Il Gatto a Nove Code presenta spunti davvero geniali, eppure non è efficace come L’Uccello dalle Piume di Cristallo. Questo non vuol dire che il film non sia buono, anzi! Secondo Argento forse un piccolo passo falso nella sua filmografia (ma ne commetterà di peggiori…) perché è stato definito da lui stesso “l’anello debole della trilogia zoonomica”. Non è bellissimo come gli altri due capitoli, ma avercene.
Il film è un giallo che si intreccia attorno a certi intrighi e minacce in un istituto di ricerche genetiche: iniziano i primi delitti, ed indagheranno su questo caso un giornalista, un enigmista cieco e la sua piccola nipotina.
C’è da dire che il colpo di scena finale non è fra i più riusciti che Argento abbia creato (ma, a questo punto, neanche il peggiore), non si rimane di stucco come si vorrebbe e finali come quelli di Profondo Rosso o Tenebre sono lontani. Eppure lo svolgimento tiene bene la tensione e si alterna a momenti dolci e poetici (quasi sempre quelli fra Arnò e la nipotina, accompagnati dalla dolce e bellissima “Ninna Nanna in Blu” di Morricone). Geniale l’idea di inserire dei frammenti in cui si vede l’occhio dell’assassino: il tema ricorrente del vedere (in questo caso si contrappone alla cecità di Arnò) è sempre caro ad Argento. Momento indimenticabile: quello nel cimitero… terribile, superba sequenza di altissimo cinema.
Stanotte, 03.05, RaiUno
Voto Gabriele: 8
superficie 213
24 lug 2006 - 13:31 - #1Bel film….
daniele
14 dic 2006 - 14:44 - #2troppo sottovalutato: davvero un ottimo thriller
-lineare
-con misteri molto intrecciati ma interessanti e realistici
-colpi di scena
-ritmo grande
-musiche da urlo
secondo me uno dei migliori film realizzati da dario argento e mi dispiace tantissimo che lui stesso sia il primo a ritenerlo maldestro e al di sotto dei suoi titoli d’inizio carriera.
viene dopo l’uccello dalle piume di cristallo e profondo rosso, ma prima del(pur non affatto brutto) 4 mosche di velluto grigio.
un film che dee essere da antologia del Giallo per eccellenza.