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Venezia 2010: Vallanzasca - Gli angeli del male - La recensione in anteprima del film di Michele Placido

Pubblicato: 07 set 2010 da Gabriele C.

Commenti dei lettori

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Vallanzasca - Gli angeli del male (Italia 2010, Drammatico) di Michele Placido con Paz Vega, Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Valeria Solarino, Francesco Scianna.

Milano, anni 70. Renato Vallanzasca s’infila nell’ambiente della malavita con un gruppo di amici d’infanzia, con i quali ha coltivato la “passione” per le rapine sin da giovanissimo. Conosciuta Consuelo, colei che diventerà la compagna e la madre di suo figlio, Renato inizia a fare la bellavita e contrasta la banda di Francis “Faccia d’angelo” Turatello. Finché alle rapine non si aggiungono anche gli omicidi…

C’è un grande spaccato d’Italia nel film di Michele Placido, che tuttavia non entra prepotentemente in scena ma resta come sottofondo necessario e costante. Perché dopotutto il nuovo film di Michele Placido non è un film su un periodo della storia d’Italia, ma la biografia romanzata di un uomo. E forse sotto sotto non è neanche questo, ma è un “semplice” film di genere.

Fa bene Italo Moscati quando dice che Renato Vallanzasca è un mitomane. Forse è l’emblema del nostro paese, per quanto riesce lungo tutto il film ad essere vanesio e megalomane. E’ un aspetto interessante e da non trascurare quando ci si approccia al film: Vallanzasca è un prodotto del suo paese, e in fondo il fatto che sia quello che è gli dà solo una “particolarità” in più…

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Ma a Placido interessa poco giudicare il personaggio del bel Renè o chiunque altro sia coinvolto nelle vicende, nonostante tutte le polemiche che ci sono state a riguardo. Il regista non assolve né condanna, fortunatamente, anche se l’ultima parte del film dedicata ai processi, ai cambiamenti di carcere e quant’altro sparano sulla croce rossa, quindi sulla nostra burocrazia e sulla nostra legge.

Se c’è un modo quindi per approcciarsi a Vallanzasca - Gli angeli del male è forse quello più diretto ed immediato: guardare il film come un bel prodotto di genere. E’ un po’ il discorso che si è fatto ieri per La Passione di Carlo Mazzacurati, in cui il contenuto poteva essere anche discutibile, ma la forma era quella giusta di una commedia azzeccata e simpatica, pur senza far urlare a nessun miracolo.

Con il nuovo film di Placido siamo ben lontani da un qualsiasi film italiano di genere recente e lontanissimi dalla fiction: Vallanzasca è cinema, e pure ben fatto, così come lo era Romanzo Criminale. Tutto gira che è un piacere, dalla recitazione degli attori, capitanati da un ottimo Kim Rossi Stuart e passando per un folle Filippo Timi, alla fotografia (”alla polar”, se mi si concede l’azzardato accostamento), al montaggio veloce e curato fino all’uso della musica. E poi divertimento e sangue non mancano, e ben vengano.

Insomma: è quasi strano dirlo, ma Vallanzasca è un prodotto sicuramente esportabile all’estero e con la quale si può ricominciare ad immaginare un percorso per fare un cinema diverso in Italia. Proprio quello per cui eravamo osannati qualche decade fa anche internazionalmente. Per ricominciare a farlo bisogna iniziare da qui. Certo però che mettere l’altr’anno in concorso Il Grande Sogno e poi lasciare fuori dalla competizione Vallanzasca…

Voto Gabriele: 7
Voto Simona: 8
Voto Federico: 7
Voto Carla: 7,5

Il film sarà nelle sale il 17 dicembre 2010.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 5 su 5)
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14 commenti

Commenti dei lettori

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  • RajonRondo

    07 set 2010 - 09:34 - #1
    3 punti
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    Non sono per nulla d’accordo.
    Il Vallanzasca di Placido è un prodotto fortemente televisivo, senza il respiro che il cinema dovrebbe avere. Racconta, con un’estetica dejà vù all’ennesima potenza, una serie di fatti, senza la necessaria misura (a tratti si disperde, in altri momenti taglia cortissimo), senza mai emozionare.
    Chi è Vallanzasca nel film? Perché è diventato questo, cos’è oltre al ladro assassino strafigo amato dalle donne? Bene, questo Placido - a differenza di quanto accade ad esempio in Nemico Pubblico n° 1 con Vincent Cassel - non lo racconta, si limita a mettere in ordine un po’ di rapine, omicidi, dimenticandosi di come il cinema dovrebbe, prima di tutto, andare oltre la semplice diacronia.
    Poi, dispiace davvero dirlo, l’associazione dei parenti delle vittime di Vallanzasca aveva ragione, anche se le critiche erano preventive: qui il bandito se non è proprio idolatrato è quanto meno reso simpatico, cool, migliore di chiunque lo circondi. La condanna la dà lo spettatore perché si accorge che, quest’uomo, è comunque un criminale: ma il ritratto che ne fornisce il film non è affatto questo.
    Per non parlare infine della recitazione: Timi ormai è di maniera, Paz Vega completamente fuori parte, Francis Turatello una macchietta, Rossi Stuart prevedibile.

