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In Time - Recensione in Anteprima

Pubblicato: 16 feb 2012 da Antonio

Commenti dei lettori

C’è una cosa che anche degli ipotetici detrattori di Andrew Niccol non potrebbero negare: il regista neozelandese non si preoccupa solo di creare film, bensì mondi. Lasciando un attimo da parte la loro credibilità, basta dare un rapido sguardo alla sua filmografia. Qualunque sia la pellicola in cui, a vario titolo, appare il suo nome, il contesto è sempre il vero protagonista della scena. Questo è il suo marchio di fabbrica.

Ad avallare tale tesi, vi è una manifesta e manifestata attenzione per i dettagli afferenti proprio alle ambientazioni attorno alle quali ruotano le sue storie. In Gattaca abbiamo un imprecisato futuro in cui la selezione della razza è pratica comune, ampiamente accettata e legalizzata. Si tratta di uno scenario che ci viene esplicitamente descritto, ma con un po’ più di fatica ci saremmo potuti arrivare anche solo attraverso le immagini. In S1m0ne vengono mescolati due elementi decisamente attuali di lì a venire: i livelli raggiunti dalla tecnologia informatica ed il retropalco della patinata Hollywood tutta lustrini.

Ma potremmo andare avanti, citando il lampante caso di un film di cui ha scritto solo il soggetto, ossia The Terminal. Qui c’è poco da approfondire con dovizia di particolari: il Terminal dell’aeroporto JFK di New York funge proprio da padrone di casa, il quale ospita l’assurda vicenda Viktor Navorski, nonché quelle più ordinarie delle persone in cui si imbatte. E via discorrendo, portando altri due esempi come The Truman Show e Lord of War. In Time, attenendoci a questo sottile fil rouge, si colloca esattamente nel gruppo di questi illustri predecessori.


Come si arguisce dalla nostra introduzione, In Time non è semplicemente un film da vedere, bensì da osservare. Ad un piano più superficiale, come auspicato dallo stesso Niccol, questo film colpisce per l’azione alla quale assistiamo e l’adrenalina di certe sequenze, tra inseguimenti e fughe di svariato tipo. Ma se ci fermassimo alla scorza, rischieremmo di non cogliere tutti quelli elementi che rendono davvero interessante In Time, a prescindere dal vostro approccio - che aneliate ad uno studio minuzioso o che le vostre ambizioni si limitino a quelle dello spettatore spensierato, poco importa.

In questo nuovo scenario cui ha dato vita Niccol, la moneta di scambio non è più il denaro, bensì il tempo. Giunti al venticinquesimo anno d’età, nell’avambraccio di ogni essere umano appare un codice: si tratta del tempo di vita rimasto a disposizione. Da quel momento in avanti ciascun uomo o donna che sia hanno un anno di vita. Ovviamente c’è un modo per ovviare a tale limite biologico: acquistare altro tempo. Ma poiché in questo film, che non disdegna affatto di servirsi di tutti quei cliché proverbiali legati all’argomento, il tempo è letteralmente denaro. In quel mondo, la differenza tra uno che ha due minuti ed uno che ha un mese a propria disposizione non è quella tra chi è troppo impegnato e chi invece non ha nulla da fare. Questa diversa disponibilità rappresenta la discriminante fondamentale tra la vita e la morte.

Non credo che la metafora vada applicata sino a questo punto, tanto da affermare che per l’autore il denaro sia davvero tutto. Cionondimeno la provocazione è evidente, e scuote. Non a caso, quale logica conseguenza, i ricchi godono di un’aspettativa di vita esponenzialmente più alta rispetto alle classi disagiate. Un parallelo tremendamente reale nella sua irrazionalità, dove spesso ci si domanda perché certi loschi figuri mirino ad accumulare così tanta ricchezza. Ma anche in una realtà (parallela, per l’appunto) come quella di In Time, disporre di tutto quel tempo è davvero fine a sé stesso.

In quella dimensione fittizia, qualcuno si accorge di questa assurda verità: mentre milioni di persone muoiono per mancanza di tempo, altri si godono l’eccessivo agio garantito loro proprio dalla sovradimensionata quantità su cui possono contare, tempo che non sanno letteralmente come spendere. In un modo o nell’altro, questo grido giunge all’orecchio del giovane (termine che forse stona un po’ in un contesto in cui tutti sembrano, al massimo, dei venticinquenni) Will Salas (Justin Timberlake).

