Bed Time: Cineblog intervista lo sceneggiatore Alberto Marini

Poco più di una settimana ci separa dall'uscita in sala di Bed Time, ultimo film di Jaume Balaguerò (27 Luglio). Ma lo spagnolo non è l'unica lingua che parlerà quest'atteso thriller a tinte psicologiche. Sì perché dietro alla sceneggiatura troviamo l'italiano Alberto Marini.

I due, come ha modo di dirci lo stesso Marini, coltivano da tempo un'amicizia ed una collaborazione che li lega da anni. Ed è stato un piacere per noi intervistare Alberto, il quale si è mostrato piuttosto aperto e disponibile alle nostre domande. Alcune, per così dire, di routine, altre frutto di curiosità non sempre riscontrabili. Ma in certi casi verrebbe voglia di passare ore e ore a discutere, di cinema e di tanto altro. Ma bando alle chiacchiere, passiamo all'intervista.

Salve Alberto e grazie per il tempo concessoci. Partiamo in maniera piuttosto diretta: qual è stata (o quali sono state) l’ispirazione/influenza per la stesura di Bed Time?

Credo che non ci sia stata un’unica fonte d’ispirazione, ma molte ragioni d’influenza: un articolo che ho letto su gente che, negli Stati Uniti, si dedica a vivere in case altrui, insieme agli stessi, ignari, inquilini; una frase di Nietzche che dice “se non fosse per il sollievo che mi offre il suicidio, non supererei molte notti d`estate”, che è del resto la filosofía di vita del nostro protagonista; molti film che ho visto, come “Peeping Tom” o “L’Inquilino del Terzo Piano”. L´intenzione era quella di scrivere la storia di un “cattivo” che riuscisse in qualche modo a generare empatia con il pubblico. Da qui l’idea di basare tutto sul sentimento dell’“invidia”, intesa come infelicità causata dalla felicità altrui. Credo che sia un sentimento che se non tutti proviamo o abbiamo provato, almeno tutti conosciamo... e Cesar non è altro che un invidioso incondizionale. L’unica differenza (spero) tra noi e Cesar è che Cesar non ha freni. Non si limita ad aspettare l’infelicità altrui per essere felice... la provoca.

Si è già detto parecchio riguardo alle differenze con [REC], la cui evocazione pare non sia del tutto infondata. Sappiamo che in Bed Time, rispetto a quel film, si è optato per un approccio spiccatamente più “psicologico”. E’ così? Cos’altro puoi dirci a riguardo?
Francamente, a parte Balagueró e la location ristretta a un solo edificio di Barcellona, non vedo grandi similitudini con [REC]. Le motivazioni e le intenzioni che ci hanno spinto a lavorare sui due progetti sono, di fatto, molto diverse. Un esperimento ludico nel primo caso, la voglia di fare un film psicologicamente inquietante nel secondo. Almeno nelle nostre intenzioni... sta poi al pubblico decidere se ci siamo riusciti oppure no.

Qual è stata la sfida che ti ha messo maggiormente alla prova nel dare vita alla sceneggiatura di Bed Time?
Mantenere il dilemma morale nello spettatore. E’ chiaro a priori, in ogni situazione che vive Cesar, quello che è moralmente corretto e quello che è immorale o amorale. L’idea è che l’identificazione e la simpatia dello spettatore vadano da una parte (Clara o gli inquilini) e la sua empatia dall’altra (Cesar). La scommessa è quella di provocare sensazioni contrapposte, sperare che cappuccetto rosso sopravviva al lupo ma, al tempo stesso, che non catturino il lupo... “so che ciò che fa Cesar non bello, ma spero che non lo prendano”.

