Cronaca di un mattino alla Mostra del cinema di Venezia 2011. Sono quasi le 11 al PalaDarsena. Sullo schermo passano le ultime immagini del film Quando la notte di Cristina Comencini che ha origine da un suo recente romanzo. Le immagini non sono finite neanche sul nero dei titoli di coda che un “urlo” soffocato, mormorato di dissenso si mescola ai pochi, centellinati applausi. Sto male, provo dolore. Non scherzo. Conosco da anni Cristina per avere lavorato con il padre, il grande Luigi Comencini, e sono affezionato a lei e alla famiglia, tutta cinematografica.
Avevo sperato fino all’ultimo, seguendo la pellicola, che tutto sarebbe finito al meglio. Invece i quindici-venti minuti finali mi aggrediscono alla testa e al cuore. La storia del film, e del romanzo, viene da una idea nuova e urticante. Cioè, dai patemi, dalla angoscia, dal dubbio, dalla rabbia e dalla depressione che possono cogliere alcune donne sensibili, sensibilissime, quando hanno un figlio. La scoperta può avvenire anche qualche tempo dopo il parto.
Nel film il piccolo Marco piange a dirotto, non dorme la notte, agita e toglie il respiro, oltre che libertà, alla madre Marina che decide di fare con lui una vacanza in montagna. Ma le cose non vanno secondo i suoi piani e i suoi desideri. Nella doppia fatica fisica e psicologica di Marina si inseriscono la vita e i comportamenti, come dire, non sereni di una guida alpina che ha affittato la casa per la vacanza, Manfred.

Non vado oltre. Mi fermo qui nel raccontare la fatidica trama. Gli echi dentro la storia sono tanti (si potrebbe ricordare Cogne e quella madre finita in tribunale, in tanta tv e infine in carcere: la morte di un bambino in quella landa diventata ahinoi famosa per questi fatti); ma si potrebbe andare al problema vero di cui dicevo: una madre e la “sua” responsabilità totale di crescere un figlio, in assenza a volte totale di un un padre che non c’è come figura o declina; si potrebbe aggiungere la difficoltà nella nostra società in cui chi nasce conta poco o dà fastidio (si fanno sempre meno figli), difficoltà di tenere incontro di disagi profondi a cui non basta per essere curati una scuola materna in più o una tata o una badante. Il problema è più ampio, profondo e importante.
La Comencini lo sa, essendo madre più volte. Ma forse non lo sa il cinema che è fatto da uomini che impongono, o accettano, un cinema di uomini per donne e uomini. Non lo sa un cinema che non sceglie una strada rigorosa, in cui il solo sollevare il problema possa diventare un modo di proporre una “rivolta” seria per scuotere chi non capisce, maschi e persino femmine. Non lo sa un cinema che resta ambiguo. In cui si insinua la piovra della fiction televisiva che deve architettare volute benpensanti in cui “devono” fare capolino, addirittura “irrompere”, aspetti d’amore: attrazione, bisogno, paura e bisogno che sconfinano nell’amore e nel sesso.
Tutto questo accade nella parte finale del film. Non che le tracce non siano presenti nella storia di città e di montagna. Anzi, ci sono, eccome. Riguardano la sceneggiatura, i tratti dei protagonisti, la voglia di sconfinare da cronache dure alla panacea dei sentimenti, ai ritorni che sono sogni e che cercano la realtà nelle immagini (da film) che ci proiettiamo nella sala privatissima della nostra mente, tra appunto sogni e incubi.
La notte che ci propone il film vive di giorno e la sua pasta è costituita da piccole soluzioni narrative che creano un’atmosfera equivoca e contraddittoria. Il grande tema o problema scelto dal film scivola sulle pendici dei risultati come una invisibile valanga che travolge non solo la storia, e i suoi personaggi, ma noi, soprattutto noi spettatori che siamo colpiti dalle intenzioni e restiamo ad occhi, a mani vuote.
Non so. Non ho suggerimenti. Ma, lo dico sapendo che non conta niente, solo un’opinione mi sia concessa: esistono i tagli nel montaggio. Fateli. Pochi minuti, nel finale, possono bastare. Non solo per salvare il film, che lo meriterebbe per i suoi scopi, la regia, la produzione; bensì per salvare noi, il pubblico. La Mostra ha i denti da pescecane, nel suo cinismo. Lo si dovrebbe sapere. Chi li dimentica è il vero illuso.