  • Profilo di roberto-d

    roberto-d

    07 set 2010 - 09:36 - #2
    2 punti
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    Diciamocelo: Michele Placido non è un regista che possiamo definire bravo…

  • stelvio

    07 set 2010 - 10:34 - #3
    2 punti
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    un premio a cineblog per come, controcorrente a quasi tutta la critica e il pubblico a venezia, riesce a parlare bene di praticamente tutti i film presentati al festival..stando ai vostri resoconti sembra sempre in arrivo un’annata straordinaria di cinema..poi a conti fatti i risultati sono ben diversi..cmq complimenti!

  • Profilo di gigabyte79

    gigabyte79

    07 set 2010 - 10:54 - #4
    3 punti
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    “Ma a Placido interessa poco giudicare il personaggio del bel Renè ” […] oppure ” Il regista non assolve né condanna” […] perdonami Gabriele, ma qui siamo al comico involontario e all’offesa dell’intelligenza.
    Non stiamo parlando di un villain da fumetto, non stiamo parlando di Joker o di Catwoman, stiamo parlando di un personaggio reale, che non si è fatto scrupolo di ammazzare, di seminare dolore e morte, che ancora oggi si presenta davanti alle telecamere con un insopportabile sguardo di sfida, con quell’aria di strafottenza propria di chi non conosce né morale né pentimento, pertanto - stante tutte le recensioni sin qui lette - mi sembra di capire che in qualche modo Placido cerchi di creare una qualche empatia tra il suo Vallanzasca e il pubblico, e questa è proprio una scelta che non condivido.

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    07 set 2010 - 11:02 - #5
    -1 punto
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    vallanzasca grazie alla fox è già stato venduto all’estero

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    07 set 2010 - 11:04 - #6
    -1 punto
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    per noi comuni mortali (:D) quando è prevista l’uscita nelle sale?

  • Profilo di carla---cineblog

    carla---cineblog

    07 set 2010 - 11:19 - #7
    1 punto
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    @aldebaran: Il film sarà nelle sale il 17 dicembre 2010. C’è scritto a fine post.

  • Profilo di dino75

    dino75

    07 set 2010 - 11:21 - #8
    2 punti
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    spero sinceramente che il cinema italiano trovi spundi diversi dai soliti film di mafia/camorra/morti ammazzati per ricominciare ad essere godibile anche da chi non è itali(ota)ano! Cmq quoto @giga…

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    07 set 2010 - 13:21 - #9
    0 punti
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    17 dicembre contro harry potter, le cronache di narnia, aldo giovanni e giacomi, il cinepanettone e megamind un gioco al massacro

  • Profilo di gabriele-c

    gabriele-c

    07 set 2010 - 14:12 - #10
    0 punti
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    Rajon: pareri opposti, evidentemente… La mia lettura è completamente diversa, ma il bello a volte è anche questo. Non vedo l’ora che lo possa vedere tutto il pubblico per poterne parlare meglio.

    Giga: ovviamente non si parla di un personaggio da fumetto, ma quanti film più o meno spettacolari raccontano le biografie di uomini sinceramente deprecabili? E poi non sta al regista credo dare un taglio netto sulla figura del personaggio, esistito realmente o vero: lasciamo il compito (facile forse in questo caso…) al pubblico, no?

    Stelvio: se ti riferisci alla carta stampata italiana, beh… Se dai un giro per certi siti Internet sui film di quest’anno la pensano abbastanza come me. Certo, è un festival davvero cinefilo, impegnativo forse, complesso, ma interessante e sorprendente. Basta avere un po’ d’amore, pazienza e volontà di avvicinarsi a qualsiasi opera (chiaro, il risultato poi è un altro paio di maniche…) e secondo me quest’anno si viene ampiamente ricompensati.

  • Profilo di gio91

    gio91

    07 set 2010 - 16:48 - #11
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    il grande sogno a me non è dispiaciuto così tanto, è godibile, non il massimo, ma non lo butto via.
    Per natale cercherò di non perdermi questo film.