Quest’ulteriore collaborazione con Jaume Balaguerò lascia intendere un rapporto di reciproca stima, se non addirittura amicizia col regista spagnolo. C’è davvero così tanta sintonia tra voi due?
Con l’esclusione di “Nameless” ho sempre collaborato in qualche modo ai suoi film. Ci vediamo spesso anche fuori dal lavoro, i nostri bimbi vanno alla stessa scuola (anche se questa è una pura coincidenza)... prima di tutto siamo amici. Quanto al lavoro, ci conosciame bene, da dodici anni più o meno. Questo non significa però che i nostri gusti siano precisamente gli stessi. Se ci aveste visto discutere in alcuni momenti dello sviluppo dello script, credo proprio che non usereste la parola sintonia per descrivere la nostra relazione (ride). Ciò che ci permette di lavorare bene assieme è che abbiamo la stessa predisposizione ad ascoltare l´altro e a cambiare le nostre idee. Alla fine troviamo sempre una soluzione che soddisfi entrambi. E’ un sistema molto collaudato di collaborazione.

Pur avendo coscienziosamente accantonato lo stile found footage per una narrazione, per così dire, più “classica”, cosa ritieni che Bed Time possa e debba dirci riguardo alla realtà che viviamo quotidianamente in quest’epoca?
Senza la pretesa di essere trascendentali, ciò che proponiamo con Bed Time è l’idea che il male non abbia bisogno di giustificazioni. Il male è lì fuori, insito nella stessa natura umana, pronto ad attaccare. Oggi, ieri e domani. Ed è pronto a colpire senza che la vittima faccia nulla per meritarlo. E’ così nel film e credo che sia così nella vita quotidiana di tutti noi. Una cosa che Jaume ha ribadito sempre nella riscrittura è stata la sua volontà di non offrire alcuna giustificazione, alcuna ragione esterna per la cattiveria di Cesar. Cesar è cosí senza che nessuno gli abbia fatto mai nulla o gli abbia dato un motivo per sentirsi frustrato o arrabbiato con il prossimo. E più le persone che stanno attorno a lui sono buone e felici, piú si accanisce contro di loro.

Perdona la nostra insistenza su tale parallelo, ma c’interessa approfondire questo specifico aspetto. [REC] e Bed Time, se proprio condividono qualcosa, quel ‘qualcosa’ risiede con ogni probabilità nell’ambiente pressoché interamente claustrofobico. Da cosa è dettata la predilezione per un simile contesto?
In molti film di genere, la definizione dell’arena è essenziale. Con [REC] fu una scelta cosciente: definimmo uno spazio chiuso e angoscioso dove lasciare intrappolati i nostri protagonisti, per creare la giusta sensazione nel pubblico. In “Bed Time”, al contrario, non cercavamo tanto la sensazione di claustrofobia; cercavamo semmai la sensazione di violazione della privacy, della vulnerabilità dello spazio dove normalmente la gente si sente più protetta: la propria casa. Credo che sia giusto rimarcare in questo senso il grande lavoro di Pablo Rosso, direttore della fotografia dei due film: in [REC] ha saputo trasmettere perfettamente la sensazione di gabbia dello spazio, in “Bed Time” quella di ambiente quotidiano, intimo, accogliente... violentato da un elemento esterno e disturbatore (Cesar).

Passiamo a qualche domanda un po’ più personale, sempre nell’ambito della tua professione chiaramente. Cosa ti spinge a prendere in considerazione un soggetto e secondo quali criteri lo ritieni meritevole d’attenzione?
Per deformazione professionale, nonostante a volte mi piacerebbe poterlo evitare, penso sempre al budget del film ed alla possibilità di ammortizzare l’investimento. Un film commercialmente a rischio mi spaventerebbe... anche qualora lo script fosse buonissimo.
Con la nuova casa di produzione, lavoriamo solo su film di genere. Da una parte cerchiamo film con high concept (per esempio [REC]: “una giornalista ed il suo cameraman rimangono intrappolati in un edificio pieno di infettati”), dall’altra il cosiddetto “selling point”, o elemento di originalitá (in [REC]: lo stile found footage, che da tempo non veniva associato a un horror). High concept e originalità. In fondo sono solo due elementi base...

