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Da Venezia la recensione di Tachiguishi retsuden

Pubblicato: 27 set 2006 da Gabriele C.


Tachiguishi retsuden
di Mamoru Oshii; con Kisshoji Kaito, Hyodo Mako, Suzuki Toshio.

L’autore di Ghost in the Shell e Avalon ha deciso di abbattere ogni barreria dell’animazione e del digitale, e se è possibile supera in inventiva e in originalità visiva anche un esempio valido e recente come Sin City. Già, perchè il suo film, questo strano Tachiguishi retsuden, è un film che sbalordisce, almeno a primo impatto. Ambientazioni e personaggi vengono fotografati, secondo la tecnica del superlivemation, e poi digitalizzati come un cartone; un’altra particolarità è quella che gli attori, quindi, non recitano muovendosi, ma sono delle semplici foto utilizzate quasi come delle marionette. Il tutto, giustamente, sa molto di anime ma soprattutto di fumetto. Ma qui sorge il problema. Tachiguishi retsuden è un film che è sicuramente interessante in ciò che dice e ciò che fa, racconta una commedia anche simpatica in modo molto documentaristico e racconta parallelamente la storia del Giappone dalla fine della Seconda Guerra in poi. Ma ben presto si sfocia nel caos assoluto che implica, anche se qua e là ci sono momenti molto godibili, un gran senso di lentezza. Colpa di una voce off fin troppo insistente, fin troppo verbosa, e per noi italiani a Venezia che abbiamo seguito il film originale con sottotitoli fin troppo complicata, visto che ancora il giapponese non lo sappiamo benissimo… Chissà se per la prima volta si potrà dire che un buon doppiaggio possa rendere giustizia alle immagini. Ribadisco il concetto che visivamente non gli si può dire nulla, ma Tachiguishi retsuden sembra un pochettino pretenzioso, tutto qui.

Voto Gabriele: 6

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Jena Plisskin

    27 set 2006 - 18:33 - #1
    0 punti
    Up Down

    [Lievemente OT] la settimana passata ho trovato in edicola Avalon in italiano a 6.90 Euro. Devo dire che ho capito qualcosina di più riuspetto all’edizione che ho acquistato in asia :-)))

    Per questo sono in attesa della sua uscita al cinema, però anche se viene dal mondo manga/Animne ricordiamoci si tratta di un autore veramente difficile…

  • raystorm

    28 set 2006 - 12:57 - #2
    0 punti
    Up Down

    Tachiguishi retsuden – 40 anni in 100 minuti

    Mamoru Oshi padre dei due capitoli di “Ghost in the shell” e sceneggiatore di quel capolavoro semisconosciuto corrispondente al nome di “Jin Roh”, quest’anno abbandona gli anime nel senso stretto del termine per creare una sorta di documentario sperimentale, il quale ripercorre la storia del Giappone dal dopoguerra fino a quasi gli anni ottanta. E’ stato scritto “sorta di documentario” perché questa nuova pellicola da lui scritta e diretta, utilizza dei personaggi immaginari per raccontare attraverso le loro “avventure” all’interno dei fast food nipponici, la storia giapponese e come gli eventi esterni a loro influissero nei loro usi e costumi. Il film li chiama “I maestri dei fast food”, che altro non sono se non degli imbroglioni dediti all’arte dello “scrocco”. Il documentario è un qualcosa difficile da districare, interpretare, comprendere, quindi è pure inutile tentare di farlo, va quindi preso per come Oshi lo propone. E questa pellicola è un paradosso in ogni sua minima parte, fin dalle tecniche sperimentali e ardite, estremamente moderne, da un certo punto di vista pure rivoluzionarie, utilizzate nella pellicola per ottenere un risultato visivo che sembra proprio di un film di 40 anni fà. Infatti “Tachiguishi retsuden” si presenta visivamente fuori dagli schemi classici degli anime, i personaggi sono un mix di riprese e foto fatte a persone reali, animazione tridimensionale e colorazione classica bidimensionale. I movimenti sono completamente forzati e disarmonici, rozzi ma allo stesso tempo, cosa assai controversa, affascinanti e funzionali al tipo di pellicola, che per quanto racconti una storia di mista tra realtà e finzione, ha la classica impostazione del documentario. Si parte dal primo grande maestro Plenilunio Ginji per arrivare all’insolita, altro paradosso utilizzare il termine “Insolita” parlando di tale film, figura di Medio Piccante Sabu un cinese che ha vissuto per lo più in India e per cui si comporta come un indiano, arrivando a rinnegare la sua identità per poter scroccare il cibo dai fast food. Finzione su realtà, il documentario di Oshi analizza in modo approfondito le tecniche di questi maestri del mangiare gratis, personaggi che riflettono l’epoca in cui compaiono ma che sono il frutto stesso di questa, rappresentandone l’anticonformismo, la voglia di andare contro il sistema nonché alla globalizzazione inarrestabile di un paese in rapida crescita. Nulla è lasciato al caso e questo stupisce non poco, tutto è realizzato in modo da far credere allo spettatore che questi “eroi” siano realmente esistiti, la voce narrante utilizza terminologie da psicoanalisi solo per descrivere come questi riuscivano a cibarsi senza tirar fuori un soldo, vengono spesi fiumi di parole per illustrare gli schemi mentali adoperati da questi. “Tachiguishi retsuden” probabilmente non ha alcun senso di esistere, ma paradossalmente, ecco l’altra faccia della medaglia, è estremamente utile per dimostrare a tutti che la sperimentazione nel campo dell’animazione non deve essere mai dismessa; non bisogna fermarsi ad uno stile visivo o narrativo di un certo tipo solamente perché il pubblico si aspetta quello dall’opera di un determinato autore. Per trovare idee originali bisogna sovvertire le regole e stupire anche in negativo, se necessario, chi sta guardando lo spettacolo, perché non sempre la standardizzazione di un prodotto e foriero di qualità costante. Ed ecco che con questa pellicola Mamoru Oshi diventa indirettamente identico ad uno di quei personaggi assurdi del suo film.

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