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Volver

Pubblicato: 21 mag 2006 da Natalie

Commenti dei lettori

Volver di Pedro AlmodovarVOLVER
di Pedro Almodovar; con: Penelope Cruz, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Carmen Maura, Yohana Cobo, Chus Lampreave, Leandro Rivera.

Sedicesimo film del grande Pedro Almodovar, dopo un incompreso “La Mala educacion”. Almodovar torna sulla croisette con buone possibilità di vincere la Palma d’oro e decide di mettere in piedi un film di raccordo e pacificazione come da lui stesso definito, interamente al femminile. Volver significa , tornare, e ha un significato ben preciso non solo per la storia in se stessa (il fantasma della madre che torna ad aiutare le figlie), ma per il regista stesso.
Un omaggio alla sua infanzia, un “ritorno” alle sue origini radicate a “La mancha” sotto il vento di Levante “che fa diventare folli le persone”. Il film è stato dominato dalla presenza della madre; ne risulta un film denso di miti, supersitizioni, credenze popolari, così forte ed intenso da farci quasi sentire sulla pelle il vento de la Mancha…
Volver. Il “ritorno” di Carmen Maura che dal 1989, data di uscita di “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, non collaborava col regista spagnolo. Un omaggio poi alla Magnani di Bellissima, della quale assaporiamo uno stralcio alla televisione e a Sophia Loren, rappresentate da Penelope Cruz in tutta la sua femminilità e magneticità che la rendono strepitosa e bellissima.
Una commedia drammatica, seppur disseminata di sequenze divertentissime, commovente e toccante. Ho atteso un anno prima di poter vedere questo film, ero convinta che la lunga aspettativa posta in esso non mi avrebbe permesso di apprezzarlo appieno. Invece Volver, è un film meraviglioso.

bollino verde

Voto Carla:

NON PERVENUTO

Voto Natalie:voto9

Voto Gabriele:smile 9

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • gabriele

    21 mag 2006 - 20:13 - #1
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    Splendida opera del manchero, una volta ancora dimostra essere maestro nel sentire e proporre la donna come essere umano forte e delicato, sensuale e criptico. Tutte e cinque le figure femminili sono a loro modo protagoniste del film e contribuiscono in modo almodovariano a far entrare lo spettatore nel complicato spaccato familiare che ha modellato le loro diverse personalità. La fotografia e la colonna sonora sono a loro volta intense come in ogni film del Pedro. Insomma bello bello bello da vedere e rivedere. Penelope strepitosa quando lava i piatti, Carmen da urlo quando esce dal baule, Chus adorabile zia rincoglionita, Lola di una tenerezza disarmante, Blanca è l’emblema della solitudine e infine la giovane Yohana che sa già come funziona tutto nonostate la tenera età. Bravo bis.

  • Profilo di Cristian Conti

    Cristian Conti

    22 mag 2006 - 09:36 - #2
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    Bellissimo..inizialmente appena si presenta il fantasma della madre pensi che Almodovar sia impazzito..ma è il vento di levante che ti porta via in una storia superbamente scritta e diretta.

    La Cruz indubbiamente merita la Palma d’Oro.

    Consigliatissimo.

  • Corrado

    22 mag 2006 - 13:15 - #3
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    Il maestro delle piccole storie quotidiane ha scoccato un’altra freccia. Dopo essere passata indenne per i mulini a vento elevati a metafora del “tutto ritorna”, ha colpito il cuore degli spettatori, che stavano perdonando anche l’apparizione di un fantasma, prima di accorgersi che in realtà Almodòvar li stava sapientemente ingannando.
    E speriamo che il titolo, Volver, sia di buon auspicio per un rapido ritorno in sala, con un altro capolavoro che dimostri ancora una volta quanto le piccole realtà del nostro mondo ci colpiscano più delle missioni impossibili!
    Consigliatissimo!

  • Profilo di irene

    irene

    22 mag 2006 - 16:29 - #4
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    Bello, indubbiamente, solo che ho un pò di nostalgia per il “vecchio” Pedro

  • Profilo di Natalie

    Natalie

    23 mag 2006 - 14:08 - #5
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    è un almodovar che mi ricorda tanto “cosa ho fatto io per meritare questo” e “donne sull’orlo di una crisi di nervi”…è un almodovar di transizione, che ammira le sue splendide donne mentre le dirige, cosi come era solito vedere le sue donne da piccino, in quel cortile della sua casa a la mancha…
    Dedicato alla sua infanzia, alle donne a partire dalla madre, che tanto l’hanno ispirato.
    La scena iniziale già fa capire tutto il film. Molto intenso, credo possa meritare la palma d’oro…

  • m.cristina lucchetta

    02 giu 2006 - 21:13 - #6
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    Volver, ovvero la Bellezza del Ritorno!