Ritieni sia l’approfondita esplorazione della mente umana a generare di per sé un certo ‘orrore’, oppure invece che l’horror come genere (tenendo conto di tutte le sfaccettature del caso) si presti meglio di qualunque altro a descrivere, seppur in maniera sommaria, certi nostri meccanismi mentali?
Direi che possiamo trovare l’orrore più tremendo entrando nella psiche di un essere umano... molto di più che in qualunque ricostruzione dei nostri meccanismi mentali (sommaria o meno) riprodotta dal genere horror...

Altri progetti in cantiere?
Come produttore, siamo in fase di postproduzione del secondo film di Álex e David Pastor. Si tratta di un thriller apocalittico girato a Barcellona, “Los Últimos Días”, che uscirá in primavera 2013. E’ un progetto di cui sono molto orgoglioso, perché rappresenta la prima produzione della nostra label “Rebelión Terrestre Film”. Come sceneggiatore, sto lavorando con Miguel Angel Vivas (“Kidnapped”) in due progetti: “Welcome to Harmony”, un horror classico prodotto da Vaca Film e Ombra, che si dovrebbe girare in inglese a fine anno, e “Esta Noche Moriré”, un thriller per il 2013/2014, prodotto da Filmax. Infine come scrittore, dopo il libro “Bed Time” che è andato abbastanza bene internazionalmente, si è instaurata una buona relazione con la casa editrice Random House Mondadori... e sto lavorando a un nuovo progetto di libro... ma qui siamo davvero solo all’inizio… Sembrano tante cose... in realtà non è molto. La crisi si fa sentire più qui che in Italia direi... e molti progetti rimangono quello che sono: semplici progetti.

Un pensiero rivolto a tutti coloro i quali intendessero intraprendere l’affascinante quanto difficile professione di sceneggiatore/sceneggiatrice? Per esempio: scuola o esperienza sul campo?
Non credo sia un fatto di scuola. Ciò che mi permetto di suggerire è di meditare molto prima di mettersi a scrivere. La scelta del soggetto è fondamentale. Scrivere un film è un’attività che richiede un minimo di quattro/sei mesi della tua vita (nei migliori dei casi)... e nessuno si può permettere di buttare via questo tempo. Non ha senso, per esempio, scrivere un film che a priori non sia diretto a un target definito o che esca dai parametri di produzione dell’industria. Suggerisco pertanto di fare una profonda analisi (di mercato, di target, di abitudini del pubblico, ecc.) prima d’imbarcarsi nell’avventura della scrittura... e, soprattutto, di essere sempre coscienti che non scriviamo per noi, ma per il pubblico.
Mi piacerebbe che a tutti potesse accadere quello che è successo a me con “Bed Time”... Il film può piacere o no, ma scrivere una sceneggiatura è in certo senso un atto di fede... perchè poi verrà qualcuno che la prenderà in mano, la lavorerà, adatterà, trasformerà, fino a plasmarla in un film. Lo script continua ad evolvere senza che tu, sceneggiatore, ne abbia il controllo né, spesso, alcuna voce in capitolo. E allora, la cosa migliore che ti può capitare è che chi prende in mano la tua sceneggiatura ne rispetti la filosofia, e la converta ai tuoi occhi nel migliore dei film possibili. Un film che ti emoziona e ti renda enormemente orgoglioso. Pertanto, approfitto per dire come sceneggiatore... “grazie, Jaume”.

A noi, invece, non resta che ringraziare te, Alberto. Nel farlo cogliamo anche l'occasione per rivolgere i migliori auguri a te e Jaume Balaguerò in previsione dell'imminente approdo nelle nostre sale di Bed Time, che, lo ricordiamo, avverrà il 27 Luglio. Intanto vi rimando al trailer italiano e alla nostra recensione.

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