Will vive con la madre, un’avvenente donna che dimostra esattamente i suoi anni, ma che in realtà ne ha cinquanta. Considerate che il film parte praticamente con la scena in cui madre e figlio festeggiano il compleanno di lei, scena che riesce più che efficacemente ad immergerci nella surreale cornice che verrà man mano sempre più delineata. Non solo comprendiamo da subito che ci stiamo aggirando tra i lidi della fantascienza, ma anche in quelli della tristezza. La tristezza di non invecchiare mai eppure morire. Suonerà come una sorta di eresia quanto appena rilevato, specie in una società che la giovinezza la esalta in maniera ossessiva e masochista. Ma bisogna prendere atto degli effetti generati da un’utopia riuscita, come quella che ci vorrebbe tutti giovani e tutti belli fino alla fine dei nostri giorni.

La location è Los Angeles, scelta anch’essa non casuale. Facendo sempre leva su certi stereotipi riconducibili al concetto di tempo, quale migliore metropoli se non quella conosciuta come la città dell’eterna giovinezza? Qui viene operato un agevole dualismo tra zona malfamata, Dayton, e zona ricca, New Greenwich. E’ nella seconda che la missione di Will deve concretizzarsi, perché la consapevolezza di un mondo ingiusto lo porta a comprendere che quello è il posto da cui partire.

Lì incontra Sylvia (Amanda Seyfried), bella come poche volte nella sua carriera ma al tempo stesso un po’ troppo costruita nel dare consistenza al proprio personaggio, a differenza di Timberlake, la cui interpretazione ci è parsa più consistente. Uniti entrambi da questo loro desiderio di rivolta, nonché dal medesimo personaggio verso cui far confluire tale forza, i due intraprendono un viaggio che per certi aspetti ricorda Bonnie e Clyde, per altri la leggenda di Robin Hood.

In particolare, le analogie con la storia dell’eroe popolare inglese si sprecano. Non sarebbe del tutto esatto parlare di un’opera che ne ricalca ogni passaggio, ma non mancano indizi su cui speculare. Abbiamo il principe Giovanni, ossia Philippe Weis (un ottimo Vincent Kartheiser). C’è lo sceriffo di Nottingham, tale Raymond Leon (Cillian Murphy), che rappresenta la Legge, ruolo che qui assume i connotati del Custode del Tempo, attento vigilante in forza all’ordine costituito. Ed infine abbiamo Robin e Lady Marion, chiaramente impersonati dai due protagonisti.

Questa mescolanza di più fonti non fa che impreziosire l’opera di Niccol. Il suo attingere a vecchie leggende popolari, incastonandole in un quadro da fantascienza, riesce comunque a trattare tematiche decisamente attuali, ma con uno stile non da tutti. La denuncia sociale è evidente, specie in un periodo in cui è oramai chiaro anche ai ciechi che la Finanza non poteva far altro che ridurci in schiavitù. Così è nel film e, come nella realtà, l’unica soluzione e quella di ribellarsi in maniera apparentemente infruttuosa - capitale in tal senso è l’ultimo dialogo tra Will e Weis.

Si parla di capitalismo darwiniano, espressione a prima vista complessa, ma che in sostanza dà ragione a Darwin sull’unica materia in cui le sue teorie risultano applicabili, ossia nell’accumulo di capitale fine a sé stesso. Ma non vorremmo fuorviarvi con letture oltremodo profonde. In Time è buon thriller, un discreto action, un interessante sci-fi, ma anche un ottimo film. Si tratta di capire preventivamente cosa cercate da lui, e quanto siete disposti a sforzarvi per riuscirci.

Immaginate due amici che hanno appena visto In Time e che si trovano a discuterne una volta usciti dalla sala in cui è stato proiettato. Uno potrebbe dire: “Solita storia in cui un normale ragazzo diventa un eroe insieme alla sua bella. Per carità, carino quell’inseguimento, ma nel complesso avrei voluto più momenti frenetici e maggiore suspance“. L’altro, a quel punto, potrebbe rispondergli: “Sì, ma hai notato come cambiano i colori tra Dayton e New Greenwich? Il contesto dei ricchi è ragionevolmente molto più ovattato. E poi ho letto che Niccol ha voluto che tutti nel ghetto portassero indumenti facili da indossare, con tante zip, perché non hanno tempo per vestirsi“.

