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A History of Violence

Pubblicato: 19 mag 2006 da Gabriele C.

Commenti dei lettori

History A HISTORY OF VIOLENCE
di David Cronenberg; con Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Ashton Holmes.

Assieme a Transamerica, è uscito ieri in vendita questo bellissimo film che a dir la verità ha diviso il CineBlog: per me, ad esempio, un capolavoro, per Natalie un flop (cliccare su continua per i nostri voti). Personalmente sento di consigliare comunque il dvd: giudicate poi da soli, ovviamente.

Un uomo comune, normalissimo, che lavora in una ridente cittadina “dove la gente è tranquilla”, e sta per chiudere il suo bar, si vede coinvolto in un tentativo di rapina e omicidio proprio nel suo locale da due uomini; prende l’iniziativa e riesce ad ucciderli entrambi. D’ora in poi la vita di quest’uomo, Tom Stall, non sarà più la stessa, o forse ritornerà quella di una volta… David Cronenberg ritorna sul tema del doppio, tema che gli è stato molto caro in altri splendidi film come Inseparabili, M. Butterfly o Spider, e firma il suo ennesimo capolavoro. A History of Violence -già parafrasato non come “una storia di violenza” ma “una storia americana”- è una parabola di un uomo simbolo di un paese, ma è anche la parabola assurda e fuori dal mondo che altri personaggi cronenbergiani hanno già vissuto, dai gemelli ginecologi Mantle al diplomatico francese Gallimard, ossia quella parabola che nasce per conflitti esterni (un amore per la stessa donna, una donna che si scopre in realtà uomo, un “puzzle di ragnatele” non ancora ricomposto, e ora una violenza che segna un ritorno al passato) e inizia a cambiare il nostro protagonista nel suo inconscio, a fargli fare un viaggio di autodistruzione, un “crash” inevitabile.

Ma quella di Tom (un impressionante Viggo Mortensen) è una storia già vissuta: è un ritorno a ciò che è stato, a ciò di cui ha tentato di liberarsi per quasi tre anni, non solo di un nome (Joey Cusack) ma anche di una personalità; ha tentato di liberarsi di sè stesso, e di iniziare una nuova vita. Evidentemente invano, perchè lo scheletro nell’armadio che ha tenuto nascosto per tanti anni è tornato fuori prepotentemente; e a questo proposito la lunga resa finale tra Tom/Joey e suo fratello Ritchie richiama alla mente anche quello finale tra Bill e Beatrix nel film di Tarantino… Si è detto che A History of Violence è un attacco al mondo dei mass-media, onnipresenti, ossessivi, quasi la causa di tutta la sofferenza di Tom e della sua famiglia: ma sarebbe troppo riduttivo tacciare un film del genere in questo modo, perchè il nuovo Cronenberg è puro Cronenberg e nient’altro. Ci sarà pure una critica di sottofondo ai mass-media, ma non è la cosa principale, anzi: la storia di una coscienza sporca che ritorna fuori, sia dalla personalità di un singolo sia dalla personalità di un paese come gli Usa, è raccontata nel puro stile del Maestro; basti non solo pensare ai momenti di violenza visiva di ottima crudezza (teste spappolate da pallottole, sangue inquietante che sprizza e ci imbratta), ma anche e soprattutto alle due scene di sesso tra Tom e la moglie Edie: la prima “simpatica” eppure assolutamente passionale, ma quasi nulla paragonata alla violenza erotica dell’atto sessuale sulle scale, che ci riporta all’erotismo quasi disperato di M. Butterfly o di Crash. Per non citare poi il senso di inquietudine, angoscia e tensione tipico di un regista meraviglioso che in ogni sua opera ha saputo sconvolgerci. Ecco, A History of Violence è Cronenberg al cento per cento, con un personaggio inquietante e terribile come solo Ed Harris, sfregiato in viso e con un occhio finto, sa delineare, un personaggio onnipresente: un brivido lungo la schiena è assicurato ogni volta che quella raggelante macchina nera entra in scena. A History of Violence è veramente cronenbergiano perchè è un film tutto interiore, di paure a angosce, in cui conta il viaggio che si fa da soli, dentro di sè, anche a costo di distruggere chi ti sta accanto, in questo caso una moglie perfetta, sconvolta da ciò che vede (grande riconferma Maria Bello), un figlio che non ha più fiducia in te, e una bambina piccola che ancora non può capire cosa sta succedendo. E non è un caso che, quando Tom torna a casa, dopo il sangue e la sofferenza, trovi a tavola tutti e tre i suoi cari che cenano in silenzio, senza poterlo guardare in faccia, e che solo sua figlia Sarah (appunto ancora piccolina, quindi ancora “pura”), in silenzio, si alzi per apparecchiare la tavola anche per lui…

