Venezia 2011: Quando la notte - La recensione del film di Cristina Comencini

poster2-quando-la-notteManfred è una guida, è chiuso e sprezzante, dopo che la moglie se ne è andata con i due figli. Marina ha affittato l’appartamento sopra quello di lui per trascorrere un mese di vacanza col bambino. Una notte qualcosa succede nell’appartamento di Marina. Manfred interviene, il bambino è ferito e lui lo porta in ospedale. Da quel momento l’uomo si mette sulle tracce di una verità inconfessabile che Marina ha nascosto a tutti, anche al marito. E lei intuisce il segreto familiare all’origine della rabbia e dell’odio di Manfred per lei, per tutte le donne...

Via il dente, via il dolore: a Cristina preferiamo Francesca. Ci chiediamo ancora, per esempio, il perché della candidatura agli Oscar de La bestia nel cuore (che era passato proprio a Venezia), con tutto il rispetto di questo mondo. Tra queste Comencini, le due più famose figlie di Luigi, ci sembra che la seconda faccia un cinema sicuramente imperfetto, ma a volte anche stimolante e più coraggioso rispetto al cinema della prima. Che in questo Quando la notte affronta, tra le altre, una tematica che la sorella aveva affrontato, in modo diverso, nel suo Lo spazio bianco, in concorso al Lido un paio di anni fa.

Tratto dall'omonimo romanzo della stessa regista, Quando la notte racconta la tormentata e conflittuale storia d’amore di due anime in pena. Una storia vissuta a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa. La protagonista deve passare un mese in questa zona perché i medici le hanno consigliato così, visto che il figlioletto di pochi anni sta passando qualche problema. Il bambino piange di continuo, e la situazione sta stressando la donna sempre di più. Ma il bimbo piange soprattutto di notte, e dal piano di sotto Manfred sente tutto ogni giorno: e sente anche una botta, prima di trovare il bimbo in una pozza di sangue e la madre rannicchiata in posizione fetale in un angolo...

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A fianco dei due protagonisti ci sono altri personaggi fondamentali: le montagne stesse, innevate e solitarie, enormi e claustrofobiche, silenziose e minacciose. La Comencini ha dichiarato di aver girato il film tra tante difficoltà di carattere "scenografico", ma dubitiamo che questo sia il vero problema del film. Che è purtroppo indifendibile nel suo climax: che non è di pathos, come ci si aspetterebbe, ma di ridicolo involontario.

La storia di Marina all'inizio sembra ricordare (involontariamente, dicono) la storia di Cogne, grazie alla protagonista che si dimostra sempre più insofferente nei confronti del figlioletto che non la lascia mai dormire di notte, stancandola e mettendo continuamente a dura prova i suoi nervi. Il discorso sulla maternità sarebbe anche interessante, ma poi subentra anche il rapporto con Manfred e l'ipotetica storia d'amore che nasce tra i due, fatta anche di gelosie a causa di uno dei fratelli dell'uomo che è intenzionato a provarci con Marina. Allora la strada intrapresa dalla regista è quella di seguire la storia d'amore piuttosto che quella di una madre sull'orlo di una crisi di nervi.

Così facendo Cristina Comencini scivola clamorosamente nell'ultima mezz'ora: a cui non ci si può credere. Buttandola sul mèlo più drammatico, intimista e fatalista, la regista ci propone un piatto condito da esilaranti situazioni surreali (i due protagonisti sulla funivia...), battute involontariamente comiche (Timi e la gamba!), bruttissima recitazione (Claudia Pandolfi è costretta ad avere una sola espressione affranta per tutto il film, mentre Filippo Timi, mai così mediocre, è costretto alla fine a fare la parte dello storpio che corre). Allora tutto salta e non resta che ridere, anche se non si dovrebbe. Poteva essere soltanto un film (tedioso) su cui poter prendere diverse posizioni, nel complesso è solo insalvabile.

Voto Gabriele: 2
Voto Simona: 4

Quando la notte (Italia 2011 - Drammatico 114') di Cristina Comencini con Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon.

Nei cinema italiani dal 28 Ottobre 2011.

- Foto del film
- Foto del Red Carpet
- L'editoriale di Italo Moscati

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