-
16 apr 2010 - 19:22 - #4ahahahahah La-protesta che tipo ridicolo. Che pensa che in Iran i film che hanno girato Kiarostami o Panahi non siano interamente indipendenti. Ma come si fa a scrivere ste scemenze, ma fammi il piacere, benvenga se ci siano storie di contesti sociali difficili, di intolleranze e disparità insomma pragmatiche per quanto girate da mediocri registi
carloprevosti
16 apr 2010 - 21:40 - #5Bahman Ghobadi non è uno pseudo regista, I gatti persiani non è un filmetto pretenzioso pompato dal marketing e io (se permetti) il critico cinematografico lo faccio di mestiere. Come mio costume, mi sembra di aver ampiamente argomentato le motivazioni per cui considero questo un ottimo film, ma se ti limiti a valutare il “voto” che viene dati in base ai tuoi pregiudizi, ogni polemica è sterile.
chojin999b@yahoo.com
16 apr 2010 - 21:51 - #6I miei pregiudizi? Qui i pregiudizi li avete voi che santificate prodotti come questo iraniano o roba indiana a priori solo per ideologia finto buonista o perchè fa moda, così come santificate ciò che il marketing vi dice di santificare, alla faccia della critica professionale. Quell’altro che risponde dicendo che per lui i film in Iran sarebbero indipendenti senza che il regime terrorista dittatoriale islamico non decida ogni cosa.. ehh! D’altronde c’è chi crede che Pakistan, India, Cina, Iran siano democrazie..
carloprevosti
16 apr 2010 - 21:56 - #7@ Chojin - Mi riferivo ai pregiudizi di La Protesta, ma mi pare che anche qui la polemica sia sterile. Ideologia buonista? Marketing che mi impone di santificare qualcosa? Ma siamo pazzi?
Se pensi diversamente o hai accuse precise da fare, falle ma non sparare così perché è vuoto esercizio di stile. Io inoltre ci metto la faccia, il nome e il cognome.
frank77
17 apr 2010 - 15:11 - #8I commetatori che criticano il film dovrebbero spiegare i motivi per cui non è piaciuto,non scrivere quattro cosette demagogiche senza senso.
Tra l’altro il film è stato premiato anche a Cannes.
Carlo c’è un piccolo refuso,ad un certo punto dici “Baghdad moderna”,è Teheran moderna. :-)
tungs
18 apr 2010 - 22:47 - #9visto oggi.
unica pecca i sottotitoli presenti solo nell’ultima canzone. sarebbe stato più interessante sapere che dicessero anche nelle altre.
magari finale scontato, ma un film davvero interessante.
era da un po’ che nn andavo al cinema e devo dire che nn potevo scegliere un film migliore per tornare nelle sale.
iPepa
01 ago 2010 - 03:04 - #10Assolutamente un film interessante, da vedere e rivedere… gli attori sono davvero toccanti, complimenti al regista e a tutti quelli che hanno creduto in questo film. E a chi parla di “filmetto pretenzioso” o “pseudo regista” propongo di tacere e proseguire nella visione di film più consoni alla propria (?) cultura.