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Andy Warhol: 6 agosto 1928 - 22 febbraio 1987

Pubblicato: 22 feb 2007 da Gabriele C.

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Venti anni fa moriva il più grande esponente della Pop Art americana. Ma anche uno dei più grandi artisti dell’arte contemporanea, che ha influenzato anche il cinema. Tra trasgressione, miti e quindici minuti di fama.


Lo scorso anno all’Ex-Pescheria Centrale di Trieste si è tenuta per un lungo periodo (dal 22 luglio al 22 ottobre) un’interessantissima mostra chiamata Andy Warhol’s Timeboxes. Fu un occasione per (ri)scoprire il mito dell’artista attraverso alcune sue celeberrime opere di pittura, di scultura, opere cinematografiche ma soprattutto queste “misteriose” Time Capsules. Semplicemente delle scatole contententi oggetti di uso quotidiano (cartoline, scarpe, ricordini, ecc.) raccolti e custoditi da Warhol nel corso della sua vita. Fino alla sua morte, il 22 febbraio 1987 per un intervento alla cistifellea, ne aveva raccolti più di seicento.
Quelle scatole, quelle capsule fanno parte dell’opera dell’artista: perchè tutto fa parte della memoria e tutto può diventare icona. Come tutti diventeremo prima o poi famosi almeno per 15 minuti.

Il più grande esponente della Pop Art americana (e popolare vuol dire “massa”, e non arte bassa) ha segnato l’arte contemporanea in tutti i campi. Celeberrime le sue opere serigrafiche di Marilyn Monroe, di Che Guevara e di Mao Zedong, ma fondamentale per capire la sua idolatria del consumismo e della merce le due tele con la ripetizione delle bottiglie di Coca-Cola o le lattine di zuppa Campbell’s.
“Quel che c’è di veramente grande in questo paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla”. Forte, trasgressivo, controcorrente e scomodo, come sempre.

Ma a noi del Cineblog piace ricordarlo anche come un regista e produttore fondamentale e strabiliante. Prima di Kubrick fu lui che portò sul grande schermo il romanzo di Anthony Burgess A Clockwork Orange, con quel piccolo gioiellino sadomaso di Vinyl, girato praticamente (quasi) sempre in piano-sequenza con una sola inquadratura.
E poi ci sono i dialoghi irresistibili di My Hustler, lo schermo diviso di The Chelsea Girls o la Factory in “trasferta west” in Lonesome Cowboys.

Senza dimenticare la stupenda trilogia girata dall’amico Paul Morrissey (Flesh, Trash, Heat), che celebrò il mito del bellissimo bisex Joe Dallesandro, la più importante icona dell’argentata Factory.

Ma la vita di Warhol, sia privata -dovremmo pur citare anche la giornata del 3 giugno 1968, quando Valerie Solanis gli sparò- che artistica (altri nomi: Velvet Underground, Interview, Andy Warhol’s TV e tantissima pubblicità) è lunga, lunghissima ed appassionante. Lo spazio che ora gli dedichiamo per ricordarlo un po’ troppo poco. Ci sembra giusto che ora parlino le immagini.

Andy Warhol

Andy Warhol
Andy WarholInterviewMarilynJohn LennonChe GuevaraJoe DallesandroAndy Warhol

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3 commenti

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    […] Paul Morrissey dirige tra il ‘68 e il ‘72 questa trilogia, i cui “episodi” escono a due anni di distanza l’uno dall’altro, con l’ultima icona warholiana, Joe Dallesandro, decisamente conscio di essere un’icona erotica tanto da autodefinirsi sex symbol (”Tutti i grandi sex symbols hanno un nome che finisce con “o”: Garbo, Harlow, Monroe, Brando, Dallesandro”). Ordinato e calcolatore, quasi un “manager” rispetto allo sperimentale genio Andy Warhol, Morrissey inizia a lavorare con l’esponente della Pop Art nel terzo periodo della sua produzione cinematografica, non a caso quella più narrativa e curata per quanto riguarda la tecnica. Se nel capolavoro assoluto Chelsea Girls c’è il suo zampino, si dice che già nel superbo My Hustler (del secondo periodo) ci sia l’impronta di Morrissey: non a caso i movimenti di macchina e l’uso dello zoom sono una novità per lo statico Warhol. […]

  • Factory Girl: gallery

    10 nov 2007 - 23:24 - #2
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    Up Down

    […] Factory Girl narra, la storia di Edie Sedgwick (Sienna Miller) , divenuta una delle più grandi icone della cultura pop americana. La Sedgwick era originaria di una famiglia aristocratica dal sangue blu, talmente conosciuta nel New England, che la loro tomba nel Massachusetts era nota col nome di “Sedgwick Pie”. Era, quindi, già considerata una principessa americana quando incontrò Andy Warhol (Guy Pearce), esponente della contro-cultura e la sua vita cambiò radicalmente (qui il link al suo sito ufficiale). Andy invita Edie ad entrare nel mondo della leggendaria Factory, ex fabbrica di cappelli della città, diventato un paradiso bohemien di creatività e la trasforma nella sua musa. Edie ben presto diventa la stella dei film di Warhol, oltre che l’idolo della Factory e la beniamina dei media. Diventa l’icona di una generazione, la donna di cui si diceva che tutti gli uomini desiderassero e che tutte le donne aspiravano a diventare. La sua immagine divenne il simbolo della donna americana moderna per eccellenza: energica, ribelle e tuttavia profondamente vulnerabile. Vogue Magazine coniò addirittura un termine per la rivoluzione che rappresentò, la soprannominò infatti “Youthquaker.” All’apice del suo successo si innamora di una grande rock star (Hayden Christensen). Ma nel momento in cui Edie si trova stretta tra il mondo effimero e sensuale di Warhol e l’uomo che ama, finisce con l’essere respinta da entrambi e, ancora una volta, alla deriva … Edie Sedgwick è divenuta un idolo americano. La sua vita è stata caratterizzata da fama, rivoluzioni artistiche, conflitti culturali, problemi familiari e declino. Anche il suo look è diventato icona: gli occhi pesantemente truccati di nero, i capelli biondo platino, i body e i vestiti geometrici con le calzamaglie scure. Non ci resta che aspettare l’uscita allora! Nel frattempo una serie di immagini del film (che si vanno ad aggiungere a quelle già postate qui) per ingannare l’attesa. Naturalmente dopo il continua. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ factory girl (nessun voto) 0 Commenti […]

  • cineblog

    15 nov 2007 - 10:04 - #3
    0 punti
    Up Down

    […] […]