Milano Filmmaker 2014: ecco il programma

Concorso, Fuori concorso, Prospettive, Eventi speciali, Lech Kowalski: questo ed altro ancora al prossimo Filmmaker. A Milano dal 28 novembre all'8 dicembre

Anche quest'anno torna il consueto appuntamento con il Filmmaker, Festival meneghino d'indagine e sperimentazione che si tiene nel capoluogo lombardo dal 1980. Etichette a parte, ché quasi mai non giovano, è senz'altro più invitante apprendere la mission di questo progetto per bocca degli organizzatori stessi.

Filmmaker non ha ricette pronte, ma un percorso lungo e originale sì: fin dalle origini con l'individuazione di un movimento sommerso di autori periferici destinati a rinnovare il cinema italiano o dalla lungimirante svolta degli anni '90 a favore del documentario d'autore e, ancora, dalla recente e convinta frequentazione delle esperienze di confine con l'arte contemporanea, il nostro festival si è dato un’impronta netta, offrendo chiavi interpretative precise e rischiando scommesse tutt'altro che facili. Tenendo sempre fede a una specificità: il radicamento locale, che è l'esatto opposto del provincialismo. Fare un festival internazionale che porta a Milano le più rigorose e innovative esperienze del cinema di ricerca (con vere e proprie scoperte e molte prime) ha per noi senso solo quando si traduce in esperienza condivisa dagli spettatori e dai registi che si ritrovano davanti agli schermi dei nostri cinema, quando semina idee per nuovi film, quando allarga le visioni e acuisce le sensibilità per la ricerca, la serietà, il rigore stilistico. Quando permette di essere cittadini più consapevoli.

In tutta onestà, è esattamente questa prospettiva ciò che più ci coinvolge in merito a tale iniziativa. Immaginare un Festival per soli addetti ai lavori ci pare non solo stupido, ma ancor più controproducente; e non a caso lo stesso Direttore, Luca Mosso, chiarifica la posizione di chi al Filmmaker ci lavora tutto l'anno; quando rimette in carreggiata l'assessore milanese che, in conferenza stampa, cita Interstellar collegandolo all'Expo (?), per poi scusarsi della citazione "poco colta", che «abbassa il livello». Al che il direttore provvede rincuorando il suddetto per la sua uscita, dicendo che «a noi il cinema popolare interessa eccome, così come quello "alto". Quello che ci lascia indifferenti è il cinema medio». Touché. Evidentemente non nei riguardi dell'assessore. O per lo meno, non soprattutto.

Il programma, dal canto suo, tenta di tener fede alla vocazione sopra espressa, ripescando anche da Cannes quel Jauja che qui da noi abbiamo decisamente apprezzato (qui la nostra recensione in anteprima). Tra quelli segnalati in conferenza stampa, emergono anche Frastuono, Actress (riguardo cui siamo piuttosto curiosi) e l'ultimo di Lav Diaz, reduce dal Pardo d'Oro a Locarno la scorsa estate. Da Venezia, invece, chi ti ritrovi? Lui, Seidl, con la sua dissacrante indagine sugli scantinati austriaci. Da vedere.

Ma prima di lasciarvi al programma (che per intero trovate a questo indirizzo), segnaliamo anche la retrospettiva su Lech Kowalski, che è praticamente lo special guest dell'imminente edizione. A nostro modo tenteremo di raccontarvi questo Festival così piccolo ma che ogni anno riesce in qualche modo a ritagliarsi un suo spazio, lasciando una scia fosse anche poco invadente. Ci sia concesso, a conclusione, una breve licenza personale, rievocando l'edizione del 2012, quando in una fredda sera di dicembre al Filmmaker passarono, uno dopo l'altro, Tabu ed Holy Motors; pellicole che, insomma, non è da tutti - anche se a onor del vero passarono pure a Torino qualche settimana prima quello stesso anno, anche se non uno dopo l'altro. Poco male.

Concorso

ACTRESS (USA, 2014) di Robert Greene. Momenti di vita quotidiana di Brandy Burre, protagonista dell'acclamata serie televisiva HBO The Wire. Dietro il racconto di una crisi umana e professionale si cela una sottile riflessione sull'interpretazione attoriale, sul ruolo sociale che ciascuno interpreta nella vita e sul labile margine che separa la verità dalla finzione.

MGA ANAK NG UNOS, UNANG AKLAT (STORM CHILDREN, BOOK ONE) (Filippine, 2014) di Lav Diaz. Nel bianco e nero immaginifico che caratterizza gran parte del suo cinema, Lav Diaz dipinge un reportage visionario su un angolo di reale devastato e sognante. Un inno alla resistenza della vita in mezzo allo sfacelo e alla distruzione. Uno sguardo al domani dalle rovine dell'oggi.