Beh, decidete voi a chi dei due dare ascolto.

Perché fare oggi ciò che puoi fare fra un secolo?

Voto di Antonio: 8
Voto di Simona: 7,5


In Time (USA, 2011) di Andrew Niccol. Con Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Vincent Kartheiser, Olivia Wilde, Alex Pettyfer, Johnny Galecki, Matthew Bomer, Rachel Roberts, Yaya DaCosta, Toby Hemingway, Ethan Peck, Elena Satine, Bella Heathcote, DeVaughn Nixon, Collins Pennie, Melissa Ordway, Aaron Perilo, Jessica Parker Kennedy, Emma Fitzpatrick, Korrina Rico, Christoph Sanders e Trever O’Brien. Qui trovate il trailer italiano. Nelle nostre sale da domani, 17 Febbraio.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (5 Voti | Media: 4.8 su 5)
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23 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di checkmate

    checkmate

    16 feb 2012 - 18:56 - #1
    1 punto
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    un pò troppo spoilerosa per essere una recensione…

  • Mr. Giobblin

    16 feb 2012 - 19:00 - #2
    3 punti
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    Sono felicemente sorpreso dalla recensione. In Time è stato abbastanza bistrattato su Rotten Tomatoes, quindi sentire una voce “fuori dal coro” fa sempre piacere! Domani andrò a vederlo, sono proprio curioso! :)

  • Profilo di sciukka

    sciukka

    16 feb 2012 - 20:01 - #3
    -2 punti
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    L’ho visto in lingua originale… e devo dire che non mi ha entusiasmato molto…! Appena vedrete la fine capirete :)

  • Profilo di damiax

    damiax

    16 feb 2012 - 20:11 - #4
    0 punti
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    Il mitico Andrew Niccol colpisce ancora!

  • Profilo di django

    django

    16 feb 2012 - 20:28 - #5
    0 punti
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    Visto anche io in lingua.
    Parte bene, poi diventa un pò scontato.
    Tutto sommato, è una bella sorpresa, meglio di tanti altri film che pubblicizzano a iosa.

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    16 feb 2012 - 20:33 - #6
    1 punto
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    paradiso amaro ^_^

  • Profilo di danyele-world

    danyele-world

    16 feb 2012 - 21:38 - #7
    0 punti
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    Mi ero fatto l’idea che fosse il solito blockbuster, che Niccol fosse sceso anche lui a compromessi sfornando una bella “americanata”… ma questa recensione mi ha incuriosito troppo…

  • remo5

    16 feb 2012 - 22:27 - #8
    1 punto
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    Trattato malissimo questo film nella distribuzione italiana. Un classico.
    Nella maggioranza dei multisala lo danno solo in pellicola. Pochissimi hanno copie Digital2K, e chi le ha lo mette nelle salette più piccole.
    Poi osano lamentarsi di incassi bassi e della pirateria? Questi distributori italiani incapaci devono solo andare falliti. Tutti manager da licenziare in tronco. Non sanno fare nè distribuzione nè marketing.

  • Profilo di boshuda

    boshuda

    17 feb 2012 - 00:27 - #9
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    mah non mi trova d’accordo questa recensione. Folgorante idea di partenza (come accade spesso con Niccol) sviluppata male e ben al di sotto del suo potenziale. Timberlake è stata una scelta di casting veramente infelice. Gattaca era infinitamente superiore. Se date 8 a questo, a Gattaca quanto date? 10?

  • Profilo di majister

    majister

    17 feb 2012 - 00:41 - #10
    0 punti
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    lo adoro, perchè nei suoi film è l’aspetto sociale che prende spazio su tutto il resto, attori compresi.

  • Antonio (Cineblog)

    17 feb 2012 - 02:29 - #11
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    Ma Gattaca è un altro film. Anch’io lo preferisco. Anzi, col sottoscritto quel film gioca pure abbastanza facile. Ma non ne facciamo una questione di voti. In Time offre ottimi spunti, e se fosse stato meglio di com’è, se proprio dobbiamo ragionare per ipotesi, avrebbe rischiato di entrare nella categoria dei film fantascientifici per eccellenza. Dico solo, gli si dia una possibilità. Per me ne vale la pena. La mano di Niccol si vede eccome.

