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Miami Vice: l'adrenalina che commuove

Pubblicato: 15 ott 2006 da Gabriele C.

Commenti dei lettori

MIAMI VICE (Miami Vice, USA, 2006) di Michael Mann; con Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li, Naomie Harris, Ciarán Hinds, Justin Theroux, Barry Shabaka Henley, Luis Tosar.

La scena d’apertura ci fa già entrare senza fronzoli nel vivo del film. Una sagoma nera su uno sfondo di luci fosforescenti, e Numb dei Linkin Park & Jay-Z a palla. E poi ecco i due agenti, Sonny Crockett e Rico Tubbs: qualche parola, giochi di sguardi, e via, si dia inizio alle danze. E che danze.
Miami Vice è l’ennesima dimostrazione di quanto valga Michael Mann nel panorama dell’action: probabilmente è unico. Chissene se c’è “poco rispetto” per la serie cult da cui è tratta (anche perchè Mann ci s’ispira e basta per tirare fuori un film assolutamente suo: tanto di cappello!), non importa se dagli anni ‘80 che tanto fecero moda siamo ai giorni nostri tra computer iperveloci e cellulari ultratecnilogici. Basta guardare, nel senso visivo del termine, la pellicola per innamorarsene. Come del resto anche per Collateral, con la sua fotografia straordinaria (possiamo dire che, anche se è la stessa, che l’effetto ottenuto, soprattutto nelle scene notturne, è ancora una volta una sorprendente sorpresa), la sua colonna sonora che a volte martella gustosamente (proprio come nella scena iniziale in discoteca: certo che Mann con le discoteche ci sa fare…!) e che a volte emoziona, il montaggio e le inquadrature assolutamente giuste.

Ed in giro già si dice che non c’è trama e non ci sono personaggi. Chissà che film hanno visto. In quanto alla trama chi ama i sotterfugi, le missioni, i doppi giochi avrà pane per i suoi denti; per quanto riguarda i personaggi… beh, parliamone. Va bene che sin dal primo secondo si entra nel vivo dell’azione e con un ritmo invidiabile non ci si stacca dalla poltrona fino alla fine, ma Sonny, Rico e Isabelle vivono alla grande. E la storia d’amore fra il primo e la terza è tutta un programma, fino al commovente finale. Michael Mann sa davvero il fatto suo in fatto di personaggi e relazioni interpersonali, e centra il miglior bersaglio della pellicola probabilmente proprio nel personaggio di Isabelle, interpretata da una Gong Li sempre più magnetica. Ma dal regista di Manhunter e Heat ci si aspettava tutto questo. Una vera delizia.

Voto Gabriele: 8

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15 commenti

Commenti dei lettori

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  • Steven

    15 ott 2006 - 11:26 - #1
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    a me il tetle film di miami vice è sempre piaciuto.non vedo l’ora di vedere questo film.

  • Jean

    15 ott 2006 - 12:06 - #2
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    Sì,ok…che il film si abello e Mann sia un dio siamo d’accordo ma NON chiamarlo Miami Vice…e non usare i nomi di Rico e Sonny…questa è solo una manovra commerciale per richiamare pubblico…Gli anni ‘80 sono Miami Vice e viceversa…

  • Profilo di DOM

    DOM

    15 ott 2006 - 13:29 - #3
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    con il telefilm non centra nulla e il ritmo invidiabile io non lo vedo proprio anzi…cioè è un film d’azione ma l’azione si vede solo nell’ultima mezz’ora…

  • Profilo di andrea

    andrea

    15 ott 2006 - 16:28 - #4
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    bha a me il film non e’ piaciuto assolutamente, la storia non ha un senso!!!!!
    ehy c’e’ da fare un lavoro sotto copertura ci mandiamo voi!
    e i narcos che ci cascano come pere cotte
    maddai ma che storia eh?!?!!?

  • Profilo di marco

    marco

    15 ott 2006 - 18:37 - #5
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    quateo film non mi ha proprio convinto: bella la fotografia, le riprese, la colonna sonora, bravi gli attori… però è mancata l’azione! solo poche scene, fatte molto bene, però tutto il resto era narrato con lentezza

  • Manta

    15 ott 2006 - 22:40 - #6
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    perche’ non vi andate a vedere i film tipo snakes on plane e state lontani dal cinema di livello? Li’ azione decerebrata ce ne sta che ce ne sta.

  • Profilo di andrea

    andrea

    16 ott 2006 - 00:56 - #7
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  • Profilo di ultrapaz

    ultrapaz

    16 ott 2006 - 11:12 - #8
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    Sono d’accordissimo con Gabriele..questo Miami Vice è davvero un gran bel film, e d’altro canto da Michael Mann, uno dei migliori registi contemporanei, ce lo si poteva anche aspettare!

  • Profilo di @go

    @go

    16 ott 2006 - 11:41 - #9
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    Bello, almeno non è il solito film di azione insulso. Mi piace perchè sembra reale, senza le esagerazioni classiche dei films di azione. Realmente (nel senso di realtà) crudo mi viene da dire, finale compreso.

