Logo Blogo

The white diamond di Werner Herzog

Pubblicato: 09 giu 2006 da Natalie

Commenti dei lettori

Il Diamante BiancoUn documentario-perla del regista tedesco Werner Herzog. Il film si apre con immagini di repertorio, sullo schermo scorrono le grandi imprese dell’uomo come la costruzione di aerei o di mezzi da esplorazione. Personalità , quelle illustrate, mosse da un unico obiettivo: “volare”. Il tutto ha inzio dal laboratorio dell’ingegnere aeronautico Graham Dorrington, destinazione? Un viaggio senza tempo, sul suo Diamante bianco. Herzog gioca sull’equilibrio dell’assenza di gravità, alternando visioni celestiali ad eventi e racconti drammatici. Come quello della sciagura che strappò a Dorrington un caro amico anch’esso in viaggio con lui alla volta della foresta pluviale amazzonica, una delle zone meno esplorate di tutto il mondo.
E solo un regista di qualità, forse uno dei documentaristi più interessanti sulla scena mondiale, poteva dar vita ad un onirismo- verità, come quello documentato dal piccolo “diamantino bianco”. Un documentario di rara bellezza ed intensità, commovente, fresco e delicato. Come solo Herzog poteva fare.
Nota di merito per l’intromissione di Mark Anthony, un locale che guida Dorrington ed Herzog stesso, alla scoperta del piccolo Guyana. Fu lui a coniare il termine “white diamond”, ed è lui che, osservando il documentario, con estrema dolcezza, ci permette di volare…

Voto Natalie: 9

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
3 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • 0 punti
    Up Down

    […] L’uomo e la voglia di volare, quella vera e pratica e quella simbolica. L’uomo e le sue paure, ambizioni desideri in un viaggio senza tempo a bordo del suo Diamante bianco. […]

  • Sienna

    16 dic 2006 - 13:33 - #2
    0 punti
    Up Down

    Film-Doc bellissimo, commovente in molti punti. Capolavoro

  • Profilo di mauro-lanari

    mauro-lanari

    30 set 2010 - 22:06 - #3
    0 punti
    Up Down

    “Il Diamante Bianco” è una schifezza ma non è facile spiegare il perché. Quello di Herzog verso la natura non è solo un “odi et amo” ambivalente, non è una semplice ciclotimia o simultaneità d’attrazione e repulsione. Purtroppo è peggio, è il “fascinans et tremendum” di Rudolf Otto, dove il fascino deriva proprio dal tremendo con sacra e sacrificale sottomissione alle dispotiche potenze eco-illogiche. Più le denuncia e più ne resta incantato, non escluso nemmeno “Grizzly Man”. Ecco come si spiega il buddhismo di “Kalachakra, la ruota del tempo”, il docufilm dell’anno precedente. Poi, convolato (a proposito d’icarismi) a (terze?) nozze con la fotografa Lena nel 2000, “vive a Los Angeles e la vicinanza al mondo hollywoodiano favorisce una serie di collaborazioni nei film degli ultimi anni”, una più marchettara dell’altra. Qualsiasi backstage d’un dvd di questo periodo più recente fa vergognare d’averlo apprezzato in precedenza.