    Un film di prodigi. Un film dove la grazia danza insieme alla morte per riconciliare i vivi. Un film dove la paura non riesce a sostenere lo sguardo di una realtà fatta di sudore, di canto e di ritorni. Un film dove “i fantasmi non piangono” e neppure i vivi, perché le lacrime più vere sono quelle nascoste nelle pieghe di una vita che deve (e vuole) trovare il modo di andare avanti ogni giorno. Volver è tutto questo. Eppure la materia trattata è incandescente. Ma Almodovar, abbandonando gli eccessi e le stravaganze, riesce a fare di questo magma incandescente, un sogno. E’ un film di resurrezioni e di resurrezione. Una resurrezione mostrata in punta di piedi ma di una forza travolgente e disarmante di cui sono incapaci le tante resurrezioni che un certo cinema, soprattutto negli ultimi tempi, ci ha mostrato. E’ un film dove il perdono e la speranza pronunciano sempre l’ultima parola ( divenendo parola ultima) sulla concretezza quotidiana delle vite narrate che, forse non alzano mai gli occhi al cielo, ma chiamano sempre la terra ( la realtà) col proprio nome. Le grandi domande dell’esistenza non sono mai apertamente poste, ma incarnate, vissute nella semplicità delle cose di tutti i giorni, e trovano risposte, probabilmente inaspettate, nell’abbraccio sincero che si dilata ad accogliere gli altri, l’ “altro”; anche quando si tratta dell’ “ospite inatteso”. In questo sta la forza straordinariamente rappacificante del film che mostra incesti, omicidi, tombe, legami spezzati, amori traditi, malattie incurabili, mentre in realtà non è di morte che parla ma di ritorno.
    Non a caso “Volver” significa “Tornare”. E per tornare bisogna essere persone vive. I morti non solo non piangono, neppure ritornano. Il ritorno si coniuga con la vita, e là dove la vita ha fatto esperienze di morte si coniuga col “ritornare” alla vita. Tornare è riannodare legami, è riandare là dove si era partiti. E il punto di partenza è sempre una madre che ci ha tenuto in grembo, un padre anche se non ci ha saputo amare,una sorella, una figlia, una casa, una strada, un’ amica, un amore, un senso…Tornare è essere restituiti all’accoglienza del nostro inizio, è risorgere da quelle tombe che aprono il film e che non spaventano, non generano orrore, perché abbracciate da persone “vive” e da una pietas senza misura. Una pietà vera che riesce a vincere la paura perchè abita e riconcilia, senza sosta, la vita e la morte quotidiana dei protagonisti che si spendono e si offrono, ma senza mai tradire la realtà con rimozioni, censure, acrobatici meccanismi di difesa. Riuscendo così ad essere se stessi, fino in fondo. E’ bellissima ed emblematica la scena in cui, con l’aiuto dell’amica, Raimunda trasporta il cadavere del marito sulle rive di quel fiume che aveva amato più di ogni altro luogo, non per occultarlo, nasconderlo, ma per offrirgli una sepoltura degna e una lapide scolpita non “sul” marmo ma “nel” legno “vivo” di un albero, per non dimenticare. Ritorna solo chi non ha bisogno di dimenticare, il viandante e il mendicante, chi conserva la memoria di un inizio. Perché non è il ricordo che ha bisogno di accoglienza e di perdono ma la memoria e la ferita dell’assenza, il dolore bruciante di chi vuol ritrovare l’amore tradito, la bellezza smarrita dell’origine. Non è un melò Volver, ma un film solare dove tutto è sempre possibile, dove nessuno è solo, dove niente è irrimediabilmente perduto. Un film corale fatto di relazioni. Un film che esibisce un garbo e una naturalezza che sa di miracolo, che fonde sapori e odori antichi, che fa danzare il colore e il calore insieme al vento della Mancha. Il racconto è scandito da un equilibrio stilistico e da una perfetta armonia narrativa. Le inquadrature, straordinarie per naturalezza, contribuiscono a rendere credibile ciò che è paradossale ma possibile, e traducono in folgorante semplicità, una complessità sconcertante a pensarsi. E’ questo realismo magico dimentico del desiderio di immortalità dell’uomo moderno, quest’alchimia da favola, il segreto di un film che riconcilia fine e inizio, passato e presente, dolore e gioia, impossibilità e possibilità, assenza e astanza, con una leggerezza che desta stupore e trova corrispondenza e senso, in una realtà altra di cui forse solo l’arte sembra conservare memoria. Un film carnale e pertanto dal sapore sacro. Un film fecondo, perché, tanto per citare De Andre, “ dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Un film incredibilmente lieve e incredibilmente bello. Vero. Perfetto come un capolavoro.

  • cineblog

    04 dic 2006 - 13:45 - #7
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