  • Profilo di go

    go

    17 feb 2012 - 10:57 - #12
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    Wow non l’ho ancora visto ma già mi piace!!! Gattaca l’ho amato, e anche gli altri suoi film sono ottimi, quindi sono sicuro che anche questo sarà ottimo!! Non sono mai banali, sono film che vanno “ascoltati”, oltre che visti.

  • Profilo di jackburton

    jackburton

    17 feb 2012 - 11:18 - #13
    1 punto
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    Le recenioni non vanno solo scritte, ma anche lette DOPO aver visto il film. La recensione è una visione di qualcosa, un’opinione… Come si fa a giudicare un’opinione senza conoscere le basi su cui si fonda?

  • Profilo di lestat

    lestat

    17 feb 2012 - 16:31 - #14
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    (nota: possibili spoiler, ma letta la recensione non ne rimangono molti ;) )

    Visto pure io in lingua. Il soggetto è ottima, devo dar ragione ad Antonio, l’idea de “il tempo è denaro” che porta all’esasperazione il tema delle divisioni sociali è oltretutto di particolare interesse in questo momento storico. Tuttavia la sceneggiatura è carente sotto molti punti di vista, si è puntato molto sul mix Bonnie&Clyde - Robin Hood tralasciando l’ottimo tema che si poteva sviluppare in modo molto più completo; il background del timekeeper viene lasciato fumoso e incompleto, la qualità recitativa di Timberlake e Seyfried sono ben al di sotto della qualità che un film del genere richiederebbe (mi sono immaginato Bale come protagonista), anche con la necessità di un’età filmica di 25 anni c’erano diverse alternative… la Seyfried si salva per gli occhioni ma il suo ruolo è assolutamente eliminabile, a conti fatti; avessero puntato decisamente sulla love story sarebbe stato giustificato, ma non è né carne né pesce.
    La fotografia è irrilevante, senza infamia né lode.
    E tuttavia, il soggetto e le tematiche sollevate sono troppo interessanti per stroncarlo del tutto.
    Insomma, 8 al soggetto, 6 alla regia e 5.5 a tutto il resto.

  • Profilo di lizander

    lizander

    17 feb 2012 - 17:31 - #15
    0 punti
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    il fatto che abbiate scritto una recensione lunga una vita vol dire che vi deve essere proprio garbato il film. a me ha fatto abbastanza pena, visto e considerato che il mondo che si percepisce è asettico, privo di qualsiasi elemento. si limita solo a raccontare la storia del protagonista, noiosa oltremodo. dall’ idea alla realizzazione ce ne passa di acqua sotto i ponti… e in questo film c’è una siccità disarmante!

  • jokerldur1

    18 feb 2012 - 04:03 - #16
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    Appena visto eh… B’è trovo la vostra recensione piuttosto “Entusiasta” rispetto a ciò che ho visto io.
    Scenari troppo difformi Dayton sembrava una qualsiasi zona industriale ricostruita in un set cinematografico troppo grigio ed un esagerato uso del filto “Seppia” che viene totalmente ristabilizzato nella città di New Greenwich.
    Una quantità esagerata di errori cinematografici scenografici (corpi esanimi che spariscono, tempo che viene calcolato erratamente, IL MARE che emette vapori come fossero le terme e non vado avanti)
    Justin T. scelta veramente infelice, trasmette poche emozioni e nel complesso non convince.
    Amanda S. nessuna pretesa il targhet del film è il suo.
    La storia è abbastanza banale le scene d’azione veloci e alle volte sconclusionate una continua ricerca dell’enfasi che aimè arriva a tratti allo spettatore.
    Nel complesso sono DISPIACIUTO, l’idea del “Tempo” mercificato all’interno di un utopico mondo costituito solo da giovani bellezze e della morale sul potere della ricchezza in ogna sua forma era stuzzicante, credo che facendo qualche scelta più coraggiosa (sia dal punto di vista della regia che nella scelta degli attori) questo sarebbe potuto diventare uno dei film TOP di gama della categoria, condannato invece a venir dimenticato presto. Basti pensare a film come INCEPTION dove viene sviluppata una tematica (in questo caso il sogno) e non viene lasciato nulla al caso nessun particolare, viene tutto estremamente bilanciato in ogni piccolo particolare, credo vivamente che IN TIME aveva le potenzialità per diventare colossal risultando invece un film guardabile ma che ti lascia l’amaro in bocca.

