Le Cronache di Narnia - Il Viaggio del Veliero (The Chronicles of Narnia: The Voyage of the Dawn Treader - Gran Bretagna, 2010) è un film di Michael Apted, con Ben Barnes, Skandar Keynes, Georgie Henley, Will Poulter, Laura Brent, Gary Sweet, Arthur Angel, Tilda Swinton, Tony Nixon, Shane Rangi, Colin Moody, Terry Norris, David Vallon, Bruce Spence, Bille Brown, Liam Neeson, Roy Billing, Arabella Morton, William Moseley, Anna Popplewell, Steven Rooke, Neil Young, Rachel Blakely, Nathaniel Parker, Daniel Poole, Mirko Grillini, Catarina Hebbard, Tamati Rangi, Simon Pegg.
Il viaggio del veliero rappresenta la terza trasposizione cinematografica dei celebri racconti di Lewis. Dopo Il Leone, La Strega e L’armadio, e Il Principe Caspian, il regista Andrew Adamson ha ceduto il proprio posto ad un Michael Apted che non sembra affatto estraneo a questo fantastico mondo. D’altra parte, dopo una seconda pellicola un po’ sottotono (anche se comunque gradevolissima), era necessario rendere maggiormente giustizia ad una delle saghe fantasy più riuscite del secolo scorso.
Ed è con tali premesse che ci siamo accostati a questo film: come dei bimbi in attesa di conoscere cos’altro avesse da riservarci quel mondo a metà tra la realtà e l’immaginazione che è Narnia. A nostro parere è impresa assai ardua riuscire ad apprezzare questo film se non con gli occhi del bambino che è in noi, in tutti noi. Ma badate bene: non si pensi che gli “adulti” non abbiano di che apprendere durante il dipanarsi delle vicende, anzi!
In molti avranno intuito che quello proposto da Lewis altro non è che un percorso - per non dire Il percorso - dei vari protagonisti, all’apice del quale viene segnato il definitivo, tremendo ed irrevocabile passaggio al rango di adulti. Chi ha avuto modo di seguire i due film precedenti avrà certamente colto quest’aspetto: quattro ragazzi così diversi quanto a indole, ma così uguali nel dover portare degnamente a termine la loro maturazione.
Peter, Susan, Lucy ed Edmund condividevano ansie, gioie, passioni, angosce, aspirazioni (e chi più ne ha più ne metta), che chiunque di noi sente o sentiva propri a quell’età. La paura di lanciarsi nel mondo, quello vero, e non quello sicuro e confortevole costruito per noi da chi ci ama. Si trattava di una tappa obbligata quella di abbandonare tutte quelle tenere certezze, perché si sa… il mondo non aspetta nessuno e la vita punisce i “ritardatari”.
E’ proprio in questa sorta di interstizio temporale, dove le loro anime risultano incolpevolmente sospese, che si collocano gli eventi narrati a Narnia. Sappiamo che lo scorrere del tempo in questo strano ma così affascinante mondo non coincide con quello “reale”, proprio per rimarcare la sua alterità, nel senso di totalmente “altro”. Queste sono le premesse che muovono anche gli eventi narrati ne Il viaggio del veliero.
Come sempre, non si tratta di una scelta, qualcosa di premeditato. Narnia chiama quando meno te l’aspetti, perché certi appuntamenti non possono mai essere concordati. E’ così, allora, che Lucy, Edmund ed il viziato cuginetto Eustace si ritrovano in balia delle onde dopo essere stati letteralmente sommersi da un dipinto. Peter e Susan sono rimasti “a casa”, ognuno per propri motivi, in mezzo agli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Una guerra che per i tre giovani avventurieri non è mai stata così distante.
Se per Eustace si tratta di un’assoluta novità, riguardo la quale si mostra piuttosto reticente tra l’altro, gli altri due si domandano immediatamente cosa gli abbia portati lì. Di solito tale passaggio avviene in prossimità di una disgrazia incombente, cosa del tutto estranea al Principe Caspian, che rassicura i due fratelli sull’ottimo stato di salute del proprio Regno. Cos’è allora che li ha portati lì? Un motivo deve pur esserci!
E’ così che ha inizio il loro viaggio, chiaramente a bordo di un veliero. Ed è innegabile che a farla da padrone non sia qualche ricercata scelta stilistica da parte del regista, né delle musiche prettamente incalzanti, come pure un raffazzonato 3D. No, è la trama. E quando non sono gli eventi nella loro stretta progressione narrativa, sono quei piccoli episodi apparentemente contingenti a riuscirci, come quando Ripicì (il topo dal nobile animo) intona la strofa di una canzone di cui, a suo dire, non conosce il significato. Non appena Lucy gli si avvicina, quindi, inebriata da quelle poche frasi melodiche, il piccolo Ripicì afferma candidamente di non sapere cosa vogliano dire quelle parole, pur avendole imparate a memoria.
