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Da Venezia la recensione di Daratt

Pubblicato: 09 set 2006 da Gabriele C.

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Daratt
Nazione: Ciad, Francia, Belgio, Austria
Regia: Mahamat-Saleh Haroun

Una storia semplice quella di “Daratt”, che comunque ha fatto innamorare (dopo un inizio per cui tutti erano un po’ spaventati dall’assenza di movimento) il pubblico. Sì, quello di Haroun è un bel filmetto, non privo di difetti, ma assolutamente non da bocciare. Atim lascia il nonno cieco in campagna per andarsene in città: con sè ha una pistola, che gli servirà per uccidere l’assassino del padre, Nassara, che lo uccise durante il conflitto civile. Oggi però il vecchio è un panettiere, che spartisce il pane ai bambini affinchè lo portino a casa. E, quando prenderà Atim a lavorare con lui e gli insegnerà a fare il pane, dopo un inizio un po’ turbolento, sentirà un affetto che non provava da tempo per quel ragazzo e deciderà di adottarlo…

“Daratt” va premiato per i suoi tempi, per i suoi personaggi, per un finale bellissimo. Forse la troppa semplicità del soggetto (il messaggio finale è chiaro, forse troppo) potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma servono anche questi film: diretti e senza fronzoli, puri e per questo belli e da vivere. Non privo di qualche momento un po’ lento e non privo di qualche cosa che stona, il film ha un buon climax emozionale, che per fortuna si mantiene abbastanza costante ed interessante.

Voto Gabriele: 7

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
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  • cineblog

    22 mag 2007 - 16:47 - #1
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    […] […]