  • MartiD

    18 feb 2012 - 15:54 - #17
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    Inizia bene ma si perde per strada.. Votazione troppo generosa, io arriverei ad un 6.5 non di più.

  • Profilo di aleririandgagfanchotmailit

    aleririandgagfanchotmailit

    21 feb 2012 - 23:35 - #18
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    L’ho visto con una mia amica oggi e non è piaciuto ne a me ne a lei!
    Voto: 5

  • Mr_Blodo

    22 feb 2012 - 00:17 - #19
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    mi chiedo se abbiamo visto lo stesso film..

    incuriosito dal trailer ho visionato questo film che parla della società futura in chiave “orwelliana”… l’idea di base, quella di trasformare (letteralmente) il tempo in denaro e dare un limite a ciascuno di 25 anni è il punto forte di tutta la “baracca”… il resto, purtroppo, non esiste, e mi chiedo perchè mandare “in vacca” una idea così originale a discapito di clichè triti e ritriti in tutte le salse possibili inimmaginabili… regia, sceneggiatura, prova degli attori TUTTE sotto la sufficienza… successivamente ho scoperto che il regista è lo stesso di Gattaca, film con lo stesso tema e con lo stesso difetto… il problema quindi risiede dietro la cabina di regia… ma bisogna essere scemi a commettere sempre gli stessi errori…

    non mi dilungherò nell’elenco dei difetti… degli incredibili buchi di sceneggiatura e delle ambientazioni scenografiche che a volte davano la sensazione di essere “buttate là”…

    però a fine film ho pensato:
    “hanno sbagliato tutto, dovevano prendere l’incipt di questo film…e farci una serie televisiva, sarebbe stato perfetto, piuttosto che spendere tutti i soldi in TerraNoia…qui avresti un ritorno assicurato” sono l’unico con questa idea??

    voto: 4

  • Profilo di Piccio85

    Piccio85

    23 feb 2012 - 01:56 - #20
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    Non che sia un brutto film. Di Niccol ho apprezzato davvero tantissimo “Gattaca” che lo trovo stupendo e tremendamente poetico. Qui i presupposti per un grande film ci sono, però a partire dall’evolversi della storia per finire alla performance dei due attori il film cade nella mediocrità. Poi anche i temi che tratta, molto attuali e molto interessanti, vengono poco approfonditi. Avrei preferito un film meno “Bonny and Clyde” o “Robin Hood” ma con più spessore e più riflessivo. Però tutto sommato non guasta andarlo a vedere, c’è di peggio.

  • luigi4

    25 feb 2012 - 17:47 - #21
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    film pessimo.una sceneggiatura che anche un bambino di 3 elementare riuscirebbbe a scrivere meglio.Scene al limite del patetico e dell’assurdo,un uomo solo,povero e con al massimo due minuti da vivere ad ogni scena, che tiene in scacco un intero sistema e riesce a muoversi a zonzo da una parte all’altra della città,in barba ai potenti(?)custodi del tempo.Poi lei,ricchissima e con migliaia di anni da vivere,si innamora di lui(J.T.)ed incomincia la carriera di rapinatrice di banche.Un consiglio nn andate a vederlo.

  • santix94

    26 feb 2012 - 03:24 - #22
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    Questo film parte bene con una bella idea quasi innovativa,ma doveva essere sviluppato meglio..Sembra quasi un continuo di un film che non hanno mai fatto..Non si spiega perchè all’improvviso tutti possiedono un orologio della vita..Chi lo ha attivato ? per quale ragione ? Non si sa quasi nulla del padre anche se lo nominano tante volte…i primi 10-15 minuti sembrava un film alla pari con inception ma si è perso..

  • Profilo di amarok74

    amarok74

    21 mar 2012 - 12:41 - #23
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    Ingenuità colossali del regista (GATTACA una”altro mondo” rispetto a questo). Sempre 2 minuti di vita mentre girano sempre con dei secoli tra le mani…. mah…. Peccato, perchè era un ottima idea…