E’ la pedagogia di un tempo, quella secondo cui non era necessario che il bambino comprendesse, nell’accezione più ampia del termine, ciò che gli veniva insegnato. Spesso ai bambini venivano lette fiabe tremende, in cui un lupo mangiava delle persone o due piccoli bambini indifesi venivano tratti in inganno da una spaventosa strega. Loro, che magari ad un livello squisitamente conscio non capivano, avevano comunque paura. Avvertivano qualcosa di profondamente sbagliato in tutto ciò, e scolpivano tali insegnamenti nella loro mente, per mai più dimenticarli.
Le fiabe, un tempo, forgiavano le generazioni impuberi proprio come quelle poche strofe acquisite hanno forgiato il cuore di quel topo, tanto piccolo ma tanto grande. Non è un caso che tutto ciò gli venga riconosciuto alla fine, quando Ripicì incontra finalmente Aslan.
C’è chi invece, per maturare tale nobiltà d’animo ha bisogno di essere provato da eventi nefasti, indotti comunque dalle proprie mancanze. E’ così per Eustace, per esempio, che a causa della propria curiosità mista a cupidigia, si ritrova in una situazione che dapprima ritiene insopportabile, salvo poi dover essere grato per quanto successo. Si tratta dell’esperienza, quella vera, quella alla quale non ci si può sottrarre, in grado di piegare anche le anime più testarde. E può non esserci Qualcuno dietro a tale correzione?
E’ a questa meta che le vicende del film conducono i tre giovani protagonisti. Scaturite, come al solito, da un motivo apparentemente estraneo a loro, finisce per essere tutto finalizzato alla loro maturazione. Nel caso de Il viaggio del veliero, tutto ha origine dalla necessità di trovare le sette spade dei sette Lord di Telmar. Ma non ci vorrà tanto per capire che tale ricerca altro non è che un pretesto.
E ce ne rendiamo conto ancor di più alla fine, quando capiamo, ancora una volta, che non è Narnia ad avere bisogno dei suoi giovani ed impavidi eroi, bensì sono quest’ultimi ad essere aiutati da Narnia. Comprendere questo, oltre che le ultime battute di Aslan, forse porta anche a conoscere un po’ sé stessi, suggerendo che pure noi, in quelle condizioni, potremo probabilmente non aver più bisogno di Narnia. E a questo punto non importa nemmeno che il primo dei tre film rimanga il migliore. Perché adesso sappiamo grossomodo come regolarci: è bello sapere che per crescere davvero altro non bisogna fare che restare bambini…
Il film approderà nelle sale venerdì 17 Dicembre. Qui trovate il trailer sottotitolato in italiano.
Voto Antonio: 7
Voto Simona: 6
sara881
15 dic 2010 - 14:49 - #1Insomma meglio del principe Caspian, poi visto che il fantasy/avventura è il mio genere preferito credo (spero) che resterò abbastanza soddisfatta.
DAN!
16 dic 2010 - 21:03 - #2scusate..ma questa sarebbe una recensione??? tante tante parole e non ho capito come cavolo è il film! sicuramente molto ispirate..non discuto..ma non mi permettono di capire se conviene o meno spendere 8 euro per vedere il film (che poi credo sia il primo obbiettivo di una recensione!!)
Guba
20 dic 2010 - 07:27 - #3Il film è di una noia mortale. Persino - se possibile - peggio di Narnia 2.
I personaggi sono scialbi, affatto caratterizzati, senza spessore. I dialoghi sono sciocchi, a tratti risibili. Ma chi lo dice che un film fantasy deve essere inconsistente ?
Il “principe” non si comporta da principe. I ragazzi adolescenti non hanno alcuna tensione interiore propria degli adolescenti.
Unica concessione adolescente è la “voglia di bellezza” della ragazzina protagonista che credendo di essere brutta a momenti mette nei guai tutti. Ma dura poco, in realtà.
C’è persino il “moccioso cattivo”, che alla fine diventa buono.
Si cita Harry Potter. Niente di più lontano. In quella serie i ragazzi sono adolescenti, con le loro paure, le loro tensioni interiori. Qui: niente ditutto questo.
Gli adolescenti, per questo autore, sono dei paignucolori marmocchi senza responsabilità, pronti a frignare per ogni problema incontrato.
Si sente la mancanza dei due fratelli maggiori che avrebbero pututo fare da traino ai due piccoli rimasti.
Per concludere: chi sperava in un riscatto da Narnia 2 sarà disilluso da una pellicola che offre solo gli effetti speciali, realmente interessanti, per superare una trama scontata, una caratterizzazione inesistente dei personaggi, dialoghi da scuole elementari.
Voto: 5. Raggiunto a malapena.
BARBOTTINA
20 dic 2010 - 15:26 - #4anche io l’ho visto in anteprima con mio figlio di 7 anni.a noi è piaciuto moltissimo.
Vals...
01 mag 2011 - 20:00 - #5concordo con guba… il film è deludente, i personaggi sono privi di carattere, i dialoghi sciocchi, persino la sceneggiatura non è un granché e se devo essere sincera anche gli effetti speciali mi hanno lasciata un po’ a desiderare… certo agli occhi di un bambino il film sarà sembrato spettacolare ma non è niente di eccitante… sarà forse colpa del nuovo regista Michael Apted che ha preso il posto di Andrew Adamson??
il mio voto è 5, raggiunto a malapena…