SOBRE LA MARXA (THE CREATOR OF THE JUNGLE) (Spagna, 2014) di Jordi Morató. Garrell, conosciuto anche come il "Tarzan di Argelaguer", ha costruito maestose torri di legno, palafitte, pontili e inestricabili labirinti nel bosco accanto a un'autostrada catalana. In molti gli metteranno i bastoni tra le ruote ma Garrel, imperterrito, andrà avanti a edificare il proprio sogno di autonomia, finendo per essere riconosciuto un'artista di rilievo dell'Art Brut.

LETTERS TO MAX (Francia, 2014) di Eric Baudelaire. L'Abkhazia è un paradosso: un Paese che esiste in senso fisico (un territorio con i propri confini, un governo, una bandiera, una lingua) ma che non è riconosciuto legalmente in quanto Stato dalle altre nazioni.

LES TOURMENTES (Belgio/Francia, 2014) di Pierre-Yves Vandeweerd. La tormenta è una tempesta di neve che disorienta e nasconde. Un film mistico e visionario, posseduto da un senso di compassione universale.

MA’A AL-FIDDA (SILVERED WATER, SYRIA SELF-PORTRAIT) (Siria/Francia, 2014) di Ossama Mohammed e Wiam Simav Bedirxan. In Siria, ogni giorno, c'è chi filma e poi muore; altri uccidono e poi filmano. Il cineasta siriano, esule a Parigi, ha dato vita a un'opera-collage servendosi dei video postati ogni giorno su Youtube e instaurando un dialogo a distanza con una giovane insegnante curda, a partire da una domanda: “Se fossi qui, su cosa si fisserebbe la tua telecamera?”.

IM KELLER (IN THE BASEMENT) (Austria, 2014) di Ulrich Seidl. Cosa tengono gli austriaci nelle loro cantine? Dopo aver esplorato le superfici linde e geometriche delle villette familiari in Canicola e consapevole che "l'anormalità non esiste", il regista scende nel sottosuolo per elaborare il rimosso di una società che cela a se stessa le proprie ossessioni.

IN SARMATIEN (IN SARMATIA) (Germania 2014) di Volker Koepp. Terra d'elezione per il cinema di Koepp, la Sarmatia è quel lembo di sogno in cui ogni nazione e religione troverebbe il proprio posto se la Storia non l'avesse ripetutamente segnata di strappi e ferite.

LUPINO (Francia, 2014) di François Farellacci. Anthony, Orsu e Pierre-Marie sono nati e cresciuti a Lupino, all'ombra di caseggiati incombenti, intrappolati tra l’autostrada e la collina, lontano dalla spiaggia, dal centro città, da tutto. Uno sguardo tenero e provocante alla gioventù che cresce ribelle in un quartiere popolare e periferico di Bastia, in Corsica.

QUI (Italia, 2014) di Daniele Gaglianone. Chi sono i valsusini che da 25 anni si oppongono al progetto Tav Torino-Lione? Il documentario si interroga sulla loro identità e sul pensiero che guida la loro tenace ribellione attraverso 10 ritratti fatti di parole e silenzi.

Prospettive

ABACUC (Italia 2014) di Luca Ferri. Abacuc è un uomo che pesa quasi 200 chili. Ossessivo e ripetitivo, è l'"ultimo uomo", forse un superstite: passa il tempo al cimitero, o in parchi tematici dell'Italia in miniatura, quando non girovaga intorno ad architetture utopiche.

CAPITAL (Italia, 2014) di Giulia Bruno di Lida Perin. Quali contraddizioni porta con sé una risorsa che nell’Europa del 21° secolo viene percepita come ovvia? L’acqua potabile oggi è costantemente presente nelle nostre vite, nelle nostre case, nella nostra quotidianità. Ma non è sempre stato così e forse non lo è nemmeno tuttora, in una grande città come Berlino.

EDNINA (Slovenia/Italia, 2014) di Jan Mozetic. Nel grattacielo di una città gelata abita un collezionista. Diversamente dagli altri, però, non raccoglie cartoline o monete ma storie accatastate nella spazzatura, residui di eventi trascorsi.

GIANO (Italia, 2014) di Francesco Dongiovanni. Una vecchia pellicola di famiglia ritrovata in un cassetto. Una grande casa di campagna dell’infanzia, abbandonata. Foto di un archivio, che hanno cent’anni e più. Una passeggiata in un cimitero di provincia. Piccole visioni da un film (non finito) sul tempo.

HYPERION (Italia/Grecia 2014) di Maria Giovanna Cicciari. I viaggi di Iperione diventano un percorso nelle immagini che ci parlano della Grecia, antica e dei tempi più recenti.