Voto Carla: 8

Voto Gabriele: 10

Voto Natalie: 4

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Tiziano

    19 mag 2006 - 08:32 - #1
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    Amore a prima vista per il film di Cronenberg, pur non avendo letto il materiale di partenza, la pellicola ha una potenza visiva ed espressiva che solo pochi cineasti osano mostrare nel marasma di film “politically correct”. La violenza apparentemente esterna al nucleo famigliare di Tom, inizia per causa sua, a propagarsi lentamente nei più nascosti angoli della sua famiglia , quasi a voler dire a tutti che una volta fatta entrare la si può reprimere ma non scacciare, proprio come aveva fatto il protagonista. La violenza è parte del nostro animo e proprio come l’amore, la razionalità o irrazzionalità, anche essa aiuta a rendere ognuno di noi diverso da coloro che ci circondano. Un film magnifico con un’ottimo cast che molla quasi un pugno nello stomaco alla fine, quando tutto sembra finito ma in realtà riporta tutti i personaggi ai blocchi di partenza per reprimere nuovamente la violenza generata dagli eventi.

  • Profilo di Gabriele

    Gabriele

    19 mag 2006 - 13:13 - #2
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    Ottime riflessioni Tiziano!

  • Profilo di Natalie

    Natalie

    19 mag 2006 - 13:59 - #3
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    ehhh si se qualcuno mi vuol bastonare sono allerta..

  • Profilo di lorenzo

    lorenzo

    19 mag 2006 - 21:06 - #4
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    in alcuni punti è troppo, troppo lento. le scene di violenza sono stupende, hanno una velocità incredibile, ma al contrario di molti film si capisce perfettamente cosa succede, adrenaliniche!

  • RomyTeresa

    20 mag 2006 - 10:26 - #5
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    Bell’articolo che illustra a mio avviso in modo corretto un film stupendo.
    A History of Violence porta allo scoperto quella “parte oscura” che tutti abbiamo dentro e che non ci piace ammettere di avere e lo fa con maestria, senza paura di dire cose scomode, senza esitazioni di sorta. La violenza è dentro di noi, ci piaccia o no, dice Cronenberg e se vogliamo almeno provare a rifiutarla dobbiamo ammetterlo, solo così - forse- ci può essere la speranza di vivere rapporti più veri.
    Bravi tutti gli attori, ma superbo Viggo Mortensen nel dar vita alla dualità di Tom/Joey esplorandone le pieghe nascoste, portando alla luce - con rara maestria - l’animale acquattato nel fondo dell’anima passando, senza che ci sia quasi transizione, dal padre e marito amorevole al killer gelido e privo di emozioni.
    Superbo poi il finale : lo smarrimento ed il desiderio di provare a ricominciare nell’occhiata che si scambiano Mortensen e la Bello rende magnificamente proprio la “speranza”, è quasi un dire “possiamo farcela “, i loro occhi si parlano con rara intensità.
    Ansia mista a timore negli occhi di Maria Bello cui fanno da contrappunto l’incertezza, la supplica e la voglia di ricominciare nello sguardo di Viggo Mortensen.
    Ripeto un film superbo che consiglio di vedere in lingua orginale perchè, ahimé, il doppiaggio italiano lo guasta.

  • superficie 213

    20 mag 2006 - 17:21 - #6
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    Film splendido

  • cineblog

    28 giu 2007 - 15:28 - #7
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    […] […]

  • michela89

    22 ott 2009 - 00:33 - #8
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    per me..davvero bello…