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I primi della lista: la recensione in anteprima

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pubblicato 10 Novembre 2011 aggiornato 1 Agosto 2020 07:36

Pisa, giugno del 1970, nel cuore degli anni di piombo. Il giovane Renzo Lulli sogna una vita fatta di musica e politica al fianco di Pino Masi, un cantautore noto tra i giovani e ben inserito nel mondo della contestazione. Insieme all’amico Fabio Gismondi, Renzo lascia i libri che dovrebbe studiare e, chitarra sotto braccio, si reca da Pino per un provino.

Mentre lo strampalato trio sta intonando la Ballata del Pinelli, Pino Masi riceve una notizia, a quanto pare segretissima e confidenziale, che l’esercito è in procinto di organizzare un golpe militare. Con sangue freddo e polso da leader, Masi prende subito una decisione. Loro, in qualità di contestatori comunisti, sarebbero i primi della lista stesa dai nuovi detentori del potere. Senza tempo da perdere l’unica cosa da fare è fuggire dalla città, arrivare al confine ed espatriare per chiedere asilo politico.

Ci voleva l’esordio cinematografico di un trentenne come Roan Johnson, che ovviamente non ha vissuto in prima persona gli anni di piombo, per raccontare in modo fresco e scanzonato una storia ispirata a fatti realmente accaduti. Un racconto on the road, dove la politica è solo la causa scatenante di una serie di eventi generano una serie di reazioni a catena incontrollabili e, a tratti esilaranti. Troppo facile idealizzare un periodo così scottante della storia recente in Italia, tanto che forse solo uno sguardo esterno (anagraficamente solo per questioni di età, nonostante il nome Roan è tricolore al cento per cento) poteva offrirne una fotografia così ironica, smaliziata e dolcemente indulgente nei confronti dell’ingenuità dimostrata dai suoi protagonisti.

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Tra filmati di repertorio che servono a contestualizzare storicamente l’evento raccontato, il film riesce a raccontare in un breve ma incisivo incipit come funzionava sulla strategia della tensione che mirava a tenere alta la soglia di allerta nei confronti degli avversari politici. Avviene così che un capetto senza arte ne’ parte come Pino Masi, bonariamente descritto come un ossessivo complusivo capace di portare nelle sue paranoie anche i due discepoli creduloni, decide di intraprendere una folle fuga senza inseguitori. Roan Johnson racconta il viaggio dei tre attivisti a bordo di una sgangherata Mini con tenerezza nostalgica, proseguendo passo dopo passo con il più classico dei meccanismi della commedia degli equivoci.

I complotti che Masi vede ovunque non sono che fraintendimenti di eventi come la marcia militare della parata del 2 giugno, ma pochi mesi dopo gli assurdi fatti raccontati da Johnson, la storia italiana ricorda il tentato di golpe militare ordito da Junio Valerio Borghese. Forse Masi aveva ragione. Ma la tesi del film dimostra come si possa ridere anche su questa pagina oscura del nostro recente passato.

Capo carismatico di questo farsesco carrozzone è un centratissimo Claudio Santamaria, che riesce a dare una dimensione “mitica” al suo personaggio, quasi fosse una leggera parodia del Libanese della Banda della Magliana di Romanzo Criminale. Santamaria è spalleggiato da due ottimi comprimari, Francesco Turbanti e Paolo Cioni al loro esordio su grande schermo, che con la loro creduloneria contribuiscono a dare credito alle parole del Masi. Da non perdere i titoli di coda che, sulle note di Fabrizio De André, creano un ponte temporale tra i tre protagonisti del film con i “veri” Lulli, Gismondi e Masi, che sono invecchiati sulla pelle ma non nell’anima.

I primi della lista (commedia, Italia, 2011) Regia di Roan Johnson. Con Claudio Santamaria, Francesco Turbanti, Daniela Morozzi, Fabrizio Brandi, Sergio Pierattini, Paolo Cioni

Voto Carlo 7,5
Voto Federico: 6,5

I primi della lista uscirà venerdì 11 novembre 2011. Qui potete vedere il trailer.

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