L'ALBERO DI TRASMISSIONE (Italia 2014) di Fabrizio Bellomo. Tre generazioni unite dalla tecnica, in cui le capacità pratiche e le nozioni apprese dai padri sono state trasmesse ai figli come unico modo possibile per intervenire sulla realtà.

NINÌ (Italia, 2014) di Gigi Giustiniani. Qualche anno dopo la morte di Ninì Pietrasanta, avvenuta nel 2000, il figlio Lorenzo ritrova in un baule le immagini girate dalla madre.

ONDE (Italia, 2014) di Francesco Bertocco. Nello spazio della clinica il sonno diventa un'esperienza fisica, in cui le sue varie fasi si alternano ciclicamente nel corso della notte.

RADA (Italia, 2014) di Alessandro Abba Legnazzi. Nella casa di riposo per gente di mare a Camogli, una ciurma di marinai in pensione aspetta l’ora dell’ultimo sbarco.

TYNDALL (Italia, 2014) di Fatima Bianchi. Un faro sui monti di Brunate, sul lago di Como. Il suo fascio di luce ruota incessante nel buio, come in un loop, e fa luce su qualcosa che e` rimasto nell’ombra: una casa, lungo il pendio.

Eventi speciali

LA SCUOLA D'ESTATE (Italia, 2014) di Jacopo Quadri. Nell’agio di un tempo sospeso, col favore del silenzio e la leggerezza di una natura selvatica, d’estate si fa teatro. Ronconi si espone come mai prima d’ora, raccontandosi tra vita e teatro in uno stato di grazia che lo consegna alla fiaba.

FRASTUONO (Italia, 2014) di Davide Maldi, Lorenzo Maffucci e Nicola Ruganti. Un film sull'adolescenza realizzato nel corso di oltre tre anni, innescando un processo di relazioni guidate da regole non scritte tra chi filmava e chi veniva filmato. Per perdere e guadagnare tempo insieme.

SULL’ANARCHIA (Italia, 2014) di Bruno Bigoni. L'Anarchia come modo di essere, di pensare, di vedere e di vivere, come capacità d'immaginare un mondo diverso. Un documentario che affronta le innumerevoli realtà libertarie che ancora oggi si concretizzano ovunque.

MIRIAM - IL DIARIO (Italia, 2014) di Monica Castiglioni. Miriam è una ragazza alle prese con il desiderio di esprimersi e con la difficoltà di conciliare il bisogno di realizzare se stessa e quello di compiacere gli altri. Una riflessione sulla frenesia per l'arte, che attraversa i personaggi e si rispecchia nelle scelte stilistiche di un film colorato e sognante.

LA FANTASTICA COPPIA. ROSCOE ARBUCKLE E BUSTER KEATON (Italia, 2014) di Francesco Ballo. Un sentito omaggio a due artisti della risata: uno, attore strapagato destinato a fine ingloriosa dopo uno scandalo a sfondo sessuale; l'altro in procinto di passare dietro la macchina da presa per farsi ricordare tra i più grandi registi di sempre.

9X10 NOVANTA (Italia, 2014) di Marco Bonfanti, Claudio Giovannesi, Alina Marazzi, Pietro Marcello e Sara Fgaier, Giovanni Piperno, Costanza Quattriglio, Paola Randi, Alice Rohrwacher e Roland Seiko. Nel 2014 l’Istituto Luce ha compiuto 90 anni. Per festeggiare questa ricorrenza, nove registi italiani sono stati invitati a realizzare un piccolo film, ciascuno con 10 minuti di immagini dell’Archivio, scelte tra le migliaia di ore di filmati che esso contiene.

Fuori concorso

CAVALO DINHEIRO (Portogallo, 2014) di Pedro Costa. Un uomo arriva nella notte in un luogo misterioso, un ospedale, o forse una fortezza, un carcere o un manicomio. Il medico lo interroga, lui risponde come se avesse una manciata di anni ma le immagini ce lo mostrano vecchio, con il fisico segnato e le mani che tremano. Chi è quest'uomo? Il nuovo capolavoro di Pedro Costa.

ONE CUT, ONE LIFE. Un diario a due voci, tra il regista Ed Pincus e la sua collaboratrice Lucia Small. Una testimonianza lucida e struggente sui repentini cambiamenti della vita, vulnerabile e intima.

Film d'apertura

Jauja (Danimarca/USA/Argentina/Messico/Francia/Germania/Brasile/Olanda 2014) di Lisandro Alonso. Nel 1882, il capitano Gunnar Dinesen è stanziato in Patagonia, al fianco dell'esercito argentino. Insieme a lui, in queste terre desolate, lo accompagna la figlia quindicenne Ingeborg, unica donna in un avamposto di soldati.

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