Il “pittore delle agonie” Buono Legnani viveva in un vecchio casolare in un paese della Bassa Padana, e si racconta che ritraesse le sue vittime nel momento della morte, dopo terribili sevizie. Stefano deve restaurare un affresco del pittore, Il martirio di San Sebastiano, ma riporterà alla luce non solo la terribile verità del dipinto, ma anche l’ipocrisia di un paese e una storia incestuosa ed agghiacciante…
Un anno dopo Profondo Rosso, Pupi Avati fa il miracolo: La casa dalle finestre che ridono è uno dei migliori thriller/horror nostrani. Complice l’ambientazione solare e calda del ferrarese, un ritmo che aiuta lo spettatore ad immedesimarsi in una storia inquietante e dalle atmosfere lovecraftiane, ed una tensione che cresce fino al raggelante finale. Più estremo, e anche più riuscito, del seguente horror di Avati (Zeder, comunque consigliato), è un affresco dell’ipocrisia e della paura, in questo caso di un piccolo paese, ma anche un grande esempio di cinema di genere, che negli anni ‘70 in Italia era straordinario.
La casa dalle finestre che ridono è un puzzle che pian piano viene ricomposto, tra segnali sempre più inquietanti e momenti di autentica paura. Avati si dimostra geniale nel saper amministrare gli stereotipi del genere (le chiamate minatorie in stile “Vada via, non tocchi il quadro!”, l’assassino/fantasma) e gli elementi più originali (ambientazione prima di tutto, come già detto). Sconvolge ancor di più il fatto che questo film, ancora oggi, non abbia ancora raggiunto il grande pubblico. Stanotte, 02.25, Rete 4
IlMazapègul
11 mag 2007 - 11:43 - #1l’ho visto da piccola, assieme a mio padre. ricordo di avere avuto molta paura: erano facce, voci, accenti luoghi a me molto familiari, ad essere al centro degli eventi, non più qualche lontana cittadina USA…
rivisto da “grande”: nessuna delusione, si vede che tutto sommato è fatto con poco,ma la costruzione dell’atmosfera è perfetta, i colori acquosi, al fotografia un po’ sbiadita, come è perfetta la faccia bianca e rosa di lino capolicchio, e il suo andarsi stolidamente a cacciare nel cul de sac.
con quel “lieto” fine, poi….
ciao a tutti o cinebblogghisti!
Maz
Gabriele C.
11 mag 2007 - 11:57 - #2“è perfetta la faccia bianca e rosa di lino capolicchio, e il suo andarsi stolidamente a cacciare nel cul de sac.”
Assolutamente sì! :D
neodie84
12 mag 2007 - 02:50 - #3CAPOLAVORO!
fabio76
13 mag 2007 - 02:12 - #4Ho sempre considerato Profondo Rosso il capolavoro assoluto del genere. Adesso deve dividere la poltrona con questo filmone di Pupi Avati!
Il nascondiglio: locandina e immagini
30 ott 2007 - 02:09 - #5[…] E’ personalmente il film italiano che più attendo. Anzi, mi allargo: è il thriller/horror che più attendo degli ultimi mesi. Pupi Avati ritorna al cinema di genere undici anni dopo L’arcano incantatore, un gotico discusso ma abbastanza apprezzato, e trentuno anni dopo l’indimenticabile e ancora oggi pauroso La casa dalle finestre che ridono (e già che siamo in vena di conti, sono passati ventiquattro anni da Zeder). Il nascondiglio, annunciato già quando il regista stava girando La cena per farli conoscere, conferma le capacità di Avati, che ha saputo crearsi un’industria personale (sforna un film all’anno…) ed ha un suo pubblico che lo segue fedelmente, tanto che i suoi film guadagnano sempre il necessario al box-office: e, come al solito, scrive sempre prima il romanzo, da un po’ nelle nostre librerie, e poi lo trasforma subito in pellicola. […]