Logo Blogo

Gorbaciof - Il cassiere col vizio del gioco: la recensione in anteprima

Pubblicato: 15 ott 2010 da carloprevosti

Commenti dei lettori

GorbaciofGorbaciof - Il Cassiere con il Vizio del Gioco Regia di di Stefano Incerti. Con Toni Servillo, Yang Mi, Geppy Geijeses, Gaetano Bruno, Hal Yamanouchi, Antonio Buonomo, Agostino Chiummariello, Salvatore Ruocco, Salvatore Striano, Francesco Paglino, Nello Mascia

Toni Servillo è certamente l’attore che maggiormente spicca nel panorama del cinema italiano. In un recente passato si sono sprecati dei lusinghieri paragoni con personaggi del calibro di Gianmaria Volonté, come nel caso della sua interpretazione di Giulio Andreotti ne Il Divo. La capacità mimetica di Servillo è veramente impressionante, ma rispetto al compianto Volonté il buon Servillo non ha ancora avuto modo di confrontarsi con ruoli realmente degni dello spessore del suo termine di confronto. Così accade che Marino Pacileo, detto Gorbaciof per via di una vistosa voglia color fragola sulla fronte, rappresenti un bel banco di prova per una caratterizzazione al limite del cartoon, ma che si ferma a pura superficie. Gorbaciof è un contabile del carcere napoletano di Poggioreale, quando esce dalla prigione le sue passioni sono il gioco d’azzardo e le donne, in particolare la figlia del proprietario del ristorante cinese dove si trova a giocare a carte.

Gorbaciof non è un personaggio cattivo, ma ha l’abitudine di prendere i soldi dalla cassa del carcere per coprire le sue puntate. I secondini sanno delle sue bravate, ma sono consapevoli che ogni volta trova un modo per restituire la cifra sottratta e per spesso viene chiuso un occhio nei suoi confronti. Quando Gorbaciof scopre che il ristorante cinese è pieno di debiti, decide di prendersi cura della giovane Lila e di saldare i debiti di suo padre. I soldi della cassa del carcere non sono sufficienti e, pur di aiutare il padre della ragazza, accetta di entrare in un giro più redditizio, ma anche pericoloso.

Se Gorbaciof fosse un film americano, forse al posto di Servillo ci sarebbe un istrione come Joe Pesci e l’intera pellicola godrebbe di un alone che solo l’esterofilia tipica di noi italiani potrebbe offrire a un film di questo taglio. La pecca della settima regia cinematografica di Stefano Incerti è sostanzialmente imputabile alla sceneggiatura, troppo debole per sostenere un personaggio così fortemente caricaturale. Un errore che potrebbe essere accettabile da un autore al suo esordio, mentre difficilmente lo si accetta da un regista così esperto.

Impossibile non capire che il film è stato costruito completamente attorno al ruolo di Toni Servillo, un personaggio scritto con grande attenzione ai particolari, con una grande quantità di dettagli e sfaccettature. Il punto di riferimento appare evidente, l’intenzione di Incerti è quella di riprendere alcuni elementi classici del genere noir americano e altre atmosfere da gangster movie orientale (se Gorbaciof facesse a botte a suon di karate sarabbe un eroe degno di Johnnie To), ma nonostante le buone intenzioni sono solo alcuni elementi a ricordare questo background. Quindi per fortuna che c’è Toni, in grado di esprimere un mondo di emozioni lontanissime da quelle dei suoi precedenti ruoli anche solo grazie alla sua mimica, alla gestualità o al modo camminare. Non è certo la prima volta che un intero film si appoggia sulle spalle della prestazione di un attore, ma appare evidente che sia la storia raccontata che difficilmente riesce a fare presa sul pubblico in sala.

A Gorbaciof avrebbe giovato un’uscita precedente a film come Gomorra o Le conseguenze dell’amore, che forse poteva essere un ulteriore trampolino di lancio per Servillo, ma ora appare come una buona prestazione in un film sostanzialmente sbagliato. Peccato.