JoyE
07 set 2011 - 16:56 - #1Cioè, cosa dovrebbe essere questo articolo?
italo-moscati
07 set 2011 - 16:59 - #2Un piccolo sforzo di lettura, coraggio; e grazie…
peterray
07 set 2011 - 17:05 - #3Infatti, non è una recensione, quindi? Non si capisce se con alcuni minuti tagliati alla fine potrebbe essere un capolavoro oppure così com’è un totale disastro… Forse ci sono scene così forti, da pugno nello stomaco? Vogliamo il voto!
ilmat
07 set 2011 - 17:11 - #4Ho riletto l’articolo un paio di volte e, augurandomi che sia stanchezza e non colpevole ignoranza, non ho capito. Non ho capito se Moscati ritenga i fischi motivati dalle numerose pecche del film o se sia stato fischiato un film coraggioso, imperfetto, ma soprattutto incompreso da un pubblico troppo abituato al didascalismo televisivo.
italo-moscati
07 set 2011 - 17:11 - #5Peterray, la mia è un’opinione libera, il film ha avuto una accoglienza negativa, io non mi lascio influenzare, a me è piaciuto poco, e non mi sono piaciuti soprattutto gli ultimi 10-15 minuti circa (non li ho cronometrati); dico solo che sarebbe utile ripensare il finale, ridurlo o rimuoverlo. Io ai film non dò mai voti…da sempre, esprimo un parere e cerco di articolarlo…
ilmat
07 set 2011 - 17:15 - #6@peterray: non sono certo che Moscati volesse recensire il film. Credo che le intenzioni fossero diverse, credo volesse esprimere un proprio parere riguardo al film. Quindi l’assenza di voto è dovuta. Però anche io non ho capito alcune cose e a questo punto sono curioso ed un pò ansioso. Mi sento un pò caprone a non comprendere quello che la gente cerca di dirmi e vorrei capire se mi sto scimunendo (evento di cui ho incontrovertibili prove) oppure se la forma del post non sia rivisitabile.
italo-moscati
07 set 2011 - 17:15 - #7Ilmat. Grazie. Non dico nulla sui fischi. Lo chieda a chi ha fischiato. Alla Mostra non accade spesso. Accade però talvolta per i film italiani. Il pubblico del Lido da sempre ha prevenzioni negative verso questi film, Non le condivido. Io cerco di esprimere un’opinione,senza offendere autore, produttore, responsabili della Mostra…Ormai sono molti i modi per esprimere una presa di posizione, ad esempio non andare e quindi non pagare il biglietto per una proposta che non piace. La mia, ripeto, non è una recensione.
Olatij Moskiniev
07 set 2011 - 17:18 - #8Italo, per favore, DAI DEL TU ALLE PERSONE!
italo-moscati
07 set 2011 - 17:20 - #9Va bene, Olatij; esco dalla mia timidezza e giuro che darò sempre del “tu”, un rotondo, amichevole, gentile “Tu”…
stefano-sgambati
07 set 2011 - 17:26 - #10Un giorno il mondo si accorgerà che la Comencini è una pessima regista. Spero.
ilmat
07 set 2011 - 17:29 - #11Moscati, grazie. Adesso ho capito.
mrbadguy86
07 set 2011 - 17:44 - #12@sgambati: perché, c’è davvero chi pensa che sia una brava regista?
Lockss
07 set 2011 - 17:48 - #13io “La Bestia nel cuore” lo trovai terribilmente sopravvalutato..
drapocalypse
07 set 2011 - 18:34 - #14Stefano se ne sono accorti tutti. Tranne la signora Comencini.
Jhon Doe
07 set 2011 - 19:17 - #15Anche io non ho ben compreso il parere di Italo sul film, se non attraverso i suoi commenti successivi.
Ma vorrei dire la mia sui fischi verso i film italiani: io credo che la gente siamstufa di vedere, gira che ti rigira, sempre gli stessi 2 generi cinematografica.
Il drammone esistenziale e il cinepanettone.
Poche le eccezioni e sopratutto poche le regie che vadano oltre alle solite due inquadrature due.