  • gino77

    12 set 2010 - 12:46 - #12
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    sono molto curioso di sentire la colonna sonora firmata dai Negroamaro

  • Profilo di milano

    milano

    23 gen 2011 - 16:02 - #13
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    L’UNICO FILM CHE L’ATTORE DOVEVA IMPARARE QUATTRO BATTUTE IN DIALETTO MILANESE NON SIETE STATI IN GRADO DI FARLE DIRE IN MODO CORRETTO.
    CAPISCO CHE SIAMO RIMASTI IN POCHI E CHE NESSUNO AVRA’ NOTATO GLI ENORMI STRAFALCIONI DETTI DA KIM ROSSI STUART IN DIALETTO MILANESE, MA E’ VERAMENTE COSI’ DIFFICILE REPERIRE UN VERO MILANESE A MILANO???? SI SONO DOCUMENTATI SOLO SUGLI AMBIENTI DI MILANO TRALASCIANDO UN PICCOLO PARTICOLARE CHE COME NELLE ALTRE CITTA’ D’ITALIA ANCHE NOI ABBIAMO UN DIALETTO.

  • Azure71

    23 giu 2011 - 04:51 - #14
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    Non c’è nulla da fare: il nuovo cinema di genere italiano (aka poliziottesco) è saldamente in mano a Placido che è il nuovo Stelvio Massi, il nuovo Di Leo o il Lizzani dei tempi andati. Film come questo al posto di tante critiche dovrebbero essere sostenuti perché i soli che abbiano qualche “respiro internazionale”, e che non languono nell’ intellettualità (leggasi noia) fine a se stessa. Azione, azione, azione, come un film poliziesco era nei ‘70 e come deve sempre essere…Chissenefotte del sottotesto sociale, politico (?!) del Renè, della sua infanzia e del perché di quella scelta. Ecco, il non spiegare (come oggi sembra ormai diventata una moda) rende il film vincente. Un po’ come per altri ambiti lo era stato “Il sangue dei vinti”.

    In merito alle critiche, e alla solita pruderie italiota…Perché gli nmila film che per protagonisti avevano i brigatisti che non si facevano scrupoli ad ammazzare donne e bambini e a commettere stragi? Ah già dimenticavo, quella era la “lotta di classe”.
    Allora i vari Moretti e soci possono essere rappresentati come colti professori portatori di verità rivelate da non si sa chi. Allora va bene.

    Gli altri invece che come protagonisti avevano mafiosi, e camorristi vari? Chi non ha tifato per la famiglia “Corleone”? Famiglia immaginaria, certo, ma i cui epigoni “corleonesi” (nel senso della città) hanno loro si e davvero lasciato una scia di sangue che puzza fino ad oggi.

    Placido muove sicuro la macchina da presa e la storia, per raccontare quello che nel Belpaese è diventato il “nemico pubblico numero1 e piaccia o meno, un mito…Si, anche i miti possono essere negativi…Allora condanniamo pure i film su Giulio Cesare, Napoleone o Washington che di stragi, guerre e torture se ne intendevano parecchio.

    Vallanzasca ha pagato più di chiunque altro in Italia e citando il Beccaria del “Dei delitti e delle pene (mio e suo concittadino) ricorda più la “legge del taglione” di medievale memoria.

    Quando viviamo in un PAese dove i principali responsabili di Stragi, torture, omicidi (si pensi solo alle BR, ai NAR, a LUDWIG per non parlare di mafiosi e serial killer) sono a piede libero…Un PAese dove nemmeno l’omicidio a sangue freddo di bambini e donne non è sufficiente per avere l’ergastolo….

    Quello che ha fregato Vallanzasca? Che non era un delatore. Che “l’era matt”…Mica come mafiosi, assassini seriali che poi escono per buona condotta perché portano i mazzi di fiori pure ai secondini…
    Allora Vallanzasca 4 ergastoli e Angelo Izzo (aka il mostro del circeo) dopo 25 anni era già in semilibertà….”Er canaro della Magliana” è a piede libero. Abel e Furlan (aka Ludwig) idem…

    Lui però no, evidentemente deve espiare le colpe di TUTTI.

    Per quanto concerne il dialetto, da milanese DOC lodo la prova di Rossi Stuart, romano…E deve essere stata una tortura imparare anche solo la “cadenza”.

    35 anni fa quando Tomas Milian (doppiato da Amendola) nel leggendario “Milano odia la polizia non può sparare” e che interpretava un milanese della “ligera” aveva la solita cadenza “sudista” di Amendola e dice una battuta in dialetto in tutto il film, per giunta penosa (tel foo vedè mi el cultel)…Ma lì’ andava bene perché era Ferruccio Amendola…

    Per giunta da quanto ne so Vallanzasca era di padre meridionale, quindi non so quanto abbia appreso il dialetto “puro” del Porta…

    Direi comunque che in questo cinema ormai “Romano” è già tanto che sento in un film mainstream la parlata della mia città…anche solo la cadenza…senza sentire i soliti “Ahooo, annamo, famo, sciao bbelliii”.

    Saluti