Gorbaciof - Il Cassiere con il Vizio del Gioco uscirà nei cinema venerdì 15 ottobre. Qui potete vedere il trailer.

Voto Carlo 5

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (3 Voti | Media: 2.33 su 5)
condividi condividi
8 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Profilo di amoryaablaine

    amoryaablaine

    15 ott 2010 - 13:00 - #1
    0 punti
    Up Down

    però il sottotitolo è geniale…

  • myandr

    15 ott 2010 - 15:00 - #2
    0 punti
    Up Down

    Invito i lettori a leggere le recensioni del film presenti su repubblica, la Stampa, VARIETY o hollywood reporter e poi trarre le giuste conclusioni. La recensione di cineblog oltre che approssimativa è sostanzialmente scorretta. Questo è un ottimo film italiano che merita di essere visto e recensioni oneste fatte da persone competenti.

  • myandr

    15 ott 2010 - 15:11 - #3
    0 punti
    Up Down

    Peraltro che senso ha dare 5 su 5 come voto finale dopo una recensione del genere? Questo carloprevosti ha le idee confuse…..

  • Profilo di carloprevosti

    carloprevosti

    15 ott 2010 - 15:28 - #4
    0 punti
    Up Down

    Il voto non è 5 su 5, ma 5 su 10, come del resto sempre accade su Cineblog. Già a Venezia questo film ha diviso tra entusiasti e scettici, personalmente credo di aver già espresso la mia posizione.

  • andrea789

    18 ott 2010 - 03:50 - #5
    0 punti
    Up Down

    La recensione è approssimativa e superficiale, perchè tendenzialmente oggettiva, come dovrebbe essere. Non è una colpa del recensore, ma del film, che manca di oggettività. Il suo messaggio è chiaro, la trama è solo un pretesto, vero contenuto del film è tutto al di fuori di essa. Il problema è che per capirlo non basta essere esperti di cinema, ma servono due requisiti, entrambi: una sensibilità e un interesse sociologico spiccato, ed essere napoletani, della napoli sommersa, quella che qui è raccontata mediante una storia di amore e disagio sociale. E’ un film che non può essere capito. Come il recensore, che non ha capito di non averlo capito. Ma questo è un limite del film, il cui livello di oggettività resta limitato dalla scelta sfacciatamente antiuniversale del regista, che sacrificando il successo di pubblico, ha regalato ai cittadini una logora eppur affascinante fotografia della realtà con cui condividono, chi piu’ chi meno, la propria quotidianeità. Purtroppo i napoletani sono anche italiani, ma gli italiani non posso essere napoletani, una condizione qualitativamente, ontologicamente oserei direi, diversa e ulteriore (nel senso di altra).

  • Francesca05

    18 ott 2010 - 08:41 - #6
    0 punti
    Up Down

    Andrea ciò che dici è molto interessante però il film non è “antiuniversale” come dici e lo dimostra che la critica internazionale lo ha apprezzato incondizionatamente, mentre quella italiana è stata un pò più tiepida. E’ un film anticonvenzionale, un pugno nello stomaco che ci sbatte in faccia la realtà e le sue contraddizioni. Un film da capire non da vedere semplicemente. Se si è napoletani la comprensione è maggiore, perchè quelle atmosfere sono quotidiane. Ma se non si è napoletani ci si emoziona lo stesso. Servillo è grande, ma lo è perchè il film è abilmente costruito intorno a lui e questo è un merito del regista non un suo limite.

  • Nicola Peis

    04 nov 2010 - 12:10 - #7
    0 punti
    Up Down

    Trovo invece abbastanza condivisibile la recensione.
    Ne parlo anche sul nostro Blog.
    http://www.fbassociati.it/2010/11/03/gorbaciof/

  • aro vai

    18 gen 2012 - 20:48 - #8
    0 punti
    Up Down

    …..Assassinio di un allibratore cinese……….???