Manca la varietà, nei contenuti e nella tecnica.
Dove sono gli eredi di Bava, Argento o dell’Avati di una volta?
dama52
07 set 2011 - 23:17 - #16#14 gli eredi ci sarebbero, non gli danno la possibilità di esprimersi a modo proprio, ormai RAI CINEMA e MEDIASET danno i soldi, la distribuzione, i protagonisti snaturando quello che era il progetto iniziale, spesso valido dei giovani e meno giovani registi. non ci sono più produttori, la distribuzione e’ nelle mani delle major che fanno il buono e il cattivo tempo, oggi non potrebbe esistere un Fellini, un Visconti, un Bava o un Argento, non troverebbero che porte chiuse, e noi dobbiamo subire o smettere di andare al cinema, cosa che ormai faccio da anni. se qualcosa mi interessa la scarico da internet o cerco il
DVD.
Chuck H
08 set 2011 - 00:00 - #17Come diceva qualcuno un paio di giorni fa…il problema del cinema italiano non sono i “BOX OFFICE 3D” e similari, che non hanno pretese. Il vero problema del cinema italiano sono questi film orrendi che ti vengono spacciati per prodotti di qualità, seri, impegnati.
Moscati, lei attacca il cinema italiano ad ogni occasione e poi evita di stroncare il film della Comencini solo perchè è un’amica di famiglia e le vuole bene? —___—
Avrebbe dovuto titolare: la Comencini e quelle come lei ammazzano il cinema italiano.
PS: Sì, la Bestia nel cuore sopravvalutatissimo.
gi088
08 set 2011 - 00:48 - #18pagare 7 euro per vedere un film della Comencini?…. ma neanche perILcazzo.
italo-moscati
08 set 2011 - 00:52 - #19Chuck che cattivo che sei! Rileggi e se pensi che il mio giudizio sul film, non sulla persona (che è comunque degna) vedrai che ti ricrederai; ma il voto come a scuola certo non lo darò mai…
John Doe anche a te la preghiera di rileggere: se non hai capito chiedimi dove e perchè, sono abituato alla franchezza e prima di scrivere penso a quel che voglio dire…voti no, mai, lo lascio fare ai critici minus habens, che usano le pallime, sai che palline!
luporosso
08 set 2011 - 00:52 - #20Il film purtroppo per la Comencini è irrecuperabile, non si salva nulla. Dialoghi imbarazzanti, situazioni ridicole, ogni presunta buona intenzione vanificata da una messa in scena pedante e didascalica. Come si fa a prendere sul serio la morale della storia quando così inutilmente sbandierata? Come si fanno a prendere sul serio simili personaggi stilizzati? I fischi forse sono stati troppo compiaciuti, ma francamente come poteva la Comencini attendersi un’accoglienza diversa? Non basta calare il tutto nella cornice insolita del Monte Rosa per rendere interessante il solito cinema ombelicale, che si parla addosso, asfittico e familista in cui siamo maestri. Non è interessante, è la solita indigesta sbobba.
gi088
08 set 2011 - 00:58 - #21RISCHIO DIARREA
mrbadguy86
08 set 2011 - 09:00 - #22per quale motivo scrive su questo blog se i suoi colleghi sono “minus habens”?
peterray
08 set 2011 - 13:36 - #23Chiedo scusa a Moscati per il tono un po’ da stadio adottato nel primo commento: la fretta eccessiva - sempre cattiva consigliera - mi aveva indotto a scambiare la sua interessante analisi per una recensione. I pallini (o meglio il voto) però non sono sempre da denigrare: specialmente in un blog servono a rappresentare una sintesi valutativa. Se analisi e approfondimento sono importanti, e lo sono, anche la capacità di sintesi ha un suo valore. Non era comunque questo il tema del post, che ho molto apprezzato… Come una lucida e autorevole recensione.
John Doe
08 set 2011 - 14:30 - #24Sig Moscati leggendo i suoi commenti successivi ho capito cosa voleva dire, e non ho interesse alcuno dei voti.
italo-moscati
08 set 2011 - 16:38 - #25Mrbad, ci sono vari tipi di minus habens ma non in cineblog e anche altrove nei mediia, è facile individuarli: fingono di non capire ma spesso non si capiscono…