  • Tiziano

    16 ott 2006 - 12:20 - #10
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    Miami Vice – L’importanza del momento

    “Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno”

    “Le Fate Ignoranti”

    Potrebbe sembrare strano iniziare a parlare dell’ultimo film di Michael Mann citando un monologo di un film italiano di stampo drammatico, ma a quando la pellicola finisce ci si rende conto che in quelle poche parole c’è il completo riassunto di “Miami Vice”. Uno dei telefilm più famosi del panorama televisivo, mito generazionale degli annni ’80, approda oggi in una veste insolita sul grande schermo. L’adattamento di Mann non è un semplice rinverdire i fasti del passato, ma un fine lavoro di cesellatura per rendere moderno e cinematografico un prodotto concepito per la serialità televisiva. Nel 1993 Brian De Palma portò sul grande schermo la saga di “Mission: Impossibile”, egli fece un’operazione ardita consistente nel prendere il telefilm e fargli implodere al suo interno gli elementi cinematografici accontentando al primo impatto ogni tipo di spettatore, sia esso proveniente dall’esperienza catodica, come pure quello al primo approccio con la saga e personaggi. Michael Mann compie l’operazione opposta, prende il seriale televisivo e lo fa letteralmente esplodere andando così a spalmare i vari pezzi nell’immaginario cinematografico. Quello che a prima vista sembra un film che ha poco o niente da spartire con la serie tv, si rivela ai più attenti invece aderente come mai nessun adattamento fu prima d’oggi. Questo lo si capisce solo ed esclusivamente a fine proiezione dove la struttura narrativa ha terminato di raccontare la semplicistica trama, e d’un tratto vedendo l’apparizione dei titoli di coda non possiamo non collegare a come questa pellicola si apra, evolva e chiuda come una puntata qualsiasi di una qualsivoglia serie televisiva, con la differenza che a principio manca il riassunto delle puntate precedenti ed alla fine “l’assaggio” di quello che accadrà. Scelta ardita, ma assolutamente funzionale perché proietta fin da subito lo spettatore nel pieno dell’azione facendo assimilare personaggi ed ambientazioni senza dover seguire la classica didascalia adottata in questo tipo di produzioni, ma soprattutto permettendo di vedere l’evolversi decriptando le personalità dei protagonisti senza bisogno di guidare con mano chi sta vedendo la storia. Dai tempi dell’adattamento di De Palma il lavoro di Mann è il primo vero passo avanti, o diverso se vogliamo, compiuto dal cinema per ingrandire qualcosa di piccolo e durevole nel tempo. L’operazione è riuscita talmente bene che a fine visione lo spettatore ne vuole ancora, perché conscio di come questo “Miami Vice” cinematografico possa essere visto solamente in sala, mai potrà venir contenuto nelle ridotte dimensioni di uno schermo casalingo, perché queste gli sarebbero strette allo stesso modo in cui larghe sarebbero quelle del cinema per la serie televisiva. Ma che tecnicamente fosse un buon film, anche se la trama è abbastanza esile, non se ne avevano dubbi, però che riesca dove questo genere solitamente fallisce è una vera e propria rivoluzione, ovvero a parlare di qualcosa che non sia solo finzione spettacolare. “Miami Vice” non è un film incentrato solamente sulla droga, polizia in incognito e triple identità, ma Mann parla della vita, dello scorrere del tempo e dell’importanza di afferrare il momento, ecco il perchè del cappello introduttivo. L’esistenza è frenetica, c’è lo ricorda continuamente con quei primi piani che si susseguono a velocità da capogiro e che trovano il loro contrasto con tutte quelle riprese panoramiche che non riescono mai a portare avanti la storia dei suoi personaggi, perché per osservare la vita di una persona bisogna stare vicini ad essa, assaporare non quello che dice ma come lo dice, le sue più piccole espressioni, la sicurezza del viso e la sua drammaticità. Ecco che quindi la storia d’amore tra Sonny e Isabella per quanto sembra su binari classici diviene passionale e combattuta proprio come una relazione a due deve essere. Una ricerca costante dell’equilibrio tra verità e menzogna, un camminare in bilico su esigenze e segreti altrui, muovendosi sul bisogno di sentimenti reciproci da ricercare in qualcuno di diverso, opposto o meno che sia. Ecco quindi consumarsi nella malinconia la fine, scontata fin dall’inizio, di un rapporto amoroso che chiede ancora un po’ di tempo in più, ancora della fortuna per creare una continuazione. Ma al termine di questo, il disegno del regista è ancora più chiaro e paradossalmente semplicissimo, parla di una cosa che tutti sappiamo, ossia che la vicinanza unisce proprio come la distanza separa. Ed è l’addio combattuto di Isabella che colpisce il cuore, è il viso disperato di Rico in ospedale che ci rimane impresso, sono i titoli di coda quelli che non dimentichiamo, titoli che ancora una volta ci portano alla domanda sul cosa abbiamo visto e se è stato di nostro gradimento. Purtroppo la risposta si trova nell’aspettativa prima della visione. Comunque questo è Michael Mann e questo è il suo cinema.

  • Luca

    16 ott 2006 - 13:22 - #11
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    Ricordiamo che Michael Mann era il creatore e produttore della serie TV anni ‘80.

  • Profilo di Gabriele C.

    Gabriele C.

    16 ott 2006 - 15:20 - #12
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    Giustissima precisazione Luca!

  • Profilo di @go

    @go

    16 ott 2006 - 15:33 - #13
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    Ah, e una cosa secondo me importante, si viene buttati subito nel film, niente titoli iniziali o introduzioni varie, ma si viene immersi direttamente nel film.

  • cineblog

    16 ott 2006 - 18:41 - #14
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    […] […]

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    […] Altro clamoroso flop è stato il nuovo film dell’accoppiata Scott/Crowe! A good Year, costato 35 milioni di $, negli Usa ha raccimolato appena 7 milioni di $, diventando forse il peggior incasso della carriera decennale di Ridley!Non è andata meglio a Tutti gli uomini del Re! La pellicola, costata 55 milioni di $, ne ha incassati appena 7! Anche Michael “mito” Mann non è riuscito a fare bene! Il suo Miami Vice, costato la folle cifra di 135 milioni di $, ne ha incassati negli states appena 63! […]